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Il Blog di Giulio Stevanato

venerdì, 30 marzo 2007

In Svezia non c’è Visco

Il nuovo governo di centrodestra ha abrogato l’imposta sui patrimoni
Fredrik Reinfeldt, quarantaquattrenne premier del governo di centrodestra svedese ha deciso di abrogare l’imposta patrimoniale, secondo quanto stabilito dal programma con cui ha vinto le elezioni, la scorsa estate. Il tributo ha una aliquota dell’1,5 per cento sul valore delle proprietà di azioni, altri titoli, immobili, imprese personali, in eccesso al milione e mezzo di corone (160 mila euro). Per altro, a causa degli ulteriori esoneri e delle ampie elusioni è pagato solo dal 2,5 per cento dei contribuenti. Questa patrimoniale, che è uno dei maggiori simboli del partito socialista svedese, che è stato al potere quasi ininterrottamente negli ultimi settanta anni, così dà appena l’1,7 per cento del pil. Si calcola che negli ultimi anni dalla Svezia siano fuoriusciti, spesso legalmente, millecinquecento miliardi di corone, circa 160 miliardi di euro, pari al 60 per cento del pil. Per esempio Ingvar Kamprad, fondatore dell’Ikea, uno degli uomini più ricchi del mondo ha costituito all’estero una fondazione che gestisce gran parte delle sue proprietà. I liberali svedesi sostengono che questa imposta, oltreché essere sperequata, come si desume dallo squilibrio fra il numero esiguo di contribuenti e la modestia del gettito in rapporto alla grande estensione teorica della base imponibile, costituisce un freno allo sviluppo di nuove imprese individuali. L’abrogazione del tributo, mentre incoraggerà le nuove iniziative imprenditoriali di carattere personale, favorirà il rientro dei capitali dall’estero. E quindi ci sarà un maggior gettito nelle imposte sul reddito e sui profitti. Il ministero delle Finanze di Stoccolma calcola, perciò, che l’abrogazione non gli darà una perdita di entrate. D’altra parte, questa tassazione patrimoniale, sbandierata come simbolo di giustizia sociale, ha ostacolato lo sviluppo della democrazia economica: sui 25 paesi membri dell’Unione europea, la Svezia è al 18mo posto nella graduatoria delle imprese di carattere familiare, in percentuale sulla popolazione. Così l’imposta, che dovrebbe servire a combattere l’accumulazione eccessiva della ricchezza, ha sortito l’effetto opposto, cioè l’accumulazione del potere economico in un numero limitato di grandi capitalisti.
postato da: CesareAugusto82 alle ore 19:06 | link | commenti (1)
categorie: politica, economia, svezia

Manchester, l'Eldorado del calcio

'Forbes': Red Devils valgono 1 miliardo Il Manchester Utd continua ad essere largamente il club più ricco del Pianeta, come confermato dalla consueta classifica stilata da 'Forbes'. I Red Devils sono l'unica società a sfondare il tetto del miliardo di euro, seguiti a distanza dal Real Madrid (778 milioni) e dall'Arsenal (687). Il Milan, con i suoi 618,6 milioni, perde il podio, ma si conferma leader in Italia. Tra i giocatori, Ronaldinho supera Beckham. Tempo di bilanci, in tutti i sensi. E come al solito, a fare i conti in tasca al calcio mondiale ci pensa il magazine 'Forbes'. Il tradizionale resoconto economico dei vari club del pallone, con tanto di classifica di merito, non ha riservato grandi sorprese, almeno non lassù sull'Olimpo dei paperoni pallonari. Il Manchester è sempre leader, incontrastato, del panorama mondiale, con il suo miliardo e novanta milioni di valore certificato. Un abisso divide i Red Devils dal resto della compagnia, con il 'solito' Real Madrid a inseguire, forte di 778 milioni. Sul terzo gradino del podio sale l'Arsenal di Wenger (687), che soppianta il Milan, scivolato al quinto posto, con 618,6 milioni di euro. I rossoneri restano comunque il club più ricco del nostro calcio, con la Juve (443) subito dietro e l'Inter (434) a inseguire. Davanti alla società di via Turati, il Bayern Monaco, pèrossimo avversario in Champions. L'unica sorpresa è il 'deludente' ottavo posto del Chelsea di Roman Abramovich, da sempre il paperone dei paperoni, fermo a 403 milioni. Diversa, invece, la graduatoria che riguarda gli intrioiti annuali di ciascuna società. Qui, il Real Madrid ha sopravanzato il club di 'Sir' Alex Ferguson con 281 milioni di euro, ed è seguito a ruota dalla rivale di sempre, il Barcellona (248,4). Bene anche la nuova Juve di Cobolli Gigli, assisa al terzo posto. Nella classifica dei giocatori più ricchi del mondo, cambio della guardia al primo posto, con l'asso brasiliano Ronaldinho che scavalca il centrocampista del Real Madrid David Beckham. 23,5 milioni di euro, solo 300mila in più dello 'Spice Boy', che però potrebbe ritrovare presto la vetta grazie al nuovo contratto da favola firmato con i Los Angeles Galaxy. Ronaldo resta tra i più ricchi, con i suoi 17,2 milioni, mentre tra i primi dieci fa capolino Fabio Cannavaro, unico italiano, con 11: proprio un anno dorato per il capitano degli azzurri mondiali.
postato da: CesareAugusto82 alle ore 16:16 | link | commenti
categorie: news, calcio

Essere cattolici non è obbligatorio

Ma non è neanche gratuito, specie per chi lo proclama pubblicamente
Si sta arrivando, sulla questione della regolamentazione delle coppie di fatto, allo “spartiacque” che era stato preannunciato da un autorevole editoriale del quotidiano dei vescovi. Su questa materia la chiesa chiede obbedienza ai suoi fedeli, compresi quelli che rivestono cariche politiche. E’ la chiesa cattolica nel suo insieme a farlo, senza distinzioni possibili tra l’episcopato italiano e la cattedra papale, visto il linguaggio se possibile più esplicito impiegato da Benedetto XVI, confortata dal sostegno delle organizzazioni del laicato, che manifesteranno in piazza San Giovanni a sostegno dell’unicità irripetibile della famiglia. Le reazioni dei sostenitori dei Dico a questa richiesta di obbedienza vanno dallo scandalo alla delusione allo sconcerto. L’argomento più ripetuto è che in questo modo i vescovi italiani ledono la libertà di coscienza dei credenti e l’autonomia della politica. Si tratta di un uso paralogistico, cioè inappropriato al caso, di nobili concetti. La coscienza è libera, libera di aderire o no a una religione, ma se lo fa assume liberamente un impegno. Essere cattolici non è obbligatorio, ma il cattolicesimo non è un supermarket nel quale si prende quel che serve e si lascia il resto. L’autonomia della politica, poi, si esercita nelle istituzioni nelle quali gli eletti rispondono alla loro coscienza e ai loro elettori, peraltro senza un cogente vincolo di mandato. Se un esponente politico, però, vanta pubblicamente la sua adesione alla fede cattolica, traendone anche i vantaggi elettorali che ne conseguono, non può negare a chi ha, per così dire, il copyright del cattolicesimo, cioè ai vescovi, di richiamarlo alla coerenza con i valori cui liberamente ma pubblicamente si è impegnato a ispirarsi. L’autonomia della politica implica che i cattolici accettino le decisioni delle istituzioni anche quando non le condividono, rispettando le leggi dello stato. Una libertà di coscienza che implica la disobbedienza ai vescovi e al Papa non è una novità, si chiama protestantesimo, e com’è noto non fa parte del cattolicesimo.
(Articolo tratto da il Foglio)
postato da: CesareAugusto82 alle ore 16:14 | link | commenti (1)
categorie: politica, news, religione

Forbes Global 2000

Forbes come ogni anno a stilato la classifica delle 2000 Pubblic company piu globali, calssifica stilata prendendo in esame capitalizzazione di borsa, fatturato, redditività e presenza sui vari mercati..  presenti anche qualche azineda italiana, capofila di queste ENI, seguita da Generali
Clicca sotto per vedere la classifica:
http://www.forbes.com/lists/2007/18/biz_07forbes2000_The-Global-2000_Rank.html
postato da: CesareAugusto82 alle ore 15:51 | link | commenti
categorie: news
giovedì, 29 marzo 2007

FININVEST INCASSA 250 MILIONI…

Più di 250 milioni di euro, più o meno la stessa cifra dell'anno scorso. Le tre principali partecipazioni del Biscione, vale a dire Mediaset, Mondadori e Mediolanum, hanno tutte chiuso il 2006 con utili in frenata, ma per Silvio Berlusconi, il 2007 non sarà un anno meno ricco. La famiglia dell'ex presidente del consiglio proprietaria di Fininvest (oltre a Berlusconi Sr., Piersilvio, Marina, e i figli della seconda generazione Barbara, Eleonora e Luigi) non subirà contraccolpi perchè ognuna delle tre aziende ha confermato la stessa cedola dello scorso anno: in cassa alla holding, in base ai calcoli elaborati dal Sole 24 Ore sui dividendi annunciati dalle tre aziende, arriveranno 251 milioni di euro. Dopo la pubblicazione dei rispettivi bilanci, è possibile calcolare, anche se in modo approssimativo, il monte dividendi in arrivo quest'anno per Fininvest. In pancia alla holding, in realtà, ci sono anche altre partecipazioni, come il gruppo cinematografico Medusa,il Teatro Manzoni,il Milan calcio, le Pagine Italia e la holding lussemburghese Trefinance, ma il loro apporto non cambia la sostanza dei numeri. Da Mediaset, di cui Fininvest ha il 35,5%,arriverà un assegno da circa 177 milioni. A questi si aggiungono 45,5 milioni che elargirà Mondadori (controllata al 50,1%), mentre Mediolanum, di cui Berlusconi ha il 35%, pagherà 29 milioni (ma 20 milioni sono già stati incamerati a fine 2006 sottoforma di acconto). In totale fa 251 milioni che andranno nel bilancio 2007 di Fininvest, destinato a essere approvato a metà 2008.
postato da: CesareAugusto82 alle ore 19:31 | link | commenti (1)
categorie: news, finanza, berlusconi

ENDEMOL, ARNAULT CONFERMA INTERESSE

ENDEMOL, ARNAULT CONFERMA INTERESSE, DOMANI TERMINE OFFERTA…(Apcom) - Alla vigilia del termine per la presentazione delle offerte non vincolanti su Endemol, la casa di produzione televisiva messa in vendita da Telefonica, il finanziere francese Bernard Arnault conferma per la prima volta il proprio interesse mentre, secondo indiscrezioni di stampa spagnola, anche De Agostini sarà della partita.Oggi Arnault, patron del colosso del lusso Lvmh, ai microfoni di radio Europe 1 ha detto: "si tratta di un investimento che consideriamo seguendo un investitore molto più capace e molto più conoscitore di noi che è Stephane Courbit (patron di Endemol France)". Secondo il sito di informazione finanziaria Bolsacinco, anche De Agostini, azionista di riferimento della catena televisiva spagnola Antena 3, sarà tra i candidati che presenteranno entro domani la propria offerta su Endemol. La holding di Novara, contattata, non ha commentato.Secondo le recenti indiscrezioni, il colosso spagnolo, che detiene il 75% di Endemol, ha inviato a metà marzo una lettera a 20 società potenzialmente interessate, invitandole a presentare un'offerta entro il 30 marzo. Telefonica selezionerà una lista di cinque favoriti per la metà di aprile e spera di concludere la vendita nella seconda metà di maggio.
postato da: CesareAugusto82 alle ore 19:30 | link | commenti
categorie: news, media, finanza
mercoledì, 28 marzo 2007

La Germania torna a trainare l'Europa

Economia e imprese mai così bene dal 1991: "Sarà un boom lungo un decennio"

I pessimisti prevedevano un 2007 difficile per l’economia tedesca, frenata nei consumi interni dall’aumento dell’Iva del tre per cento - dal 16 al 19 - entrato in vigore a gennaio. Gli ottimisti speravano nella tenuta dell’export, che l’anno scorso ha raggiunto i 740 miliardi di dollari, facendo della Germania il campione mondiale davanti agli Stati Uniti, relegati a numero due con 720 miliardi di dollari. Si sbagliavano entrambi: l’economia tedesca tira oltre qualunque aspettativa, e a spingerla sono proprio i consumi interni. Ieri è arrivata la certificazione dell’Ifo, l’Istituto per l’Economia di Monaco che dal 1991 misura la fiducia delle aziende tedesche ed è considerato il principale barometro dei mercati tedeschi: nel mese di marzo il suo indice è salito a 107,7, mentre le previsioni degli analisti lo posizionavano sul 106,5. Appena è stato diffuso il nuovo dato, l’euro è salito contro il dollaro. Dopo il record di dicembre - 108,7, l’indice più alto degli ultimi quindici anni (ma era imminente l’aumento dell’Iva e tutti anticipavano gli acquisti importanti) - c’era stata una flessione in gennaio e febbraio.Attesa, e dunque facilmente digerita, tanto più che comunque l’Ifo era sempre al di sopra della media del 2006. Adesso la sorpresa di primavera: la Germania è stabilmente ritornata al suo ruolo di locomotiva d’Europa. E in quella posizione resterà a lungo. «Lo sviluppo è forte e robusto - è stato il commento di Hans-Werner Sinn, presidente dell’Istituto Ifo -. Il boom potrebbe durare per tutto il decennio. A settembre i disoccupati scenderanno sotto la soglia dei quattro milioni».L’ottimismo di Sinn è condiviso anche dagli altri istituti di ricerca. Mentre il governo si mantiene prudente e parla di una crescita dell’1,9 per cento, l’Ifw prevede per il 2007 una crescita del 2,8 per cento e il Rwi ha corretto nei giorni scorsi la sua previsione, portandola dal +1,9 al +2,3 per cento. Le aziende hanno il portafoglio ordini gonfio di nuove commesse. I sindacati stanno chiedendo di far partecipare agli utili chi aiuta a produrli e, dopo anni di restrizioni per guadagnare in competitività, ora chiedono il 7 per cento in più. E i parsimoniosi tedeschi hanno smesso di rigirarsi tra il pollice e l’indice ogni euro prima di spenderlo.

postato da: CesareAugusto82 alle ore 18:29 | link | commenti (2)
categorie: news, economia, germania

CITY BATTE WALL STREET NELLE REMUNERAZIONI

La City di Londra pare ormai inarrestabile. Dopo che la Borsa inglese ha battuto quella di New York per quotazioni di società estere, ora il Miglio Quadrato brilla per generosità di retribuzioni. Secondo uno studio della società di cacciatori di teste Napier Scott il "bottino" portato a casa dai banchieri d'investimento della City nel 2006 è cresciuto mediamente tra il 17 e il 22% rispetto al 10-15% dei rivali di New York, con aumenti del 50% superiori agli americani in alcune specifiche aree di attività. La Napier ha detto che il boom dello scorso anno difficilmente si ripeterà quest'anno ma, nel frattempo, Londra si gode la palma d'oro che le viene assegnata grazie a una regolamentazione più agile rispetto a New York e al vantaggio dell'ubicazione, a cavallo tra l'America, con cui opera la sera, e il Medio ed Estremo Oriente, in pieno boom economico, con cui lavora il mattino. Difficile dire quanto durerà la pacchia ma intanto la City assapora il suo momento magico.
postato da: CesareAugusto82 alle ore 18:27 | link | commenti
categorie: news, londra, finanza, new york

Tibet in vendita per dieci miliardi

Così la Cina conquisterà la sua provincia più ribelle

 PECHINO: Una valanga di denaro dovrebbe seppellire l’influenza del Dalai Lama e legare indissolubilmente il Tibet alla Cina. Questo sembra lo spirito politico del piano cinese di investire in Tibet ben cento miliardi di yuan, circa dieci miliardi di euro. Una cifra da capogiro, che servirà a realizzare ben 180 opere infrastrutturali da realizzarsi entro il 2010.

Grandi opere Un primo progetto riguarda l’attuale ferrovia che collega Lhasa, capoluogo del Tibet, al resto della Cina: dovrebbe essere prolungata fino a raggiungere Xigaze, la seconda città della regione. Un’altra importante serie di progetti dovrebbe portare l’elettricità, l’acqua potabile e le linee telefoniche fisse nei maggiori centri della regione, per lo più molto poveri. La gran parte della popolazione di etnia tibetana è infatti dedita alla pastorizia con pecore o yak, e alla pratica di una tradizionale forma di transumanza. Questo pone di fatto i tibetani fuori dal controllo e dalla influenza del governo centrale, che osteggia la continua influenza locale del Dalai, dio-re del Tibet, in esilio dopo una fallita rivolta anti cinese nel 1959. Il Dalai ha chiesto per anni l’indipendenza del Tibet, e se oggi ha rinunciato a queste richieste, continua a volere una larga autonomia per il Tibet e il ritiro delle truppe cinesi di stanza nella regione, oltre a sostenere un sempre più debole governo tibetano in esilio.

 Le proteste degli esiliati L’ingresso di telefoni e elettricità avrebbe come primo risultato quello di avvicinare i pastori tibetani alle trasmissioni della televisione centrale cinese e all’universo delle telecomunicazioni. In maniera indiretta elettricità e telefoni miglioreranno la qualità della vita dei tibetani e dovrebbero convincerli, concretamente, delle buone intenzioni di Pechino nei loro confronti. Tra il 1994 e il 2005 il governo centrale cinese ha investito 63 miliardi di yuan in Tibet, nella speranza di conquistare, attraverso un sapiente uso del portafogli, il cuore dei tibetani. Da sempre i tibetani in esilio accusano infatti la Cina di usare la leva dell’economia per mutare l’ecosistema in Tibet e distruggere la cultura tradizionale della regione. Ed è proprio dagli ambienti degli esiliati che è partita la battaglia contro il progetto della ferrovia, aperta ufficialmente il 1 luglio 2006, l’unico collegamento che per la prima volta unisce Pechino a Lhasa.

L’invasione degli Han Gli sforzi però hanno dato finora esiti contrastanti. I tibetani, benché più ricchi grazie ai nuovi investimenti cinesi, affollano comunque i templi, e non conoscono crisi nelle vocazioni. Quando Pechino ha limitato il numero delle ordinazioni religiose, i tibetani hanno semplicemente preso a pregare di più e ad aumentare la quantità delle elemosine a scopi di beneficenza. In realtà i lavori della ferrovie, e di altri progetti commerciali sono stati eseguiti in gran parte da manodopera di etnia Han, la maggioritaria in Cina. E sempre cinesi Han lavoreranno probabilmente ai nuovi progetti. In altre parole un numero crescente di Han dovrebbe arrivare a risiedere in Tibet. Questo certo dovrebbe collegare di più l’altipiano al resto della nazione, ma è difficile che metta in minoranza i tibetani.La stragrande parte degli Han mal sopporta il clima estremo della regione, dove è normale, per chi non vi sia nato, soffrire la mancanza di ossigeno e ammalarsi di patologie polmonari e cardiache. Inoltre la maggiore integrazione del Tibet nel resto Cina aumenta anche l’influenza della cultura tibetana tra gli Han. Come in occidente è oggi di moda la medicina cinese, che ha un che di mitico e mistico, così a Pechino e Shanghai sono di moda medicine e rimedi tibetani, mitici e mistici per gli Han, che costituiscono circa il 95 per cento della popolazione cinese.Con l’influenza crescente del buddismo in ogni strato della società cinese, il buddismo lamaista, organizzato in una chiesa quasi come quella cattolica, conquista a sua volta influenza in tutta la Cina. I buddha viventi tibetani, i rinpoche, sono rispettati e riveriti a ogni livello della società cinese, anche tra dirigenti del partito, che sempre di più riscoprono la propria sfera spirituale dopo la fine del maoismo militante. L’idea di vincere l’influenza spirituale del Dalai e del lamaismo con il materialismo del denaro sembra persa in partenza. Ma forse c’è anche della tattica. Il Dalai sta male e potrebbe morire tra non molto. Pechino ha già chiarito di volere guidare lei la scelta del prossimo Dalai. Secondo la tradizione il suo successore si reincarna in un bambino e un gruppo di monaci deve riconoscerlo. Il Dalai ha già detto che la sua reincarnazione potrebbe nascere fuori dal Tibet. Si apre così una fase di disputa religiosa, con un Dalai e un anti Dalai, come secoli fa la Chiesa cattolica aveva in Papa e un anti Papa. Per Pechino si tratta dunque di conquistare quel po’ di fiducia che basta per guidare la scelta del suo Dalai e gettare ombra sull’altro. Cosa c’è di meglio che cominciare rovesciando in Tibet tonnellate di yuan?

postato da: CesareAugusto82 alle ore 11:11 | link | commenti
categorie: news, cina
martedì, 27 marzo 2007

Energia eolica, Italia in netto ritardo

Dal convegno Energetica la denuncia delle aziende impegnate sulle rinnovabili"Mesi e mesi per un'autorizzazione, serve una normativa unica per tutto il Paese"

Energia dal vento, Italia in netto ritardo per ora è la burocrazia a soffiare più forte

La promessa del ministro Pecoraro: "Presto una conferenza per fissare gli obiettivi con le regioni" ROMA - Non urla slogan, preferisce usare timbri e carta bollata. Non fa sit-in per bloccare strade e ferrovie, ma è in grado comunque di fermare colossi come l'Enel. Se le proteste dei piccoli comitati ambientalisti contro l'eolico conquistano spesso i titoli dei giornali, in realtà il loro ruolo nel rendere in salita il percorso verso una rivoluzione del sistema energetico italiano è tutto sommato limitato. Il vero nemico, almeno in questa fase, è la burocrazia: da un lato soffoca le iniziative sotto il peso dei suoi mille cavilli e regolamenti diversi da regione a regione; dall'altro non si è invece ancora dotata di quelle poche regole in grado di snellire le procedure e far emergere i progetti migliori. E' questo il grido d'allarme emerso dagli addetti ai lavori che hanno preso parte a "Energetica 2007", il convegno organizzato da Somedia e Repubblica sul futuro delle fonti rinnovabili in Italia. Se la sfida dello sviluppo sostenibile e l'urgenza della lotta ai cambiamenti climatici sono finalmente riusciti a scavalcare gli angusti confini del dibattito interno al mondo ambientalista, conquistando l'attenzione delle grandi istituzioni internazionali, economiche e finanziarie, quello che ancora rimane da fare, almeno nel caso italiano, è l'intervento su base locale, a livello di regolamenti e piani regionali. A partire dall'Onu, e scendendo via via all'Unione Europea e al governo italiano, è stato messo in campo nelle ultime settimane un pacchetto di interventi e obiettivi ambiziosi per ridurre i costi economici e ambientali del consumo di energia. Dove tutto rischia però di bloccarsi, come in un collo di bottiglia, è nell'ultimo e decisivo passaggio, quello dell'attuazione concreta degli interventi. A detenere le chiavi di quest'ultima porta sono soprattutto le regioni, depositarie delle scelte strategiche in materia di energia. A sintetizzare il quadro drammatico della situazione basterebbe citare l'esempio portato a "Energetica" da Salvo Sciuto, il responsabile per l'Enel dello sviluppo delle energie rinnovabili. "Per ottenere l'autorizzazione a cambiare otto turbine in un impianto già funzionante di cui preferisco non fare il nome - ha denunciato il dirigente dell'azienda elettrica - sono stati necessari sedici mesi. E pensare che si trattava di sostituirle con pale identiche a quelle esistenti, sia per potenza che per altezza e dimensioni". E per rinforzare l'assurdità della procedura Sciuto ha mostrato il foglio della richiesta formulata dall'Enel sul quale nel corso di questo lungo periodo è stato necessario far opporre la bellezza di ben undici timbri diversi. Attualmente Sciuto ha elencato ben nove regioni che tra mancanza di regolamenti, divieti (la Sardegna), moratorie in atto (la Sicilia) e cavilli vari rendono l'installazione dell'eolico una vera corsa ad ostacoli. "Il risultato - ha concluso - è che Enel nella metà del tempo ha realizzato in Spagna il doppio della potenza eolica realizzata in Italia, 633 MW contro 306". Ma se il troppo storpia, anche il troppo poco può essere letale. Nicola De Sanctis, direttore fonti rinnovabili della Edison, nel corso del convegno ha puntato infatti il dito sulla mancanza di norme in grado di fare da filtro al proliferare di progetti presentati in fretta e furia "tanto per prendere il numeretto, così come ci si mette in fila dal panettiere". Scegliere i pochi progetti validi e davvero realizzabili tra i tanti sottoposti frettolosamente con intenzioni speculative e senza la preparazione adeguata ovviamente non fa che allungare i tempi, con un notevole dispendio di risorse. Un andazzo che in alcune regioni come la Calabria, ricordava giorni fa il membro della segretaria regionale della Cgil Sergio Genco, sta raggiungendo dimensioni paradossali con la presentazione di quattro o cinque nuove richieste di autorizzazione al giorno. Del problema si è fatto interprete nel suo intervento anche il ministro dell'Ambiente Alfonso Pecoraro Scanio. "Diciamolo chiaramente - ha ammesso il leader dei Verdi - la maggior parte di questi progetti fa letteralmente schifo e nasce da motivazioni clientelari. Prima si presentano, poi si pensa a correggerli in corsa, ma è anche per questo che i tempi si dilatano terribilmente. Se i progetti fossero fatti a regola sarebbe possibile concedere le autorizzazioni di impatto ambientale entro i sessanta giorni previsti". Più in generale secondo il ministro è giunto comunque il momento di riunire le regioni attorno a un tavolo per stilare un piano energetico nazionale che sia condiviso e che stabilisca su base locale tanto i target di sviluppo delle rinnovabili quanto quelli di riduzione delle emissioni di gas serra indicati dalle nuove disposizione adottate da Bruxelles. Del resto si tratta di adeguare il vecchio adagio ambientalista: pensare globalmente, agire localmente.

postato da: CesareAugusto82 alle ore 17:54 | link | commenti
categorie: italia, news, energia

Castello dell'Innominato

Questa foto poi elaborata con Photoshop è stata scattata un paio di anni fà in provincia di Lecco sul lago di Como, i ruderi che vedete sono quelli del Castello dell'Innominato (citato nei promessi Sposi)...
P.S: Nell'ultimo periodo mi è venuta un insana passione per la fotografia... mi mette di buon umore gironzolare a scattare foto.... e questo nonostante sia un fotografo mediocre..
postato da: CesareAugusto82 alle ore 15:40 | link | commenti
categorie: foto, fotografia
lunedì, 26 marzo 2007

Milano diventerà la metropoli con più copertura wireless nel mondo

Milano cerca il rilancio a partire dalle nuove tecnologie. E con la decisione assunta mercoledì 21 marzo dalla commissione bilancio di Palazzo Marino sterza e tenta il sorpasso per acquisire la leadership a livello mondiale mettendo a disposizione di tutti Internet senza fili. Il progetto approvato è finalizzato a dotare la città di una rete Internet municipale in banda larga e senza fili, accessibile con il sistema WiFi grazie a 15.000 antennine collocate nei lampioni e nei semafori dei principali luoghi di transito e aggregazione della città: incroci, fermate dei mezzi pubblici, giardini e parchi, scuole e università, biblioteche, centri per anziani, centri sportivi, siti di interesse turistico e di interesse generale. A progetto completato Milano diventerà la città con la maggiore copertura wireless del mondo, superando il record oggi detenuto dalla capitale coreana Seul con 13.000 punti di accesso, attestandosi come una della aree urbanizzate con l'ecosistema più favorevole all'innovazione tecnologica battendo persino gli Stati Uniti dove, comunque, sono già operative 281 iniziative per la diffusione del WiFi territoriale con 68 regioni dove la connettività a banda larga è in fase di implementazione per tutti il territorio.Le novità emerse dalla riunione di mercoledì a Palazzo Marino sono due e di rilievo: l'offerta WiFi sarà gratuita, senza limiti di tempo o di byte scaricabili, e la copertura garantita su tutto il territorio comunale. «Siamo molto contenti del consenso trasversale ottenuto dal progetto sul quale abbiamo lavorato in questi mesi con esperti qualificati del settore. La sostanziale unanimità raccolta dimostra che la città in tutte le sue componenti vuole essere interprete di un progetto di grande respiro municipale e cosmopolita», dice il promotore dell'iniziativa Davide Corritore, consigliere dell'Unione e Vice Presidente del Consiglio Comunale. «Crediamo infatti che l'accesso diffuso alla Rete sia una chiave della democrazia del futuro, nonché rappresenti un fondamentale fattore di sviluppo economico della città, favorendo il sostegno alla candidatura per l'Expo 2015 e la diffusione di servizi civici di nuova generazione: egovernment, infomobilità e gestione del traffico, sicurezza, servizi sociali, scuola e sanità». L'ipotesi di un servizio Internet senza fili per la città di Milano era stata lanciata sulle colonne di Affari&Finanza da Marco Zamperini, vicepresidente di Etnoteam e responsabile dei laboratori dell'azienda milanese.La mappa dei luoghi di accesso proposta nella prima fase prevede 700 incroci, 300 scuole e università, 140 centri sportivi, 30 biblioteche, 80 centri per anziani, 100 siti di interesse turistico, 50 giardini pubblici e parchi, le fermate ATM e MM e altri luoghi della città.L'investimento complessivo per il realizzazione della rete entro il 2009 è previsto in un forbice compresa tra i 15 e i 17 milioni di euro (con un investimento per l'anno in corso di alcune centinaia di migliaia di euro per le definizione del piano di fattibilità). Nel progetto si garantirebbe una banda ad alta velocità grazie al collegamento con la fibra ottica di Metroweb che oggi copre il 95% del territorio, un'infrastruttura a cui il Comune avrà accesso gratuitamente per 10 anni in virtù delle condizioni contrattuali negoziate nell'ottobre scorso nel momento della cessione da parte di AEM della società che ha effettuato la cablatura del capoluogo lombardo riuscendo a trasformare Milano in una delle realtà più avanzate a livello internazionale al punto da essere utilizzata da aziende come Cisco come vera e propria case history. A livello internazionale la disponibilità di banda larga gratuita attraverso il WiFi è considerato uno dei volani principali per lo sviluppo di alcuni ecosistemi imprenditoriali come quello della capitale coreana considerato uno dei territori più avanzati e dinamici a livello mondiale.
postato da: CesareAugusto82 alle ore 17:56 | link | commenti
categorie: news, milano, tecnologia

Le Poste entrano nella telefonia

Sarmi: saremo operatori mobile virtuale Fonti di stampa lo avevano già anticipato, ma ora è arrivata la conferma ufficiale: Poste Italiane sarà il primo gruppo postale al mondo ad entrare nella telefonia come operatore mobile virtuale. Lo ha deciso il Cda su conferma dell'amministratore delegato Massimo Sarmi. "Il nostro obiettivo- ha detto l'a.d. - è di essere sul mercato il prima possibile. Stiamo esaminando con tutti gli operatori quale potrebbe essere la soluzione migliore sia dal punto di vista economico che per il nostro profilo". Nei giorni scorsi circolava l'ipotesi di Vodafone, ma l'indiscrezione non ha trovato conferme ufficiali. L'operazione telefonia mobile, "può contare su un'ampia e consolidata base clienti - ha precisato Sarmi - di circa 20 milioni tra correntisti, possessori di carte e libretti: una presenza capillare sul territorio nazionale di 14mila uffici postali e 40 mila sportelli". In tal modo, Poste Italiane ai tradizionali servizi di telefonia mobile potrà integrare i servizi già offerti con il brand Bancoposta e Postepay che diventeranno ancora più versatili, semplici e accessibili. "Sarà possibile dal proprio cellulare - ha concluso Sarmi - pagare bollettini, inviare telegrammi, lettere e raccomandate, pagare servizi di mobilità nel trasporto quali taxi, bus, treno, inviare cartoline cartacee realizzate con mms e conoscere lo stato di un invio attraverso il servizio di tracciatura della corrispondenza".

BILANCIO RECORD PER IL 2006 Poste Italiane, nell'attesa di entrare nel business della telefonia, annuncia di aver chiuso l'anno 2006 con un utile netto quasi raddoppiato a 675,6 milioni contro i 348,9 milioni nel 2005, in crescita del 93,6% ed un risultato operativo che si attesta a 1,48 miliardi di euro (1 miliardo nel 2005), in crescita del 46%. In crescita anche i ricavi totali che arrivano a 17,1 miliardi di euro, grazie anche alla buona performance in tutti i segmenti di business, dai Servizi Finanziari (+ 9,5%) ai Servizi Postali (+ 2,5%) fino ai Servizi Assicurativi (+0,3%). In forte crescita anche l'utile netto della Capogruppo pari a 483 milioni, contro i 248 milioni del 2005, in aumento del + 94,8% . Forte successo di Bancoposta i cui ricavi sono aumentati del 9,5% e circa 4,9 milioni di conti correnti (+6,5%). Straordinario successo della carta Postepay: 2,8 milioni di carte prepagate (+ 65%).

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categorie: news, industria

Porsche cresce in Volkswagen

PORSCHE RIALZA PARTECIPAZIONE VOLKSWAGEN AL 30,9%... (Agi/Reuters) - La casa automobilistica tedesca Portsche ha esercitato un'opzione per acquistare una quota del 3,6% di Volkswagen, rialzando la sua partecipazione al 30,9%. Salendo oltre il 30% la Porsche dovra' avanzare un'offerta agli altri azionisti Volkswagen. La Porsche intende offrire 100,92 euro ad azione ordinaria di VW, piu' il minimo legale per le privilegiate. La cifra e' inferiore ai 117,70 euro ad azione del prezzo di chiusura di venerdi' scorso. Le azioni Volkswagen sono salite di oltre un terzo quest'anno proprio in attesa dell'offerta Porsche. La Porsche, pur essendo 60 volte piu' piccola di VW per volume di vendite, controlla di fatto il colosso tedesco e dunque domina su impero che riunisce i marchi di Porsche, Volkswagen, Lamborgini, Bentley, Bugatti, Seat e Skoda, oltre ai marchi di VW, Man e Scania per quanto riguarda i tir. Avendo superato il 30% di VW la legge tedesca obbliga Porsche a lanciare un'Opa totalitaria sul gruppo automobilistico. Tuttavia il prezzo offerto, di poco superiore ai 100 euro ad azione, fa pensare che difficilmente Porsche, che per l'Opa ha raccolto 35 miliardi di euro, racimolera' molte azioni, visto che l'attuale prezzo e' di oltre 114 euro. Per questo la Porsche, dopo aver esercitato l'opzione del 3,6%, ha detto che non intende assumere la maggioranza assoluta delle azioni. Gli esperti infatti fanno notare che 100,92 euro ad azione e' un prezzo basso nella fase attuale, ma non e' basso in assoluto, visto che quest'anno il titolo VW e' salito di un terzo proprio in previsione dell'offerta Porsce. Questo significa che la Porsche probabilmente non avra' molte adesioni all'Opa, ma potra' aumentare la sua quota in futuro, senza dover lanciare altre offerte totalitarie obbligatorie e senza dover pagare un salato premium agli azionisti di VW. La Porsche ha gia' annunciato la nascita di una nuova holding che le consentira' di rimanere indipendente e di mantenere un consiglio di sorveglianza ristretto, anche se dovesse scalare completamente VW.
postato da: CesareAugusto82 alle ore 15:20 | link | commenti
categorie: news, germania, auto, industria
sabato, 24 marzo 2007

Stasera apre il nuovo Wembley

Stasera l'Under21 italiana avrà l'onore di inaugurare il nuovo stadio di Wembley contro i pari Inglesi; la nuova casa del calcio inglese è costata ben 750 millioni di sterline, ben oltre quindi il Milliardo di euro, ha 90.000 posti a sedere e un avveniristico tetto mobile.... l'architetto è ovviamente Sir Norman Foster, lo stesso di tutte le grandi opere che si sono fatte nell'ultimo periodo a Londra...

postato da: CesareAugusto82 alle ore 10:35 | link | commenti (1)
categorie: calcio, londra, inghilterra, stadi
venerdì, 23 marzo 2007

Flessibili e occupati

Disoccupazione al minimo storico grazie alla Biagi. Ma non c’era il declino? La disoccupazione in Italia, nel 2006, ha raggiunto un minimo attestandosi sul 6,8 per cento: lo 0,9 per cento in meno della disoccupazione del 2005, che fu del 7,6 per cento. Nel frattempo la forza lavoro è aumentata di un punto, per tre quarti per l’afflusso di immigrati e per un quarto per l’aumento della quota di popolazione che ha deciso di cercare un posto di lavoro, attirata dalle nuove forme flessibili, che consentono occupazioni temporanee o a tempo parziale. L’aumento di occupazione totale del 2006 è stato di ben 425 mila unità. Ciò ha permesso di soddisfare alla nuova offerta di lavoro per circa un punto e di ridurre la disoccupazione di quasi un altro. Le modalità dello sviluppo occupazionale mostrano che la causa principale di questi risultati spettacolari è la flessibilità della legge Biagi. Ma il fatto che sia aumentata anche l’occupazione a tempo indeterminato e che sia ripresa l’immigrazione dal sud al nord per un posto stabile mostra che ha avuto effetti positivi anche la riduzione dei carichi fiscali del governo Berlusconi e che l’industria italiana non è in declino, ma si è ristrutturata. Superficialmente si può osservare che poiché la crescita dell’occupazione è eguale in percentuale a quella del pil (l’1,9), non vi è stato uno sviluppo della produttività. Ma nel settore industriale la crescita è avvenuta con occupazione invariata. Se ne desume che nell’industria la produttività è cresciuta mediamente del 2 per cento. Il declino è ormai una leggenda che merita sepoltura in terra infedele.
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categorie: politica, economia

Arabia: donne motore dell'economia

Non votano ma gestiscono fortune

Non possono votare né guidare ma almeno sono fondamentali in economia. Di chi stiamo parlando? Delle donne saudite, che uno studio della camera di commercio locale ha etichettato come il vero motore finanziario del paese. "Gestiscono investimenti per oltre 8,3 miliardi di euro e godono di conti in banca con depositi complessivi che sfiorano i 20" ha riferito il quotidiano arabo "Gulf News". Oltre il 70% della popolazione universitaria saudita è rappresentato da donne e 44.000 lauree ogni anno sono appannaggio del gentil sesso. Dati che sottolineano quanto sia contropruducente per il paese impedirgli di entrare nel mondo del lavoro. "Con la loro partecipazione potremmo recuperare parte di quei capitali che escono dal Paese a causa delle rimesse degli immigrati" continua il giornale. L'attuale condizione femminile è tutt'altro che confortante: degli undici milioni e mezzo di lavoratori sauditi, solo l'8% è rappresentato da donne e la loro attività si esplica generalmente nei settori della sanità e dell'insegnamento. In settori come quello forense invece il contributo femminile è limitato solo alle consulenze.

postato da: CesareAugusto82 alle ore 18:41 | link | commenti
categorie: news, economia, emirati arabi

GERMANIA RIBADISCE IRRITAZIONE PER RILASCIO TALEBANI

Le condizioni che hanno condotto al rilascio di Daniele Mastrogiacomo non sono condivise dal governo tedesco. Dopo che ieri un alto funzionario governativo aveva definito "un enorme errore" la scarcerazione di cinque dirigenti talebani, l'agenzia di stampa Ddp riferisce che il governo tedesco è "irritato" per questo scambio, ritenendo che incoraggerà i fondamentalisti a compiere nuovi rapimenti.
postato da: CesareAugusto82 alle ore 16:12 | link | commenti (1)
categorie: politica, news, germania

Diventare ricchi investendo nell'Arsenal

Il vce-Chairman dell'Arsenal, tale David Dein nel 1983 comprò 1,161 azioni dell'arsenal per un valore complessivo di 290.250 sterline e venne bollato dall'allora presidente dell'Arsenal come Un pazzo che stava buttando via un enorme quantità di denaro.

Oggi d'innanzi ai rumors di un possibile acquisto dell'Arsenal da parte di milliardari Russi o americani quelle azioni valgono oltre 57 millioni di sterline..

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categorie: news, sport, londra, inghilterra
giovedì, 22 marzo 2007

D’Alema ci porta in fuori gioco

Critiche dall’America, preoccupazioni al Quirinale. Ecco il ruolo dell’Italia

 Gli articoli dei giornali italiani che lodavano l’astuzia sopraffina di Massimo D’Alema, capace di conciliare Gino Strada con Condoleezza Rice, non si erano ancora asciugati che già dall’America arrivava un’altra musica. I grandi giornali liberal non dedicavano neppure una riga alla “storica” missione all’Onu del nostro ministro degli Esteri, mentre arrivava l’irritazione, per bocca di un portavoce, del dipartimento di stato, che giudica pericoloso il modo in cui è stata trattata la vicenda della liberazione del giornalista di Repubblica, e campata per aria l’idea di una conferenza di pace in Afghanistan, per non parlare dell’ipotesi di invitare i talebani. Foggy Bottom nega di aver mai espresso “comprensione”, come detto invece dal nostro ministro degli Esteri dopo la cena con Condoleezza Rice al ristorante Aquarelle. All’evidente insoddisfazione degli alleati si somma quella dei settori “riformisti” della maggioranza, che pare abbia un’eco anche al Quirinale, visto che la tutela dell’onore delle nostre forze armate non è sembrata al primo posto nelle priorità del capo della diplomazia italiana. Intanto Bobo Craxi contribuiva per parte sua a far apparire la nostra politica estera inaffidabile, con le sue conversazioni con il premier di Hamas, che ha poi dovuto derubricare a telefonate personali. Ognuno, d’altra parte, si sceglie gli amici che crede, anche un sottosegretario che però, se stesse in un ministero degli Esteri serio, avrebbe già dovuto renderne conto. Da noi, invece, basta raccontare di trionfi immaginari che la stampa amica ci crede e li amplifica, confondendo il provincialismo con la dignità nazionale.

(Articolo tratto da il Foglio)

postato da: CesareAugusto82 alle ore 17:35 | link | commenti (3)
categorie: politica, news