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Il Blog di Giulio Stevanato

lunedì, 30 aprile 2007

il mare e gli imperi

Ieri dopo essermi gustato su History Channel un documentario sull Impero britannico in cui si diceva che l'impero britannico era nato grazie ad una suoeriorità navale.
Cosi riflettendoci su un po' ho notato che tutti gli imperi erano diventati tali grazie al predominio sul mare.
Cartagine è stata grande grazie alle sue navi che dominavo commercialmente e militarmente il mediterraneo fino a che i romani non hanno scoperto i segreti ingegneristici delle navi cartaginesi, in quell'istante la superiorità navale e il predominio sul mare è passato in mani Romane e da quel momento Roma ha cominciato la sua espansione.
La Repubblica di Venezia pur non essendo mai statà un impero dal punto di vista geografico, lo è stata di certo sotto il profilo economico, e le navi e il mare erano di certo carburante della sua economia, lo stesso dicasi per Genova nei suoi momenti migliori.
Poi appunto l'impero Britannico, grazie alle sue navi ha colonizzato il globo ed ha prima resistito e poi sconfitto Napoleone che un impero ha provato a costruirlo, ma sempre per terra e mai per mare, e forse per questo è durato solo qualche decennio e non secoli come gli altri.

Oggi molte cose sono cambiate ma forse il mare è ancora importante, non ha caso il piu grande porto del mondo sta in america, a Los Angeles, non a caso sul pacifico, dove arrivano le merci dalla cina, non ha caso buona parte dei porti e dei container portuali sono di propietà di aziende cinesi, non ha caso il canele di Suez sta vivendo una nuova giovinezza....
Non ha caso tutti gli economisti invitano l'italia a metter mano al portafogli e ad investire nei propri porti perche potrebbero diventare i piu grandi hub, i piu grandi centri di commercio del meditarreneo e il collegamento ideale per le merci che provengono dall'asia verso l'europa attraverso Suez, generarando cosi un infinità ricchezza oltre che tanti posti di lavoro per il nostro paese, specie al Sud.
Ma no.. meglio cazzeggiare con Olimpia, telecom, che sono vitali per il paese, e lascere i predomnio su quello che un tempo chiamavamo Mare Nostrum a spagnoli, Francesi, Arabi ecc...
postato da: CesareAugusto82 alle ore 16:31 | link | commenti (1)
categorie: economia, storia

L'affare di telefonica

Mentre i soliti politici di centro sinistra si sfregano le mani e parlano di pericolo scampato, di una telecom ancora italiana, di una telecom europea, ecc.. io mi chiedo se gli unici a fare l'affare non siano stati gli spagnoli di Telefonica
La spagnola Telefonicaspendendo solo due lire, dico due, puo ora avere accesso alle tecnologie di Telecom Italia di cui telefonica ha assolutamente bisogno avendo tecnologie molto inferiori e molto indietro sotto il orifilo tecnologico rispetto ai concorrenti europei, inoltre con la sua presenza telefonica puo limitare Telecom Italia al mercato Italiano e impedirle di crescere in Europa e America Latina e quindi diventare un suo concorrente diretto.

Credo che Prodi &C abbiano molti motivi per esser contenti.....  ops !! forse mi sto confondendo con Zapatero....
postato da: CesareAugusto82 alle ore 15:19 | link | commenti (2)
categorie:

Novizio del volo Low-Cost

Ho fatto una prenotazione su Ryanair, tutto è andato per il verso giusto, ho stampato la pagina di conferma.
Ora qualcuno mi puo dire se c'è altro che devo fare o è tutto OK cosi?? Devo solo presentarmi il giorno dell'imbarco con i documenti e il foglio che ho stampato???

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postato da: CesareAugusto82 alle ore 11:20 | link | commenti (2)
categorie: aerei
domenica, 29 aprile 2007

Il più assolto degli italiani

Tangenti e caso Sme, cadute le due aggressioni politico-giudiziarie al Cav. Mentre i mozzorecchi dilagano in tv al canale due, con il loro uso criminoso, codino, qualunquista e volgare del mezzo, ma ormai molto noioso e irrilevante, il Cav. si conferma il più assolto degli italiani. Di ieri è la splendida sentenza Sme, assolto per non aver commesso il fatto, sentenza tanto più importante in quanto il processo era stato riaperto in fretta e furia dopo che la maggioranza di centrosinistra aveva liquidato la più bella e sana delle riforme della scorsa legislatura, l’impossibilità per l’accusa di chiedere un nuovo processo d’appello contro un cittadino assolto. E’ ovvio che un’assoluzione in giudizio impedisce poi, in qualunque grado, di condannare chiunque “al di là di ogni ragionevole dubbio”. E’ logico, no? Se un giudice o una giuria hanno assolto una volta, un dubbio resterà per sempre, cribbio. Bene, quella pubblica accusa dovrebbe al perseguitato in giudizio, e a noi cittadini espropriati di una giusta possibilità di autogovernarci a mezzo della politica democratica per via di questa campagna politico-giudiziaria, una pubblica offerta di scuse, ma non lo farà. Lo stesso avvenne per le tangenti Mondadori alla guardia di Finanza, origine del famoso mandato di comparizione che favorì il ribaltone del governo Berlusconi del ’94. Il fatto che il più assolto degli italiani si sia poi rivelato anche il più amato, e che abbia potuto governare dopo sette anni di traversata nel deserto per ben cinque anni, abbandonando la postazione l’altr’anno senza fare il temuto “golpe del Caimano”, non ci esime dal dovere di dire: bravo giudice a Berlino, cattivi giudici a Milano, e peggiori di loro i molti mozzorecchi che li hanno sostenuti e incoraggiati per bassi scopi politici. Viva il Cav.
postato da: CesareAugusto82 alle ore 18:25 | link | commenti (2)
categorie: berlusconi
sabato, 28 aprile 2007

Il pil socialista

La spesa pubblica italiana è pari ai due terzi del reddito nazionale netto
Nel 2006 in Italia, secondo i dati Eurostat, la spesa pubblica ha superato il 50 per cento del pil. A comporre il pil concorrono anche le imposte indirette che sono un 14 per cento e gli ammortamenti che sono un altro 12 per cento. Dunque il prodotto nazionale netto è il 75 per cento del pil. E poiché 50 su 75 fa 0,66, la spesa pubblica italiana è oramai pari a due terzi del reddito nazionale o prodotto netto. L’aumento della spesa sul pil rispetto al 2005 è di due punti, che diventano 2,66 misurati sul prodotto netto. Il 2006 è stato un anno speciale, perché gli si sono addossati oneri eccezionali per rimborsi Iva e per la statizzazione di Ispa, società di infrastrutture della Cassa depositi e prestiti. Ma questo non è un buon motivo per passare sotto silenzio questo record italiano. Perché di record si tratta, dato che in Europa solo la Francia, paese statalista, ci supera con il 53 per cento di spesa pubblica sul pil. Austria e Belgio sono al 49 per cento, la Finlandia e la Svezia mezzo punto sotto. La Germania è al 45,7 e la media dell’Europa a 12 è del 47,4 per cento. Inoltre, per gli investimenti in grandi opere, il passaggio dalla finanza di progetto a quella statale, secondo i principi dell’attuale governo, che ha creato oneri straordinari sul 2006, comporta nuovi gravami strutturali di spesa pubblica, salvo che a queste opere si rinunci. E la dilapidazione del cosiddetto tesoretto, che si sta verificando, non promette nulla di buono per il 2007. Se la spesa pubblica raggiunge i due terzi del reddito prodotto dagli italiani, ciò vuol dire che la nostra è una economia largamente socializzata. E allora è facile capire perché il pil cresca così poco.
(Articolo tratto da ilFoglio)
postato da: CesareAugusto82 alle ore 19:55 | link | commenti (1)
categorie: economia
venerdì, 27 aprile 2007

La casa non fa più cassa

Arriva lo sboom edilizio in Spagna: non è una sorpresa se non per Zapatero
La crisi edilizia ha – d’improvviso – colpito la Spagna che da dieci anni aveva trovato nel boom di questo settore, il suo principale motore di crescita. Cinque delle maggiori società di costruzioni e finanziamento di immobili hanno registrato pesanti perdite in Borsa. Ciò che è notevole di questo evento è soprattutto l’inazione del governo Zapatero, che sinora si è cullato nel boom economico senza preoccuparsi dei fattori che possono minarlo. Ai primi di aprile il primo ministro José Rodriguez Zapatero aveva dichiarato davanti a platee imprenditoriali che quest’anno il pil della Spagna crescerà al tasso del 3,5 per cento. E David Taguas, suo principale esperto economico alla domanda se potesse essere in vista una crisi del settore edilizio aveva sostenuto, con assoluta tranquillità, l’inesistenza di un tale rischio e l’insensatezza di discuterne. Invece, puntuale, la crisi è arrivata ed è molto grave perché le famiglie spagnole hanno debiti per mutui ipotecari sulle abitazioni per il 120 per cento del loro reddito. E il 95 per cento di questi mutui sono a tasso variabile. L’aumento dei tassi attuato dalla Bce accresce l’onere degli interessi passivi. Parecchie banche con ampi portafogli di crediti garantiti da immobili ora scoprono che i clienti possono essere insolventi e che le garanzie che hanno dato possono risultare inadeguate alla copertura dei loro mutui. Ciò perché, dopo cinque anni di crescita esponenziale del valore degli immobili, causata del boom edilizio, oramai le quotazioni edilizie appaiono gonfiate di almeno un 30 per cento rispetto ai valori di realizzo sul mercato, che frattanto si è bloccato. E poiché molti mutui ipotecari sono sull’80 per cento del valore presunto degli immobili, i crediti bancari in questione sono in buona parte scoperti. Il rialzo dei tassi da parte della Bce è destinato a proseguire, indipendentemente dai problemi della crisi edilizia spagnola. Non è chiaro come il governo Zapatero pensi di affrontarla. Esso ha, sinora, vissuto di rendita sull’eredità di Aznar e sul boom spagnolo, in parte sospinto dall’edilizia e in parte dalla ripresa europea. Ma le eredità felici non durano a lungo. Neanche in Spagna.
postato da: CesareAugusto82 alle ore 18:20 | link | commenti
categorie: economia, spagna

Siccità.....

Mi sa che hanno ridotto l'afflusso d'acqua, ho aperto il rubinetto e l'acqua scende in quantita inferiore rispetto al solito e questo nonostante qua ci sia una mega falda acquifera... va beh pazienza noi italiani c'è la meritiamo tutta questa siccittà, mercoledi nonostante i telegiornali parlassero del problema e invitassero ogni cittadino a fare la propria parte c'era una ressa di macchine in fila all'autolavaggio.... tutti li a lucidare la macchina con litri d'acqua alla faccia della siccità.
postato da: CesareAugusto82 alle ore 15:02 | link | commenti (2)
categorie: ambiente

Il volo spaziale di Hawking

Il volo sperimentale dello scienziato 40 anni immobilizzatoa bordo di un Boeing B-727 decollato da Cape Canaveral
Hawking vola nella spazio: "Sono entusiasta"Il fisico inglese prova l'assenza di gravità
LONDRA - Verso i limiti dell'atmosfera. Libero dagli impacci della malattia che lo ha costretto per quarant'anni sulla sedia a rotelle. Il fisico inglese Stephen Hawking ha sperimentato per la prima volta la leggerezza dell'assenza di gravità. Poco prima di decollare lo scienziato non aveva nascosto l'emozione per quello che sarebbe stato il suo primo passo verso lo spazio. "Come è facile immaginare sono entusiasta. Rimasto sulla sedia per quasi quaranta anni, per me sarà meraviglioso fluttuare liberamente". Il Boeing B-727 con a bordo l'astrofisico inglese, decollato da Cape Canaveral, è della società Zero Gravity. Il volo è durato solo qualche minuto e l'astrofisico di Cambridge era assistito da un'infermiera e dal suo medico personale. L'atterraggio effettuato ad alta velocità è avvenuto presso il Kennedy Space Center in Florida. "E' stato stupefacente", ha detto Hawking subito dopo aver toccato terra. Attraverso il sintetizzatore vocale ha fatto sapere che "la parte a gravità zero è stata splendida e quella di massima gravità non è stata un problema. Avrei potuto andare avanti a lungo. Adesso dico: 'Spazio, sto arrivando'".
Questo volo è stato il primo test in attesa del vero e proprio viaggio nello spazio che Hawking sta programmando da tempo. L'astrofisico inglese guarda allo spazio con gli occhi di chi ha indagato a lungo i segreti remoti celati nell'universo. Da questi voli si attende molto. "Penso che la razza umana non abbia un futuro - ha affermato - se non va nello spazio. Per questo voglio incoraggiare un interesse pubblico nelle missioni spaziali".

Lontano dalla sedia a rotelle che da anni lo sostiene e lo imprigiona, galleggiando senza i vincoli imposti dalla malattia e dalla forza di gravità. Il fisico Stephen Hawking ha sperimentato l'assenza di peso su un jet di una società che addestra gli astronauti della Nasa, decollato e atterrato al Kennedy Space Center. "E' stato stupefacente", ha detto Hawking al ritorno a terra. "La parte a gravità zero è stata splendida - ha aggiunto - e quella di massima gravità non è stata un problema". Per Hawking quello odierno è stato un volo sperimentale; l'astrofisico intende prepararsi a un vero viaggio nello spazio, in un prossimo futuro.
postato da: CesareAugusto82 alle ore 15:01 | link | commenti
categorie: news, turismo spaziale
giovedì, 26 aprile 2007

Ancora mega Filantropia in america

La famiglia Walton, la famiglia piu ricca del d'america e del mondo, se si assomma la fortuna personale dei vari componenti della famiglia si raggiunge un patrimonio di molto superiore a quello di Bill Gates hanno annunciato che la loro madre Helen Walton, deceduta la scorsa settimana ha lasciato buona parte della sua fortuna in beneficenza. Helen Walton era la vedoda di Jim Walton, l'uomo che ha costruito Wal-Mart la piu grande catena di supermercati del mondo.Comunque la mastondontica donazione non compromette il patrimonio di famiglia visto che ogni componente della famiglia vanta un patrimonio personale superiore ai 18 milliardi ciascuno.
postato da: CesareAugusto82 alle ore 18:19 | link | commenti (1)
categorie: news, stati uniti, finanza, filantropia

25 aprile

Il 25 aprile è una delle feste laiche piu controverse che ci siano in italia, una festa nazionale dovrebbe unire e invece questa divide e se in passato era per colpa di chi non accettava il ruolo dei partigiani nella liberazione dal fascinazismo dell'italia, oggi sono propio quei gruppi politici che a torto o a ragione (secondo me molto a torto visto che i partigiani erano molto variegati e meno attacati alla bandiera falce e martello rispetto a quelli che oggi si sono arrogati il diritto di rappresentarli, visto che i partigiani non erano solo comunisti, ma c'erano cattolici, apolitici che volevano solo un italia libera e basta), e sono propio questi gruppi di esaltati che nelle celebrazioni pubbliche fischiano tutti quelli che non fanno parte del loro partito o della loro congrega di esaltati con una visione della storia molto personale  impediscono agli italiani di accettare e onorare il 25 aprile come meriterebbe.
postato da: CesareAugusto82 alle ore 10:18 | link | commenti (2)
categorie: politica, storia
mercoledì, 25 aprile 2007

La scoperta dell’acqua

Le risorse idriche sono una cosa seria, bisogna pagarle per migliorarle
In seconda pagina ci occupiamo delle singolari abitudini igieniche del presidente del Wwf Italia, Fulco Pratesi. Egli risponde al problema del risparmio idrico con una certa dose di stravaganza e di moralismo. In realtà, i consumi privati di acqua corrispondono al cinque per cento del totale e non è lo spazzolino la causa delle crisi idriche. Però le posizioni estreme possono servire a ragionare. In Italia, in gran parte della popolazione – nonostante ancora oggi i razionamenti idrici siano utilizzati in alcune zone del Mezzogiorno, peraltro ricche di acque disponibili – è subentrata una certa disinvoltura nell’attitudine al consumo, come se limitare gli sprechi fosse socialmente disdicevole. Seconda questione: la ristrutturazione della rete. Da almeno trent’anni, indipendentemente dalla piovosità (quest’anno è scarsa, ma la rete era un colabrodo anche negli anni precedenti), si discute della necessità di ammodernare la rete idrica. Il nostro è un paese che ha una disponibilità di acqua procapite molto elevata e una altissima inefficienza della distribuzione. I calcoli oscillano, ma ragionevolmente si stima che il 13 per cento delle famiglie ha problemi di disservizi idrici, che la dispersione d’acqua (cioè la differenza tra quanto immesso in rete e quanto viene consumato) è del 28 per cento, che diventa il 36 per cento nel Mezzogiorno, con picchi del 50 per cento. La questione è ancora più grave se si misuri il rapporto tra acqua immessa in rete e acqua fatturata. Solo il 59,9 per cento dell’acqua viene pagata, il resto si perde negli sprechi, nei disservizi e nei furti. Queste cifre non sono segrete, sono pubbliche. Esiste un’autorità di vigilanza sulle risorse idriche che le raccoglie. Dunque, invece di invocare ciclicamente lo stato emergenziale, i governi dovrebbero lavorare a una soluzione. La strada migliore è quella dell’aumento del prezzo. A Roma l’acqua costa 0,88 euro al metro cubo, ad Amsterdam 1,47 (a Berlino, dove si esagera nell’altro senso, 4,30). L’aumento del prezzo sarebbe un disincentivo al consumo facile e consentirebbe di reperire una parte delle risorse necessarie a una ristrutturazione generale della rete idrica il cui costo è calcolato in oltre 50 miliardi di euro, compresi gli impianti di depurazione, la rete fognaria o i desalinizzatori. Anche perché c’è un altro tema pressante: da qualche anno per l’approvvigionamento idrico estivo, le centrali elettriche fanno concorrenza all’agricoltura. Per non correre il rischio, un giorno o l’altro, di dover scegliere tra ortaggi e condizionatori d’aria, bisogna investire. Gli appassionati di reti tengano a mente che l’acqua non è meno importante dei telefoni.
(articolo tratto da ilfoglio)
postato da: CesareAugusto82 alle ore 18:40 | link | commenti
categorie: ambiente
martedì, 24 aprile 2007

"Aborto ed eutanasia, forme di terrorismo"

Il Vaticano: cliniche mattatoi di esseri pronti a sbocciare CITTÀ DEL VATICANO: Durissimo attacco di monsignor Angelo Amato, il «numero 2» della Congregazione della Dottrina della Fede, alle leggi sull'aborto, accomunate al terrorismo. La Congregazione per la Dottrina della Fede è il «dicastero» più importante in Vaticano, perché deve custodire e garantire l'ortodossia; non a caso fino a Pio XII il Papa stesso ne era il prefetto. Monsignor Amato, salesiano, ha lavorato per vari anni con Joseph Ratzinger, fino all'elezione al soglio di Pietro; questo fa sì che il suo intervento di ieri nel corso del Seminario mondiale dei cappellani cattolici e membri delle Cappellanie dell'Aviazione civile sul problema del terrorismo assuma un rilievo del tutto particolare. E appare inevitabile che le sue parole riaprano polemiche analoghe a quelle suscitate dalle dichiarazioni sui «Dico» del presidente della Cei monsignor Bagnasco il 30 marzo scorso.«Oltre all’abominevole terrorismo dei kamikaze, che occupa quotidianamente la nostra cineteca mediatica - ha detto l'arcivescovo Amato - c’è il cosiddetto "terrorismo dal volto umano", anch’esso quotidiano e altrettanto ripugnante, che viene subdolamente propagandato dai mezzi di comunicazione sociale, manipolando ad arte il linguaggio tradizionale, con espressioni che nascondono la tragica realtà dei fatti, come quando l’aborto viene chiamato interruzione volontaria della gravidanza e non “uccisione di un essere umano indifeso”, o quando l’eutanasia viene chiamata "più blandamente morte con dignità"».Le parole di monsignor Amato sono state riportate dal «Sir» (Servizio Informazione Religiosa), l'agenzia vicina ai vescovi italiani. «Il male oggi - ha continuato - non è solo azione di singoli o di gruppi ben individuabili, ma proviene da centrali oscure, da laboratori di opinioni false, da potenze anonime che martellano le nostre menti con messaggi falsi, giudicando ridicolo e retrogrado un comportamento conforme al Vangelo». Il segretario della Congregazione della Fede ha rilevato che «purtroppo non possiamo chiudere le biblioteche del male né distruggere le sue cineteche che si riproducono come virus letali, ma possiamo chiedere a Dio di rafforzarci, mediante la formazione di una retta coscienza che cerca e ama il vero e il bene ed evita il male».Monsgnor Amato non ha minimizzato il problema del terrorismo, e l'uso che esso fa degli strumenti mediatici: «Leggendo i giornali, o utilizzando internet o la tv o la radio - ha detto - ogni giorno noi assistiamo a un film perverso sul male, che viene "girato" in ogni parte del mondo con sceneggiature sempre nuove e crudeli, come constatiamo dalle mille provocazioni del terrorismo internazionale». Ma a questa «razione giornaliera» di male fornita quotidianamente si aggiunge un altro tipo di male, che resta «quasi invisibile» ma che però «esiste nelle sedi più impensate e che, paradossalmente, viene presentato come bene», come una espressione del "progresso dell’umanità”. L’arcivescovo ha citato le cliniche abortiste, «autentici mattatoi di esseri umani in boccio»; ha parlato dei laboratori dove si «fabbrica» ad esempio la Ru 486, la cosiddetta pillola del giorno dopo, o dove «si manipolano gli embrioni umani»; e ha inserito in questa lista nera i parlamenti delle nazioni «civili» dove si «promulgano leggi contrarie all’essere umano». A questo si aggiungono le cosiddette sette sataniche che praticano «un vero e proprio culto sacrilego del male».È probabile che monsignor Amato nel suo riferimento alle cliniche avesse presente una relazione secondo cui è in continuo aumento nel Regno Unito il numero di dottori e studenti in medicina che si rifiutano di fare aborti. A quarant'anni dalla approvazione della legge che ha legalizzato l'interruzione volontaria di gravidanza il «Royal College of Obstetricians and Gynaecologists», l'organo professionale che rappresenta ginecologi e ostetrici, ha dichiarato che metà degli aborti in Gran Bretagna avviene oggi in cliniche private perché buona parte dei professionisti operanti nella sanità pubblica fa obiezione di coscienza. Ogni anno in Gran Bretagna vengono interrotte 190.000 gravidanze, un terzo di tutte le donne sceglie di abortire una volta nella vita e il 90% di queste interruzioni di gravidanza avvengono prima delle dodici settimane di gestazione. Per Josephine Quintavalle, dell'associazione per la vita «Alive and Kicking» («Vivo e scalciante») «il Regno Unito è ormai consapevole che vi sono troppi aborti. Dovremmo collaborare perché l'aborto diventi raro».
postato da: CesareAugusto82 alle ore 18:40 | link | commenti
categorie: vaticano, news, religione

Architetti del mondo nel ventre degli USA

Nuovi musei, l'ultima scommessa americana NEW YORK: L’America riscopre la passione per l’arte. La conferma viene dalla frenetica attività che vede istituzioni e imprenditori impegnati a rimodernare, ampliare o a dar vita a nuovi musei ognuno dei quali caratterizzato da connotazioni uniche. Si tratta di una vera e propria corsa, che dalla costa orientale degli Stati Uniti si muove verso ovest contagiando tutto il paese, a nord come a sud. E in questo contesto di rinascita emerge un fenomeno di nuovo: l’affacciarsi delle istituzioni universitarie pronte ad ospitare nei loro campus i templi dell’arte. La corsa al museo del ventunesimo secolo parte da New York, che ospiterà il New Museum of Contemporary Art, che sbarcando a Bowery Street cambierà il volto del Lower East Side. Il nuovo museo, per la cui realizzazione sono stati raccolti fondi iniziali di 50 milioni di dollari, si è affidato a una squadra di architetti, ha diversificato i membri del proprio consiglio fiduciario, ha rafforzato lo staff e puntato su un significativo numero di attività educative. Una scommessa audace come appare Lisa Phillips, direttore del museo, che dopo aver trascorso 23 anni come curatore del Whitney Museum of American Art, ha deciso di scommettere di nuovo su stessa. E per ora con successo dal momento che è riuscita ad attrarre talenti di grande rilievo come Massimiliano Gioni, curatore della recente Biennale di Berlino, e Richard Flood, ex responsabile del Walker Art Center di Minneapolis. Manhattan è anche la culla del rinato Morgan Library and Museum: la galleria, creata nel 1924 dal finanziere Pierpont Morgan e che ospita dipinti di Rembrandt e Rubens, è stata impreziosita con una biblioteca e un teatro sotterranei realizzati da Renzo Piano. Il progetto è costato 106 milioni di dollari. A Columbus, in Ohio è stato riaperto il Wexner Center for the Arts presso la Ohio State University. Tre anni di lavori e 15,8 milioni di dollari spesi hanno permesso al museo di guadagnare in estetica grazie ai giochi di luci e di ambienti realizzati da Arup, uno dei più famosi studi internazionali di ingegneria e design. Più a nord, a Minneapolis, il Minneapolis-The Weisman Art Museum (Wam) presso la University of Minnesota ha appena levato i veli al progetto di messo a punto da Frank Gehry, uno dei professionisti più importanti delle «Visual Arts». Il piano prevede l’allargamento delle gallerie dedicate a collezioni ed esibizioni e l’introduzione di incentivi per nuovi programmi, tradizionali ed emergenti. Reazioni contrastanti ha provocato invece il lavoro compiuto dal Daniel Libeskind, l’architetto polacco-americano che ha progettato anche il progetto del nuovo World Trade Center, al Denver Art Museum, in Colorado e per il quale sono stati spesi 110 milioni di dollari. Per alcuni troppo geometrico e privo di punti di riferimento, per altri di stupefacente semplicità, il lavoro dell’architetto ha raccolto commenti discordanti. Si tinge di verde invece il progetto di trasferimento del Grand Rapids Art Museum, situato nell’omonima cittadina del Michigan, patria della dinastia dei Ford. Per il trasferimento dell’istituzione, ospitata sino a ieri in un ex palazzo federale, Peter Wege ha stanziato 20 milioni di dollari. Uso di materiali riciclati e riciclabili, contenimento dei consumi, e l’uso di biciclette per spostamenti interni sono alcuni degli imperativi del progetto che quando sarà completato in ottobre potrebbe ricevere il riconoscimento del Us Green Building Council. La grande novità di questa rinascita di passione per l’arte è l’affacciarsi delle Università. È il caso del Berkeley Art Museum and Pacific Film Archive della University of California, che sta lavorando alla realizzazione di un campus esterno e il cui completamento, affidato all’architetto giapponese Toyo Ito, è previsto per il 2001. La Yale University Art Gallery di New Haven ha aperto a fine 2006 il nuovo Kahn building ristrutturato da Polshek Partnership, mentre lo Sterling and Francine Clark Art Institute di Williamstown, Massachusetts realizzerà in due rimodernerà completamente il proprio istituto affidandosi ancora una volta a uno staff di architetti a guida nipponica. Da segnalare che quando nel 2008 il Blanton Museum of Art della University of Texas di Austin aprirà il suo secondo complesso progettato da Kallman McKinnell & Wood, diventerà il più grande museo universitario degli Stati Uniti.
postato da: CesareAugusto82 alle ore 16:26 | link | commenti
categorie: news, architettura, stati uniti
lunedì, 23 aprile 2007

Finanza Islamica

L'inghilterra vuole diventare la capitale dei capitali arabi, e per far questo il ministro delle finanze sta studiando prodotti e servizi finanziari conformi alla legge della Sharia.
Legge della Sharia che proibisce ai mussulmani di trarre profitto dagli interessi su prestiti e pagamenti, oppure proibisce investimenti in settori quale quello degli alcolici.

Mentre l'Inghilterra e specialmente la City Londinese si muove per consolidare la sua Leadership mondiale in campo finanziario l'Italia se ne sta quieta a discorrere di cordate per Telecom e Alitalia e se ne frega di fare leggi attrattive per quella marea di Milliardi di Petrodollari che potrebbero riversarsi sul mercato e che farebbero tanto comodo alla nostra economia.
postato da: CesareAugusto82 alle ore 18:27 | link | commenti (1)
categorie: politica, news, economia, finanza, inghilterra

Russia: morto l'ex presidente Boris Eltsin

Fu presidente della Russia dal 1991 al 1999 quando lasciò la carica a Vladimir Putin
MOSCA - L'ex presidente Boris Eltsin è deceduto all'età di 76 anni per arresto cardiaco. Lo ha annunciato un portavoce del Cremlino. Eltsin soffriva da tempo di problemi cardiaci. Era nato il 1° febbraio 1931 presso Sverdlovsk, fu presidente della Russia dal 1991 al 31 dicembre 1999, quando lasciò la carica ad interim all'allora primo ministro Vladimir Putin.
PROTAGONISTA DEL CROLLO SOVIETICO - Eltsin fu tra i protagonisti del crollo dell'Unione sovietica. Da presidente del presidium del soviet supremo della Repubblica socialista federativa russa, nel giugno 1990 proclamò la sovranità della Russia (iniziando un conflitto di potere devastante con il Cremlino retto da Gorbaciov) e il 12 giugno dell'anno dopo con il 57% dei voti venne eletto presidente della Rep. russa. In agosto ci fu il tentativo di colpo di Stato degli apparati del Partito comunista sovietico con alcune frange militari, e la figura di Eltsin divenne di colpo famosa in tutto il mondo quando salì su un carro armato dei ribelli per arringare la folla davanti alla Casa Bianca (il Parlamento russo) ed evitare in questo modo un bagno di sangue. Alla fine del 1991 Michail Gorbaciov, ultimo presidente sovietico, rassegnò le dimissioni, venne ammainata dal Cremlino la bandiera rossa con la falce e il martello, e al suo posto venne alzata quella a strisce bianca, rosso e blu della Russia. Al posto di Gorbaciov, salì al potere Boris Eltsin che firmò il decreto di scioglimento dell'Unione sovietica.
CECENIA E ALCOL - All'inizio il suo potere fu molto contrastato, specie dal Parlamento. Da presidente Eltsin non esitò a inviare i carri armati a bombardarne la sede per rimettere i deputati sotto la sua autorità provocando decine di vittime. Fu Eltsin inoltre a iniziare nel 1994 la disasrosa guerra in Cecenia, fu riconfermato al potere nelle elezioni del 1996 sconfiggendo il candidato comunista Zhuganov. Nell'estate 1998 la Russia fu travolta da una disastrosa crisi economica, che da presidente non seppe fronteggiare. Come non fu in grado di fronteggiare il saccheggio dell'industria e delle immense risorse naturali della Russia, che dopo la cadura dll'Unione sovietica caddero preda di rapaci speculatori, che in breve tempo si trasformarono in oligarchi plurimiliardari, in grado di condizionare la sua stessa presidenza. Da sempre «amante» dell'alcol, negli ultimi tempi al potere fu spesso trovato ubriaco in diverse occasioni pubbliche. Ebbe però il merito di trasformare un'immenso Paese sotto la dittatura comunista in una nazione in cui vigono, più o meno, regole democratiche e l'economia di mercato.
postato da: CesareAugusto82 alle ore 16:49 | link | commenti
categorie: news, russia

Usa, la rivincita dell'italiano è boom di corsi all'università

In dieci anni raddoppiati gli iscritti, nuove cattedre perfino in Alaska e Porto RicoOttanta atenei americani hanno una sede anche a Firenze. "Merito di moda e cibo"
Usa, la rivincita dell'italiano è boom di corsi all'università
NEW YORK - "Quando il professore fece l'appello, il primo giorno, tutti si voltarono a guardarmi: il mio cognome era l'unico che non finisse con una vocale". Università della Pennsylvania, anno 1956, Daniel Berger, ebreo newyorkese, è l'unico studente del corso di italiano a non essere figlio di emigranti. Gli americani fanno studiare ai loro figli il francese, la lingua dei viaggi, della gastronomia raffinata e della cultura, l'italiano è identificato con il dialetto che parlano i muratori, i giardinieri e i camerieri dei ristoranti. Mezzo secolo dopo la nostra lingua si è presa la rivincita, in crescita costante da dieci anni, ora è la quarta più studiata nelle università americane e oltre 60mila ragazzi nel 2006 hanno scelto di seguire un corso di lingua e cultura italiana. "E' un momento magico, ci sono cattedre ovunque negli Stati Uniti perfino in Alaska e alle Hawaii, ne sono appena state aperte due a Puerto Rico". Massimo Ciavolella, che guida il dipartimento di italiano all'Università della California a Los Angeles, ha studiato l'evoluzione del fenomeno: "Vedo tre ragioni per questo boom: è sparita l'idea dell'italiano come emigrante, oggi la nostra lingua si è liberata da quell'immaginario ed esprime un'idea di cultura e di stile. Il successo dei prodotti italiani è servito da traino, penso alla moda e al cibo. L'Italia ha cambiato il modo di vestire e di mangiare degli americani e questo li ha conquistati. Infine è rinata la moda del Grand Tour: Più di 80 università americane hanno una sede a Firenze. Per un giovane studente oggi il viaggio in Italia rappresenta una tappa fondamentale di formazione".
La summer school di Columbia University a Venezia, in cui si studiano lingua, architettura e storia dell'arte, non ha più posti disponibili, come ci racconta Francesco Benelli, che nell'ateneo di Manhattan tiene il corso di architettura rinascimentale: "È nata da tre anni ma ha un successo clamoroso, i ragazzi vogliono scoprire l'Italia e questo è estremamente positivo, ma contemporaneamente va segnalata una crisi degli studi specialistici: a New York c'era una tradizione incredibile di studi sul barocco e il rinascimento, ora sono in forte declino". Il suo collega Nelson Moe, che al Barnard College supervisiona i programmi di chi per un periodo viene in Italia, conferma: "Prima l'italianistica era lo studio approfondito della Divina Commedia, naturale che fosse per pochi, oggi c'è un approccio interdisciplinare che ha conquistato molti studenti: arte, letteratura, cinema, musica e anche la cultura del cibo procedono insieme. L'italiano è vissuto come una lingua polisensoriale capace di aprire le porte al "bello"". Moe non si spaventa, è convinto che il successo figlio anche del boom dei ristoranti, degli stilisti, dei libri di cucina e dei viaggi sia un utile primo passo: "La sfida è conquistare questi studenti per poi portarli a corsi più avanzati". Negli anni '60, secondo le statistiche della Modern Language Association, 11mila ragazzi studiavano italiano, nel 1970 erano saliti a 34mila, nel 1998 si supera la soglia dei 40mila iscritti, nel 2004 dei 50mila e lo scorso anno dei 60mila. Tra il '98 e il 2002, c'è un balzo del 30%, straordinario se comparato alle altre lingue europee, che negli ultimi cinque anni si è consolidato. Ancora nel '70 il francese la fa da padrone, con 360mila iscritti, poi comincia un declino che oggi ne fa ancora la seconda lingua studiata dietro lo spagnolo (746.000 iscritti) ma a quota 200mila. Al terzo posto c'è il tedesco, che a partire dagli anni '70 venne identificato come la lingua europea degli affari, ma che oggi ha perso questa caratteristica di idioma indispensabile per il business, lasciando il posto al cinese, che cresce insieme all'arabo. "Storicamente - spiega Ciavolella, citando la ricerca pensata con Dino De Poli e la Fondazione Cassamarca di Treviso - le cattedre di italiano erano stati aperte soltanto in quelle aree degli Stati Uniti e del Canada dove c'erano i figli degli emigranti, come necessità per lo studio degli italo-americani, oggi non è più così, anche se la maggiore concentrazione resta sulla costa Est". In crescita anche il numero degli iscritti ai master e ai dottorati, si è passati da 925 del '98 a 1100 oggi, ma siamo sotto la soglia dei 1200 iscritti sopra la quale un programma entra nella classifica federale e ha diritto ad avere finanziamenti e borse di studio. Oggi non siamo più emigranti, Renzo Piano sta per inaugurare il grattacielo progettato come sede del New York Times, Bulgari lancia la sua sfida a Tiffany con un negozio grande uguale che occupa l'angolo opposto della Quinta strada, un italoamericano come Rudolph Giuliani corre per la presidenza e il vino italiano è al primo posto tra quelli importati, davanti ad Australia e Francia. Daniel Berger adesso lavora a Roma, al ministero dei Beni Culturali, è consulente per il recupero delle opere d'arte trafugate all'estero. Se è in Italia il merito è di quel professore che faceva l'appello cinquant'anni fa: "Si chiamava Domenico Vittorini, al pomeriggio insegnava ai cantanti d'opera la pronuncia e la fonetica, creò in me la passione per la lingua e per farmi migliorare la grammatica ogni giorno nelle vacanze estive mi spediva una lettera con un compito da rimandargli il giorno dopo. Allora ero solo, oggi finalmente l'italiano in America è la lingua della cultura".
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categorie: news, stati uniti
domenica, 22 aprile 2007

Non si può nascere parzialmente

Le incredibili obiezioni di Clinton e Obama allo stop della Corte suprema
In quello straordinario paese dominato da una visione terapeutica della nascita e della morte, in cui ogni anno un milione di esseri umani è abortito nell’oblio, quaranta milioni in tre decenni di negazionismo mortifero, la Corte suprema mercoledì ha messo al bando la più terribile forma di “infanticidio”. A definire così l’aborto a “nascita parziale” fu il democratico e neoconservatore Daniel Patrick Moynihan. In piena corrente positivista, Moynihan scioccò il paese con la descrizione di questa tecnica che ogni anno smembra duemila americani di sette-otto mesi di vita. “Il medico porta le gambe fuori dell’utero e provoca il parto. Poi effettua un’incisione alla base del cranio, attraverso cui fa passare la punta di un paio di forbici e un catetere, attraverso cui viene aspirato il cervello”. Il “senso” di questa barbarie anestetizzata, vietata in Italia dalla legge 194, è che il feto deve uscire morto dal ventre della madre. Trasformato per l’occasione in un mattatoio. Il Partito democratico non è più da tempo il partito del leggendario Moynihan. Barack Obama e Hillary Clinton hanno criticato la sentenza perché metterebbe a rischio la “salute” della donna. Dopo la morte di Terri Schiavo, un militante democratico disse: “Non possiamo essere il partito della morte”. E’ quello che rischiano di diventare. Nel 1993 Clinton approvò un vasto finanziamento all’aborto. In oltre mille pagine di motivazioni, la parola non era mai usata, sostituita da “servizi per la donna incinta”. Contro l’aborto a nascita parziale il Congresso votò nel 1996 e nel 1997, ma incontrò il veto di Bill Clinton. Bush approvò il divieto nel 2003. Se quattro anni fa il Congresso pose per la prima volta un limite all’aborto di massa, mercoledì cinque supremi magistrati hanno riconosciuto, con le parole di Antonin Scalia, che la fine seriale di vite umane non è solo una “questione costituzionale”. Fu uno dei sei firmatari della Dichiarazione di Indipendenza, James Wilson, a spiegare che “la vita, dall’inizio alla fine, va protetta dalla legge”. Ronald Reagan, che introdusse il tema della sofferenza del non nato, bloccò i fondi alla ricerca sui feti abortiti e istituì il National sanctity of human life day, disse che “il futuro della nazione dipende dalla protezione degli innocenti”. Parole rievocate mercoledì da Bush. Parole ancora più antiche, scolpite nella Dichiarazione d’Indipendenza, pezzo di storia e antropologia moderna: la legge non deve oscurare la vita, deve proteggerla.
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Il Nyt trasloca nel grattacielo di Renzo Piano

Dopo aver pronosticato che tra cinque anni uscirà soltanto online, il New York Times si imbarca nel grande viaggio: la redazione ha cominciato questa settimana il trasloco, dalla storica sede neo-gotica alle spalle di Times Square nel nuovo grattacielo futuristico disegnato da Renzo Piano. Il nuovo edificiodi 52 piani (più alto del Chrysler), alto circa 220 metri, sarà occupato dal New York Times fino al 28.mo piano: uffici di altre aziende affitteranno gli spazi fino al 50.mo piano. Ci saranno anche spazi commerciali, un giardino al piano terra e un boschetto di aceri per la contemplazione sul tetto, mentre gli ultimi due piani alloggeranno ambienti tecnici e servizi per conferenze.Piano ha preso ispirazione dallo schema e dalla simmetria della griglia rettangolare delle strade di Manhattan, progettando un edificio dalla morfologia "semplice, primaria e leggera"

 

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categorie: immagini, architettura, new york
sabato, 21 aprile 2007

Un risciò col turbo

Perché i dati sulla crescita cinese (troppo alti) deprimono la Borsa
La Borsa di Shangai è caduta del 4,5 per cento alla inattesa notizia che il pil cinese nel primo trimestre è cresciuto, su base annua, dell’11,1 per cento, con una accelerazione rispetto al quarto trimestre del 2006 in cui era aumentato del 10,4. Ci si aspettava, invece, un rallentamento verso il ritmo del 10 per cento, un tasso pur sempre enorme, dopo quattro anni di aumento con questa percentuale annua, ma non tale da suscitare preoccupazioni di surriscaldamenti. Queste daranno luogo, ora, a provvedimenti monetari restrittivi, da parte della Banca centrale di Pechino. Questi consisteranno in parte in modesti rialzi del tasso di interesse e in parte in misure amministrative di razionamento del credito, con limitazioni per le attività finanziarie. Di qui il ribasso della Borsa di Shangai, il cui indice peraltro – fatto 100 il dato del gennaio 2006 – risultava a metà aprile a quota 350. L’irrazionale esuberanza dell’economia cinese – sospinta dalle esportazioni agevolate dal cambio tenuto troppo basso e dagli investimenti finanziati con tassi bancari di base del 6 per cento (mentre il tasso ufficiale di inflazione è al 3,3) – però non è destinata a dare luogo a un drammatico crollo. Infatti, c’è ancora molta manodopera disponibile a trasferirsi dalle campagne alle città, lavorando con salari di sopravvivenza, che diventano sufficienti per un piccolo benessere se tutti i membri della famiglia, compresi i minori e i vecchi, lavorano a pieno ritmo. Le vendite al consumo nel primo trimestre sono aumentate del 14,9 per cento. Togliendo l’inflazione, ciò corrisponde all’11,6 per cento; è circa il tasso di crescita del pil. Gli investimenti fissi però sono aumentati del 27 per cento e le esportazioni del 28 (le importazioni sono cresciute di meno, con un nuovo surplus della bilancia commerciale). Queste cifre di cresciuta delle varie componenti del pil, che il Financial Times esalta come espressione d’una economia con i fondamentali solidi, non quadrano fra loro. La media che ne risulta è molto superiore a quel 14,4 per cento che corrisponderebbe alla crescita del pil in termini monetari. La Cina si espande come un fiume in piena, derogando a tutte le regole, comprese quelle della statistica.
(articolo tratto da il Foglio)
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categorie: news, economia, cina
venerdì, 20 aprile 2007

Come si dice condono in inglese

Zitto zitto, quatto quatto, Gordon Brown vara un mega perdono fiscale
All’inglese” è un’espressione che, spesso, qualifica comportamenti eleganti con cui gli inglesi riescono a rendere rispettabili azioni ardite, sebbene proficue, che, svolte da altri, suscitano dissenso. Il termine si addice perfettamente al generoso condono-scudo fiscale che il Revenue and Custom Service ha lanciato a favore di chi ha commesso evasioni e frodi fiscali (denominate con understatement “irregolarità”) fruendo di paradisi esteri. Il fisco è riuscito a ottenere da molti di questi paradisi bancari elenchi di contribuenti britannici che vi si sono rifugiati. Ed è sulle tracce di altri casi. Ora, secondo le norme emanate, questi capitali possono essere rimpatriati, in esonero da processi e sanzioni previste dalla legge, pagando le imposte e una penale del 10 per cento. C’è tempo fino al 26 novembre. Fin qui il provvedimento denominato “offshore disclosure facility” (condono per i capitali nei paradisi bancari) parrebbe fatto solo per far rientrare coloro che sono scappati illegalmente all’estero anche per non pagare imposte. Il fatto che il perdono vada a molti di cui il Revenue Service ha già i nomi si giustifica con la spiegazione che possono abboccare anche pesci grossi, di cui ancora il fisco ignora l’esistenza. E il denaro non puzza. Senonché nel comunicato del Revenue Service, molto in piccolo, è scritto che della norma può usufruire anche chi ha affari irregolari in Gran Bretagna. La ragione addotta è il principio costituzionale della “parità di trattamento”. Così il condono allarga le braccia a datori di lavoro di personale in nero, imprese che hanno sottostimato le paghe per evadere i contributi sociali o che non hanno messo a bilancio una parte dei profitti per evadere l’imposta sulle società. I connessi reati sono sanati col 10 per cento di pena pecuniaria. Le sanatorie del governo Berlusconi, che hanno sollevato critiche moralistiche, impallidiscono di fronte al mega condono britannico. Le sue ragioni pratiche sono, per noi, comprensibilissime. Quelle elettorali del cancelliere dello Scacchiere e aspirante premier Gordon Brown non ci scandalizzano. Il silenzio con cui è attuato è ammirevole.
postato da: CesareAugusto82 alle ore 19:17 | link | commenti
categorie: politica, news, inghilterra