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Il Blog di Giulio Stevanato

domenica, 30 settembre 2007

ABU DHABI SCALA LE MONTAGNE RUSSE

S. Fi. per “Il Sole 24 Ore” - Borse, private equity, finanza e adesso anche cinema e montagne russe. Ormai Abu Dhabi, la capitale degli Emirati Arabi Uniti, piccolo ma ricchissimo stato del Golfo Persico, è sempre più l'Eldorado per la business community americana.Dopo l'ingresso di Mubadala nel maxi-fondo Usa Carlyle, l'acquisto da parte della Borsa di Dubai del 28% del London Stock Exchange in mano al Nasdaq, l'ultimo a fare affari con l'Emirato è il colosso Warner Bros: il gruppo multimediale statunitense, che spazia dal cinema alla tv via cavo e alla musica, ha firmato un accordo commerciale con una compagnia statale di Abu Dhabi per costruire multi-sala e parchi di divertimento. Le due società hanno deliberato di investire complessivamente un miliardo di dollari per tutti i progetti, tra cui anche due fondi, uno dedicato ai film e un altro ai videogiochi. Tutti ci guadagnano: la Warner Bros intende rafforzarsi in un'area strategica come il Medio Oriente, mentre gli Emirati Arabi Uniti, grazie anche allo sviluppo di Dubai, puntano ad affermarsi come una meta turistica internazionale e ad attrarre la pregiata clientela occidentale.
postato da: CesareAugusto82 alle ore 17:06 | link | commenti
categorie: finanza, emirati arabi
sabato, 29 settembre 2007

Più forti dei subprime

At&t investe in India, e si prepara a Cina, Vietnam e penisola arabica
Potrebbe sembrare che, data la crisi dei subprime immobiliari e la decelerazione della crescita del pil che ha indotto la Federal Reserve a ridurre i tassi, il sistema capitalistico americano stia ora ripiegando le ali. Ma chi pensasse ciò commetterebbe un errore. Le grandi imprese statunitensi non hanno ridotto le proprie ambizioni. Il fatto che il mercato interno, dopo tanti anni di espansione, stia attraversando una fase di assestamento e non possa più dare gli utili del passato, induce l’industria americana a diversificare le aree geografiche per la sua crescita, mantenendo inalterato l’obiettivo globale di aumento del fatturato. Così At&t, la maggiore impresa telefonica del mondo per fatturato e valore di Borsa, ora annuncia che farà una strategia di acquisizione di imprese nel settore della telefonia senza fili indirizzata prioritariamente all’India, in cui all’inizio del 2007 vi erano circa cento milioni di utenti di telefonini ma se ne prevede mezzo miliardo entro il 2010. La spiegazione data da Randall Stephenson, amministratore delegato di At&t è molto chiara: “Ho bisogno di un flusso di molti miliardi di dollari per muovere la lancetta della mia macchina e considero questa una opportunità da molti miliardi di dollari”. Gli altri paesi che At&t sta considerando per i suoi investimenti internazionali, per far muovere la lancetta del contachilometri sono la Cina e, inoltre, il Vietnam, l’Arabia Saudita, il Kuwait e Dubai. Questi ultimi soprattutto per le utenze industriali e finanziarie di rete mobile e fissa, per la trasmissione di dati e voce a largo raggio. Mentre un tempo questo gigante telefonico, per le iniziative in paesi diversi dagli Usa era prevalentemente interessato a quote di minoranza delle società, per realizzare collaborazioni con gli operatori locali, ora mira al controllo, perché alla base del “movimento della lancetta” non vi è la mera acquisizione di fette di mercato, c’è la politica di investimento ad alto contenuto tecnologico delle società partecipate. Questa comporta grossi capitali, oltre a grosse capacità industriali. Ed evidentemente, negli Stati Uniti, la crisi dei subprime non ha prosciugato le fonti di finanziamento di chi ha capacità e piani come At&t.
postato da: CesareAugusto82 alle ore 14:00 | link | commenti
categorie: industria
venerdì, 28 settembre 2007

Le parole della tragedia birmana

Soltanto Bush raccoglie davvero e subito il grido “democrazia” dei monaci
Nella tragedia birmana c’è chi vuole fermare gli assalti dei soldati e chi la marcia dei buddisti, ci sono parole forti e parole deboli. Bush, per esempio, la chiama “Birmania” già da prima che i monaci scendessero in piazza per gridare “democrazia” (parola fortissima, spirituale e reale) contro il regime corrotto e feroce dei militari che pretendono di affondare un popolo nel loro “Myanmar”, che danno la caccia ai giornalisti, che sventrano i monasteri, arrestano e uccidono i monaci colpevoli di aver avviato una protesta pacifica e libertaria. L’America del presidente che ha fatto della democrazia la sua strategia di politica estera invita le nazioni che possono esercitare influenza sulla Giunta a far qualcosa per fermare il massacro, per aiutare quella popolazione che aspira legittimamente a un futuro libero e si batte per averlo con la nonviolenza. E subito, l’America, aggrava le sanzioni, bracca i soldi di 14 alti dignitari di quella banda di colonnelli faccendieri che sparano ad altezza uomo contro monaci che in mano hanno ciotole vuote. E subito, l’America, appare la sola nazione a rispondere davvero al grido. Non è questo un caso di scuola per spiegare quando si deve e si può esercitare una forte ingerenza umanitaria? Sì. Non bastano le vigorose pressioni, vanno denunciati i balletti da Guerra fredda all’Onu, con russi e cinesi intenti a limare le parole deboli delle risoluzioni di condanna e a scongiurare altre sanzioni. Possibile che l’Europa e l’Italia sappiano solo manifestare “preoccupazione” (parola debole)?
postato da: CesareAugusto82 alle ore 16:11 | link | commenti (2)
categorie: politica

L’Italia all’Onu parla d’altro

Prodi non dice nulla sulle crisi internazionali per evitare crisi interne
Non avere una politica estera non è mai una bella cosa, non averla per poter tenere in piedi la maggioranza di governo è peggio, non solo per il paese che ne è sprovvisto ma anche per il presidente del Consiglio che se ne fa portatore. Il discorso di Romano Prodi, martedì notte, all’Assemblea generale delle Nazioni Unite è stato emblematico sia della debolezza esterna del nostro paese sia degli scricchiolii interni della maggioranza di centrosinistra. Anziché affrontare i temi all’ordine del giorno – in un’aula che poche ore prima aveva ascoltato George W. Bush parlare di democrazia e libertà e accusare la giunta militare birmana, poi Nicolas Sarkozy avvertire il mondo dei pericoli del nucleare iraniano e infine Mahmoud Ahmadinejad delirare contro le forze sioniste e imperialiste – il nostro premier ha svolto un compito formale sul tema delle Nazioni Unite, sulla pena di morte, sull’ambiente, sullo sviluppo dell’Africa, arricchendolo di un paio di frasi di circostanza sulla presenza in Libano e puntando sull’unica vera questione che interessa la nostra diplomazia: l’antica battaglia contro l’allargamento del Consiglio di sicurezza alla Germania. Prodi, per dire, non ha mai pronunciato la parola “Iran”, non ha mai detto “nucleare”, non ha fatto conoscere la posizione italiana sulle sanzioni, non ha mai citato l’Iraq, non ha mai affrontato il tema Afghanistan, non ha nemmeno sfiorato la crisi birmana. Insomma, nel burocratico discorso prodiano sulle virtù del multilateralismo, sono mancati i contenuti dell’azione multilaterale, era completamente assente un’idea di politica estera e non c’era l’interpretazione italiana delle crisi globali della nostra epoca. L’unica cosa degna di nota del suo discorso, cioè la nobile idea di far approvare una moratoria universale della pena di morte, è apparsa velleitaria e ancora molto lontana dall’ipotesi di successo. Soprattutto è sembrata una battaglia estemporanea, una posizione facile e senza alcun rischio politico sul piano interno, certamente non un tassello di una più ampia dottrina politica a favore dei diritti, della libertà e della democrazia nel mondo. Soltanto un anno fa, Prodi e il ministro degli Esteri Massimo D’Alema erano andati all’Onu con l’idea di poter contribuire a far uscire il mondo dalle secche in cui l’aveva costretto la politica unilaterale americana. Il premier aveva incontrato Ahmadinejad, il ministro era convinto di poter dire la sua nella trattativa sul nucleare con gli ayatollah. Entrambi avevano puntato sulla crisi americana e sulla leadership francese. Un anno dopo, la Francia sta con Washington, più di quanto ci stava l’Italia ai tempi di Silvio Berlusconi. E, per sopravvivere, Prodi è costretto a parlare d’altro.
postato da: CesareAugusto82 alle ore 10:36 | link | commenti
categorie: politica, onu

Sovversivismo della classe dominante

La sentenza di Cagliari viola la legge, ma piace al pensiero unico laicista

La sentenza di Cagliari, che autorizza la diagnosi preimpianto in modo da consentire la selezione genetica, viola in modo esplicito una legge dello stato, quella che regola la procreazione assistita, votata dal Parlamento e confermata dagli elettori chiamati ad abrogare proprio quel comma della legge da un quesito referendario e confermata da una sentenza di merito della Corte costituzionale. Prima che eventuali nuovi livelli di giudizio riformino una sentenza palesemente contraria alla legge, il suo dispositivo sarà applicato. I passi successivi saranno importanti dal punto di vista giuridico, ma inefficaci sulla sorte concreta degli embrioni sottoposti a questa pratica selettiva illegale e immorale. In questa occasione, però, quelli che ad ogni piè sospinto si richiamano all’esigenza del “rispetto delle regole” sono, nella migliore delle ipotesi, ammutoliti.
Per i sostenitori del pensiero unico scientista, infatti, le regole da rispettare sono solo quelle che convengono. La classe dominante, in questo caso quella che su tutta la grande stampa aveva sostenuto il referendum contro la regolamentazione della fecondazione assistita, sceglie la via della sovversione, cioè della disapplicazione della legge, quando gli conviene. E’ un vizio antico, già denunciato ottant’anni fa da Antonio Gramsci. In Italia la classe dominante, che non è in grado di affermarsi come classe dirigente perché troppo distante dalla sensibilità popolare, invece di dettare legge la trasgredisce impunemente. Sarà un caso, ma il rivoluzionario sardo indicava come ragione principale di questa situazione la ristrettezza del consenso delle istituzioni sabaude, dal quale era esclusa la grande massa della popolazione rurale cattolica, per la questione romana ancora aperta. Oggi quella questione è chiusa, ma la classe dominante che si considera detentrice del pensiero unico continua a considerare l’orientamento prevalente a livello popolare come un intralcio fastidioso e le leggi che ne portano il segno regole cui è lecito sottrarsi. Sovversivamente.

postato da: CesareAugusto82 alle ore 10:35 | link | commenti (1)
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"Le banche aiutino il microcredito"

Margherita Agnelli, un fondo da 700 mln Dopo le polemiche sull'eredità del padre, torna a parlare Margherita Agnelli. Questa volta però per chiedere aiuto alle banche italiane per avviare in Italia progetti a sostegno del microcredito femminile. Lo fa da Oslo, dove partecipa al Forum sulla "Leadership globale" femminile organizzato da Women's International Networking (Win). "Spero di avviare un dialogo sul microcredito con i vertici del sistema bancario italiano", ha sottolineato, senza rilasciare nessuna dichiarazione sulla vertenza testamentaria della famiglia."Ho cominciato a discutere di microcredito nel 1998 e dal 2000 ho cominciato a investire: i nostri progetti riguardano 34 Paesi emergenti dove abbiamo rapporto di collaborazione con 100 micro banche per fornire alle donne gli strumenti per sollevarsi dalla povertà e dare istruzione e cure ai propri figli" ha ridadito la figlia dell'Avvocato, che attraverso Blue Orchard, fondo d'investimenti può contare su un patrimonio investito di 700 milioni di dollari."Tra i partecipanti al fondo ci sono banche d'affari del calibro di Citibank, Hsbc, Jp Morgan e i Rothschild di Ginevra attraverso il fondo Saint Honore - ha spiegato -Inoltre figurano investitori privati, tra cui famiglie e singole persone, che hanno ritenuto questo progetto interessante e da sostenere".
postato da: CesareAugusto82 alle ore 10:25 | link | commenti
categorie: finanza
martedì, 25 settembre 2007

Barcellona: il «Camp Nou» cambia volto

La ristrutturazione costerà 250 milioni di euro
L'architetto inglese Foster rinnoverà il mitico stadio catalano che nel 2012 passera da 98000 a 106000 posti. Ispirandosi a Gaudì
BARCELLONA (SPAGNA) - In mezzo secolo di storia l'hanno calcato i più grandi calciatori del mondo. Campioni come Cruyff, Maradona e Ronaldinho. Ed è stato inoltre anche il teatro della grandiosa cavalcata della nazionale azzurra verso la conquista del mundial del 1982. E'il «Camp Nou» di Barcellona, lo stadio più grande d'Europa, che per festeggiare i suoi primi 50 anni si concede un lifting da 250 milioni di euro.
CAMBIAMENTI - Il progetto di ristrutturazione è stato affidato al famoso architetto inglese Norman Foster, già autore di celebri opere come il «Millennium Bridge» di Londra, la ristrutturazione dello stadio di Wembley e la modifica dei terminal dell'aeroporto internazionale di Pechino. Secondo quanto hanno affermato i dirigenti della squadra catalana lo stadio cambierà volto. La parte esterne sarà completamente ricoperta di piastrelle a mosaico multicolore: alcune saranno blu e scarlatte, come i colori del team della squadra blaugrana e altre rosse e gialle, come i colori della bandiera della Catalogna. PRESENTAZIONE - Alla presentazione del progetto, alla quale hanno partecipato non solo i dirigenti e i calciatori odierni, ma anche il team della squadra catalana del 1957 (anno dell'inaugurazione del Camp Nou), il settantaduenne architetto Foster ha affermato di essersi ispirato al "trencadis", una tecnica centennale del mosaico, resa celebre dal grande artista spagnolo Gaudì, le cui opere sono presenti in tanti angoli della città. L'architetto ha specificato di non voler cambiare le geometrie dello stadio, disegnate a suo tempo dall'artista catalano Francesc Mitjans i Miró. Tuttavia i cambiamenti riguarderanno la capacità dello stadio e la parte esteriore. Infatti a opera conclusa il Camp Nou potrà ospitare 106.000 persone contro i 98.000 odierni. Inoltre nella parte esterna si potranno ammirare grandi pannelli di vetro e di policarbonato che cambieranno continuamente colore LAVORI - Il presidente del Barcellona Joan La Porta sembra entusiasta del nuovo progetto: «E’ una straordinaria idea quella di Foster» ha commentato. «Così il nostro stadio diventerà un’opera architettonica internazionale». I lavori inizieranno nel 2009 e dovrebbero concludersi nel 2012. Ma i tifosi del Barcellona non devono preoccuparsi: la società ha fatto sapere che tutti gli incontri del team catalano continueranno a svolgersi al Camp Nou e i lavori non impediranno al team blaugrana di giocare in questo vero e proprio tempio del calcio moderno.
postato da: CesareAugusto82 alle ore 10:59 | link | commenti
categorie: sport, architettura, spagna, barcellona, stadi
lunedì, 24 settembre 2007

L'APPEAL AUSTRIACO DEL SEGRETO BANCARIO…

L'APPEAL AUSTRIACO DEL SEGRETO BANCARIO…
R. Fi. per “Il Sole 24 Ore” -
Cresce il turismo degli italiani in Austria e cresce anche l'interesse suscitato da alcune banche locali che pubblicizzano, rigorosamente in italiano, il fascino del locale segreto bancario definito «su scala internazionale uno dei migliori del mondo». Sono stati turisti tornati dalle vacanze in Austria - ha riportato l'Ansa – a diffondere la notizia della pubblicità in italiano dalla Cassa Rurale di Sillian, un paesino di 3mila abitanti sulla montagna poco più in là del confine italiano, nella quale si invita ad aprire un conto cifrato avvertendo che «tribunali stranieri potranno richiedere informazioni bancarie solo in ambito di un trattato d'assistenza giudiziaria tramite un tribunale austriaco».

Insomma, il segreto bancario dell'Austria rischia di far morire d'invidia la Svizzera, dato che la legge che lo stabilisce è addirittura di rango costituzionale e dato che di recente una sentenza dell'Alta corte amministrativa federale ha posto ulteriori, solidi limiti ad eventuali indagini di Paesi esteri. E qualche protesta dalle altre banche comincia ad arrivare: istituti di credito tedeschi lamentano fughe di capitali causate dalla pubblicità, definita eccessivamente aggressiva, degli rivali austriaci che puntano sui clienti stranieri.
postato da: CesareAugusto82 alle ore 16:45 | link | commenti
categorie: finanza, austria

I MILIARDARI POVERI D'AMERICA…

Miliardari ricchi e miliardari poveri. La nuova classifica di Forbes delle 400 maggiori fortune americane ha rappresentato un cambio della guardia: alle spalle dei soliti Bill Gates e Warren Buffett, avanzano i nuovi re della finanza, i gestori di hedge fund e i protagonisti del private equity che rappresentano più della metà dei nuovi entrati nella classifica di Forbes del 2007. Il più giovane dei 400 è adesso un manager di hedge, il 33enne John Arnold ex trader della Enron. E tra i neoarrivati spicca il gestore John Paulson, che ha guadagnato un miliardo con scommesse azzeccate sulla crisi del subprime. In classifica si impongono inoltre i signori della tecnologia: i fondatori di Google, Sergey Brin e Larry Page, entrano di prepotenza nei primi dieci (al quinto posto). Gli espulsi sono personaggi altrettanto famosi e quasi altrettanto ricchi: la soglia minima del club dei super-ricchi, 1,3 miliardi, 300 milioni più dell'anno scorso, ha condannato all'oblio una nuova classe di 82 miliardari “poveri”, dal presidente di Starbucks Howard Schultz al fondatore di Aol Steve Case e all'ex amministratore delegato di Walt Disney Michael Eisner.
postato da: CesareAugusto82 alle ore 16:43 | link | commenti
categorie: stati uniti, finanza

NY, METRO WI-FI

A New York i cellulari arrivano anche dentro la metropolitana. Dopo l'aereo, dove in futuro si potrà parlare al telefonino, anche uno degli ultimi spazi risparmiati dall'invasione di suonerie polifoniche e trilli di varia natura sta per capitolare. Per il momento sarà possibile utilizzare gli apparecchi soltanto nelle banchine e negli spazi d'attesa dentro le stazioni, e non direttamente all'interno dei vagoni.Entro due anni le prime sei stazioni saranno collegate wireless per poi estendere il servizio a tutte le 277 fermate della città. Al di là delle polemiche tra difensori della quiete e telefonino-dipendenti, i cellulari nella Subway sono un business: la società che ha vinto l'appalto, la Transit Wireless, ha battuto una super-cordata composta dai big Sprint e Verizon e spenderà fino a 200 milioni di dollari per mettere in piedi la rete.Nelle tasche del sindaco Michael Bloomberg, convintosi dell'utilità del servizio dopo che ai primi di agosto migliaia di pendolari sono rimasti bloccati nelle stazioni per colpa di allagamenti, finiranno invece quasi 50 milioni.
postato da: CesareAugusto82 alle ore 16:41 | link | commenti
categorie: tecnologia, new york
domenica, 23 settembre 2007

Meglio gli arabi delle fondazioni

La Borsa inglese preferisce Dubai e Qatar all’idea del Montepaschi in casa
Il 48 per cento della società che possiede la Borsa di Londra, la London Stock Exchange (LSE), appartiene ora a due operatori finanziari arabi. Si tratta di Dubai Borse, che ha comprato il 28 per cento di LSE – apparteneva a Nasdaq che l’aveva messo in vendita, perché non riusciva, da questo piedistallo, ad assicurarsi il pacchetto di controllo; e di Qatar Investment Authority (QIA) che ha rastrellato, nel giro di pochi giorni, il 20 per cento delle azioni di LSE, perché invidiosa della posizione che la rivale Dubai Borse si era assicurata sul mercato finanziario londinese. A quanto pare la maggioranza di LSE ha visto con piacere e forse favorito l’acquisto del pacco di azioni del 20 per cento che la società finanziaria del Qatar ha effettuato, in quanto la considera come un socio passivo, che non si alleerà con i rivali di Dubai. Va aggiunto che la maggioranza di LSE aveva un potere di veto sul passaggio del pacchetto del 28 per cento da Nasdaq a Dubai Borse (che non ha esercitato). E’ degno di nota che quasi metà del maggiore operatore finanziario della City sia passato in mani arabe senza che vi sia stata alcuna obiezione degli inglesi, chiaramente interessati ai petrodollari. Ma è ancor più degno di nota il fatto che la maggioranza di controllo di LSE che non ha opposto alcun veto a Dubai Borse – e che ha favorito il rastrellamento di azioni da parte di QIA – aveva poco prima opposto un fermo veto all’acquisto di una quota da parte della Fondazione bancaria del Monte dei Paschi di Siena e a quello, in via di perfezionamento, da parte di altre Fondazioni bancarie italiane (nel quadro della fusione fra LSE e Borsa italiana). Borsa italiana, rilevando il 28 per cento delle azioni che Nasdaq aveva messo in vendita, sarebbe diventata socia di minoranza di LSE. La tesi che gli inglesi abbiano posto il veto temendo che gli italiani potessero acquistare la maggioranza di LSE, addotta per la retromarcia inglese sul progetto Londra-Milano, non regge. Gli arabi erano avidi di una fetta di LSE. Il fatto è che gli inglesi non hanno gradito la prospettiva di avere MPS in casa. La telefonata di un segretario Ds a Siena con la domanda “abbiamo una Borsa”? li avrebbe forse infastiditi.
postato da: CesareAugusto82 alle ore 10:38 | link | commenti
categorie: finanza
sabato, 22 settembre 2007

Una Los Angeles nel futuro del Nordest

Il Nordest che passa dal modello dei distretti a quello delle reti delle medie imprese, trova nella generazione dei "quarantenni" i possibili protagonisti di questa nuova fase. Dal modello dei campanili che fu dei loro padri, il piccolo e bello, alla costruzione di una Los Angeles che va dal Garda fino alla Slovenia. Una metropoli policentrica di oltre 7 milioni di abitanti che urbanisticamente già esiste, ma che manca di tutte le infrastrutture ed i servizi che possono permettere al tessuto produttivo di evolversi e di competere. Alta velocità, collegamenti metropolitani veloci, poli fieristici, aeroportuali, centri di formazione di eccellenza. Come realizzare la metropoli se non con un forte progetto capace di catalizzare le energie finanziarie, imprenditoriali, culturali e politiche? Se il Nordovest ha saputo rinnovarsi attraverso Genova Capitale Europea della Cultura, Torino delle Olimpiadi e punta alla candidatura di Milano per l’Expo, i quarantenni del Nordest ambiscono a realizzare nel 2019 quella che lo scorso anno Rutelli, con la benedizione del governatore Veneto Galan, ha definito la Capitale policentrica della cultura. Quello che la classe dirigente di allora, i De Michelis ed i Bernini, non riuscirono a fare, e cioè la modernizzazione del Veneto attraverso l’Expo, lo provano a fare oggi i quarantenni.Questa la sfida alla base del secondo meeting delle nuove classi dirigenti del Triveneto che si riuniranno venerdì e sabato prossimi alle porte di Vicenza, a Villa Valmarana Morosini, sede del Cuoa il Centro universitario di organizzazione aziendale. L’idea parte dal mensile Nordesteuropa.it, dalla Fondazione Nord Est, dal Cuoa e dai giovani industriali del Triveneto che nella seconda edizione del "Meeting delle nuove classi dirigenti" sono riusciti a riunire, in due giorni di confronto un parterre composto da Alessandro Profumo, numero Uno di Unicredit, Roberto Maroni, capogruppo della Lega Nord alla Camera, Enrico Letta, sottosegretario alla Presidenza del Consiglio e il ministro dello Sviluppo economico della Slovenia Ziga Turk. Ma sopratutto i "pezzi da novanta" del Nordest: capitani d’industria, creativi, avvocati di grido e dirigenti pubblici come Irene Gemmo, presidente di Veneto Sviluppo, banchieri come Carlo Fratta Pasini e Divo Gronchi, Enrico Marchi ai vertici dello scalo aeroportuale veneziano, Giovanni Mantovani e Andrea Olivi direttori rispettivamente di Veronafiere e Padovafiere, Pietro Del Fabbro vicepresidente e amministratore delegato di Autovie venete, Massimo Calearo, presidente di Federmeccanica ed Andrea Tomat, presidente degli industriali di Treviso. (a. car.)
postato da: CesareAugusto82 alle ore 11:24 | link | commenti
categorie: economia
venerdì, 21 settembre 2007

LA BORSA DI ALLAH

LA BORSA DI ALLAH - I PETROLDOLLARI DEGLI ARABI SCALANO LE BORSE OCCIDENTALI (SARA’ CONTENTO BIN LADEN) - DUBAI ENTRA NEL NASDAQ (19,9%) E CONTENDE LONDRA AL QATAR – L’ACCORDO: DUBAI RILEVI IL CONTROLLO DI STOCCOLMA PER 1,7 MLD $ PER POI GIRARLA A NEW YORK I petroldollari degli emirati arabi del Golfo alla conquista delle Borse europee e americane. Non per comprare titoli quotati, ma per investire direttamente nelle società di gestione delle piazza finanziarie.Con una doppia mossa destinata a cambiare strategie e alleanze finanziarie nelle economia occidentali, Qatar e Dubai (Emirati Arabi Uniti) sono diventati azionisti di riferimento delle Borse di New York, Londra e Stoccolma, con ricadute che interessano anche la milanese Piazza Affari. La prima clamorosa novità è stata comunicata nella mattinata di ieri: la società governativa che possiede la Borsa di Dubai ha rilevato il 19,9% del capitale del Nasdaq, la piattaforma dei titoli tecnologici di Wall Street e, contemporaneamente, ha acquistato dallo stesso Nasdaq il 28% delle quote del London Stock Exchange - il terzo mercato al mondo per numero di operazioni giornaliere - che erano in mano alla società newyorchese. Lo scambio, in verità, è anche più complesso visto che il Nasdaq, a sua volta, diverrà socio al 33% del listino del paese del Golfo e manterrà comunque un piede nel capitale della Borsa di Londra con il 3,5% delle quote.In questo modo, il Nasdaq ottiene il via libera per la scalata a Omx, la Borsa con sede a Stoccolma che tratta i titoli di tutte le piazze scandinave e delle tre repubbliche baltiche (Estonia, Lettonia e Lituana), considerato un trampolino di lancio fondamentale per l´espansione dei mercati emergenti dell´est europeo. A questo punto l´attacco a Omx non verrà da duellanti, ma da alleati. L´accordo, molto elaborato, prevede che Dubai rilevi il controllo della piazza di Stoccolma per 1,7 miliardi di dollari per poi girarla a New York.Tutto a posto? Per nulla, visto che soltanto poche ore dopo, è scesa in campo il Qatar Investiments Autorithy, un fondo creato dallo stato arabo, che può contare su 40 miliardi di dollari da investire in giro per il mondo. Prima ha avvisato i soci di Omx a non prendere decisioni affrettate, poi ha lanciato la sua doppia contromossa. Da una parte ha informato gli interessati, ma di fatto tutta la comunità finanziaria mondiale, di essere salita al 20% del London Stock Exchange comprando due pacchetti del 10% ciascuno da due fondi americani e poi di aver rilevato il 9,98% di Omx, a prezzi superiori rispetto a quelli che intendono offrire i rivali dell´accoppiata Nasdaq-Dubai.Quali sono le strategie del governo di Doha: in una nota è stato spiegato che Stoccolma fa parte della strategia di acquisizione di «partecipazioni di sostegno nelle Borse europee». Anche se, per il momento, non pare vi sia l´intenzione di lanciare un´offerta sull´intera Borsa di Londra. In attesa di capire le ulteriori conseguenze di tante manovre, a festeggiare sono gli azionisti di Lse, i cui titoli hanno guadagnato ieri il 16,1%.
postato da: CesareAugusto82 alle ore 12:21 | link | commenti
categorie: finanza, emirati arabi

«Tribù», il superyacht ecologico per Benetton

«Lavoro da qui e giro il mondo»
Appena varato, è la prima imbarcazione del genere a ricevere la Green Star, che certifica il rispetto dell’ambiente
MONTECARLO — È il primo megayacht che non inquina, dotato di un sistema di raccolta di tutte le acque, oleose, grigie, nere, che vengono trattate in vasche stagne e lì trattenute anche per parecchi giorni. Potranno poi essere scaricate in apposite cisterne a terra o, ormai trattate e ripulite, versate in mare aperto dove consentito. Uno scafo di cinquanta metri e mezzo, fresco di varo a zero emissioni. È di Luciano Benetton che ieri allo Yacht Club di Montecarlo ha ricevuto per il suo «Tribù» la Green Star, la stella verde del Rina che certifica l’eccellenza ecologica dell’imbarcazione, finora destinata solo alle navi da crociera di ultima generazione. «Ho voluto questa caratteristica — ha spiegato Benetton, pantaloni bianchi e giacca blu da perfetto yachtman—per sostenere in modo concreto che chi va per mare deve pensare all’ecologia, essere responsabile, non inquinare. La difesa dell’ambiente è una priorità in fabbrica, per chi produce, ma anche per chi ha grandi imbarcazioni da diporto. Non credevo che sarei stato il primo con un’imbarcazione di questo tipo». Una filosofia, quindi, ma anche un progetto molto concreto: «Dietro la costruzione di "Tribù" — dice l’imprenditore veneto — c’è il mio desiderio di fare il giro del mondo. Con tutto il tempo necessario, non mi interessa la velocità, volevo uno scafo affidabile, solido. E pulito». Un progetto da rimandare a quando sarà meno impegnato... «No. Mi devo solo organizzare. Lavorerò a bordo, ho tutte le attrezzature necessarie. Oggi è possibile lavorare da casa collegati con il resto del mondo e lo stesso si può fare navigando. Vivendo molto meglio, guardando il mare e il cielo. Questo yacht è costruito in modo da avere una vista molto ampia dalle vetrate ». E Benetton lo ha voluto arredare come una casa, allo stile marinaro ha fatto una sola concessione, il parquet di legno verniciato scuro. «Gli spazi interni — dice — sono quelli di una casa più che di una barca ». Per questo ha voluto un’ampia cucina attrezzatissima, inusuale in mare: «Voglio cucinare io». Nel salone domina il bianco dei divani, il grigio e il legno scuro e piccoli particolari come un vecchio televisore Brion Vega, ma non mancano ultramoderni schermi a scomparsa. Stile essenziale nel ponte dell’armatore, nella cabina un pianoforte a coda. Palestra per l’armatore e palestra per gli ospiti. Tutto dalle linee pulitissime, anni Settanta, firmato dallo Studio Lissoni. Il «Tribù» — comandante Luca Mosca, tredici persone di equipaggio—batte bandiera italiana e anche questa è una novità. Da poco anche i grandi yacht battenti bandiera italiana possono iscriversi alla Charter Class che consente di noleggiarli per un massimo di dodici passeggeri. Un buon modo per coprire in parte le spese (una settimana può costare dai centocinquantamila euro in su). Elettrizzati dal successo del «Tribù» al Montecarlo Yacht Show i cantieri Mondomarine di Savona. Il loro è un mercato in continua espansione, non riescono quasi a stare dietro agli ordini. Il «Tribù» è il primo del suo genere super-ecologico, ma non resterà solo. Ugo Salerno, ad del Rina, ha detto che già altri quattro armatori (un inglese, un americano, due italiani) hanno fatto richiesta per megayacht con la certificazione Green Star.
postato da: CesareAugusto82 alle ore 09:57 | link | commenti
categorie: barche, lusso
giovedì, 20 settembre 2007

I DIECI COMANDAMENTI DI CARLOS SLIM…

G.Bal. per “Il Sole 24 Ore” - Di Carlos Slim si sa tutto: è l'uomo più ricco del mondo, è un grande collezionista d'arte e guida Telmex, la quarta compagnia telefonica del Sud America. Non si sapeva però che fosse anche una di quelle persone capaci di spiegare la propria ricchezza con poche regole. Da alcuni giorni Slim ha aperto un proprio sito web dove compaiono i suoi "Dieci Comandamenti". Uno è degno di Catone il Censore: «In tempo di vacche grasse bisogna mantenere l'austerità, capitalizzando e accelerando lo sviluppo dell'impresa,tuttavia è necessario evitare aggiustamenti drastici nei momenti di crisi ». Fondamentale reinvestire gli utili perché «tutto ciò che esce dall'azienda viene perduto». Senza dimenticare l'ottimismo che porta «sempre i suoi frutti» anche perché «sono sempre tempi buoni per chi sa e vuole lavorare». Alla fine Slim dedica anche un passaggio a quanti non diventeranno ricchi come lui e ricorda: «Nell'aldilà non portiamo niente. Possiamo fare cose solo mentre siamo in vita e in fondo l'imprenditore è un creatore di ricchezza che solo temporaneamente amministra».
postato da: CesareAugusto82 alle ore 17:04 | link | commenti
categorie: finanza

Borse, Dubai e Qatar alla conquista di Londra e Nord Europa

Emiri contro emiri. Qatar contro Dubai per la conquista delle più golose piazze finanziarie del continente, Londra e Omx, che riunisce i listini di Stoccolma, Copenaghen, Helsinki, Islanda e quelli delle capitali baltiche Vilnius, Riga e Tallinn. È una lotta senza quartiere quella che sta animando il risiko avviato dall'alleanza tra Milano e il London Stock Exchange. Nel gioco pesante si è infilato per primo il listino elettronico newyorchese Nasdaq, che ha deciso di mollare il colpo su Lse - annunciando la vendita del suo 30% - per puntare sulla nuova preda Omx. A quel punto è intervenuta la Borsa di Dubai con un'offerta ben superiore. Dopo il braccio di ferro estivo Nasdaq e Dubai hanno svelato mercoledì una serie di accordi per unire le forze e acquistare il listino nordico, che include alcune tra le piazze a maggiore crescita nella nuova Europa. Un'intesa che già di per sé finirebbe per spostare pesantemente gli equilibri azionari nella Borsa di Londra, fresca di alleanza con Piazza Affari (gli italiani per qualche settimana hanno anche sperato di diventare primi azionisti grazie all'ingresso nell'azionariato della City di una cordata di fondazioni).Nella partita entra adesso di slancio, come anticipato dal sito online del Times di Londra, anche il governo del Qatar, che attraverso la Qatar Investment Authority (Qia, il veicolo principe per gli investimenti strategici e diretti dell'emirato, che dall'aprile 2006 rientra sotto la giurisdizione del Qatar Financial Centre, a capo del quale vi è il ministero dell'Economia e della Finanza) ha deciso di rilevare il 20% dell'Lse da due investitori americani. Non solo. Lo stesso governo del Qatar ha invitato gli azionisti della piattaforma di gestione delle borse nordiche «a non prendere alcuna decisione» dopo l'accordo di scambio tra Nasdaq e Dubai.Il titolo Omx se ne avvantaggia: cresceva a fine mattinata del 4,6% a 251,50 corone svedesi, ben oltre l'offerta di 230 corone avanzata da Dubai. Strappo al rialzo anche per le quotazioni Lse grazie all'accordo Dubai-Nasdaq e lo shopping made in Qatar: a metà seduta +10,25 per cento.Secondo l'accordo tra Nasdaq e Borsa di Dubai, il mercato newyorkese assumerà il pieno controllo del listino svedese Omx rilevando tutte le azioni già in possesso di Borsa di Dubai e quelle che verranno acquisite una volta finalizzata l'attuale offerta di acquisto. Il Nasdaq cederà a Dubai il 19,99% di azioni proprie. In base all'intesa sottoscritta tra la parti, lDubai rileva inoltre dal Nasdaq anche la partecipazione del 28% detenuta nel London Stock Exchange, diventandone primo azionista.In base agli accordi, la Borsa di Dubai pagherà 14,14 sterline per ogni azione del London Stock Exchange. Il Nasdaq manterrà circa il 3,5% del flottante. Come annunciato in precedenza, la somma raccolta grazie a questa vendita verrà utilizzata dal Nasdaq per risanare circa 1 miliardo di dollari di debiti e per dare il via a un piano di buy-back di azioni proprie. Il Nasdaq ritiene inoltre che questa transazione apporterà utili aggiuntivi per circa 30-35 centesimi ad azione nel 2008. Il Nasdaq provvederà al riacquisto delle azioni comprandole o sul libero mercato o tramite accordi con azionisti privati senza darne previa comunicazione.«Riteniamo che la vendite della partecipazione in Lse sia nei nostri migliori interessi - ha detto l'amministratore delegato del Nasdaq, Bob Greifeld, che sul successo di questa operazione basa le sue speranze di mantenere il posto - con questa operazione liberiamo a beneficio dei nostri azionisti il valore nascosto nella quota azionaria».Clara Furse, amministratore delgato del Lse ha affermato che Qia «ha al suo attivo un numero impressionante di investimenti a lungo termine in società in crescita, così siamo lieti di vedereche riconosce l'unicità della posizione strategica del Lse e le sue eccellenti prospettive», mentre «siamo fiduciosi nella realizzazionecompleta dei nostri impegni e di una strategia globale più ampia».
postato da: CesareAugusto82 alle ore 16:56 | link | commenti
categorie: finanza

IL PARTITO DEI LEGIONARI DI CRISTO DI CARLOS SLIM

IL PARTITO DEI LEGIONARI DI CRISTO DI CARLOS SLIM (CON IL CONSENSO DI PAPA RATZINGER)
In Vaticano non pensano soltanto alle tasse sulle quali il Papa ieri ha fatto un riferimento "storico". Ai livelli più alti della curia c'è qualche prelato che segue con particolare interesse le vicende di Carlos Slim, il magnate messicano della telefonia che con 67,8 miliardi di dollari ha superato Bill Gates nella classifica dei paperoni.

Carlos Slim Helù, 67 anni, proprietario di America Movil e grande nemico della spagnola Telefonica, è considerato più di un buon cristiano. Qualcuno addirittura lo considera il cassiere dei Legionari di Cristo, la potente congregazione religiosa fondata nel 1941 che opera in 20 paesi. Nel suo curriculum non c'è scritto che quando era studente di ingegneria a Città del Messico fu affascinato da padre Marcial Macel Degollado, il fondatore dei Legionari di Cristo che celebrò il matrimonio di Slim ed è rimasto per anni il padre spirituale del tycoon messicano.

Nei palazzi del Vaticano sono in molti a fare il tifo per questo massiccio 64enne di origini libanesi che ha costruito la sua fortuna in Messico. Addirittura si è costituito una sorta di partito dei Legionari di Cristo che con il consenso di Papa Ratzinger, è riuscito a mettere in un angolo la potente lobby dell'Opus Dei. E oggi il "Sole 24 Ore" dà notizia che Slim ha aperto un proprio sito web dove sono scritti i suoi "dieci comandamenti". Uno di questi recita così: "Nell'aldilà non portiamo niente. Possiamo fare cose solo mentre siamo in vita. E l'imprenditore è un creatore di ricchezza che solo temporaneamente amministra".
postato da: CesareAugusto82 alle ore 16:39 | link | commenti
categorie: religione, finanza
mercoledì, 19 settembre 2007

La finanza unfit

Banca inglese a rischio. E pensare che FT temeva il debito pubblico italiano
La Bank of England è stata costretta a un intervento anomalo a favore di Northern Rock, impelagata nei subprime loans degli Usa, pochissimi giorni dopo aver criticato la Fed e la Bce, per avere erogato una grande quantità di denaro a breve termine a banche che si trovavano in difficoltà per analoghe operazioni. La Boe aveva argomentato che dare aiuti generosi a operatori finanziari che si assumono rischi sproporzionati, crea un precedente pericoloso, perché può incentivare analoghe imprudenze future sulla base della convinzione che la banca centrale verrà in loro soccorso. Ma, trovatasi in una emergenza analoga, la Boe ha fatto di peggio: ha preso le obbligazioni con collaterale di subprime loans immobiliari americani emesse dalla Northern Rock, dato che nessun altro appariva interessato a farlo. Si è sentita obbligata a farlo perché il rischio di insolvenza di questa banca aveva generato un panico nei depositanti. Fare prediche di buona finanza agli altri può rivelarsi un boomerang anche negli ambienti finanziari più reputati, come quelli della City. E il Financial Times ne è arrossito per la cattiva figura che ci fa la finanza britannica. Ma più che per le prediche del governatore della Boe nei riguardi della Fed e della Bce, anche i redattori del Financial Times dovrebbero arrossire per le ripetute prediche rivolte alla situazione del debito pubblico italiano – in particolare nell’era di Berlusconi – definito “unfit to rule”. E’ pericoloso sottoscrivere questi titoli – ammoniva il giornale della City – perché il governo italiano (quello di allora) non fa abbastanza per ridurre il rapporto debito/pil con decise misure strutturali. E l’Italia potrebbe divenire insolvente. Era sottinteso che invece che indirizzarsi ai nostri Bot, chi ambiva a buoni impieghi doveva investire sulle piazze britanniche. I risparmiatori saggi avrebbero dovuto preferire le formiche delle obbligazioni e dei depositi bancari inglesi alle cicale del debito italiano. Ora però si vede che chi ha comprato Bot non ha timori, mentre chi ha impiegato il denaro in obbligazioni e depositi di Northern Rock o titoli analoghi può trovarsi carta straccia. Chi era unfit to rule?
postato da: CesareAugusto82 alle ore 10:37 | link | commenti
categorie: italia, economia, finanza, inghilterra
martedì, 18 settembre 2007

BRACCO: GOVERNO MANTENGA VOLI A MALPENSA…

''Il governo chieda ad Alitalia di lasciare gli slot di Malpensa. Vendere a un concorrente sarebbe come farsi del male da soli''. Lo afferma, in un'intervista a Repubblica, la Presidente di Assolombarda, Diana Bracco, sottolineando che ''togliere i collegamenti al Nord sarebbe un disastro per tutto il paese, il traffico business e' qui''. La Bracco si dice ''molto preoccupata'' perche' - aggiunge - ''dalla Lombardia dipende il 30% delle esportazioni nazionali e il 40% delle importazioni. Bisogna fare gli interessi dell'Italia e non so se l'ipotesi Air France va in questa direzione''. Per questo - dice - se il governo ''penalizzera' Malpensa depotenziera' lo sviluppo economico dell'Italia''. La soluzione per la Bracco sarebbe quella di trovare ''una compagnia extra europea che consenta di mantenere le attuali connessioni''.
postato da: CesareAugusto82 alle ore 14:43 | link | commenti (1)
categorie: aeronautica
lunedì, 17 settembre 2007

SE BRIN E PAGE DIVENTANO LUNATICI…

Nella caccia ai privilegi, i dirigenti di Google possono vantare di aver distanziato ogni rivale della Corporate America: la regina dell'universo virtuale di internet ha negoziato con la Nasa, l'agenzia per eccellenza dedicata all'esplorazione dello spazio siderale, l'uso di una pista di decollo e atterraggio. In cambio di 1,3 milioni di dollari l'anno, il jet personale di Larry Page e Sergey Brin, un 767-200 wide body modificato ad arte, sarà ospitato assieme a due altri velivoli aziendali Gulfstream Vs a Moffett Field, un aeroporto gestito dalla National Aeronautics and Space Administration altrimenti vietato a velivoli privato. Ma la voglia di "spazio" per Brin e Page non si ferma qui. Per festeggiare il decimo anniversario del motore di ricerca, la società ha varato un premio da 30 milioni di dollari dedicato all'azienda privata che risucirà a far atterrare entro il 2012 un modulo senza pilota sulla Luna, fargli percorrere almeno 500 metri e trasmettere un videoa terra. Da visionare poi su internet, ovviamente.
postato da: CesareAugusto82 alle ore 17:22 | link | commenti (1)
categorie: tecnologia, turismo spaziale