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Il Blog di Giulio Stevanato

venerdì, 31 agosto 2007

LE FAIDE SBRICIOLANO L'IMPERO PRITZKER…

Gli hotel Hyatt finiscono in mezzo alla faida familiare dei Pritzker. L'affollata dinastia di uno dei gruppi di investitori più in vista in America è da anni in lotta per dividersi l'impero, che vale 20 miliard di dollari. La spartizione delle ricchezze, tra le decine di cugini discendenti del patriarca Nicholas J. Pritzker, immigrato russo che alla fine dell'800 costruì una fortuna come avvocato, ora è arrivata agli Hyatt, tra gli alberghi più escluvisi e lussuosi al mondo. E dopo Harrah's,la catena di casinò e hotel comprata da Tpg e Apollo Mana-gement, la finanza entra anche in un altro grande gruppo alberghiero. I Pritzker venderanno una quota di minoranza, del valore di un miliardo di dollari, a Goldman Sachs. Ma il big di Wall Street condividerà alla pari l'investimento con il miliardario Bob Walton, presidente di Wal-Mart,e uomo d'affariin proprio tramite lafinanziaria Madrone Capital. L'anno scorso la famiglia aveva venduto la compagnia di tabacco Conwood per 3,5 miliardi: insomma, poco a poco, gli eredi stanno smantellando l'impero del defunto Nicholas.
postato da: CesareAugusto82 alle ore 18:20 | link | commenti (1)
categorie: finanza
giovedì, 30 agosto 2007

ACQUISTO QUEENS PARK RANGERS INSIEME AD ECCLESTONE

Flavio Briatore e Bernie Ecclestone sono ormai pronti allo sbarco nel mondo del calcio. Secondo il 'The Times', infatti, il boss della Renault e il patron della Formula Uno stanno finalizzando l'acquisto del Queens Park Rangers, club che milita nella Serie B inglese. Gia' oggi potrebbe esserci l'annuncio dell'accordo, che vede un investimento di circa 40 milioni di euro da parte dei due imprenditori. Con l'acquisto da parte di Briatore ed Ecclestone il QPR potra' risollevarsi dai guai finanziari di questi ultimi anni. I due manager si sono, infatti, impegnati a sanare la situazione debitoria del club londinese, pari a circa 30 milioni di euro, e ad investire altri 15 milioni di euro nella campagna acquisti a gennaio. Inizialmente Ecclestone aveva declinato la proposta di Briatore, perche' piu' interessato ad acquistare delle quote dell'Arsenal. Adesso, nel caso in cui 'Big Bernie' non avesse abbandonato l'idea di investire sui 'gunners', dovra' eventualmente cedere le sue quote del Queens Park, o non superare il tetto del 9,9% di azioni dell'Arsenal.
postato da: CesareAugusto82 alle ore 18:55 | link | commenti (1)
categorie: calcio
mercoledì, 29 agosto 2007

L'AUTO ECOLOGICA, IDEA FISSA DI HAYEK…

L'AUTO ECOLOGICA, IDEA FISSA DI HAYEK…L.Te. per “Il Sole 24 Ore” - Nicolas Hayek, fondatore del gruppo orologero svizzero Swatch, non demorde.Rilancia sull'auto verde,con il progetto di un motore alimentato da una pila a combustibile, che permette di produrre elettricità attraverso idrogeno e ossigeno. Hayek pensa da tempo all'auto ecologica. Da lui venne l'idea della Smart, poi ceduta al partner tedesco Daimler, per divergenze sul prodotto. A Swatch rimase il brevetto per il motore ibrido, cioè sia elettrico che a carburante, che non trovò posto nella Smart. Nei mesi scorsi Hayek aveva ripreso l'idea dell'ibrido. A questo affianca adesso un secondo progetto. Al settimanale elvetico «Hebdo» ha annunciato di voler creare una nuova società, insieme a privati ed ai Politecnici federali. Per produrre appunto un motore a pila a un costo ridotto, pari a circa 6mila euro, nel 2010. Progetto privato di Hayek, ma che facilmente potrebbe coinvolgere le strutture Swatch. Alcune case automobilistiche stanno già sperimentando le pile. La sfida per il vulcanico Hayek è arrivare prima, per poi tentare il matrimonio giusto con la casa giusta.
postato da: CesareAugusto82 alle ore 15:57 | link | commenti
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QUEL SULTANO DEL LAGO DI COMO

QUEL SULTANO DEL LAGO DI COMO – NON SOLO CLOONEY. IL CRESO DEL BRUNEI HA MESSO GLI OCCHIONI SU VILLA D’ESTE A CERNOBBIO: L’OFFERTA PARE SI AGGIRI SUI 280 MLN DI EURO – GLI AZIONISTI DELLO STORICO ALBERGO DECIDERANNO NELL’ASSEMBLEA DEL 1° SETTEMBRE…
A mettere gli occhi su Villa d'Este, storico e splendido hotel sulle rive del lago di Como, sarebbe stato – secondo voci insistenti – il sultano del Brunei, Haji Hassan al-Bolkiah Muizzadin Waddaulah, la cui fortuna viene valutata intorno ai 40 miliardi. Ma accanto a quella dal Brunei sarebbe arrivata – sempre secondo indiscrezioni – anche un'offerta dal Dubai, che ha in corso investimenti per oltre 20 miliardi di dollari nel settore alberghiero.
Al sultano fa capo il gruppo Dorchester – guidato dall'italiano Ricci Obertelli – che possiede una «collezione» di cinque alberghi storici e di gran lusso, di cui due a Parigi, uno a Londra, uno a Beverly Hills (Los Angeles, Usa) e l'ultimo a Milano, il Principe di Savoia. Alla Dorchester non hanno mai fatto mistero che la Penisola piace al sultano e che qualche altra perla italiana starebbe bene nella collezione. Sempre secondo indiscrezioni, l'offerta fatta arrivare ai 500 soci di Villa d'Este potrebbe arrivare anche a 280 milioni di euro (a Villa d'Este fanno capo quattro hotel e la gestione di due ville patrizie), anche se più d'uno tra gli azionisti scommette che lo storico hotel di Cernobbio non passerà di mano; deciderà comunque l'assemblea del 1° settembre.L'arrivo del sultano sulle sponde del Lario rappresenterebbe comunque il coronamento di un riconoscimento senza pari nel mondo per il lago italiano. Negli Usa, ad esempio, la parola «Como» sta diventando sinonimo di ricchezza ed esclusività, tanto che ci sono quartieri residenziali che fanno a gara per utilizzarla.La concentrazione di ricchezza intorno al lago è notevole grazie alle compravendite immobiliari che hanno portato in riva al Lario alcuni tra gli uomini più ricchi del mondo. L'ultima operazione è di casa nostra: Silvio Berlusconi (il cui patrimonio personale è valutato dalla rivista "Forbes" in 12 miliardi di dollari) ha rilevato Villa Belinzaghi a Cernobbio, proprio accanto a Villa d'Este e, secondo indiscrezioni, potrebbe rilevare anche le vicine Villa Schettino e Villa Belgioioso.Ma di inquilini eccellenti il Lario comincia ad averne tanti, accanto a quelli storici come la famiglia Versace, cui fa capo Villa Fontanelle a Moltrasio, o come l'attore americano George Clooney, gran frequentatore del night club Hollywood di Milano. Clooney ha comprato ben due ville: Oleandra e Margherita, a Laglio. Mantre su Torriggia avrebbe messo gli occhi il cantante Sting.
Gli ultimi arrivi in questi mesi sono stati quelli del patron del gruppo Virgin, il miliardario britannico Richard Branson, la cui fortuna viene valuta da Forbes in circa 3 miliardi di dollari. Branson si sarebbe aggiudicato Villa Cassinella a Lenno per circa 18 milioni di euro. Il magnate australiano Rupert Murdoch, valutato da Forbes almeno 9 miliardi di dollari come patrimonio personale, avrebbe rilevato Villa Calvi a Blevio, splendida dimora storica a picco sul lago, non lontana da Villa Cademartori, molto amata dalla cantante Milva. Il magnate russo Roman Abramovich intanto valuta opportunità a Carate Urio. Nel complesso una tale concentrazione di ricchezza fa del solo Lario un'area con un valore che supera di oltre 2,5 volte il Pil di un Paese come il Botswana.Ma la parata dei miliardari non sfila solo sul lago di Como. Il re russo dei metalli, Viktor Vekselberg (10 miliardi di patrimonio secondo Fobres) ha rilevato Villa Feltrinelli sul Garda. La tenuta dei Visconti di Brignano a Bergamo, citata ne «I Promessi Sposi», è stata acquistata dal gruppo Green holding (di proprietà della società lussemburghese Double green) che per 11,535 milioni si è aggiudicata il palazzo dell'Innominato. E mentre cresce l'attesa per sapere chi conquisterà Palazzo Giovannelli a Venezia (si parte da 17 milioni) e Villa ai Ronchi di Forte dei Marmi, appartenuta ai reali del Belgio e messa in vendita dal cantante Andrea Bocelli per una cifra intorno agli otto milioni, a Porto Ercole sull'Argentario un imprenditore belga ha acquistato dalla Broker immobiliare la villa dei reali d'Olanda, L'elefante felice.
Nella Capitale tiene invece banco l'acquisto da parte dell'antiquaria Ida Benucci (presidente dell'associazione romana antiquari) del Villino Astaldi, ai Parioli, ex sede dell'associazione Italia nostra. L'importo pagato è di 12,85 milioni. Altra località nel mirino è Sabaudia dove Abramovich ha trattato Villa Volpi – la richiesta era di 22 milioni – mentre una società del gruppo russo Gazprom ha trasformato in residenza l'ex hotel Torre Paola, pagato quattro milioni di euro. Sempre Abramovich si è mosso in Costa smeralda dove si dice abbia messo a segno un acquisto da 30 milioni, diventando così vicino di casa del re della vodka, Tariko Roustan, che ha acquistato circa due anni fa la villa di Veronica Lario a Porto Rotondo.Intanto cresce il patrimonio immobiliare di Sting che alla Tenuta Il Palagio – cento ettari sulle colline toscane, a 30 chilometri da Firenze – suo rifugio d'elezione, per sei milioni di euro ha acquistato la proprietà adiacente formata da 200 ettari di vigne, oliveti, pascoli e boschi. Qui Gordon Matthew Summer (questo il vero nome dell'ex leader dei Police) ha deciso di produrre un vino rosso di qualità, con un'etichetta che porterà la sua firma. Infine procedono i lavori nell'hotel di Francis Ford Coppola. Il regista, a Bernalda (Matera) dove sono nati i suoi nonni, ha comprato un palazzo storico dove vuole realizzare un albergo con 12 camere.
postato da: CesareAugusto82 alle ore 11:18 | link | commenti (1)
categorie: italia, finanza, lusso
martedì, 28 agosto 2007

GLI SCEICCHI MEDIORIENTALI ALL’ASSALTO DELL’OCCIDENTE

GLI SCEICCHI MEDIORIENTALI ALL’ASSALTO DELL’OCCIDENTE: DAI CASINÒ DI LAS VEGAS A MEDIASET, DALL’AIRBUS ALLA FERRARI - LA NUOVA GENERAZIONE È AGGRESSIVA E SPREGIUDICATA E, DOPO L’11/9, TUTTE LE SUE MOSSE SONO PASSATE AI RAGGI X…
Si sono comprati la gloriosa Queen Elizabeth 2, orgoglio (un po´ datato) della marina civile britannica. Hanno messo gli occhi sui casinò di Las Vegas – puntando 5 miliardi sulla Mgm di Kirk Kerkorian – e sulle Borse scandinave. Hanno piazzato un "chip" da 200 milioni su Mediaset, comprato il 3% dell´Airbus, sono saliti persino (Mubadala con il 5%) a bordo della Ferrari. Gli sceicchi mediorientali, dopo qualche tempo passato a trasformare i loro deserti in metropoli a sette stelle, hanno ripreso negli ultimi mesi la marcia pacifica sulla finanza occidentale. Le armi non gli mancano: otto anni di boom del greggio (volato dai 10 dollari al barile di inizio ‘99 ai 71 di oggi) hanno trasformato gli Emirati in miniere d´oro capaci di macinare 330 miliardi di surplus l´anno e accumulare 1.550 miliardi di riserve. E questo poderoso arsenale in petrodollari è stato messo ora al servizio di un´aggressiva campagna di acquisizioni oltrefrontiera.Dall´era pionieristica di Al Waleed, il primo a espatriare con i suoi blitz su Eurodisney e Citigroup, i tempi sono cambiati. Alle spalle del principe saudita – in affari pure con Silvio Berlusconi – è cresciuta tra le famiglie regnanti una nuova generazione di manager più aggressiva e spregiudicata. Con il cuore e la carta d´identità ben radicati nel Golfo ma il portafogli diversificato sui mercati mondiali. Le cronache degli ultimi mesi parlano da sole sul ritmo e la portata della loro offensiva. Gli Al Thani, monarchi del Qatar, hanno lanciato un´Opa da 18 miliardi per Sainsbury, terza catena di grande distribuzione inglese. La Borsa del Dubai ha sfidato il Nasdaq con un´offerta da 4 miliardi per Omx, i listini scandinavi. Le finanziarie dell´emirato sono entrate nel capitale di Deutsche Bank (2%), Eads-Airbus (oltre il 3%) e del colosso del credito Hsbc («una quota consistente»). La saudita Saudic ha pagato 11 miliardi per rilevare le attività nelle materie plastiche della General Electric. Gli sceicchi di Abu Dhabi – entrati in Mediaset con il 2% – sono sbarcati a Las Vegas a fianco di Kerkorian. Un accordo sottoscritto in Costa Smeralda, buen ritiro estivo di questa nuova e meno austera finanza araba, teatro in luglio anche delle trattative tra gli Al Thani e i soci Sainsbury. Sono tutti investimenti strategici. In aziende solide, non più solo in status symbol. Certo c´è ancora chi, come la Dubai World, firma un assegno di 74 milioni pur di prendere il timone della Queen Elizabeth, destinata ora a una dorata pensione come albergo nelle acque del Golfo. E ci sono emiri che a suon di rilanci milionari hanno spinto a prezzi da fantascienza quadri e gioielli nelle aste di tutto il mondo. Ma il business vero ha preso il sopravvento. E anche qui in Occidente nessuno prende più sottogamba la marea montante degli investimenti mediorientali, 540 miliardi di petrodollari spesi tra Usa (300), Europa (100) e Asia.Questa valanga d´affari non è l´unico segno del boom della rinascita degli emiri. L´altra faccia della medaglia è la diffidenza con cui – dopo i primi entusiasmi – vengono passate ai raggi X le loro mosse. La prima a storcere il naso è stata l´amministrazione Bush, pur storica alleata dei signori del petrolio: quando la Dubai ports ha cercato di comprare per 7 miliardi P&O, il gestore di molti porti statunitensi, il Pentagono ha alzato le barricate. Certo gli sceicchi non sono tutti come Osama Bin Laden, ma la Casa Bianca ha preferito evitare di affidar loro le chiavi delle sue infrastrutture sul mare (finite poi a Goldman Sachs). Il premier tedesco Angela Merkel, dopo i casi Airbus e Deutsche Bank, sta studiando come scoraggiare i blitz di capitali statali esteri, anche russi e cinesi, in aziende del suo paese. Ma di fronte al profumo di petrodollari anche la Germania ha imparato a chiudere un occhio. Airbus deve cedere alcuni impianti in eccesso. E in pole position, pensa un po´, c´è per ora la neonata Dubai Aerospace Enterprise...
postato da: CesareAugusto82 alle ore 22:05 | link | commenti
categorie: finanza

Roma-Lourdes, vola il charter del Vaticano

Accordo tra l'Opera Romana Pellegrinaggi e la Mistral Air di proprietà del Gruppo Poste Italiane
Tra le mete future: Fatima, Santiago de Compostela, la Terra Santa, Czestochowa, la penisola egiziana del Sinai
Roma-Lourdes, vola il charter del Vaticano
Prendono il via i pellegrinaggi in aereo
Ruini: "Cambiano le forme, si riducono i tempi, ma mantiene la sua anima profonda".
LOURDES (Francia) - Una volta il pellegrinaggio si compiva in un tempo lungo. La sua essenza era anche in quella lunga attesa, che separava la partenza dalla meta. Adesso non è più così. Anche i viaggi di devozione verso i luoghi di culto devono essere veloci. Anche i pellegrinaggi sono fast e si fanno in aereo. Oggi è decollato da Fiumicino il primo volo inaugurale in occasione del tradizionale pellegrinaggio della Diocesi di Roma a Lourdes. A bordo, a guidare il viaggio di devozione, c'era il cardinal Camillo Ruini.
Il volo ha suggellato e celebrato l'avvio del nuovo accordo tra l'Opera Romana Pellegrinaggi, l'organizzazione di viaggi religiosi legata al Vaticano, e la Mistral Air, azienda oggi di proprietà del Gruppo Poste Italiane che venne fondata 25 anni fa dall'attore Bud Spencer. L'accordo tra i due operatori durerà cinque anni. I mezzi impiegati saranno dei Boeing 737-300 che in futuro partiranno anche, oltre che da Roma, dagli aeroporti italiani di Verona, Bari, Brindisi, Lamezia Terme, Catania e Ancona. Il nuovo mezzo di trasporto non muta però il senso e il valore spirituale del viaggio nei luoghi sacri della cristianità, assicura Ruini: "Il pellegrinaggio - dice il cardinale vicario e presidente della Opr - oggi cambia le sue forme, riduce i suoi tempi, ma mantiene la sua anima profonda". Il volo per Lourdes è durato un'ora e mezzo, e a bordo c'è stato il servizio di assistenza delle hostess. L'aereo aveva lo stemma pontificio dell'Orp, poggiatesta ai sedili con la scritta "Cerco il tuo volto Signore", e anche momenti di preparazione spirituale e meditazione. I voli charter non saranno solo per Lourdes. Tra gli altri luoghi simbolo per i cristiani di tutto il mondo, gli aerei raggiungeranno anche Fatima, Santiago de Compostela, la Terra Santa, Czestochowa, la penisola egiziana del Sinai. Si stima che nel prossimo anno i passeggeri saranno 150 mila. Oltre ad abbreviare i tempi e a garantire flessibilità nelle partenze, l'accordo con Mistral Air assicura anche costi ridotti per i passeggeri. "Un dieci per cento in meno - ha sottolineato l"amministratore delegato dell'Orp, padre Cesare Atuire - rispetto alle tariffe di mercato".
postato da: CesareAugusto82 alle ore 10:36 | link | commenti (1)
categorie: viaggi, vaticano, pellegrinaggi
domenica, 26 agosto 2007

Cassa piena per TPS

Spiegazione tecnica del boom di entrate, quasi un fatto fisiologico
Le entrate, secondo il ministero dell’Economia sono aumentate più delle previsioni e ciò ha comportato una rettifica di 4 miliardi di euro rispetto alla legge finanziaria per il 2007. Se però si vanno a vedere i criteri con cui erano state effettuate le stime si scopre che erano state fatte in modo anomalo. Si era supposto che le entrate dovessero aumentare del 4 per cento, come il pil nominale, che dovrebbe crescere del 2 per cento, per l’aumento dei prezzi e di altrettanto per l’aumento reale del prodotto nazionale. Tale stima è tecnicamente sbagliata. Secondo i criteri condivisi e tradizionalmente praticati si suppone che le entrate crescano più che in proporzione al prodotto nazionale, perché il sistema tributario è moderatamente progressivo. Nei periodi di congiuntura poco brillante, si stima una elasticità di 1,2 per cento sul pil. Quando c’è una ripresa, l’elasticità delle entrate al pil è attorno allo 1,3-1,5 per cento della crescita del pil. L’aumento delle entrate tributarie sino ad ora è del 6 per cento, rispetto al 2006, al netto dei provvedimenti straordinari. Dunque l’elasticità al pil è dell’1,5 per cento, in linea con i trend normali in periodo di crescita con un ministro delle Finanze che faccia una gestione ordinaria. E’ vero che l’autotassazione per le imposte dirette ha registrato un aumento del 21 per cento, ma considerato che lo scorso anno, quando la ripresa economica era solo iniziata l’aumento era stato del 17 per cento, si può desumerne che questo 4 per cento in più è un mero effetto congiunturale. E dunque le nuove misure nel campo della tassazione immobiliare, degli studi di settore, dei controlli sui conti bancari e nell’anti elusione non hanno sortito effetto positivo. In Germania, con riduzioni della tassazione diretta compensate da pari aumenti nell’Iva, lasciando fare, per il resto, alla congiuntura, il boom delle entrate ha portato al pareggio del bilancio. Da noi, considerando l’enorme attivismo, che, invece, ha che caratterizzato il ministero dell’Economia con il duo Padoa-Schioppa/Visco, sembra che ci sia stato molto rumore per nulla. E lo sforzo fiscale in più è stato annullato da una crescita economica minore. Con uno strascico di malcontento fiscale, che fa male al paese.
postato da: CesareAugusto82 alle ore 18:47 | link | commenti
categorie: politica, economia
venerdì, 24 agosto 2007

La A riacquista tifosi e interesse

Ci saranno 8,3 milioni di fans in più
La bufera post-calciopoli sembra passata, almeno per i tifosi. Secondo uno studio eseguito da StageUp, quest'anno la serie A avrà 8,3 milioni di tifosi in più rispetto alla passata stagione, soprattutto grazie al ritorno nella massima serie di grandi bacini d'utenza come la Juventus ed il Napoli. Anche i ricavi saranno del 23% in crescita, tornando davanti a Liga e Bundesliga nella classifica europea.
Il calcio italiano torna ad avere appeal: tra i tifosi e per gli sponsor. Passato l'anno post-calciopoli, quello senza la Juventus in A e con molti sostenitori disamorati del pallone, ecco che, con il ritorno dei bianconeri, ma anche di Napoli e Genoa, la massima serie torna a piacere. Saranno ben 8,3 milioni in più, i fans che seguiranno il campionato, cioè circa il 55% in più rispetto a quelli della passata stagione. Un dato che viene confermato anche dagli abbonati agli stadi, crescuti notevolmente e con i tesseramenti della maggior parte delle società ancora in corso. Un dato più che confortante, che va aggiunto a quello dei ricavi, sicuramente la voce più importante per i nostri club. Quest'anno ci sarà un giro di affari del 23% superiore rispetto al 2006/07, un dato che riporta la nostra massima serie al secondo posto assoluto al livello europeo. Il primato, quasi irraggiungibile, spetta di diritto alla Premier League inglese, ma l'Italia ha superato (dopo essere stata sopravanzata 365 giorni fa) la Liga spagnola e la Bundesliga tedesca.
postato da: CesareAugusto82 alle ore 20:20 | link | commenti (1)
categorie: calcio
giovedì, 23 agosto 2007

I MAGHI DI HARVARD NON TEMONO LA CRISI…

La crisi dei mutui che si sta ripercuotendo negativamente sui mercati finanziari non sembra, almeno per ora, toccare gli investimenti e preoccupare gli esperti della Harvard University. Il famosoe prestigioso ateneo del Massachusetts, fucina di banchieri e supermanager, nell'anno fiscale terminato in giugno ha visto i propri fondi guadagnare complessivamente il 23% per sfiorare il valore record di 35 miliardi di dollari. Queste performance hanno portato il valore totale degli asset dell'università (calcolando quindi anche voci quali fondi pensione e fiduciari) a quota 41 miliardi di dollari, in rialzo rispetto ai 33,7 miliardi dell'anno precedente. E questo nonostante la perdita di 350 milioni di dollari accusata dall'hedge fund Sowood Capital Management, travolto dalle difficoltà che stanno coinvolgendo il settore dei mutui subprime. A trainare i risultati globali dei fondi dell'ateneo situato alle porte di Boston sono stati gli investimenti effettuati nei settori real estate, mercati emergenti, private equity. Sono state quindi premiate le strategie studiate e messe a punto dagli esperti dell'università: i fondi di Harvard (come del resto quelli delle altre università i cui rendimenti negli Usa risultano mediamente più appetibili dei fondi pensione e dei titoli di Stato) dal 1996 al 2006 hanno reso in media il 15,2% annuo a fronte di un ritorno medio degli investimenti dell'8,9 per cento. Complimenti.
postato da: CesareAugusto82 alle ore 19:35 | link | commenti
categorie: finanza

«ON SALE» ANCHE IL MITICO EMPIRE STATE BUILDING

Entro poco tempo il cartello “vendesi” comparirà anche sull'Empire State Building.Mentre infuria nel Paese la crisi subprime e tutto il mercato immobiliare negli Stati Uniti trema, il grattacielo per eccellenza, simbolo di New York e dell'America, sarà ceduto a un nuovo proprietario. La possibile messa in vendita del grattacielo è una conseguenza della morte di Leona Helmsley. La milionaria americana, deceduta due giorni fa a 87 anni, ha lasciato infatti l'intero suo patrimonio a una fondazione. E tra i beni della defunta ex «regina» degli alberghi ci sono anche gli 86 piani, costruiti negli anni 30 dopo il crollo di Wall Street, che fanno dell'Empire il più alto edificio della città di New York. La fondazione, o gli esecutori testamentari, probabilmente opteranno per mettere sul mercato l'immobile. E anche se la vendita non è direttamente correlata con il terremoto delle Borse, la notizia ha un forte sapore simbolico in un momento di estrema difficoltà dei mercati finanziari e del settore immobiliare. Non sarà affatto simbolica, invece, la transazione perché la cessione testerà la tenuta del mercato commerciale e fisserà per il futuro il valore degli immobili destinati a uffici.
postato da: CesareAugusto82 alle ore 19:34 | link | commenti
categorie: finanza, new york
martedì, 21 agosto 2007

Mediaset d'Arabia

Prosegue la strategia di diversificazione dal petrolio e di investimenti esteri degli Emirati Arabi. Abu Dhabi Investment Authority (Adia), il più grosso fondo d'investimento statale degli Emirati Arabi, possiede dallo scorso 10 agosto il 2,042% di Mediaset, la holding televisiva di Silvio Berlusconi. Lo ha comunicato la Consob.Il fondo, che gestisce un patrimonio stimato tra i 350 e i 600 miliardi di dollari (le autorità dell'Emirato non hanno mai fornito dati ufficiali) è stato fondato nel febbraio del 1977, con l'obiettivo di investire la liquidità in eccesso delle casse del governo in diversi settori, in tutto il mondo, con un basso livello di rischio. L'Adia secondo alcune stime è il secondo investitore istituzionale al mondo dopo la banca del Giappone.Il titolo Mediaset ieri ha perso in Borsa lo 0,9%, contro l'1,49% guadagnato dall'indice Mibtel.



TARAK BEN BERLUSCONI(Adnkronos) - ''In qualche modo faccio l''ambasciatore' dell'Italia visto che sono anni che vado in giro a dire che e' un paese dove investire e che credo nella crescita economica delle aziende italiane''. E' Tarak Ben Ammar, gia' consulente del principe saudita Al-Waleed ai tempi del suo ingresso in Mediaset nel 1995, a commentare cosi' all'Adnkronos l'acquisizione del 2% del gruppo televisivo da parte del fondo di Abu Dhabi Adia. ''In questo caso non ho fatto da consulente -spiega- ma non vedo niente di strano nel fatto che i fondi internazionali credano alla crescita di aziende come Mediaset, Mediobanca, Generali e altre''. In particolare gli investitori di Abu Dhabi, spiega il finanziere franco-tunisino, ''hanno molta liquidita' e le azioni Mediaset sono molto interessanti: a mio giudizio valgono di piu' di quanto sono quotate -spiega- perche' c'e' stata l'operazione Endemol, Medusa e' diventata loro, la Spagna sta andando bene e presto ci sara' un bouquet digitale piu' ricco. Quindi Adia ha guardato a un'azienda che e' sana e ha fatto bene a entrare'', conclude Ben Ammar.
postato da: CesareAugusto82 alle ore 18:19 | link | commenti
categorie: finanza
lunedì, 20 agosto 2007

Ci vuole lo stato

Il professor Prodi elude il problema ’ndrangheta con la sociologia
Pare che la specialità di Romano Prodi sia diventata quella di eludere i problemi con qualche frase evocativa che ha solo l’effetto di spostare l’attenzione dalla durezza della realtà a un mondo rarefatto di buoni sentimenti puramente retorici. L’ultimo esempio di questa attitudine è il suo commento all’inesauribile faida calabrese, segno di una preoccupante incapacità dello stato di far rispettare le sue leggi. Invece di dire che cosa intende fare, se pensa di mandare nuove forze dell’ordine, se vuole impiegare l’esercito, come si è fatto altrove con effetti significativi, se pensa a un intervento straordinario sulle amministrazioni locali a rischio di inquinamento o su quella regionale ancora lacerata dall’insoluto caso dell’assassinio Fortugno, il capo dell’esecutivo si è lanciato in una lirica esaltazione della funzione risanatrice dei giovani in quella terribile situazione. Basta pensare all’effetto che faranno queste frasi sull’opinione pubblica internazionale, e soprattutto tedesca nel caso specifico, per rendersi conto della distanza incolmabile che si dimostra tra la gravità e l’urgenza di una situazione insostenibile e i vaneggiamenti retorici e sociologici proposti in alternativa a interventi concreti. D’altra parte i giovani che vivono in Calabria risentono della condizione generale che pesa come una cappa su molti territori nei quali la presenza dello stato è aleatoria o, peggio ancora, rappresentata solo dallo sfoggio di auto blu di sfrontati esponenti politici. In queste condizioni, l’appello a giovani che non trovano lavoro a causa di un’economia che non decolla per la morsa insopportabile della criminalità che si somma ai costi del clientelismo, un’arretratezza dalla quale non ci si libera senza un forte ancoraggio a una legalità garantita da uno stato che si fa rispettare, appare addirittura beffardo. Le speranze che la protesta dei giovani calabresi dopo l’assassinio Fortugno avevano suscitato sono destinate a disperdersi e rifluire se non si potranno appoggiare su un’azione decisa e crescente dello stato. Quest’azione non c’è stata, e la faida d’esportazione dimostra questo, non la tesi consolatoria che si uccide in Germania per evitare il controllo del territorio esercitato dalle forze dell’ordine in Calabria. E’ vero il contrario: la logica della vendetta, che è l’opposto della giustizia, cresce a dismisura a causa dell’impotenza di uno stato ridotto al ruolo di sociologo.
postato da: CesareAugusto82 alle ore 18:37 | link | commenti
categorie: politica
martedì, 14 agosto 2007

Meglio la Fed della Bce

Tra due politiche monetarie differenti vince la chiarezza americana
Come mai la crisi dei “subprime loans” che è sorta negli Stati Uniti, e che sul mercato finanziario americano risulta sostanzialmente contenuta, ha suscitato sconquasso quando si è propagata su quello europeo, in cui è stata collocata a prezzi scontati una parte di tali prestiti ora in sofferenza? La risposta forse è nella diversità delle politiche monetarie. La Federal Reserve opera con due parametri chiari, tasso di inflazione e di occupazione, per un obiettivo chiaro, che è quello del livello del tasso di interesse. La Fed riferisce periodicamente al Congresso sulla situazione dei mercati e le sue intenzioni. Per quanto i fondi di investimento e le private equity abbiano limitati obblighi di informazione, Wall Street è più trasparente delle nostre borse dati per via degli obblighi di informazione delle società quotate e il riferimento costante ad agenzie di rating. La Bce basa la politica monetaria su due obiettivi, il tasso di inflazione ereditato dalla Banca di Inghilterra, da quelle di Italia e di Francia, e la quantità di moneta ereditata dalla Bundesbank. La sua politica del tasso di interesse – che sembrerebbe di natura monetaristica e quindi ancora più certa di quella della Fed, che considera anche il livello del pil – risulta invece meno chiara e certa. L’obiettivo della quantità di moneta la Bce lo gestisce discrezionalmente. Giovedì ha iniettato cento miliardi di euro nel mercato assetato di liquidità e ieri altri settanta per placare i timori di rischi eccessivi, che forse così ha contribuito a diffondere.
postato da: CesareAugusto82 alle ore 17:22 | link | commenti (3)
categorie: economia
lunedì, 13 agosto 2007

Le due parole nuove di Letta

Natalità e mobilità sono problemi veri, che vengono anche dal ’68
Enrico Letta, sottosegretario alla presidenza del Consiglio e candidato alla segreteria del Partito democratico, ha deciso di proporre la “linea giovani” della collezione autunno-inverno del centrosinistra, e lo fa con un certo stile. Nel presentare il suo documento programmatico, alle logore e onnicomprensive parole d’ordine della liberà e del lavoro, ne ha aggiunte due non prive di originalità, la natalità e la mobilità. C’è da sperare che approfondisca questi temi, specialmente nel momento in cui Massimo D’Alema indica ai giovani come via da ripercorrere quella del ’68. Che cosa c’entra la rivolta giovanile di quarant’anni fa con i problemi attuali di denatalità e di blocco della mobilità sociale? Molto più di quanto non sembri. La contestazione giovanile si è conclusa, in Italia, con una serie di compromessi con le istituzioni “autoritarie”. La famiglia, in primo luogo, ha accettato che i giovani facessero quel che volevano purché restassero in casa, così che adesso ci restano comodi comodi fino a trent’anni, con la mamma contenta di fare la cuoca. La denatalità è conseguenza anche di questo posticipo dei tempi di autonomizzazione dei figli, soprattutto maschi. L’altra istituzione attaccata, quella della scuola, ha risposto anch’essa con il compromesso facilistico. Niente selezione meritocratica, niente studi difficili, niente matematica. Ma se la selezione meritocratica si blocca, funziona solo la cooptazione che rafforza il potere conservatore delle varie caste, bloccando la mobilità sociale, come denuncia il “giovane” Letta.
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lunedì, 06 agosto 2007

La differenza tra Coca Cola e genocidio

In Darfur l’alleanza tra Washington, Parigi e Londra ottiene risultati
L’ambasciatore del Sudan a Washington è quello che due mesi fa ha convocato una conferenza stampa, ha alzato una bottiglia di Coca Cola e ha detto che nel Darfur le milizie arabe non hanno mai ammazzato nessuno, uomo, donna o bambino. “E se continuate a minacciare altre sanzioni, noi bloccheremo l’esportazione di gomma arabica che serve per la preparazione delle vostre bibite”. Con questo, probabilmente, era sicuro di aver fissato un punto inaggirabile. Ma la differenza tra la Coca Cola e il genocidio – per usare la definizione del presidente americano George W. Bush – è ancora chiarissima a Washington, a Parigi e a Londra e, sfortunatamente per l’ambasciatore sudanese, non è negoziabile. Così dopo quattro anni di massacri, almeno duecentomila morti e due milioni e mezzo di persone costrette ad abbandonare i villaggi bombardati e a inseguire la salvezza nel deserto, la nuova alleanza anglo-franco-americana è riuscita a mettere in piedi la più grande missione delle Nazioni Unite della storia: 26 mila Caschi blu, tra cui 7 mila soldati francesi, notoriamente più reattivi e suscettibili delle donne e dei bambini braccati dalle milizie arabe. Resta su Unamid, il nome della forza di peacekeeping, l’ombra della Cina, che ha ottenuto per il governo servo di Khartoum che le truppe potessero soltanto proteggere i civili, ma non disarmare gli aguzzini e nemmeno arrestare i sospetti criminali di guerra. Ma fino a dopo le Olimpiadi di Pechino del 2008, anche i cinesi sono obbligati a fare buon viso.
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venerdì, 03 agosto 2007

BLADY E ROVERSI MORALISTI PER CASO

(Articolo di Aldo Grasso) su cui sono d'accordo al 1000 per 100.
Difficile perdonare loro di aver trasformato le più suggestive località turistiche in una sterminata periferia di Bologna ma è così: cambia il clima, non ci sono più le stagioni di una volta ed è «normale» quindi che Syusy Blady e Patrizio Roversi siano sempre in giro per il mondo a fare gli spiritosi, a raccontarci quello che vedono con il tono della vicina di casa, a incontrare italiani sparsi ovunque che assomigliano loro in maniera impressionante. Quest'anno c'è anche di mezzo la divulgazione, è venuto fuori il demone che li ha sempre accompagnati (insegnare agli altri quello che vedono) e il sociologo Roversi ha deciso che è giunta l'ora di spiegarci Charles Darwin (il padre dell'evoluzionismo), di rifare il viaggio che lo scienziato intraprese col brigantino «Beagle» nel 1831: «Evoluti per caso» (Raitre, lunedì, ore 21.05). Ecco ci mancava proprio la divulgazione che, di solito, in Italia è l'esercizio televisivo con cui si spaccia una ideologia per scienza, con cui si fa del moralismo a buon mercato, con cui si gira il mondo a spese della Rai.
In verità, se ho capito bene, i programmi sono due: Syusy Blady continua a fare quello che ha sempre fatto. Gira, filma, e commenta. Per l'occasione è partita dal Brasile per raccontarci le favelas e le associazioni locali che combattono il degrado e la povertà. Patrizio Roversi invece gira, filma e ci fa anche la morale: le Galapagos diventano così «l'isola degli studiosi» (usando gli stessi caratteri dell'isola dei famosi) e, insomma, bisogna smetterla con le Veline, con Fabrizio Corona, con tutti i più triviali comportamenti che la tv ci inculca ogni giorni per cominciare a immaginare un mondo equo e solidale, a risparmiare energia (facendosi sponsorizzare il viaggio anche dall'Enel), a imbarcare sull'«Adriatica» (una barca totalmente attrezzata per lo sfruttamento delle energie biorinnovabili) professori e studenti di otto università per esporre le teorie evoluzionistiche. Ma cari ragazzi, divertitevi, viaggiate, scoprite posti meravigliosi e smettetela di tormentarvi con la cattiva coscienza. Anzi, di tormentare noi con le vostre mene salvifiche. È il turismo, anche quello per caso, che ha rovinato il mondo.
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giovedì, 02 agosto 2007

Scappano i bomber: non è un segno di povertà

(Interessante articolo di Mario Sconcerti sulle finanze del calcio italiano)
Le difficoltà di mercato del Milan, il tratto basso di molti «grandi» nostri acquisti rispetto a quelli del calcio europeo (si sono mossi Henry, Tevez, Abidal, Torres, Toni, Klose, Ribéry, Nani, Pepe, Malouda) fanno pensare a un nostro ritorno alla povertà.E così? Non credo. Il calcio italiano è vecchio e ha senz'altro problemi in più di quello inglese o spagnolo, ma non è più povero. I tempi che rimpiangiamo erano tempi di debiti.L'Inter ne ha fatti e continua a farne più di tutti; il Milan sembra diverso da pochi mesi e ha il suo vantaggio fiscale liberando i propri deficit in quelli di Fininvest; Roma e Lazio sono arrivati a un passo dal fallimento, Fiorentina, Napoli e Torino sono proprio fallite, il Parma dei grandi è scivolato via con la famiglia Tanzi.Oggi invece, per la prima volta dopo molti anni, tutte le società di A e B hanno da subito i requisiti per iscriversi al campionato. Questo significa che i presidenti hanno fatto una cosa abbastanza inusuale per il nostro calcio: hanno messo soldi loro. Ora è chiaro che se si è deciso di ripianare i debiti si ha meno slancio per gli investimenti. Questo sta succedendo, ma non è un segno pessimo. Anche dal punto di vista tecnico era un mercato senza grandi obblighi. L'Inter è completa e ha comunque comprato molto e bene (Chivu, Suazo e Jimenez e Rivas, per ora). Il Milan ha una squadra difficile da migliorare e comunque ha stanziato cinquanta milioni per Pato e Baptista. La Juve ha comprato molto, perfino la Roma è tornata a fare mercato.La vera novità del calcio italiano viene dalle squadre medie piccole dove i vecchi equilibri sono stati ribaltati dall'arrivo dei diritti tv. Non avendo l'obbligo di essere troppo competitive, quel tipo di squadre sono adesso aziende addirittura attive. I diritti di Mediaset e Sky portano molti più soldi di quanto i loro presidenti abbiano mai potuto mettere. Infatti si è allargata una figura inconsueta, quella del presidente di professione di cui Anconetani e Gaucci furono i precursori. Segno che l'affare esiste.È in questa fascia di squadre che il calcio italiano è più fragile rispetto agli altri. Noi siamo forti ai vertici, scompariamo nel resto da anni proprio perché i risultati diminuiscono via via che si cerca più il profitto del calcio. Non è questo un giudizio morale, ognuno fa quel che crede, è solo un dato facilmente osservabile. È stata la debolezza delle squadre medio-piccole la vera diversità, quella che ha reso prevedibile il campionato degli ultimi anni. Troppa la differenza con le grandi.Non solo non sono arrivati giocatori importanti, ma italiani importanti sono andati all'estero (Toni, Bianchi, Lucarelli, Rossi). Questo è stato visto come un altro segnale di debolezza. A me sembra invece un buon sintomo e forse perfino un inizio di soluzione. I campionati esteri sono quella terra di mezzo che in Italia adesso non abbiamo. Tranne Toni, caso a parte, gli italiani che sono partiti sono tutti giocatori che erano grandi per le piccole squadre e piccoli per le grandi. Serviva quel mercato di mezzo che appunto in Italia non c'è. Ma è sbagliato preoccuparsi se finalmente riusciamo a esportare.Non ci sarà mai vera espansione senza allargarsi al mercato europeo. Su 736 giocatori iscritti all'ultimo Mondiale un terzo veniva dal campionato inglese. L'Italia era l'unica con l'Arabia Saudita ad avere solo giocatori del proprio campionato. Semmai dovremmo preoccuparci di capire perché molte volte gli italiani vanno male all'estero. Quello è il vero limite. Il rischio di venire globalmente «tagliati».È vero che abbiamo ancora molto da imparare dagli altri. Gli inglesi hanno una banca che sponsorizza la Premier con 60 milioni. Tutte hanno stadi di proprietà, molte hanno multinazionali che pagano perché gli stadi si chiamino con i loro nomi. Alcuni paesi hanno vantaggi fiscali. Molto si sta però muovendo anche in Italia.Si cercano i soldi per gli stadi. Si cerca di vendere di più e meglio il nostro calcio alle televisioni dei grandi paesi, il prossimo campionato sarà visto in Cina e in India. Si cominciano ad avere rapporti diversi con le banche, meno ufficiali, più penetranti e partecipativi. Si guarda ad esempio con grande attenzione alla vertenza tra Manchester e West Ham per Tevez. Vincesse il Manchester, cioè potesse essere proprietario di un calciatore anche una società privata e non solo una calcistica, si aprirebbero orizzonti per un leasing istituzionalizzato con grandi banche. Le società non avrebbero qualche giocatore iscritto come patrimonio, ma non avrebbero nemmeno il debito del suo acquisto. E nelle regole federali, per ogni euro che diventa debito bisogna fatturarne tre e mezzo. Come a dire che per coprire l'auspicabile acquisto di Eto'o, il Milan dovrebbe fatturare altri 175 milioni!In conclusione è un calcio italiano che si è rimesso in carreggiata e comincia a capirsi come azienda. Ha più idee che risorse, ma è l'unico tra i grandi campionati ad avere ancora possibilità di avventura. Dagli stadi al merchandising, dalla televisione agli sconti fiscali, gli altri hanno già avuto tutto.Ora può toccare a noi.
postato da: CesareAugusto82 alle ore 09:50 | link | commenti (1)
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