La sentenza di Cagliari viola la legge, ma piace al pensiero unico laicista
La sentenza di Cagliari, che autorizza la diagnosi preimpianto in modo da consentire la selezione genetica, viola in modo esplicito una legge dello stato, quella che regola la procreazione assistita, votata dal Parlamento e confermata dagli elettori chiamati ad abrogare proprio quel comma della legge da un quesito referendario e confermata da una sentenza di merito della Corte costituzionale. Prima che eventuali nuovi livelli di giudizio riformino una sentenza palesemente contraria alla legge, il suo dispositivo sarà applicato. I passi successivi saranno importanti dal punto di vista giuridico, ma inefficaci sulla sorte concreta degli embrioni sottoposti a questa pratica selettiva illegale e immorale. In questa occasione, però, quelli che ad ogni piè sospinto si richiamano all’esigenza del “rispetto delle regole” sono, nella migliore delle ipotesi, ammutoliti.
Per i sostenitori del pensiero unico scientista, infatti, le regole da rispettare sono solo quelle che convengono. La classe dominante, in questo caso quella che su tutta la grande stampa aveva sostenuto il referendum contro la regolamentazione della fecondazione assistita, sceglie la via della sovversione, cioè della disapplicazione della legge, quando gli conviene. E’ un vizio antico, già denunciato ottant’anni fa da Antonio Gramsci. In Italia la classe dominante, che non è in grado di affermarsi come classe dirigente perché troppo distante dalla sensibilità popolare, invece di dettare legge la trasgredisce impunemente. Sarà un caso, ma il rivoluzionario sardo indicava come ragione principale di questa situazione la ristrettezza del consenso delle istituzioni sabaude, dal quale era esclusa la grande massa della popolazione rurale cattolica, per la questione romana ancora aperta. Oggi quella questione è chiusa, ma la classe dominante che si considera detentrice del pensiero unico continua a considerare l’orientamento prevalente a livello popolare come un intralcio fastidioso e le leggi che ne portano il segno regole cui è lecito sottrarsi. Sovversivamente.
Margherita Agnelli. Questa volta però per chiedere aiuto alle banche italiane per avviare in Italia progetti a sostegno del microcredito femminile. Lo fa da Oslo, dove partecipa al Forum sulla "Leadership globale" femminile organizzato da Women's International Networking (Win). "Spero di avviare un dialogo sul microcredito con i vertici del sistema bancario italiano", ha sottolineato, senza rilasciare nessuna dichiarazione sulla vertenza testamentaria della famiglia."Ho cominciato a discutere di microcredito nel 1998 e dal 2000 ho cominciato a investire: i nostri progetti riguardano 34 Paesi emergenti dove abbiamo rapporto di collaborazione con 100 micro banche per fornire alle donne gli strumenti per sollevarsi dalla povertà e dare istruzione e cure ai propri figli" ha ridadito la figlia dell'Avvocato, che attraverso Blue Orchard, fondo d'investimenti può contare su un patrimonio investito di 700 milioni di dollari."Tra i partecipanti al fondo ci sono banche d'affari del calibro di Citibank, Hsbc, Jp Morgan e i Rothschild di Ginevra attraverso il fondo Saint Honore - ha spiegato -Inoltre figurano investitori privati, tra cui famiglie e singole persone, che hanno ritenuto questo progetto interessante e da sostenere".
Una filosofia, quindi, ma anche un progetto molto concreto: «Dietro la costruzione di "Tribù" — dice l’imprenditore veneto — c’è il mio desiderio di fare il giro del mondo. Con tutto il tempo necessario, non mi interessa la velocità, volevo uno scafo affidabile, solido. E pulito». Un progetto da rimandare a quando sarà meno impegnato... «No. Mi devo solo organizzare. Lavorerò a bordo, ho tutte le attrezzature necessarie. Oggi è possibile lavorare da casa collegati con il resto del mondo e lo stesso si può fare navigando. Vivendo molto meglio, guardando il mare e il cielo. Questo yacht è costruito in modo da avere una vista molto ampia dalle vetrate ». E Benetton lo ha voluto arredare come una casa, allo stile marinaro ha fatto una sola concessione, il parquet di legno verniciato scuro. «Gli spazi interni — dice — sono quelli di una casa più che di una barca ». Per questo ha voluto un’ampia cucina attrezzatissima, inusuale in mare: «Voglio cucinare io». Nel salone domina il bianco dei divani, il grigio e il legno scuro e piccoli particolari come un vecchio televisore Brion Vega, ma non mancano ultramoderni schermi a scomparsa. Stile essenziale nel ponte dell’armatore, nella cabina un pianoforte a coda. Palestra per l’armatore e palestra per gli ospiti. Tutto dalle linee pulitissime, anni Settanta, firmato dallo Studio Lissoni. Il «Tribù» — comandante Luca Mosca, tredici persone di equipaggio—batte bandiera italiana e anche questa è una novità. Da poco anche i grandi yacht battenti bandiera italiana possono iscriversi alla Charter Class che consente di noleggiarli per un massimo di dodici passeggeri. Un buon modo per coprire in parte le spese (una settimana può costare dai centocinquantamila euro in su). Elettrizzati dal successo del «Tribù» al Montecarlo Yacht Show i cantieri Mondomarine di Savona. Il loro è un mercato in continua espansione, non riescono quasi a stare dietro agli ordini. Il «Tribù» è il primo del suo genere super-ecologico, ma non resterà solo. Ugo Salerno, ad del Rina, ha detto che già altri quattro armatori (un inglese, un americano, due italiani) hanno fatto richiesta per megayacht con la certificazione Green Star.
compagnia telefonica del Sud America. Non si sapeva però che fosse anche una di quelle persone capaci di spiegare la propria ricchezza con poche regole. Da alcuni giorni Slim ha aperto un proprio sito web dove compaiono i suoi "Dieci Comandamenti". Uno è degno di Catone il Censore: «In tempo di vacche grasse bisogna mantenere l'austerità, capitalizzando e accelerando lo sviluppo dell'impresa,tuttavia è necessario evitare aggiustamenti drastici nei momenti di crisi ». Fondamentale reinvestire gli utili perché «tutto ciò che esce dall'azienda viene perduto». Senza dimenticare l'ottimismo che porta «sempre i suoi frutti» anche perché «sono sempre tempi buoni per chi sa e vuole lavorare». Alla fine Slim dedica anche un passaggio a quanti non diventeranno ricchi come lui e ricorda: «Nell'aldilà non portiamo niente. Possiamo fare cose solo mentre siamo in vita e in fondo l'imprenditore è un creatore di ricchezza che solo temporaneamente amministra».
Assolombarda, Diana Bracco, sottolineando che ''togliere i collegamenti al Nord sarebbe un disastro per tutto il paese, il traffico business e' qui''. La Bracco si dice ''molto preoccupata'' perche' - aggiunge - ''dalla Lombardia dipende il 30% delle esportazioni nazionali e il 40% delle importazioni. Bisogna fare gli interessi dell'Italia e non so se l'ipotesi Air France va in questa direzione''. Per questo - dice - se il governo ''penalizzera' Malpensa depotenziera' lo sviluppo economico dell'Italia''. La soluzione per la Bracco sarebbe quella di trovare ''una compagnia extra europea che consenta di mantenere le attuali connessioni''.
della Corporate America: la regina dell'universo virtuale di internet ha negoziato con la Nasa, l'agenzia per eccellenza dedicata all'esplorazione dello spazio siderale, l'uso di una pista di decollo e atterraggio. In cambio di 1,3 milioni di dollari l'anno, il jet personale di Larry Page e Sergey Brin, un 767-200 wide body modificato ad arte, sarà ospitato assieme a due altri velivoli aziendali Gulfstream Vs a Moffett Field, un aeroporto gestito dalla National Aeronautics and Space Administration altrimenti vietato a velivoli privato. Ma la voglia di "spazio" per Brin e Page non si ferma qui. Per festeggiare il decimo anniversario del motore di ricerca, la società ha varato un premio da 30 milioni di dollari dedicato all'azienda privata che risucirà a far atterrare entro il 2012 un modulo senza pilota sulla Luna, fargli percorrere almeno 500 metri e trasmettere un videoa terra. Da visionare poi su internet, ovviamente.