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Il Blog di Giulio Stevanato

lunedì, 30 luglio 2007

LA «OLD PASSION» DI BUFFETT PER KRAFT…

Aveva già partecipazioni in Coca-Cola e in società alimentari. E ora punta alla Kraft confermando la sua passione per la old economy. Insomma, Warren Buffett secondo quanto riportato dal Wall Street Journal, ha acquisito, attraverso la sua società Berkshire Hathaway, una partecipazione, inferiore al 5%, nel capitale del colosso alimentare statunitense. Il finanziere miliardario, noto anche come l'oracolo di Omaha (dal nome della città del Nebraska dove è nato 76 anni fa) va così a far compagnia a due sue vecchie conoscenze come Carl Icahn e Nelson Peltz tra gli azionisti di Kraft. Buffett, il cui patrimonio è stimato in 52 miliardi di dollari, non ha voluto commentare l'indiscrezione. La sua decisione viene interpretata come una prova di fiducia sul piano di ristrutturazione lanciato dall'amministratore delegato di Kraft, Irene Rosenfeld. Resta da capire se anche lui – come Peltz e Ichan – farà pressioni sui vertici di Kraft per ottenere nuovi cambiamenti. Farà valere nell'azionariato il peso di uno degli investitori più ascoltati al mondo.
postato da: CesareAugusto82 alle ore 19:48 | link | commenti (1)
categorie: finanza

Liverpool, un nuovo stadioda 440 milioni di euro

Presentato oggi l'avveniristico progetto: un impianto da 60 mila posti a sedere ma già predisposto per arrivare a 78 mila. L'addio ad Anfield è previsto per il 2010. Entusiasta Benitez
LIVERPOOL (Inghilterra), 25 luglio 2007 - È stato presentato oggi alla stampa il progetto architettonico del nuovo stadio del Liverpool: un impianto dalla capienza di 60mila posti tutti a sedere (ma già predisposto per arrivare a 78 mila) e per il quale sono stati stanziati circa 440 milioni di euro. L'addio ad Anfield è previsto per il 2010 quando il nuovo stadio, disegnato dallo studio HKS (progettista anche del nuovo stadio dei Dallas Cowboys), verrà inaugurato al centro dello Stanley Park, non lontano dall'attuale sede.
PER RESTARE AL TOP - "Il nuovo stadio è un messaggio che significa che vogliamo restare al top in campo come fuori", ha spiegato di Rick Parry direttore generale del club. La costruzione del nuovo impianto, che attende ancora il via libera del consiglio comunale, è stata fortemente voluta dai nuovi proprietari dei Reds, gli statunitensi Tom Hicks e George Gillett. "Il progetto è assolutamente fantastico - le parole di Rafael Benitez -. Rappresenta una garanzia per i futuri successi del club".
postato da: CesareAugusto82 alle ore 19:47 | link | commenti (1)
categorie: calcio
mercoledì, 25 luglio 2007

7 meraviglie

Ho messo solo opere che vanno dal 1900 in poi... piramidi colosseo ecc.. sono ora mai una categoria a parte, e venezia ecc.. avrebbero vinto a mani basse...
1) Viadotto di Milleu in Francia... un viadotto alto piu della tour Eifel
2) Petronas Tower a Kuala Lumpur (non sono piu le piu alte ma rimangono le piu belle)

 

3) Allianz Arena di Monaco, dopo questo gli stadi non saranno piu gli stessi (tranne che in italia si intende)

 

4) Turning Torso a Malmo Svezia

5) Walt Disney Concert Hall in Los Angeles (Una mercaviglia in una delle citta piu tamarre e di kitch e di cattivo gusto del pianeta, significa che c'è speranza per tutti)

6) Aeroporto di Hong Kong... no ho trovato le foto, pero un isola artficiale costruita sul mare basta e avanza per rendere l'idea dell'impresa...

7)La settima la lascio libera... in cina ci sono centinaia di meraviglie che saranno terminate a breve.. quindi aspettiamo a riempire la casella n.7

postato da: CesareAugusto82 alle ore 11:54 | link | commenti (3)
categorie:

Berlino privatizza (bene) i treni

Il 30 per cento delle ferrovie per 5 miliardi, mentre la gara per Alitalia langue
Il governo tedesco mette all’asta il 30 per cento della sua impresa ferroviaria, la Deutsche Bahn, che sino allo scorso anno valeva 10 miliardi di euro e ora, dopo le ristrutturazioni, viene valutata a 20. Il 30 per cento a prezzi di mercato varrebbe sei miliardi. Ma, naturalmente, il prezzo d’asta di base è più basso, parte da cinque miliardi. L’asta è possibile perché la società è in utile e quindi può essere quotata in Borsa e divenire oggetto di privatizzazione. Per questo miracolo tedesco ci sono due precedenti, per altro spuri, quello di Margaret Thatcher, che privatizzò le ferrovie inglesi, e quello delle poste tedesche. Thatcher separò la rete dalla gestione delle singole tratte ferroviarie, lasciando mano libera agli acquirenti, che avrebbero ottenuto la maggioranza e avrebbero fatto le riorganizzazioni rivolte alla redditività del servizio. Invece Berlino vende quote minoritarie di un’impresa risanata, che assicurerà un buon rendimento, anche con gli obblighi derivanti dal servizio pubblico. Quanto alle poste tedesche, da tempo privatizzate, si tratta di un modello di efficienza in un settore in cui storicamente le imprese statali quasi ovunque davano utili all’erario. La Deutsche Bahn ha 240 mila addetti e 34 mila km di rete. E’ un gigante più grosso delle nostre ferrovie. Berlino, con la prospettiva della quotazione in Borsa, ha messo i conti in ordine e i treni funzionano bene. Da noi invece funzionano male, nonostante le sovvenzioni. P. S. Per pudore preferiamo non parlare di compagnie aeree da privatizzare.
(Articolo Tratto da ilfoglio)
postato da: CesareAugusto82 alle ore 11:07 | link | commenti (2)
categorie: germania
martedì, 24 luglio 2007

C'è un piano di Ecclestone per acquistare l'Arsenal

Secondo il Times, il boss della F.1 starebbe per rilevare la quota azionaria (14,6%) di Dein, il vicepresidente licenziato dai Gunners. Un'operazione che fermerebbe la scalata al club del magnate americano Kroenke. Ma c'è chi ipotizza un'alleanza segreta tra i due LONDRA (Inghilterra), 23 luglio 2007 - Bernie Ecclestone sarebbe in pole position per rilevare l’Arsenal. La notizia circolava da giorni sui tabloid, ma oggi ha avuto l’imprimatur del seriosissimo Times, che ha svelato il piano del padre-padrone della Formula Uno per rilevare il club londinese. A tessere la tela del passaggio societario sarebbe David Dein, l’ex vicepresidente licenziato dai Gunners in aprile, ma proprietario del 14,6% delle azioni. Altra figura-chiave è quella di Danny Fiszman, ricchissimo commerciante di diamanti nonché azionista di maggioranza del club. AFFARI DI CUORE - Stando alla ricostruzione del giornale, Dein avrebbe parlato con Ecclestone circa la possibilità di cedergli il suo pacchetto di azioni, in cambio della nomina a presidente dell’Arsenal non appena la mega-operazione di trasferimento da 650 milioni di sterline (circa 968 milioni di euro) andrà a buon fine. A quanto pare, a spingere per la fusione sarebbero stati la figlia di Ecclestone, Tamara, e il figlio di Dein, Gavin, legati sentimentalmente da qualche tempo. All'inizio, si era pensato che Dein padre fosse alleato di Stan Kroenke, il tycoon americano già proprietario della squadra di baseball dei Denver Nuggets e di quella di football dei Colorado Avalanche e pronto a sborsare i 650 milioni di sterline necessari per i Gunners. Ma Dein avrebbe cambiato idea, convinto che un assetto societario totalmente inglese sarebbe preferibile sia per i consiglieri che per i fan dell’Arsenal, e così, complice la storia d’amore fra suo figlio e Tamara Ecclestone, ha iniziato una serie di conversazioni informali con il multimilionario imperatore della Formula Uno. FISZMAN - Finora, il maggior ostacolo era rappresentato proprio da Fiszman, che era stato fra i firmatari del documento ufficiale con cui i membri del direttivo dei Gunners si impegnavano a non cedere le loro azioni per almeno un anno dopo l’allontanamento di Dein e il profilarsi all’orizzonte di Kroenke, ma a quanto sostiene il Times, Fiszman – che è un "tax exile", ovvero un esule d’imposta, e vive prevalentemente in Svizzera, facendosi vedere di rado sulle tribune dell’Emirates Stadium, che pure ha contribuito a costruire – avrebbe confidato ad alcuni amici di essere pronto a vendere ad Ecclestone le sue azioni per 162 milioni di sterline (241 milioni di euro), fermando così l’eventuale scalata di Kroenke. Naturalmente, il possibile ritorno di Dein in seno all’Arsenal sarebbe accolto con favore da Arsene Wenger, il cui futuro nei Gunners è stato a lungo in discussione, dopo la cacciata dell’amico. Il tecnico ha il contratto che scade il prossimo anno, ma con la coppia Dein-Ecclestone al comando non avrebbe problemi a prolungarlo. IL RETROSCENA - Questo più che plausibile scenario viene, però, rimesso in discussione dal Daily Mirror che, sempre nell’edizione di lunedì, racconta un’altra verità. Secondo il tabloid, Ecclestone e Kroenke sarebbero in procinto di siglare una vera e propria partnership calcistico-automobilistica: il 77enne capo della F.1 sarebbe, infatti, disposto a lasciare campo libero all’americano nella corsa all’Arsenal in cambio del suo aiuto per riportare a breve le corse negli Usa. Kroenke ha, infatti, pubblicamente ammesso di essere pronto a costruire un circuito cittadino a Denver, la sua città, e di aver già iniziato i colloqui con i capi dell’American Champ Car. A livello personale, Ecclestone non avrebbe alcuna fretta di tornare a girare negli Usa, soprattutto dopo la fine del contratto con Indianapolis, ma in questo caso deve piegarsi ai voleri dei team e degli sponsor, ansiosi di ripresentarsi al via in una nazione fondamentale per i loro investimenti.
postato da: CesareAugusto82 alle ore 18:40 | link | commenti
categorie: calcio, formula 1
giovedì, 19 luglio 2007

LO SQUALO CE L’HA FATTA AD AGGUANTARE IL WALL STREET JOURNAL

LO SQUALO CE L’HA FATTA AD AGGUANTARE IL WALL STREET JOURNAL: LA SUA PROPOSTA (5 MLD $) VERRÀ SOTTOPOSTA OGGI AL CDA DOW JONES - AI BANCROFT VERRÀ LASCIATO ANCORA QUALCHE GIORNO PER DECIDERE CON L'OBIETTIVO DI CHIUDERE LA PARTITA LA PROSSIMA SETTIMANA…
Rupert Murdoch è più vicino a conquistare la Dow Jones. Il magnate australiano dell'editoria ha raggiunto un accordo di massima per acquisire il colosso dell'informazione statunitense e una sua proposta verrà sottoposta oggi al consiglio d'amministrazione della società. Lo rivela il Wall Street Journal Online citando fonti vicine al dossier.L'accordo - che si basa sul prezzo di 5 miliardi di dollari (3,63 miliardi di euro) offerti da Murdoch deve ancora incassare l'approvazione da parte della famiglia Bancroft, azionista di controllo della Dow Jones, che nelle scorse settimane si è divisa sull'operazione anche a causa della preoccupazione per il mantenimento dell'indipendenza del Wall Street Journal.Ieri, spiega il Wall Street Journal Online, i negoziatori di News Corporation e della Dow Jones - incluso l'amministratore delegato Richard Zannino, gli advisor delle società e due direttori indipendenti - hanno raggiunto un accordo di principio su un'operazione proposta dalla News Corporation a metà aprile. Rupert Murdoch non ha ceduto alle pressioni per un aumento della sua offerta iniziale pari a 60 dollari ad azione, che rappresentava un premio del 67% rispetto ai livelli allora registrati dalle quotazioni Dow Jones.Fonti citate dal Wsj descrivono come "in bilico" la posizione della famiglia Bancroft che oggi incontrerà il suo fiduciario, Michael Elefante, che gli illustrerà i termini dell'accordo proposto. Ai Bancroft verrà lasciato ancora qualche giorno per decidere con l'obiettivo di chiudere la partita la prossima settimana.Le divisioni in senso alla famiglia Bacroft non sono comunque scomparse, con alcuni esponenti d'accordo sulla vendita a Murdoch e altri che stanno tuttora esplorando strade alternative. Il cinquantacinquenne Christopher Bancroft, membro del consiglio d'amministrazione della Dow Jones e fiduciario di una quota di diritti di voto della Dow Jones pari al 15%, ha passato gli ultimi giorni contattando hedge fund, società di private equity e altri soggetti nel tentativo di acquistare un numero sufficiente di azioni della società per bloccarne la vendita. Un altro consigliere d'amministrazione in rappresentanza della famiglia, Leslie Hill, ha esercitato pressioni sulla società - si legge ancora sul Wsj Online - perchè si incontri con altri investitori, come il magnate della grande distribuzione Ron Burkle. La madre di Leslie Hill, Jane Cox McAlree, agisce come fiduciaria e detiene diritti di voto per un ulteriore 15% del gruppo.
postato da: CesareAugusto82 alle ore 00:08 | link | commenti (3)
categorie: media, finanza

Ford- Volvo, divorzio in vista

Sarebbe un'operazione da sei miliardi
Non riuscirà a superare la "crisi del settimo anno" il matrimonio fra Ford e Volvo: a riferirlo è il 'Sunday Times'. Secondo fonti anonime della City citate dal giornale la cessione da parte del colosso automobilistico della controllata svedese è cosa quasi fatta. L'operazione, stando a quanto riportato dal 'Sunday', dovrebbe fruttare a Ford circa sei miliardi di euro.
A detta del 'Sunday Times' la vendita della Volvo fa parte di una strategia di "smantellamento" del suo polo europeo in risposta ad una "fosca situazione finanziaria" sul mercato americano. In realtà, sempre secondo le voci, la casa automobilista ha deciso "in linea di principio" la vendita del marchio svedese due settimane fa, ma senza indicazioni sui tempi. A testimoniarlo è il fatto che nessuna banca di investimento è stata ancora contattata per cercare un acquirente e gestire la transazione.Fonti del settore hanno detto al domenicale londinese che "i tempi e la rapidità per la vendita della Volvo dipenderanno dal grado di interesse manifestato dai costruttori automobilistici rivali e dai fondi di investimento".E già spuntano i nomi dei possibili acquirenti:Renault, Bmw, Hyundai e un qualche gruppo cinese. La Volvo rappresenta un boccone goloso per il mercato: ha 27.500 dipendenti, produce circa 500 mila vetture all'anno e- a differenza del polo di cui fa parte (Premier Automotive Group)- risulta in attivo. La decisione di Ford quindi sarebbe dettata solo dalla "montagna di debiti" che l'opprimono.Già all'inizio dell'anno la casa di Detroit era stata costretta a svendere all'inizio dell'anno la blasonatissima Aston Martin per 974 milioni di dollari e a mettre in vendita Jaguar e Land Rover per due miliardi.Intanto le fonti ufficiali non si sbilanciano e un portavoce Ford ha smentito i rumors e ha detto al giornale che "nessuna decisione e' stata presa sul futuro di Volvo".
postato da: CesareAugusto82 alle ore 00:06 | link | commenti
categorie: auto, industria
martedì, 17 luglio 2007

GOLDMAN & BERTELSMANN PRONTI A COMPRARE LA 7

GOLDMAN & BERTELSMANN PRONTI A LANCIARE UN’OFFERTA DI 1 MLR PER LA7-MTVDELLA CORDATA FA PARTE ANCHE CAMPO DELL’ORTO – PIANO INDUSTRIALE BY PAOLINIL’ESORDIO TRICOLORE DEL MOGUL BERTELSMANN FA TREMARE RCS, MEDIASET, TARAK

Venduta la rete fissa di Telecom Brasil, per 550 milioni euro, ora tocca a Telecom Italia Media, cioè La 7 ed Mtv. L’appuntamento per la prima assemblea della nuova Telco – la società nata dalle ceneri di Tronchetti - è previsto in agenda a fine luglio. Per quel data una cordata composta da Goldman Sachs, Bertelsmann e una banca tedesca non identificata lancerà un’offerta per un miliardo e 100/200 per acquisire le prodezze video di Lerner, Ferrara, Bignardi e D’Amico.

I nuovi padroni (dall’iberica Telefonica di Allerta all’isterica Sant’Intesa di Passera, passando per Mediobanca) vogliono fare cassa e liberarsi delle cosiddette attività “non core” all’azienda, come la cenerentola delle tv italiche. Della cordata Goldman & Bertelsmann fa parte anche l’attuale amministratore delegato di T Media Antonio Campo Dell’Orto che, in precedenza, aveva cercato partner per acquisire il 51 per cento di MTV (il 49% appartiene alla casa-madre Viacom). Quindi resterebbe alla guida dell’emittente.

A Dagospia risulta che al piano industriale ci abbia lavorato il noto autore tv Gregorio Paolini. Questa offerta è ovviamente molto temuta da Rcs e Tarak Ben Ammar (i due pretendenti a La7) e soprattutto fa tremare Mediaset perché sarebbe l’esordio tricolore del potentissimo Bertelsmann (l’Italia è il solo paese al mondo che non abbia una emittente dell’editore tedesco).
postato da: CesareAugusto82 alle ore 19:53 | link | commenti
categorie: media, finanza

Nba, Belinelli firma per i Warriors

WASHINGTON Marco Belinelli, 21 anni, è da oggi a tutti gli effetti un ex della Fortitudo Bologna. Il campione di San Giovanni in Persiceto ha firmato a Oakland, in California, un contratto con la squadra dei Golden State Warriors e diventa così il secondo giocatore italiano a debuttare nella Nba americana dopo Marco Bargnani. Belinelli il 28 giugno scorso era stato selezionato al primo giro come 18/ma scelta assoluta nel corso del draft Nba, risultando essere il primo giocatore europeo scelto quest’anno da una squadra americana, come avvenuto lo scorso anno per Bargnani, che fu scelto dai Toronto Raptors. La società californiana non ha reso noto su quali basi sia stato raggiunto l’accordo, ma di certo Belinelli, che è alto 1,96 e gioca come guardia, arriverà a prendere nelle prossime due stagioni un salario di non meno di 2,8 milioni di dollari, secondo i parametri normalmente usati in NBA per i debuttanti. Belinelli era stato straordinario al suo debutto in estate, quando con i Warriors aveva partecipato a Las Vegas alla Summer League: 37 punti al suo esordio, e 22 punti in media a partita nelle quattro partite da lui disputate. Lo scorso 12 febbraio, a soli 20 anni, il giocatore bolognese aveva ricevuto uno dei riconoscimenti più importanti del basket italiano, il Premio Reverberi, considerato l’oscar della pallacanestro nazionale e riservato a colui che viene considerato il miglior giocatore dell’anno. Un premio che può essere vinto una sola volta in carriera e che Belinelli ha vinto a soli 20 anni.
postato da: CesareAugusto82 alle ore 19:51 | link | commenti
categorie: nba
lunedì, 16 luglio 2007

La cantina di Renzo Piano

Cantina Rocca di Frassinello, progettata da Renzo Piano
postato da: CesareAugusto82 alle ore 10:31 | link | commenti
categorie: architettura
giovedì, 12 luglio 2007

Il Milan di Sacchi quarta squadra di sempre

Un sondaggio della rivista britannica World Soccer
Il Milan stellare dell' 89-90 è la quarta squadra più forte. Italia-Germania 4-3 incoronato il più bel match della storia.
MILANO - Il Milan di Arrigo Sacchi tra le venti squadre più forti di tutti i tempi. È un sondaggio della rivista inglese World Soccer condotto tra i suoi giornalisti a stabilirlo. QUARTO - Il Milan stellare della stagione 1989-90 si posiziona al quarto posto. La squadra di Van Basten, Raijkard e Gullit che in una sola stagione vinse, supercoppa europea, coppa dei Campioni e coppa Intercontinentale si deve inchinare davanti al Brasile del 1970, all'Ungheria del 1953 e all'Olanda del 1974. Nella top ten a squadre rientra anche un'altra formazione italiana: l'Italia '34-'38 in grado di vincere due mondiali consecutivi. ITALIA-GERMANIA - il magazine britannico si è occupato anche di goal e partite, cercando di stilare la classifica dei match e le reti più spettacolari dell'ultimo secolo. Maradona e al suo gol contro l’Inghilterra nei Mondiali di Messico ’86 spetta lo scettro per la miglior marcatura di tutti i tempi. Mentre l’ormai storica "Italia-Germania Ovest 4-3", semifinale dei Mondiali del ’70, resta secondo tutti il match più emozionante e spettacolare disputato sinora sui campi di calcio. in realtà la sfida contro i tedeschi si è rinnovata appena un anno fa. Altro incontro, altro spettacolo, che merita un posto (anche se solo il 19esimo) nella top 20 di sempre. GALLIANI - L'ad del Milan Adriano Galliani commenta la classifica di World Soccer: «Quel Milan è stato una squadra meravigliosa e sarà per sempre inarrivabile». Dal sito del Milan Galliani fa sapere: «Quello che scrive World Soccer è la conferma di quello che i tifosi milanisti hanno sempre saputo».
postato da: CesareAugusto82 alle ore 19:16 | link | commenti (1)
categorie: calcio, milan

Spagna e Italia, inviti al silenzio

“Se la chiesa prende posizione si indebolisce”, un luogo comune infondato
L’arcivescovo di Valencia, in seguito alle discussioni intorno alla legge spagnola sulla memoria storica della guerra civile, ha proposto di erigere un santuario per i martiri ecclesiastici di quella tragica stagione. E’ una risposta alle richieste di rimuovere dalle chiese le lapidi che ricordano gli eccidi perpetrati dai repubblicani (13 vescovi, 4.184 sacerdoti, 2635 frati, 283 suore uccisi, una discreta “intromissione” della politica nella vita ecclesiastica), che permetterebbe peraltro di aggiungere al martirologio anche i nomi dei sacerdoti baschi e catalani uccisi, invece, dai franchisti perché avevano preso le parti degli autonomisti di Barcellona e di Vitoria. Immediatamente la proposta del prelato spagnolo è stata attaccata come ingerenza politica diretta della chiesa, e questo, in una visione laicistica che tende a confinare la religione nell’ambito della fede privata, è comprensibile, anche se resta inaccettabile. Più insinuante, invece, appare l’affermazione, ripetuta (anche da personalità cattoliche italiane) fino a farla diventare senso comune, che quando interviene direttamente in vicende che hanno un’attinenza politica, la chiesa si indebolisce. Si tratta di una tesi che andrebbe quanto meno discussa, confrontata con dati oggettivi, come l’andamento dell’8 per mille o dell’obolo di San Pietro, che non paiono affatto in flessione dopo le battaglie sulla vita e la famiglia. A meno che i laicisti non pretendano che alle loro affermazioni apodittiche e piuttosto dogmatiche si creda per fede.
postato da: CesareAugusto82 alle ore 10:19 | link | commenti
categorie: italia, religione, spagna
martedì, 10 luglio 2007

Cresce il peso dell’Italia negli scambi internazionali

Qualche notizia positiva ogni tanto arriva nel mare di negatività che da piu di un decennio attanaglia l'Italia
(Articolo tratto dall'Inserto Affari e finanza di repubblica)
Esportazioni meno importazioni. Esportazioni più importazioni. Nell’aritmetica dell’economia entrambe le operazioni sono legittime ed hanno un significato. Sottraendo il valore dell’import di merci da quello dell’export di merci si ottiene il saldo della bilancia commerciale che è un indicatore fondamentale per giudicare l’equilibrio dei conti con l’estero di un paese. Sommando esportazioni e importazioni si ha invece la misura dell’interscambio commerciale – "trade", in inglese – che rappresenta una dimensione essenziale della partecipazione di un’economia nel circuito della globalizzazione. I dati su esportazioni e importazioni dell’Italia diffusi dall’Istat dicono cose interessanti su entrambi gli argomenti. Migliora il saldo della bilancia commerciale. Aumenta l’interscambio.Nel primo quadrimestre del 2007 la velocità dell’export ha superato quella dell’import. Le vendite all’estero sono cresciute del 13,3%. Gli acquisti dall’estero sono aumentati dell’8,3%. E’ un sorpasso importante, che riflette la spinta della crescita mondiale, l’aiuto dell’euro a contenere il costo degli input importati e la migliorata capacità delle nostre imprese nel conquistarsi spazio sui mercati internazionali. Riguardo al saldo, il deficit registrato nel primo quadrimestre è sceso di 4 miliardi, da 11 a 7 miliardi di euro. Tolta la bolletta energetica, la nostra bilancia commerciale segna un saldo positivo di 8,1 miliardi di euro con un aumento di 1,6 miliardi rispetto allo stesso periodo del 2006. Non è, quindi, solo merito del calo del prezzo del petrolio o della forza dell’euro. C’è una forte ripresa delle esportazioni nette del manifatturiero.Riguardo all’interscambio, il primo quadrimestre ha visto la somma di export ed import aumentare di 23 miliardi di euro rispetto allo scorso anno per attestarsi intorno a 230 miliardi di euro. Tenendo questo ritmo, nel 2007 il valore complessivo del "trade" italiano potrebbe superare i 700 miliardi di euro. Per dare un ordine di grandezza, ricordiamo che il valore del Pil in Italia nel 2006 si è attestato a 1.475 miliardi di euro. Tra il 2000 e il 2006 la somma di export e import è cresciuta di ben 30 punti percentuali contro i 24 punti di incremento messi a segno dal Pil. I numeri del 2007 confermano la tendenza dell’economia italiana a divenire sempre più "tradecentered".Allarghiamo lo sguardo. I dati strutturali dell’Istat ci consentono di monitorare la geografia dell’interscambio italiano su un arco di tempo che va dal 1970 ad oggi. Qualcosa di importante sta cambiando sotto il pelo dell’acqua. Nel 1970 i primi cinque clienti dell’export italiano si chiamavano Repubblica Federale Tedesca, Francia, Stati Uniti, Svizzera e Paesi Bassi. Nel 2006 i primi cinque nostri mercati di sbocco sono Germania, Francia, Stati Uniti, Spagna e Regno Unito. Dov’è la novità? Non tanto nei nomi dei principali partner – che rimangono rappresentati dai grandi paesi europei più l’America – quanto nel peso che questi clienti oggi assumono per noi. Nel 1970 l’export italiano verso i primi cinque mercati di sbocco rappresentava il 54% del totale. Oggi è pari solo al 45%. Una storia simile accade dal lato delle importazioni. Nel 1970 i primi cinque fornitori mondiali delle merci importate dall’Italia si chiamavano Repubblica federale tedesca, Francia, Stati Uniti, Paesi bassi, Belgio. A oltre trenta anni di distanza i nomi dei "top five" rimangono per quattro quinti i medesimi con la sostituzione della Cina al posto degli Usa. Ma, come per l’export, anche nel caso dell’import la concentrazione degli acquisti dell’Italia dai primi cinque fornitori scende significativamente passando da 52% del 1970 al 41% del 2006.L’interscambio dell’Italia cresce e prende nuove rotte. Anche se l’Europa rimane il perno dei nostri commerci, si intensificano i legami con i nuovi poli dell’economia globale. Tra gennaio e maggio 2007 l’Italia ha esportato merci per un valore di 3,5 miliardi di euro in Russia, di 2,8 miliardi in Turchia e di 2,5 miliardi di euro in Cina. E’ vero che nello stesso periodo le importazioni italiane da Mosca e Pechino sono state maggiori, e pari rispettivamente a 6 miliardi e a 8,6 miliardi di euro. Ma è molto positivo osservare come il "trade" dell’Italia cominci a viaggiare in entrambe le direzioni anche nei confronti delle grandi economie emergenti. Compriamo tanto dalla Cina. Vendiamo in misura crescente cose che piacciono ai cinesi. Per consolidare l’interscambio e continuare a migliorare i saldi della bilancia commerciale le imprese industriali italiane trarranno sicuramente beneficio dalla maggiore internazionalizzazione delle banche operanti in Italia. Non da oggi il nostro paese è tra i primi dieci protagonisti del commercio mondiale. Ma solo cinque anni fa tra le prime 20 banche mondiali non ce n’era alcuna che avesse un’estesa presenza in Italia. Oggi ce ne sono quattro. La sfida diventa allora quella di tradurre la maggiore internazionalizzazione delle banche in un miglior supporto alle esigenze finanziarie delle imprese italiane che lavorano nel commercio con l’estero. La finanza può fare molto per il commercio internazionale. Ce lo insegna la storia. Già nel Quattrocento la famiglia di banchieri fiorentini dei Bardi seguiva le rotte dei mercanti propri clienti con una rete di diciotto centri estesa da Londra a Cipro. Oggi come allora le rotte dell’interscambio sono vie per crescere di più nell’economia e allargare gli orizzonti nella nostra società.
postato da: CesareAugusto82 alle ore 10:46 | link | commenti
categorie: economia, industria

A WALL STREET UN TRONO PER DUE…

Ormai è guerra aperta. La sfida per il trono di Wall Street è stata lanciata e nessuno sembra voler fare un passo indietro. I pretendenti alla corona sono acerrimi nemici: Kkr e Blackstone, i due giganti del private equity. A ogni mossa dell'uno, l'altro è pronto a rispondere. L'apice del confronto è stato raggiunto alla vigilia del 4 luglio. Quando tutti gli americani erano pronti con i loro barbecue il numero uno di Kkr, Henry Kravis ha annunciato: «Siamo pronti per un'Ipo da 1,25 miliardi». Una decisione presa una settimana dopo il debutto di Blackstone in Borsa. Pochi minuti e Steve Schwarzman gli fa eco: «Gli Hotel Hilton hanno approvato la nostra offerta». La loro è una rivalità costruita negli anni, inasprita di recente. A luglio Blackstone annuncia di aver chiuso il più grande fondo della storia: 15,6 miliardi. In agosto Kkr risponde battendo in volata il rivale nell'acquisto di Royal Philips Electronics. Per la salita al trono quindi bisognerà aspettare, ma intanto un vincitore c'è già: Paris Hilton. Lei con il takeover di Blackstone ha guadagnato 125 milioni di dollari.
postato da: CesareAugusto82 alle ore 10:40 | link | commenti (2)
categorie: finanza
venerdì, 06 luglio 2007

Raddoppiato l'Obolo di San Pietro..

Sono raddoppiate le entrate dell'Obolo di San Pietro, cio'è le offerte dei fedeli che arrivano direttamente al Papa, bypassando diocesi, curie e altre istituzioni.
Nel 2005 erano 59.441.654,64 di dollari mentre nel 2006 sono state di ben 101.900.192,71.
postato da: CesareAugusto82 alle ore 09:54 | link | commenti (1)
categorie: vaticano
giovedì, 05 luglio 2007

Fondi europei per il Vino

Alle aziende vinicole italiane arriveranno ben 164 millioni di fondi europei.....
Io vivo in Franciacorta (nota zona di vini pregiati per chi non lo sapess) e qui le aziende vinicole fanno soldi a palate, quindi perchè mai queste aziende dovrebbero avere diritto a fondi europei??
I fondi all'agricoltura sono vergognosi, alla viticoltura lo sono il doppio visto che con il vino si fanno profitti degni di un aziendas petrolifera.. e io lo vedo tutti i giorni vivendo in mezzo alle aziende vinicole...
postato da: CesareAugusto82 alle ore 17:32 | link | commenti (2)
categorie:

Il Tfr scivola sullo scalone

Troppe incertezze sulle pensioni d’anzianità e sulla previdenza integrativa
Il rinvio della soluzione sullo scalone sta provocando, con l’incertezza, quasi più danni d’una soluzione parziale, come la proposta, che non è stata sino a ora accettata, di uno “scalino” d’un anno d’aumento dell’età pensionabile nel 2007 e di altri due in seguito, sino ad arrivare con incentivi ai 60 anni di età pensionabile. La rinuncia, anche parziale, allo scalone non è sopportabile dai nostri conti pubblici. E l’onere che ne deriva – qualunque sia l’ordine di grandezza – genera una sensazione di iniquità nei giovani e nei contribuenti che ha conseguenze moltiplicative. Anche l’effetto psicologico dell’incertezza circa l’età pensionabile ha un suo costo, che si aggiunge a quello delle eventuali soluzioni di compromesso, che saranno individuate, non si sa quando e come, mediante l’accordo fra i vari membri del governo e le procedure di concertazione senza fine con le varie sigle sindacali. L’incertezza sul futuro pensionistico si ripercuote anche sulle scelte dei lavoratori per l’impiego del Tfr, come previdenza integrativa. Dei 18,9 miliardi di Tfr maturati nel 2007, 11,2 rimangono nelle aziende o nell’Inps, a disposizione dei lavoratori. Solo 7,7 miliardi vanno ai fondi pensione. Di questi solo 6,2 derivano da una scelta esplicita, gli altri vanno ai fondi con il silenzio assenso. Una parte dei lavoratori, come l’asino di Buridano, non ha saputo cosa scegliere. Da un’indagine del Sole 24 Ore emerge che il 55 per cento di quelli che hanno optato per il Tfr si riserva una scelta diversa in futuro, essendo adesso incerto. O, forse, perché non hanno fiducia.
(Articolo tratto da il foglio)
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categorie: politica
mercoledì, 04 luglio 2007

Hit parade dei ricchi:Slim supera Gates

Il boss messicano dei telefoni P arla spagnolo l’uomo più ricco del mondo. Carlos Slim Helu, il magnate messicano della telefonia, con un patrimonio di 67,8 miliardi di dollari ha sorpassato Bill Gates, strappandogli lo scettro di numero uno nella classifica dei Paperoni di tutto il pianeta. La scalata alla vetta del mondo del presidente di America Movil, noto al pubblico italiano per il tentativo di rilevare una partecipazione in Telecom, è stata facilitata proprio dal balzo del 27% registrato dal titolo del colosso telefonico messicano nel secondo trimestre dell’anno. Il tycoon delle tlc, inoltre, ha visto crescere del 20% il valore delle azioni di Grupo Financiero Inbursa, la società di investimento di cui controlla un pacchetto di maggioranza e la presidenza. L’annuncio è giunto sulle pagine del sito messicano di informazione finanziaria, Sentido Comùn, che assicura di avere seguito nel calcolo i criteri della rivista Forbes, il periodico americano che stila ogni anno la classifica degli uomini più ricchi della Terra. «Grazie al rialzo del 26,5% registrato dal titolo di America Movil tra aprile e giugno, Slim, che controlla il 33% nel capitale della più grande azienda telefonica dell’America Latina, è ad oggi più ricco di Bill Gates». Il patron di Microsoft che ha visto crescere nello stesso periodo il titolo della sua azienda dello 5,7%, vanta un patrimonio di 59,2 miliardi di dollari e deve pertanto cedere lo scettro di numero uno, dopo averlo saldamente detenuto nelle proprie mani per oltre dieci anni. Solo tre mesi fa, Carlos Slim era stato protagonista di un altro sorpasso illustre, ai danni di Warren Buffett, presidente di Berkshire Hathaway. La retrocessione al terzo posto dell’Oracolo di Omaha era stata decretata dalla rivista Forbes che con ogni probabilità, consacrerà il primato del magnate messicano nella classifica dei Paperoni del 2007. Carlos Slim Helù, 67 anni, nativo di Città del Messico, è un uomo d’affari che ha costruito la sua ricchezza nell’industria delle telecomunicazioni. Oltre ad America Movil, fondata nel 2000, con una operazione di scorporo da Carso Global Telecom SA, controlla anche Telex e Telcel. Suo padre Julián Slim Haddad Aglamaz, libanese di religione cristiana si trasferì nel 1902 da Jezzine nella capitale messicana dove aprì un emporio chiamato la Stella d’Oriente e successivamente acquistò alcune proprietà immobiliari nel centro della città. Dopo aver sposato l’erede di un altro facoltoso emigrante di origine libanese ebbe sei figli, di cui Carlos è il più piccolo e quello che si è sempre dimostrato più scaltro e vivace. Intrapresa la carriera degli affari sin da giovane, ha costruito un vero e proprio impero finanziario industriale chiamato Grupo Carso, che tra gli altri controlla CompUSA, divenendone dopo 28 anni presidente. E’ stato vicepresidente del Mexican Stock Exchange e il primo presidente del comitato latinoamericano del NYSE, oltre ad aver ricoperto l’incarico di consigliere nei cda di Alcatel, Altria e SBC Communications. A capo di America Movil si è distinto per aver portato a termine alcune importanti operazioni, come l’accordo con Vodafone per la fornitura di servizi, o la tentata conquista di una quota di Olimpia, la holding che controlla una quota del 18% nel capitale di Telecom Italia, alla quale, però, ha dovuto rinunciare.
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martedì, 03 luglio 2007

Vaticano: bilancio Santa Sede, attivo di 21,8 milioni di euro

CITTA' DEL VATICANO - Decisamente positivo il bilancio consuntivo del 2006 della Citta' del Vaticano. Lo scorso anno si e' chiuso in attivo di 21.849.155 euro. Il bilancio consuntivo consolidato della Santa Sede, sempre per il 2006, mostra un avanzo di 2.405.315 euro. I dati sono stati resi noti durante una riunione del Consiglio dei Cardinali per lo Studio dei Problemi Organizzativi ed Economici della Santa Sede, presieduta dal Segretario di Stato, Sua Em.za il Card. Tarcisio Bertone. (Agr)
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Paperoni: Gates cede lo scettro

Carlos Slim l'uomo più ricco al mondo Controlla il colosso della telefonia cellulare latinoamericana, America Movil, e adesso, proprio grazie all'aumento record delle quotazioni di quell'azienda il suo patrimonio è cresciuto tanto da farlo diventare l'uomo più ricco del mondo. Si tratta del messicano Carlos Slim, che ha superato prima Warren Buffett e ora anche Bill Gates, con i suoi 67,8 miliardi di dollari secondo la rivista finanziaria messicana "Sentido Comun".Controlla il colosso della telefonia cellulare latino-americana, America Movil, e adesso, proprio grazie all'aumento record delle quotazioni (+27% da marzo a giugno) di quell'azienda, il suo patrimonio è cresciuto tanto da farlo diventare l'uomo più ricco del mondo. Si tratta del messicano Carlos Slim, che ha superato prima Warren Buffett e ora anche Bill Gates, con i suoi 67,8 miliardi di dollari.
postato da: CesareAugusto82 alle ore 19:23 | link | commenti (1)
categorie: finanza