Che fosse una questione più patrimoniale che matrimoniale si era capito subito leggendo la lettera di Veronica Lario (a volte) Berlusconi al Cavaliere gagà. La mossa era stata troppo violenta e inattesa per essere considerata una semplice lite tra ex-innamorati. Adesso arriva la conferma che Veronica ha vinto su tutta la linea perchè sembra che dietro l'armistizio stabilito al desco di Macherio, la Signora abbia spuntato un successo significativo. Il figlio Luigi (18 anni compiuti nel settembre scorso) avrà uno spazio sempre più rilevante nell'impero di famiglia. Il ragazzo che porta il nome del nonno era già entrato verso la fine dell'anno scorso nel consiglio di amministrazione della Holding italiana Quattordicesima. La decisione rappresentava l'ultimo atto di un percorso iniziato nell'agosto 2005 quando i tre figli di Veronica avevano ricevuto dal Cavaliere la donazione di questa holding del Gruppo Fininvest con una quota del 21,43%. Ma fino ad allora i ragazzi (Luigi, Barbara e la defilata Eleonora che studia in America) erano rimasti fuori dall'organigramma del Gruppo a differenza di Marina e Piersilvio che occupano posti di comando nella Mondadori e in Mediaset. Adesso sembra che il Cavaliere colpito al cuore dalla lettera pubblicata su
"Repubblica", si sia deciso a dare un ruolo ancora più importante al 18enne Luigi e a farlo partecipe di una porzione di Fininvest più succulenta. In questo modo Veronica può dirsi soddisfatta e a renderla ancora più felice sarà la sua amica giornalista Maria Latella che dirige il settimanale femminile "A" (Anna). Sul prossimo numero in edicola che uscirà giovedì il giornale regalerà ai lettori il libro "Tendenza Veronica" (con una nuova copertina), una biografia a quattro mani apparsa nel 2004 come il frutto di lunghe conversazioni tra la Lady di Macherio e l'amica giornalista. Il libro ebbe un grande successo, ma si sa già che è in lavorazione un'edizione aggiornata con capitoli pruriginosi che sveleranno la telenovela delle settimane scorse. Non è questa però l'unica novità nel panorama industriale di Berlusconi. Altre notizie importanti filtrano da Mediaset dove sembra che sia ormai imminente l’incorporazione della società con Medusa, l'azienda creata nel '95 per la distribuzione dei film che verrebbe inglobata dentro il colosso di Cologno Monzese. Medusa ha tre marchi importanti (Medusa Cinema, Multicinema, Video) ed è l'azienda che ha procurato un mare di guai giudiziari al Cavaliere birichino. Solo nel febbraio del 2000 Berlusconi è stato assolto in appello dall'accusa di comportamenti illeciti per 10 miliardi di lire che non erano stati messi a bilancio. Fondere Mediaset e Medusa significa marciare verso quell'integrazione tra televisione, cinema e fiction che rappresenta la strada di salvezza per le grandi major dello spettacolo. Una strada che nella Rai aveva in mente anche Giancarlo Leone quando fece la sua battaglia (perduta) contro il feudo di Agostino Saccà.
È dura recitare la parte dell’ambientalista duro e puro. Soprattutto se sei un personaggio pubblico. È il caso di Al Gore, fresco vincitore dell’Oscar per il suo documentario “Una Scomoda verità”, sui rischi del riscaldamento globale. Ma per l’ex vice di Clinton è altrettanto scomoda la verità resa nota da un centro di ricerca del Tennessee, che rivela come la sua casa di Nashville (20 stanze, 8 bagni), consumi ogni mese la corrente elettrica che una famiglia americana media consuma in un anno. Non proprio un buon esempio, spiega Drudgereport, per chi, nello stesso documentario, invita i cittadini a conservare l’energia riducendo il consumo casalingo.
Bernard Arnault, il numero uno del gruppo di lusso Lvmh, sarebbe in lizza per rilevare la quota del 75% del capitale sociale di Endemol detenuta da Telefonica e che l'operatore di telecomunicazione spagnolo sarebbe in procinto di cedere. A rivelarlo e' il 'Financial Times' sottolineando che Arnault, ''d'intesa con il patron di Endemol France Stephane Courbit e con il fondo di investimento francese Pai'', sarebbe pronto a rilevare il produttore televisivo olandese che viene valutato circa 2,74 miliardi di euro. In corsa per rilevare la quota in mano a Telefonica, evidenzia il quotidiano britannico, ci potrebbe essere anche Jon de Mol, il fondatore del gruppo Endemol, che sarebbe intenzionato a riacquistare il gruppo televisivo.
P.S: Endemol è la casa di produzione televisiva ha prodotto format come il Grande Fratello... ma anche Chi vuol essere Millionario ecc.. mentre LVMH è la holding del lusso che controlla marchi come Tag Huer, Fendi, Dior ecc...
sfera color sangue. Poi il graduale arretramento di quell’ombra cupamente rossastra e il ritorno della Luna al suo candido splendore. E’ lo spettacolo che potremo vedere nella notte tra sabato 3 e domenica 4 marzo da tutta l’Europa, dall’Africa e parte dell’Asia. Era dal 28 ottobre 2004 che non si verificava una eclisse di Luna così favorevole per chi osserva il cielo dall’Italia. Non solo per l’orario, ma anche per il giorno prefestivo e festivo, tutti potranno assistere all’eclisse, persino chi va in discoteca o chi ne esce. Chi poi ha abitudini pantofolaie, non si preoccupi: vale la pena di perdere qualche ora di sonno sabato sera, domenica mattina potrà dormire in pace. Abbiamo una eclisse totale di Luna quando il nostro satellite attraversa completamente il cono d'ombra formato dalla Terra. Ad ogni lunazione Sole, Terra e Luna si trovano allineate in quest’ordine, ma perché l’eclisse avvenga occorre che la Luna piena si verifichi in prossimità dei nodi, cioè dei punti nei quali il piano dell’orbita lunare interseca quello dell’orbita terrestre, una coincidenza relativamente rara. La Luna appare rossastra in quanto il cono d’ombra proiettato dalla Terra non è del tutto buio ma è un po’ inquinato da luce solare rifratta dall’atmosfera terrestre: l’assorbimento più o meno forte a seconda dei colori fa sì che prevalga la componente rossa. Dalla colorazione e dalla maggiore o minore oscurità dell’ombra è possibile anche ricavare qualche indicazione sulla quantità di polveri in sospensione nell’atmosfera e sull'attività solare. L’oscurità di una eclisse di Luna si valuta sulla Scala Danjon, che va da 0 (massimo oscuramento) a 4 (eclisse chiara, color arancio).
acquisizioni, hanno un capitale sufficientemente blindato:da grandi soci amici e da famiglie.Come è il caso dei Botin. E per le altre?Chiuso il capitolo della limitazione del diritto di voto al 10% (esiste solo nel Sabadell)per adeguarsi alle norme del "buongoverno",sono nati nuovi efficaci escamotage. Nel caso del Banco Pastor, il 41% del capitale èin mano a una fondazione,mentre nel caso del Popular il 14,42%fa capo a un sindicato di soci. Non è certo meglio la situazione a Bankinter, banca in cui i tre principali consiglieri controllano il 35%del capitale,né al banco Guipuzcoano, saldamente controllato da un gruppo di azionisti con oltre il 24% del capitale. E la situazione non è certo migliore nel caso delle casse, il cui controllo non è mai stato in discussione. Come a dire che il mercato creditizio spagnolo è peculiare:fa da anni "manbassa" di acquisizioni all'estero, ma è sostanzialmente impossibile da penetrare.
Il Pil vicino al 5% nell'ultimo anno
C'era una volta un Paese incantato, dove tutto funzionava alla perfezione, i servizi sociali erano garantiti dallo Stato e le persone non avevano
nulla da temere: sarebbero state coccolate e assistite "dalla culla alla tomba". Questo Paese si chiamava Svezia e per anni i partiti socialdemocratici di mezzo mondo l'hanno portato ad esempio, sostenendo che si trattasse di un modello da imitare, della realizzazione pratica della tanto agognata "terza via" illustrata nei libri del guru di BlairAnthony Giddens. Bene, questa terra dei sogni non esiste più. Il nuovo governo svedese sta smantellando il welfare state e l'economia va a gonfie vele. Il prodotto interno lordo è in aumento, i salari crescono, le proiezioni riguardo alla produttività mostrano che negli anni avenire ci sarà una crescita rispetto all'attuale situazione di stallo. È il liberalismo, bellezza. Dopo aver temuto il mercato e la privatizzazione per anni, gli svedesi hanno deciso di invertire la rotta e si sono accorti che le nuove misure li stanno aiutando ad uscire dal guado.II merito va a Fredrik Reinfeldt, che sei mesi fa ha vinto le elezioni sconfiggendo e spedendo in cantina i socialdemocratici e ora sta compiendo i primi, seppur timidi, passi verso una nuova organizzazione dello Stato. Certo, la strada per lui è ancora estremamente lunga e - si prevede - in salita. Per ora il leader del governo si è limitato a intervenire sul mondo del lavoro, finora estremamente ingessato, per abbattere la rete di privilegi e di garanzie inutili prodotte dai sussidi statali. Secondo un rapporto realizzato daMcKinsey e riportato in Italia dal Sole 24Ore, il tasso di personale senza impiego in Svezia
raggiungerebbe il 17%, mentre le statistiche ufficiali si limitano a indicare un 5,7%. Un dato a cui va aggiunto il peso gravoso dell'assenteismo. Come dimostrato in passato da studi di importanti economisti (anche di impronta socialista), il welfare state scoraggia l'impegno del lavoratore, che si sente praticamente intoccabile e ne approfitta.Ora, per legge, il disoccupato è penalizzato a livello fiscale rispetto a chi ha un lavoro e sono stati introdotti degli incentivi per i lavoratori, accompagnandoli a una flessibilizzazione del mercato. Non è finita. La polizza di sottoscrizione dell'assicurazione contro la disoccupazione è aumentata e sono stati ridotti del 10% (dal 90 all'80 per cento dell'ultimo stipendio percepito) gli assegni di sostentamento a chi è senza lavoro. Infine, Reinfeldt ha realizzato un taglio fiscale di circa 4,5 miliardi di euro. Non male, per cominciare.A dire il vero, alcuni passi verso la liberalizzazione erano stati fatti anche negli anni Novanta, specialmente in materia di pensioni. Come ha spiegato qualche tempo fa Johnny Munkhammar, del think thank svedese Timbro, «la Svezia ha adottato una versione estrema del welfare state, ma le sue prestazioni economiche erano decisamente migliori prima degli anni Settanta. Solo dopo il 1990, in seguito ad una serie di riforme come quella delle pensioni o la parziale liberalizzazione del mercato, siamo andati incontro ad una nuova crescita economica». Adesso la situazione si ripete. I dati statistici visibili sul sito di Statistic Sweden mostrano che il Pil è aumentato del
4,7% nel terzo trimestre del 2006, rispetto al 3, 3% dello stesso periodo nel 2005. I salari orari seguono lo stesso trend (3,2% nel 2006, 3,8% nel 2007, 4,1 % per il 2008). La crescita si avvicina al 5% annuo. E pensare che fino a poco tempo fa la disoccupazione giovanile si aggirava attorno al 22%.Resta ancora un ostacolo, però. Il sindacato Lo, che critica il governo con tutte le forze e si oppone al cambiamento, mentre gli industriali e gli economisti liberali spingono perché lo smantellamento del welfare prosegua con più forza. Alla fine, probabilmente, ne resterà soltanto uno. È il mercato, bellezza.
molto bassa, di contrasto la Francia cosi come gli Stati uniti hanno una percentuale di 2,07 figli per donna contro gli 1,4 della Germania. La popolazione Francese secondo le previsioni passerà dai 62.6 millioni del 2010 ai 78.9 millioni nel 2050 mentre i tedeschi passeranno da 81.9 a 71.4 Questo fatto potrebbe anche portare l'economia francese a crescere il doppio di quella tedesca, grazie ad un maggior bilanciamento tra giovani e anziani. Molto preoccupante è la situazione della russia che entro il 2050 potrebbe vedere la sua popolazione scendere sotto i 100 millioni e anche la tigre cinese potrebbe precipitosamente scendere nel giro di 15 - 20 anni. Di contrasto gli Stati Uniti con un tasso di natalità di 2,4 figli per donna sono la nazione occidentale piu prolifica e questa potrebbe essere la dimostrazione che anche il prossimo secolo sara un American century (un secolo americano)... insomma il declino della potenza americana sembra essere ancora lontano... Per leggere l'articolo originale clicca qui
Superare lo scisma si può, ma resta l'ostacolo dell'ordinamento dei gay e delle donne Un documento di trentasei vescovi anglicani e cattolici di Tanzania e Dar es Salaam, mirato a un riavvicinamento della due Chiese sotto il primato del Papa, e pubblicato ieri dal «Times», ha dato corpo all’ipotesi della riunificazione e del superamento dello scisma che le divise nel 1533. L’ipotesi, va detto subito, è ben lontana dalla realtà, e sia gli uffici dell’Arcivescovo di Canterbury Rowan Douglas Williams, capo spirituale degli anglicani (governati formalmente dalla Regina Elisabetta), sia quelli della Nunziatura apostolica del Vaticano a Londra retta da mons. Faustino Sainz Munoz, si rifiutano di commentarla. L’iniziativa dei 36 vescovi anglicani prende le mosse dal messaggio che il Papa inviò, per sottolineare il suo appoggio, all’ala ortodossa della Chiesa Episcopale americana che si era opposta all'ordinamento del vescovo gay Gene Robinson. Ad oggi, l’apertura della gerarchia anche ad omosessuali dichiarati, basata su un’interpretazione liberale delle Sacre scritture non esclusa dall’Arcivescovo di Canterbury, è il punto che più divide i cattolici dagli anglicani. Altro argomento di divisione è l’ordinamento di donne prete e la possibilità, ventilata, che anche queste in futuro possano ricoprire ruoli vescovili. Mentre non rappresenterebbe un ostacolo insuperabile - non è un punto di dottrina, ma un problema di disciplina - il fatto che i preti anglicani siano liberi di sposarsi e convivere con le loro mogli.I vescovi non si nascondono le difficoltà, ma sono convinti che «esista un terreno
comune» e di fronte al risultato storico di una riunificazione delle due Chiese e di un ritorno degli Anglicani a pieno titolo sotto il Papa, anche la loro ala più radicale, che preme per le più audaci aperture alla società civile, finirebbe con l’accettare il compromesso. Una visione del genere nasce probabilmente dal lavoro fianco a fianco che in zone come la Tanzania gli anglicani si trovano a fare con i cattolici, e da una valutazione critica delle difficoltà che la Chiesa anglicana ormai incontra nel suo territorio e in un Paese come l’Inghilterra, dove i credenti sono ormai una minoranza: pochi giorni fa è emerso che in Scozia e Galles, grazie al crescente numero di immigrati, il numero dei cattolici ha superato quello dei fedeli anglicani.In linea con questa visione, il passaggio fondamentale del documento dei vescovi riconosce che per la prima volta dopo la ribellione del XVI secolo, «alcuni anglicani cominciano a vedere il valore di un ministero universale che potrebbe essere esercitato dal vescovo di Roma su una Chiesa riunificata». «È un gran passo - osserva l’arcivescovo Francesco Gioia, esperto di dialogo interreligioso in Vaticano -. La sola ipotesi del riconoscimento del ministero petrino rappresenta una svolta rispetto all’arroccamento tenuto finora. Ed anche se resta il nodo del sacerdozio femminile, è la conferma che con questo Papa le relazioni con le Chiese inglese e americana stanno migliorando, in linea con gli auspici di Giovanni Paolo II, che denunciò lo «scandalo delle divisioni tra cattolici» Quanto possano pesare gli antiscismatici sull’insieme di una Chiesa, come quella inglese, che ha consolidate tradizioni liberali e si confronta con una delle più moderne e aperte società civili, è difficile dirlo. Il cammino è lungo, ammettono i firmatari del documento. Che proprio per questo, tuttavia, suggeriscono di intensificare le iniziative a favore del riavvicinamento, organizzare riunioni comuni tra anglicani e cattolici, studiare una possibile integrazione delle differenti liturgie, favorire viaggi di vescovi anglicani in Vaticano, accompagnati e ricevuti da colleghi italiani, lavorare insieme nelle scuole, fino alla
possibilità di marciare uniti in pellegrinaggi e processioni. Ma se il sentimento dei parrocchiani anglicani, secondo i loro pastori, va oltre le divisioni al vertice della loro stessa gerarchia, e spinge «a sanare l’antica e secolare ferita» tra le due Chiese, le reazioni ufficiali, anzi le non-reazioni, all’iniziativa dei vescovi lasciano capire quanto la strada della riunificazione sia in salita. Dal palazzo dell’arcivescovo di Canterbury una telefonata ieri ha raggiunto la nunziatura apostolica del Vaticano, per chiedere una valutazione delle indiscrezioni dei giornali che ovviamente, in tempi così brevi, non può esserci.Sul piano ufficiale, tutto è fermo alle ricerche fatte in questi anni da commissioni miste per arrivare a una concezione comune del ruolo di Maria Vergine. L’ecumenismo procede bene. I rapporti non sono mai stati migliori di adesso. Ma è difficile in questo momento pensare a una ricucitura dello scisma, mentre in Inghilterra si continua a parlare di vescovi gay e donne prete, e in Italia i vescovi, per non dire il Papa in prima persona, sono impegnati in una ferma opposizione ai «Dico» e al riconoscimento legale esteso anche alle coppie omosessuali.
Il precedente record era di 515,3 kmh, realizzato nel maggio 1990 Sulla nuova linea est che dal 10 giugno collegherà Parigi con Strasburgo in due ore e 20 minuti
PARIGI - Nuovo record di velocità del Tgv francese: raggiunti i 553 km all'ora. Lo riport ail quotidiano «Le Parisien». Il precedente record del treno francese ad alta velocità era di 515,3 kmh ed era stato realizzato nel maggio 1990. Questo nuovo primato è stato possibile grazie a un convoglio speciale, costituito da due motrici e tre vagoni, sulla linea del futuro Tgv Est che collegherà Parigi e Strasburgo in 2 ore e 20 minuti. La velocità record è stata raggiunta all'altezza di Passavant-en-Argonne, a 190 km da Parigi. Il Tgv Est dovrebbe entrare in servizio il 10 giugno.
Dalla Consob sanzione di 16 milioni a Ifil e G. Agnelli & C. per l’equity swap La Consob ha comminato una multa da 16 milioni di euro a Ifil e Giovanni Agnelli & C., le società in cima alla catena di controllo Fiat. Sono responsabili di mancate informazioni al mercato sull’andamento dei titoli mentre era in corso l’operazione di equity swap che nel settembre 2005 riportò la famiglia Agnelli-Nasi sopra il 30 per cento del capitale della holding. Per la famiglia è sostanzialmente un buon affare. L’equity swap consentì di stabilizzare l’azionariato, tagliò fuori le banche e garantì a Sergio Marchionne di proseguire nell’azione di risanamento non ancora conclusa. Certo la pena accessoria che riguarda la sospensione di due degli architetti della vicenda, Gianluigi Gabetti, guida delle società finanziarie degli Agnelli, e Franzo Grande Stevens, dà alla pillola il gusto amaro delle pillole. Ma non si può avere tutto. Il
20 settembre 2005, scaduto il convertendo, le banche entravano nel capitale della Fiat e gli Agnelli-Nasi scendevano al 22 per cento. La Consob consentì loro preventivamente di risalire sopra il 30 quello stesso giorno, senza obbligo di Opa. Così fu, grazie a un pacchetto di azioni transitato attraverso Merryl Linch ed Exor. Secondo Alessandro Penati su Repubblica del 23 settembre 2005, la famiglia riprese il controllo della società – che allora aveva valore di borsa di 9 miliardi di euro – con una spesa di 184 milioni. A quelli bisogna aggiungerne 16 di multa per non aver informato il mercato dei movimenti sul titolo. Dopotutto è il prezzo dell’animal spirit. Meglio avercelo (e pagare) che non avercelo più.

Bill Gates e il principe saudita Al Waleed Bin Talal, insieme per un´inedita alleanza d´affari, conquistano la catena di alberghi di lusso Four Seasons Hotels, al prezzo di 3,8 miliardi di dollari. Per il principe saudita, ex azionista di Mediaset e oggi socio della News Corp di Rupert Murdoch e di Citigroup, il settore alberghiero non è una novità. A inizio 2006 la sua holding Kingdom Hotel ha rilevato per 3,9 miliardi di dollari un´altra catena di resort di lusso, la Fairmont, in aggiunta alle quote possedute nei prestigiosi Savoy Hotel di Londra, Plaza Hotel di New York e Hotel des Bergues di Ginevra.
Macao, il nuovo "colpo" del tycoon dei casinò
E' stato il dominatore di Macao, la città cinese che con i suoi casinò ha quasi "soffiato" a Las Vegas il primato di centro mondiale dell'azzardo, è stato il proprietario di tutte le case da gioco della città, di gran parte dei terreni, dei suoi migliori hotel. Ma per il tycoon Stanley Ho, quattro anni fa il monopolio è finito, e ora per competere con alcuni dei nomi più celebri del gioco d'azzardo internazionale, tenta la carta del Grand Lisboa Hotel (nelle foto), nato dalle ceneri di un preesistente casinò: un nuovo albergo e sale da gioco, inaugurato sabato sera, costato l'equivalente di 295 milioni di euro, una torre con 430 camere e la sommità che ricorda un gigantesco fiore di loto.