per il comportamento del marito a suo dire troppo complimentoso e galante con alcune amiche . «Custodisco la tua dignità come bene prezioso», si legge nelle prime righe della missiva firmata dal Cavaliere. Ecco il testo completo della lettera-perdono: «Cara Veronica, eccoti le mie scuse. Ero recalcitrante in privato, perché sono giocoso ma anche orgoglioso. Sfidato in pubblico, la tentazione di cederti è forte. E non le resisto. Siamo insieme da una vita. Tre figli adorabili che hai preparato per l'esistenza con la cura e il rigore amoroso di quella splendida persona che sei, e che sei sempre stata per me dal giorno in cui ci siamo conosciuti e innamorati. Abbiamo fatto insieme più cose belle di quante entrambi siamo disposti a riconoscerne in un periodo di turbolenza e di affanno. Ma finirà, e finirà nella dolcezza come tutte le storie vere. Le mie giornate sono pazzesche, lo sai. Il lavoro, la
politica, i problemi, gli spostamenti e gli esami pubblici che non finiscono mai, una vita sotto costante pressione. La responsabilità continua verso gli altri e verso di sè, anche verso una moglie che si ama nella comprensione e nell'incomprensione, verso tutti i figli, tutto questo apre lo spazio alla piccola irresponsabilità di un carattere giocoso e autoironico e spesso irriverente. Ma la tua dignità non c'entra, la custodisco come un bene prezioso nel mio cuore anche quando dalla mia bocca esce la battuta spensierata, il riferimento galante, la bagattella di un momento. Ma proposte di matrimonio, no, credimi, non ne ho fatte mai a nessuno. Scusami dunque, te ne prego, e prendi questa testimonianza pubblica di un orgoglio privato che cede alla tua collera come un atto d'amore. Uno tra tanti. Un grosso bacio Silvio ».
del telescopio spaziale Hubble ha smesso di funzionare lo scorso fine settimana e due dei suoi principali elementi sono difficilmente riparabili. Lo hanno riferito alcuni tecnici della Nasa. La fotocamera di ultima generazione, progettata per fotografare larghe porzioni dello spazio, si è spenta dopo che un corto circuito ha messo fuori uso un fusibile, ha detto al telefono Preston Burch, dell'agenzia spaziale. Sull'osservatorio orbitante si è attivato automaticamente il "safe mode" - una modalità che "manda in letargo" il satellite motivi di sicurezza - alle 13.34 ora italiana di sabato scorso. Hubble è tornato alla normale attività alle 8 di domenica e le operazioni scientifiche dovrebbero ricominciare alla fine di questa settimana, anche senza la fotocamera. Delusione "Ovviamente siamo molto delusi da questo incidente soprattutto per la popolarità della nostra fotocamera presso la comunità degli astronomi", ha detto Burch. "Comunque il telescopio è ancora robusto e può dare ancora molto in termini di ricerca, quindi continueremo a sfruttarlo al meglio". Due dei componenti principali della fotocamera si sono guastati e non c'è modo di ripararli se non con una missione di astronauti che eseguano la riparazione sul posto. Una missione di questo tipo è programmata per il settembre 2008, ma i due elementi non saranno riparati perché ci vorrebbero troppo tempo ed energia, e gli astronauti hanno già una lunga lista di lavori di manutenzione da eseguire, ha detto Burch. La foto camera sarà dunque sostituita con uno strumento di riserva che verrà installato durante la missione di riparazione, ha detto David Leckrone, uno scienziato impegnato nel programma Hubble.
Finiti i lavori che la Juve sta progettando per il nuovo stadio, dell’ormai vecchio «Delle Alpi» rimarrà solo l’indirizzo, o quasi. Più che a una ristrutturazione, infatti, l’amministratore delegato del club bianconero, Jean Claude Blanc, sta pensando a un impianto praticamente nuovo. Quarantamila posti, con più di uno sguardo alla «Aol Arena» di Amburgo, inaugurata nel settembre 2000 in vista dei Mondiali e costata 97 milioni di euro. Balla su queste cifre, pure l’investimento che ci vorrà per rifare la casa dei bianconeri, ideata per essere in linea con i migliori impianti europei. Fino alla prossima settimana, però, questa rimane una delle opzioni, seppur la più probabile. Per farne il progetto definitivo servirà il timbro del cda, che ne dovrebbe discutere martedì prossimo. Restano indispensabili, comunque, i fondi previsti dal
Governo per l’abbattimento degli interessi sul finanziamento (dall’Istituto di credito sportivo). Interesse che dovrà essere azzerato, altrimenti si dovrà ripiegare sul progetto minimale.Quello elaborato da Blanc, ovviamente, ha altre ambizioni. Un’idea può darla lo «Stade de Suisse» di Berna, appena costruito in vista degli Europei 2008, dopo che il vecchio «Wankdorf» fu fatto saltare in aria con la dinamite il 3 agosto 2001. Il nuovo è multifunzionale, con parcheggi, un centro commerciale di 14.000 metri quadrati, 2.500 di caffetterie, ristoranti, uffici. Un impianto del genere farebbe molto contenti gli sponsor e, il che non guasta, gli spettatori. Di certo, sarà un elemento fondamentale per il rilancio della Juve. Non a caso il quotidiano francese «Le Monde» ha appena pubblicato uno studio su «Finanze e prospettive del calcio professionistico». Conclusione: l’impiantistica sarà la chiave per gli
affari. Cioè, i conti. Per questo in Francia stanno già iniziando: l’Olympique Lione sta varando un progetto per un distretto sportivo, l’OL Land, (con hotel e spazi commerciali) da 400 milioni di euro, 250 dei quali per lo stadio, il primo di Francia a portare il nome di uno sponsor. Come l’Emirates Stadium dell’Arsenal (sponsorizzazione da 75 milioni di euro) o l’Allianz Arena di Monaco (90 milioni). In Inghilterra lo fanno da un pezzo, se le società (proprietarie) hanno investito negli impianti 1,33 miliardi di euro. La Germania, grazie agli ultimi Mondiali, è alla frontiera del progresso: dal 2000, un club su due, fra Bundesliga e seconda divisione, ha avuto uno stadio ristrutturato o nuovo. In Italia ne è stato fatto uno: la Juve, vorrebbe alzare la statistica.
E' di 4 milioni l'impegno di Audi (automotive) in favore dei rossoneri del Milan nella veste di sponsor istituzionale. A svelarlo è stato in anteprima assoluta il quotidiano economico "ItaliaOggi", che ha svelato (venerdì scorso) il valore stimato dell'accordo che legherà Audi, per i prossimi due anni, all'A.c. Milan. In questa cifra è inclusa la valorizzazione della fornitura delle auto (circa 50) a tutti i giocatori e allo staff federale.
Gran Bretagna nella classifica economica per eccellenza, quella che con cifre a nove zeri esprime la ricchezza dei Paesi più sviluppati. Mosca non ha dubbi: «La Russia passerà in un biennio dal nono posto del 2005 al sesto posto se si considera il volume di Pil prodotto a parità di capacità d’acquisto. Supereremo così Italia, Francia e Regno Unito», ha annunciato ieri il vicepremier, Dmitri Medvedev (da molti indicato come successore di Vladimir Putin), durante una pausa del World Economic Forum di Davos.La sicurezza ostentata dal numero due del Cremlino è del resto confermata tanto dai numeri attuali quanto dalle prospettive: l’Italia, con un Pil 2006 stimato in 1.727 miliardi di dollari precede infatti la Russia (1.723 miliardi) di un’incollatura, ma le previsioni per l’anno in corso formulate dall’Economist spingono la crescita del nostro Paese non oltre l’1,3% contro il ben più robusto 6,5% del Paese dell’Est Europa rendendo indifendibile l’ottava posizione. Il differente passo di sviluppo dovrebbe inoltre permettere alla Russia di scavalcare anche Francia (Pil pari a 1.871 miliardi) e Inghilterra (1.903 miliardi), collocandola un gradino al di sotto della Germania.La marcia di avvicinamento all’alta classifica è la dimostrazione dei grandi passi in avanti compiuti dalla Russia in meno di 10 anni, in particolare dalla dichiarazione di default dell’agosto ’98, quando Mosca crollò sotto il peso di un debito da 40 miliardi di dollari non onorato a causa del crollo dei prezzi del petrolio. Ciò che il greggio aveva tolto allora, è poi tornato con gli interessi, perché nelle vene della terra russa scorre un fiume di petrolio (e gas). Talmente tanto oro nero
da indurre ieri Medvedev a prefigurare un altro sorpasso storico, questa volta ai danni dell’Arabia Saudita: «La Russia ha tutte le possibilità di diventare a fine anno number one al mondo in termini di estrazione petrolifera». La produzione saudita, in base alla Bp Statistical Review, si aggira sugli 11 milioni di barili al giorno, contro i 9,5 della Russia, ma Medvedev punta su investimenti per 300 miliardi di dollari in modo da alzare l’output «di 1,5-1,6 volte». Le probabilità di vincere la scommessa fatta da Putin nel 2003 di raddoppiare il Pil entro il 2013, sono proprio legate ai prezzi del petrolio. Qualche analista, proprio in ragione del recente declino delle quotazioni, si è già mostrato scettico al proposito. Per giovedì prossimo è intanto atteso il dato ufficiale sulla crescita 2006, vero banco di prova per testare lo stato di salute dell’economia russa.
Appello di uno dei maggiori musei inglesi: "Evitiamo che The Blue Rigi di Turner prenda il volo"Servono ancora 4,9 milioni di sterline da raccogliere entro il 20 marzo
Londra, colletta della Tate Gallery"Salviamo l'acquerello più caro del mondo"
LONDRA - E' l'acquerello più caro del mondo: vale sette milioni e mezzo di euro. "The Blue Rigi" l'ha dipinto Turner a metà del '800: è una delle opere più importanti dell'arte figurativa inglese e ora rischia di finire oltreoceano, strappata alla Gran Bretagna da un ricco acquirente americano. Per fermare la "razzia", la Tate Gallery di Londra, uno dei maggiori musei inglesi, ha lanciato una colletta ma se entro il 20 marzo non saranno raccolti almeno 4,9 milioni di sterline, il diritto di prelazione scadrà e l'acquerello andrà oltre atlantico. La colletta nazionale parte dai 2 milioni di sterline messi a disposizione dal museo e dalle 500mila sterline offerte da Art Fund: ancora pochi per evitare definitivamente che l'opera finisca in mani non britanniche. E' una corsa contro il tempo quella intrapresa dalla Tate Gallery: il ministero della Cultura inglese ha posto il divieto all'espatrio dell'opera ancora per due mesi ma dagli Stati Uniti fanno pressione per concludere l'acquisto. Non è solo orgoglio britannico quello che spinge il museo a chiedere la mobilitazione per salvare l'acquerello di Turner. "The Blue Rigi", acquistato dall'attuale proprietario ad un'asta di Christie's nel giugno 2006 per 5 milioni e 832mila sterline (quasi 8 milioni e mezzo di euro), venne realizzato nel 1842 e fa parte di una serie di tre opere comprendente anche "The Dark Rigi" (di una collezione privata) e "The Red Rigi" (della National Gallery di Melbourne). I dipinti ritraggono tutti il Monte Rigi (in Svizzera) visto dal lago di Lucerna, ma in tre diversi momenti della giornata, quindi con differenti condizioni di luce che l'autore rese attraverso differenti tonalità e colori. Le tre opere sono considerati gli acquerelli migliori mai realizzati da Turner e tra i più belli mai dipinti da qualsiasi autore.
Nell'ambito della campagna per trattenere "The Blue Rigi" in Gran Bretagna, è stato creata un'apposita pagina web per chi vuole contribuire alla raccolta fondi. Inoltre la Tate Gallery ha riunito i tre dipinti per una clamorosa mostra, fino al 25 marzo, che li espone insieme per la prima volta.

Comparati costo della vita, cultura e tempo libero, economia, clima, ambiente, libertà, infrastrutture, sicurezza e rischio
Questa volta la Francia ci ha battuto sonoramente, non ci sono né recriminazioni né giustifiche. Il vero Belpaese, secondo la rivista di viaggi americana «International Living» per l'anno 2007 è proprio la Francia: i cugini transalpini secondo gli esperti del magazine vivono nel paese dove la qualità di vita è migliore rispetto al resto del mondo e dove alcuni servizi come i treni ad alta velocità, la sanità, la cultura, il turismo, le spiagge e la qualità del clima sono abbondantemente superiori alla media.
CRITERI - Il rivista americana ha cercato di stabilire la qualità di vita di 191 nazioni comparando nove aspetti e criteri: il costo della vita, la cultura e il tempo libero, l'economia, l'ambiente, la libertà, le infrastrutture, la sicurezza e il rischio e infine il clima. Oltre ai servizi precedentemente elencati la Francia eccelle anche per lo stile di vita della sua
popolazione, il senso di comunità, i suoi antichi valori e per la persistenza di mercati rionali. ITALIA - L'Italia si ferma solo all'ottavo posto di questa speciale classifica. È superata anche da Australia, Olanda, Nuova Zelanda, Usa, Svizzera e Danimarca. Chiudono la top ten Lussemburgo e Argentina. Secondo la rivista, l'Italia raggiunge il massimo punteggio per quanto riguarda la cultura: il nostro Paese è l'unico a conquistare un 100 pieno in questa categoria, il massimo voto che la rivista offre a ogni ambito. L'Italia si distingue anche per il suo clima, per il relativo basso costo della vita e per un buon servizio di trasporto. Sono altre le cause che rendono «a rischio» lo Stivalo, come l'economia e l'enorme debito pubblico che grava sui propri cittadini, una scarsa attenzione civica per i problemi legati all'ambiente e la mancanza di alcune infrastrutture fondamentali .
REGNO UNITO - Ma c'è chi ha fatto peggio. Il Regno Unito si posiziona solo 37°, superato da Paesi meno famosi e con una storia meno significativa come Andorra, Uruguay ed Estonia. Secondo la rivista l'Inghilterra è un Paese nel quale il clima è pessimo, i trasporti sono lenti e antiquati, il costo della vita e quello della sanità è molto alto. Sebbene il clima inglese sia simile a quello di molti altre nazioni che hanno ottenuto un ottimo risultato come l'Olanda (seconda in classifica), la Danimarca (settima) e Lussemburgo (nono), queste ultime possono vantare un servizio sanitario e infrastrutture di gran lunga superiori a quelle britanniche. L'Inghilterra però supera gli altri Paesi in un aspetto sicuramente non secondario: le libertà politiche e sociali.
COMMENTI - Agli ultimi posti si posizionano nazioni martoriati da conflitti e guerre civili come Iraq, Somalia, Yemen e Sudan. Laura Sheridan, portavoce di International Living, spiega i risultati della classifica: «La Francia ha un ottimo clima, un buon sistema sanitario, una campagna intatta e incontaminata e probabilmente la capitale più romantica al mondo. L'Inghilterra invece è indubitabilmente una potenza economica e finanziaria con un forte e rispettabile cultura, ma è troppo cara, i trasporti sono lenti e inoltre ha un clima rigido dove la pioggia cade un po’ troppo spesso».
Ford, GM e Chrysler non sono al passo con i gusti degli americani La Ford chiude l’esercizio con una perdita record di 12,7 miliardi di dollari, dovuta soprattutto al cattivo andamento delle vendite negli Stati Uniti, in particolare di fuori strada. La concorrenza giapponese continua a erodere la quota di mercato di Ford. Il suo giro d’affari è sceso del 10 per cento da 177 a 160 miliardi di dollari, senza che le fosse possibile comprimere i costi di un importo corrispondente. Però le perdite di esercizio statunitensi di 6 miliardi non sono l’unica spiegazione. Infatti è andato male anche il comparto delle vetture di lusso che nel 2006 includeva Jaguar, Volvo, Land Rover e Aston Martin (in vendita). Fra poco vi sarà il consuntivo di General Motors, che sicuramente non sarà positivo, anche se migliore dello scorso anno: le perdite di esercizio dovrebbero essere azzerate, ma gli oneri finanziari generano un deficit. E si sa che anche Chrysler, controllata dalla tedesca Daimler Benz, non chiuderà in utile. Non si può
dire che l’andamento negativo delle tre grandi case di auto statunitensi, che continua da qualche anno, dipenda da un vertice manageriale scadente. Infatti, la Daimler, per le proprie auto di concezione europea è in forte utile su tutti i mercati. Si potrebbe tentare di affermare che il trapianto di eccellenti manager tedeschi negli Stati Uniti non funziona, dato il diverso tipo di relazioni industriali e di marketing. Ma alla Ford lo scorso ottobre è arrivato dalla Boeing Alan Mullally, considerato un asso dei risanamenti. Per il momento Mullally non è riuscito a frenare il record di perdite del quarto trimestre (5,8 miliardi di dollari) e annuncia un altro anno negativo. C’è un ritardo culturale delle case di auto
americane rispetto alle modificate preferenze del pubblico degli Stati Uniti che, in ogni fascia di mercato, ora vuole auto con minor consumo petrolifero in parte per ragioni economiche e in parte per motivi etici. La politica americana incomincia a intercettare questa mutazione culturale. Bush ne ha fatto un punto forte e specifico della politica di lungo termine che ha presentato al paese. Le case automobilistiche di Detroit non lo hanno ancora capito. E i giapponesi godono di un vantaggio competitivo difficile da scalzare.
LA PIÙ BELLA DI SEMPRE? Gli appassionati di astronomia si stanno interrogando se considerare la cometa McNaught la più bella di sempre visibile dalla Terra (per lo meno degli ultimi 41 anni). Dopo essere stata visibile alcuni giorni a inizio gennaio nell'emisfero settentrionale, la cometa sta ora dando spettacolo nei cieli australi dove è visibile anche a occhio nudo. Inoltre, essendo estate, è più facile trovare cieli sereni. Secondo le previsioni degli astronomi, la cometa avrebbe dovuto distruggersi nel Sole il 12-13 gennaio a causa del suo passaggio ravvicinato. Invece è passata indenne accanto all'astro e ora la sua coda è più brillante che mai, come si nota in questa foto (Dave Curtis/Reuters) scattata a Dunedin, in Nuova Zelanda
Auto ibride: Toyota punta al +40%
Sarebbe allo studio alleanza con Ford
La Toyota venderà quest'anno il 40% in più di auto ibride, portando il suo business in questo settore a quota 430mila. Nel 2006 in questo settore il colosso automobilistico giapponese si era fermato a 312mila. Il big nipponico punta dunque a potenziare questo ramo particolare della sua produzione, che comprende veicoli caratterizzati da una doppia alimentazione. Proprio nel business delle auto ibride Toyota starebbe cercando di concludere un'alleanza con la Ford. I due colossi starebbero studiando un'intesa che abbracci infatti anche i modelli noti come "ibridi". A scriverlo è il "Wall Street Journal", secondo il quale l'ipotesi si è fatta più concreta dopo l'incontro tra gli amministratori delegati delle due compagnie, avvenuto a Tokyo lo scorso dicembre. A proporre l'incontro, scrive il quotidiano finanziario Usa, sarebbe stata la Toyota, intenzionata a stipulare una sorta di "pace politica" con il colosso di Detroit dopo le ultime rilevazioni che vedono la casa giapponese sorpassare la rivale Usa in termini di quote di mercato.
Il presidente degli Stati Uniti chiede al Congresso di fissare obiettivi per ridurre i consumi di carburante del 20 per cento in dieci anni. Bush vuole ottenere il risultato migliorando gli standard tecnologici delle auto e incrementando le energie alternative. La produzione di bioetanolo per vetture negli Stati Uniti sta diventando una grande industria. Secondo il programma di Bush, la produzione di etanolo da materie vegetali e animali, incentivata da tasse ridotte, dovrebbe sostituire il 40 per cento del consumo di benzina entro il 2030. Le fabbriche di etanolo da cereali si aprono a dozzine e le industrie alimentari si attrezzano nella produzione di etanolo dai grassi di scarto della lavorazione di carni. L’etanolo emette solo il 20 per cento di anidride carbonica rispetto alla benzina e non ha emissioni di aromatici. Il suo uso può risolvere i problemi dell’inquinamento urbano. Ma per produrlo bisogna distillare la materia base, con dispendio di energia e nella distillazione s’impiegano materiali identici a quelli ottenuti. Solo l’impiego di energia nucleare può comportare un ciclo interamente virtuoso. Ma l’etanolo è comunque un progresso rispetto al petrolio, che emette gas nella raffinazione della benzina e comporta altre emissioni dei motori a scoppio. Il problema maggiore per l’industria dell’etanolo è che il ciclo più semplice e redditizio è quello da cereali. La ricerca tenta di accrescere l’efficienza del processo studiando altri vegetali. I verdi italiani paiono occupati in altre faccende.
Milano. La battaglia è durissima, e non riguarda solo il Corriere della Sera. In questo momento il vento spira dalla parte di Giovanni Bazoli. Romain Zaleski, suo fedele alleato, compra un pacchetto del 2,8 per cento di azioni Intesa Sanpaolo da parte dei francesi del Credit Agricole, con una riserva di acquisto di un’ulteriore quota dell’1 per cento del capitale della banca. La mossa rafforza la presa del banchiere bresciano sulla superbanca. Bazoli, inoltre, è molto vicino a chiudere la fusione fra la sua Mittel e Hopa, la finanziaria bresciana di Emilio Gnutti. Dal matrimonio nascerà una piccola Mediobanca capace di esercitare, fra l’altro, un ruolo centrale in Telecom. Hopa porta in dote il 3,7 per cento del capitale della società che, sommato al quasi due detenuto da Zaleski, porta al 5,6 per cento la quota del fronte bazoliano. Il matrimonio con Hopa allargherebbe l’influenza bancaria di Mittel, che al momento conta solidi presidi non soltanto in Intesa Sanpaolo ma anche in Banca Lombarda (che presto andrà in sposa alle Popolari Unite), pure al Monte dei Paschi di Siena (Hopa ha circa il 3 per cento del capitale). Non solo. Con Mittel/Hopa Bazoli metterebbe un piede anche in Unipol. Bisogna considerare, inoltre, che Super-Intesa ha capitale in eccesso per una cifra fra 7 e 8,5 miliardi di euro, che probabilmente distribuirà sotto forma di dividendo straordinario.
Romain Zaleski muove su Intesa Sanpaolo, arriva ad un passo dalla soglia del 5% e chiede l’autorizzazione per salire fino al sei. Il mistero sull’acquirente della quota del Credit Agricole è durato poco, almeno per la parte più consistente. La sua finanziaria, la Carlo Tassara spa, ha infatti praticamente raddoppiato la propria partecipazione, acquistando dai francesi un 2,70% e opzionando il restante 0,9%. Nel caso che arrivi l’autorizzazione di Bankitalia, necessaria in caso di superamento della soglia del 5%, Zaleski diventerebbe il secondo azionista singolo e il primo azionista privato della superbanca, dietro alla Compagnia di San Paolo ma davanti ad Agricole, Generali e alle altre fondazioni. A far uscire allo scoperto il finanziere franco-polacco, molto legato al presidente di Intesa Sanpaolo Giovanni Bazoli, è stata una specifica richiesta di Consob, dopo le indiscrezioni che già ieri circolavano sul nome di
Zaleski come uno dei possibili acquirenti del pacchetto messo sul mercato dalla banca transalpina. Ieri - ma l’operazione risale alla serata precedente - è stato segnalato sul mercato dei blocchi un ulteriore 0,5% del capitale della banca, ma su acquirente e venditore ci solo speculazioni. Per salire ancora dal 4,95% attuale e arrotondare di un ulteriore uno per cento, come annunciato, sarebbe già stata richiesta l’autorizzazione alla banca centrale. Possibile dunque che quello 0,9 sia stato per il momento «parcheggiato» dai francesi in qualche controllata, come ipotizzato già ieri, in attesa del via libera di Mario Draghi. Per l’assetto azionario della superbanca, che ieri ha riunito il suo management a Torino - vedi articolo a fianco - si tratta di uno spostamento di non poco conto. Agricole - di ieri l’addio di
Corrado Passera al board della banca francese, dove ha incassato i ringraziamenti di Rene Carron - è adesso al 5,8% e ha annunciato da tempo di voler scendere sotto al 5%, considerando la partecipazione nella banca italiana solo finanziaria e non più strategica. Il blocco delle fondazioni guidato dalla Compagnia di San Paolo (7,8%) e composto da Cariplo, CarisBo e Cassa di risparmio Padova e Rovigo sta ancora lavorando al patto di consultazione che vedrà la luce nei prossimi giorni. Il presidente della Fondazione Cariplo Giuseppe Guzzetti non ha escluso che il patto possa essere aperto anche ad altri soci. Ma vista la posizione dell’Antitrust sul ruolo di Generali e sui suoi legami con la banca, non è escluso che nel ruolo di «socio privato» del patto venga chiamato proprio Zaleski, bresciano d’adozione e molto legato a Bazoli. D’altro canto le quattro fondazioni mettono insieme circa il 20% del capitale della capitale e gli spazi per un allargamento dell’accordo ci sono. A Piazza Affari la mossa della Carlo Tassara è piaciuta. Con un mercato sostanzialemente piatto, il titolo Intesa corre e chiude con un +1,21% a 5,91 euro.
mancano i fondi per la ricerca. C’è anche il rischio di perdere i finanziamenti europei del settimo programma quadro. «Senza fondi», spiega l'astrofisico Franco Pacini, «diventa impossibile anche partecipare ai progetti di finanziamento dell'Unione, così come ci sono serie difficoltà per l'Italia a partecipare al progetto per i nuovi grandi telescopi dal diametro di 40 metri». La situazione è così grave che in questi giorni molti Osservatori italiani – Bologna, Padova, Trieste, Milano, Torino, Napoli, Catania – stanno chiedendo al ministro dell'Università e della Ricerca Fabio Mussi le dimissioni del presidente dell'Istituto nazionale di astrofisica Piero Benvenuti. Che la situazione interna all'Inaf sia critica lo dimostra del resto anche il fatto che giovedì scorso si sono dimessi dal loro incarico i 12 membri del consiglio scientifico dell'ente. Una protesta clamorosa, cui si aggiunge una serie di altre richieste, come la partecipazione della comunità scientifica alla gestione dell'ente, il decentramento della funzioni amministrative, un cambio generazionale al vertice dell'Inaf, l'assicurazione delle risorse economiche per partecipare con un ruolo primario alle iniziative dell'astrofisica moderna. Ma a lamentarsi per la mancanza di fondi destinati alla ricerca all'inizio di gennaio era stato lo stesso presidente dell'Inaf Benvenuti: «Il taglio si tradurrà nella perdita del ruolo predominante che l'astrofisica italiana si è costruita nel mondo. E tutto questo è in contrasto con l'interesse del Paese». Per ora, come le stelle di Cronin, il ministro Mussi sta a guardare.