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Il Blog di Giulio Stevanato

venerdì, 30 novembre 2007

Il "Papa-bond" fa miracoli

Raccolto un miliardo per il Terzo Mondo
Un miliardo di dollari: a tanto ammontano i fondi raccolti con i bond dell'International Finance Facility for Immunisation, l'istituto che da un anno finanzia la vaccinazione dei bambini nel Terzo mondo. L'emissione è stata curata dalla Banca Mondiale e il primo bond è stato comprato da un acquirente molto speciale, Benedetto XVI. Il Vaticano infatti ha approvato il progetto sin dalla sua nascita, quando è stato presentato dal premier britannico, Gordon Brown con l'obiettivo di produrre immediati vantaggi nel campo degli aiuti allo sviluppo.I bond serviranno a vaccinare contro poliomielite, malaria e tubercolosi in 72 paesi del mondo."Chiunque può acquistare le obbligazioni, garantite da vari governi- ha specificato Graca Machel, moglie di Nelson Mandela e presidente del Gavi, l'organizzazzione a cui son stati affidati i soldi raccolti finora con la vendita dei bond (che rendono il 5% e sono garantiti da sette governi, tra cui quello italiano)- questi infatti pagano gli interessi e rimborsano l'ammontare delle obbligazioni stesse alla scadenza, mentre l'importo degli acquisti va direttamente alle popolazioni più bisognose, in particolare dei bambini per vaccinazioni su larga scala". "Del miliardo raccolto grazie alla prima emissione obbligazionaria a partire dal novembre 2006, fino ad oggi ne sono stati spesi già 912 milioni distribuiti in 43 tra i paesi più poveri del mondo" ha specificato la Machel.Il papa- bond nei prossimi anni, grazie ai 4 miliardi di dollari che si prevedono di raccogliere,contribuirà a prevenire la morte di cinque milioni di bambini entro il 2015 e quella di oltre cinque milioni di adulti attraverso la vaccinazione nell'ambito di campagne contro il morbillo, il tetano e la febbre gialla. Nel primo anno di vita 181 milioni sono stati spesi per assicurare la fornitura del vaccino pentavalente, che rende immuni da cinque malattie, 114,6 milioni sono stati destinati a programmi per il potenziamento dei sistemi sanitari, 191 milioni sono stati destinati a introdurre nuovi vaccini e 139 milioni sono stati utilizzati per le campagne contro il morbillo. "La domanda di vaccini è quasi raddoppiata, passando da 12 milioni di dosi nel 2005 a 23 milioni nel 2007- fanno sapere dal Gavi- i fondi messi a disposizione dall'IFFIm per una scorta di vaccino contro la febbre gialla hanno permesso di reagire prontamente a un'epidemia di questa malattia terribilmente contagiosa e letale, scoppiata in Camerun nel 2007. L'obiettivo è raddoppiare, tra il 2007 e l'inizio del 2008, il numero di donne- fino a 26 milioni- che beneficiano del vaccino contro il tetano".
postato da: CesareAugusto82 alle ore 10:22 | link | commenti
categorie: vaticano, finanza, filantropia
giovedì, 29 novembre 2007

Gli arabi fanno shopping a Ovest

Sempre meno isolato il caso Citigroup
Con i soldi del petrolio, gli arabi si stanno comprando sempre più "fette" di aziende occidentali. Il caso del governo di Abu Dhabi che, attraverso il fondo Adia, è diventato l'azionista numero uno del colosso Citigroup, è sempre meno isolato. E' un fenomeno in crescita quello dei fondi statali alimentati dai proventi di petrolio e materie prime che stanno assumendo un ruolo sempre più importante sui mercati finanziari. I proventi dell'oro nero vengono dunque smpre più spesso utilizzati per rilevare partecipazioni importanti in imprese. E questo solleva a volte anche qualche preoccupazione. I fondi statali che si cimentano in queste oeprazioni sono in mano a Paesi produttori di petrolio e dell'Estremo oriente. "Nella misura in cui le eccedenze crescono, salgono anche gli investimenti", sottolinea Sandro Merino, economista dell'Ubs, la maggiore banca svizzera. In uno studio pubblicato di recente proprio da Ubs, l'ammontare di tali fondi viene stimatato a 2500 miliardi di dollari. Il più dotato attualmente è quello dell'Emirato di Abu Dhabi con patrimoni di circa 700 miliardi di dollari. Sono valutati a 300-400 miliardi di dollari i fondi di Stato della Norvegia e della società statale di investimento della Cina, mentre altri ingenti fondi si trovano nell'Arabia Saudita, a Singapore, nel Kuwait e in Russia. La Abu Dhabi Investment Authority si è comprata per 7,5 miliardi di dollari il 4,9% della banca americana Citigroup diventando il primo azionista. Il giorno prima la Dubai International Capital aveva annunciato l'acquisto di una partecipazione significativa nella giapponese Sony, mentre lo scorso maggio lo stesso gruppo aveva effettuato un investimento analogo nel colosso finanziario britannico Hsbc. E l'elenco continua. La banca statunitense Bear Stearns il mese scorso ha venduto il 6% del suo capitale al colosso cinese del brokeraggio Citic Securities. Salvo il caso della Norvegia e dell'Australia, tali fondi statali provengono in gran parte da Paesi emergenti e suscitano grande diffidenza. Così la società di investimento di Abu Dhabi si è affrettata a dire che rinuncia a rivendicare un seggio nel consiglio di amministrazione di Citigroup, rileva ancora Merino nello studio Ubs.Il settore bancario rappresenta un investimento interessante vista la sua grande frammentazione. Secondo l'economista dell'Ubs, l'entrata di Abu Dhabi in Citigroup non è dettata da motivazioni strategiche. Un altro tentativo, quello della società Dubai Ports World di rilevare nel 2006 diverse società di gestione portuali americane era fallito a causa di timori degli Usa per la sicurezza nazionale. Stessa sorte per il tentativo nel 2005 di una società statale cinese di acquistare la compagnia petrolifera americana Unocal.Anche in Europa gli investitori non vengono accolti a braccia aperte. In Germania era stata discussa la possibilità di creare un'agenzia di controllo a difesa delle ditte tedesche. Sicuramente ci sono anche operazioni di fondi statali motivati strategicamente, osserva Marino. Fra queste figura il progetto di partecipazione russa nel consorzio aereo europeo Eads che controlla il fabbricante di aerei Airbus. Voler vedere intenti politici dietro ogni investimento è un giudizio superficiale, secondo l'esperto Ubs. In Svizzera gli investitori provenienti da Paesi produttori di petrolio sono saliti alle luci della ribalta al momento dell'acquisto, un anno fa, per 1,6 miliardi di franchi della ex filiale di Swissair Sr Technics da parte di un consorzio del Dubai.
postato da: CesareAugusto82 alle ore 10:22 | link | commenti (1)
categorie: finanza
martedì, 27 novembre 2007

La sfida di Berlino

Il 20% di energia sarà rinnovabile Piano per ridurre le emissioni del 40% entro il 2020. La corsa al risparmio diventa business A modo loro, i vignaioli tedeschi si sono adattati al surriscaldamento del clima. Un vino da dessert, l'Eiswein, realizzato con grappoli raccolti in inverno quando la temperatura è sotto zero di almeno sette gradi, è ormai difficilissimo da produrre: la stagione scorsa, la vendemmia è stata possibile solo il mattino del 27 dicembre e del 26 gennaio. Così, molti produttori hanno rovesciato il loro mondo e sono passati al Trockenbeerenauslese, estratto da grappoli essiccati sulla vite. Succede che, allo stesso modo, l'effetto serra, in Germania, sta rovesciando il modo di vivere e di lavorare di tutti. Un po' per forza, molto perché la cancelliera Angela Merkel e il suo governo di Grande Coalizione hanno deciso di fare della lotta al cambiamento del clima la «priorità più alta» del loro programma. E hanno deciso di puntare, tra le altre cose, sulle energie rinnovabili: scelta coraggiosa perché non tutti, nel mondo, pensano che questa sia la strada più facile per combattere l'effetto serra. La settimana prossima, dunque, alla conferenza sul clima indetta a Bali dalle Nazioni Unite, la Germania vorrebbe giocare un ruolo di punta. Per convinzione. Ma anche perché Frau Merkel e il suo ministro dell'Ambiente Sigmar Gabriel sostengono che questa sia anche un'occasione per proiettare l'economia tedesca nel Ventunesimo Secolo, se è vero che quello legato all'ambiente, e in particolare quello delle energie alternative ai combustibili fossili, sarà uno dei business a maggiore crescita. La scommessa è alta. Il Programma Integrato per l'Energia e il Clima è la cornice entro la quale la signora Merkel fa rientrare i suoi obiettivi. In essenza, la cancelliera ha un piano per ridurre le emissioni tedesche di anidride carbonica del 40% (rispetto al livello del 1990) entro il 2020. E vuole che in quell'anno le energie rinnovabili arrivino a coprire il 20% di tutte le fonti, dall'8% o 12% attuale (a seconda di chi fa i calcoli). Se riuscisse in questo secondo obiettivo, la Germania diventerebbe il modello globale di lotta al «pianeta caldo ». E conquisterebbe un vantaggio competitivo in fatto di tecnologie del vento, del solare, delle biomasse sugli altri Paesi. Il piano — che dovrebbe essere perfezionato nelle prossime settimane — consiste in regole per l'installazione di sistemi nuovi di riscaldamento, in ulteriori collegamenti per lo sfruttamento dell'energia eolica, nella produzione di automobili a bassa emissione o elettriche oppure a idrogeno. Le nuove costruzioni dovranno poi essere a basso consumo di energia e almeno in parte alimentate da celle solari, biogas e pompe di calore. Ovviamente, il piano va anche oltre le energie alternative: ma è in questo campo dove la scommessa è probabilmente più forte. La portata delle misure è ampia. E va ad aggiungersi alla riduzione di emissioni già effettuata dalla Germania negli anni scorsi: dai 1.228 milioni di tonnellate di anidride carbonica equivalente del 1990 ai circa mille del 2005 poi però saliti a 1.007 nel 2006. Così ampia che una parte consistente dell'industria vi si oppone. E che anche le associazioni degli inquilini hanno deciso di mobilitarsi contro: nel breve periodo, dicono, le energie alternative negli edifici sono troppo costose. Con il risultato che una parte dei ministri della Grosse Koalition cerca di frenare. Ma su questo la cancelliera ha giocato la sua reputazione e sostiene che la legge tedesca— che consente ai singoli condomini che producono energia solare in eccesso di rivenderla a prezzi vantaggiosi — offre già ora la possibilità di tenere bassi i costi delle energie alternative. Merkel e Gabriel sono convinti che questa spinta darà all'economia della Germania anni di vantaggio sulle altre. La ministra della Ricerca, Annette Schavan, ha appena lanciato un piano da un miliardo finalizzato a tenere insieme ricercatori e business e a tagliare i tempi di sviluppo dei prodotti innovativi nel campo delle energie rinnovabili. Infatti, i maggiori gruppi economici del Paese hanno iniziato a fare sul serio. OAS_AD('Bottom1'); Molti hanno fissato obiettivi di riduzione delle loro emissioni. Altri hanno trasformato le energie rinnovabili in un settore d'affari. Il gruppo Thyssen ha una società controllata che è la numero uno al mondo in tecnologie per l'energia dal vento. La Bosch spende il 40% della sua ricerca per sviluppare prodotti legati al risparmio di energia e alle tecnologie che non usano combustibili fossili. La settimana scorsa, la Solar di Berlino ha vinto un contratto per costruire sei impianti di produzione dell'energia solare in Puglia. E casi del genere di imprese tedesche che vincono contratti nelle energie rinnovabili sono sempre più frequenti in tutto il mondo.
postato da: CesareAugusto82 alle ore 10:18 | link | commenti
categorie: ambiente, energia, germania
lunedì, 26 novembre 2007

la Linea del gas

Prodi fa bene a continuare sulla via energetica scelta dal Cav. con Putin
Vladimir Putin e Romano Prodi hanno partecipato a Mosca al battesimo di una nuova compagnia al 50 per cento fra Gazprom ed Eni che ha per oggetto la progettazione e realizzazione (in gran parte, dal punto di vista tecnologico, a cura dell’Eni) di un gasdotto denominato Southern Stream. Il gasdotto, che partirà dal porto russo di Novorossijsk, accrescerà la sicurezza energetica dell’Italia, che ne sarà il principale utente, ma anche dell’Europa meridionale nel complesso e, indirettamente, di tutta l’Unione europea. Si ricorderà, infatti, la controversia fra Russia e Ucraina, in un periodo di freddo intenso, in cui gli ucraini presero dal condotto Gazprom che attraversava il loro territorio più gas di quanto spettasse loro per contratto. Questo provocò rischi di razionamento del gas in Italia, evitati grazie alle riserve strategiche dell’Eni. Il condotto attuale di Gazprom verso l’Europa è ormai al massimo del suo utilizzo. Serve diversificare. Accanto a Southern Stream c’è un altro progetto europeo, Nabucco, condizionato però dalla partecipazione all’operazione della Turchia. Ankara potrebbe usare il suo controllo territoriale su Nabucco, per fare pressioni sul dossier di annessione all’Unione. Così a Bruxelles ora si ammette che Southern Stream è nell’interesse continentale. I rapporti fra Eni e Gazprom si sono sviluppati sulla linea, che allora suscitò polemiche, scelta da Silvio Berlusconi con Putin. Prodi ne riconosce la validità e su questo dossier sta attuando un’intelligente politica di continuità.
postato da: CesareAugusto82 alle ore 17:20 | link | commenti
categorie: energia, russia

La Provincia di Brescia apre la sua Light House

Il quindicesimo piano del Crystal Palace, piccolo grattacielo di Brescia, ospita da qualche giorno la Light House della Provincia del capoluogo lombardo. Si tratta di una struttura un po' laboratorio un po' demo center, all'interno del quale l'assessorato all'innovazione potrà mostrare alle realtà locali imprenditoriali, accademiche e pubbliche, e al mondo quel che fa (e non è poco, come vedremo) nel campo dell'innovazione. E favorire l'incontro fra tutti i soggetti interessati, mettendo a disposizione quella che vuole diventare una vera e propria best practice. Partner tecnologico della Provincia è Cisco Systems, che a Brescia costruisce la terza light house europea, che si candida a centro d'eccellenza per quel che riguarda le reti wireless. Le altre due light house sono a Westminster, in Inghilterra, per la videosorveglianza, e ad Almere in Olanda, per le soluzioni di rete in fibra ottica. Una collaborazione ormai annosa, quella tra Cisco e l'ente pubblico bresciano, finalizzata allo sviluppo di piani di e-government e di innovazione approntati dalla Provincia di Brescia. La partnership ha portato sinora a una collaborazione stretta con la contea di Hillingdon (Uk) per lo scambio di esperienze in materia di e-government, l'introduzione di Net Ready (una metodologia di analisi che identifica i fattori critici di successo per portare a termine processi di e-government, sviluppare un modello per il calcolo del Roi e definire un business case per lo sviluppo del programma di e-government interno), la creazione di un forum permanente per lo scambio continuo con altre pubbliche amministrazioni italiane (pieno è l'appoggio dell'Upi, Unione Province Italiane) e straniere, l'impegno strenuo per colmare il digital divide (il territorio bresciano è in gran parte montuoso), la costituzione di un centro di competenza per l'e-government, e altro ancora. Partner attivi nel competence center, oltre a Cisco, sono il Politecnico di Milano, la Camera di Commercio di Brescia, la Sda Bocconi (progetto di Crm), Esri Italia (per la realizzazione del sistema informativo territoriale e il datawarehouse geografico). Oggi arriva questa Light House, nata appunto dalla collaborazione con Cisco all'interno del competence center, che sarà il "contenitore" di tutte le iniziative della Provincia di Brescia in tema di e-gov. "Fino ad alcuni mesi fa sono stati i tecnici e gli amministratori bresciani a recarsi all'estero per studiare ciò che enti più all'avanguardia stavano realizzando – dice Corrado Ghirardelli, assessore all'innovazione della Provincia di Brescia - Ora è arrivato il momento, anche per Brescia, di mettersi in vetrina e di offrire come modello le sua migliori pratiche". All'interno della Light House saranno affrontati temi quali il progetto banda larga (modello organizzativo, business plan, contratto di servizio, ritorno economico sul territorio, tecnologia), il Cst Centro Servizi Territoriali con i servizi offerti a comuni, cittadini e imprese (e-procurement, firma digitale, posta elettronica certificata, e-payement, protocollo informatico, archiviazione ottica, videosorveglianza, ecc.), il progetto eScuola per facilitare la comunicazione on line famiglie-scuole, il digitale terrestre, il competence center. La stretta collaborazione con Upi dovrebbe portare le eccellenze bresciane alla conoscenza degli altri territori italiani; grazie a Cisco, la Provincia potrà mostrare anche in Europa e nel mondo i risultati e i progetti portati avanti nella provincia più vasta di Lombardia.
postato da: CesareAugusto82 alle ore 10:56 | link | commenti
categorie: tecnologia, brescia
venerdì, 23 novembre 2007

TRA UN PARTITO E L'ALTRO RESTA SEMPRE IL GAS…

E' clamoroso, ma il quotidiano Kommersant lo da' per quasi fatto: sarà Silvio Berlusconi il futuro capo della joint venture Gazprom-Eni 'South Stream', in qualità di ex premier italiano. Così come nel progetto russo-tedesco Nord Stream, dove l'ex cancelliere federale tedesco Gerhard Schroeder è nella veste di presidente e direttore generale della compagnia competente. L'ipotesi non è smentita dal portavoce di Gazprom.

postato da: CesareAugusto82 alle ore 18:34 | link | commenti
categorie: energia, berlusconi, industria
giovedì, 22 novembre 2007

Heathrow, troppi voli: verrà realizzata una terza pista

L'aeroporto di Heathrow, che gestisce 68milioni di passeggeri l'anno per un totale di 480mila voli, sta scoppiando dalla congestione. Per tale motivo il Governo britannico ha annunciato oggi un progetto per creare una terza pista di decollo da 2,2km che dovrebbe essere realizzata a Nord delle due esistenti entro il 2020. Ciò permetterà di gestire i 700mila voli annuali, pari a circa 120 milioni di passeggeri, previsti per quella data.La proposta avanzata dal ministro dei Trasporti Ruth Kelly è essenziale per mantenere competitiva l'economia e fare fronte alle sfide di altri grandi aeroporti rivali come il Charles de Gaulle a Parigi che ha 4 piste e quello di Schipol ad Amsterdam che ne ha ben 5. Per Heathrow, che vanta il maggiore traffico internazionale d'Europa, la decisione è cruciale. Due giorni fa il chief executive di British Airways, Willie Walsh ha detto che «non costruire la terza pista equivarrebbe a gettare la spugna» rinunciando a 9 miliardi di sterline annue (13 miliardi di euro) di benefici. L'aerostazione di Heathrow è peraltro a propria volta oggetto di ambiziosi programmi di espansione: il 5 marzo del prossimo anno aprirà il Terminal 5. E la creazione di un sesto terminal è allo studio. Nel frattempo sia il sindaco di Londra Ken Livingstone sia il comune di Hillingdon su cui lo scalo sorge, hanno dato il permesso per una ristrutturazione da 1,5 miliardi di sterline (2 miliardi di euro) della parte Est del terminal che fonderà in una sola struttura gli attuali Terminal 1 e 2, oltre al rifacimento del Terminal 4. Il nuovo "Heathrow East" al posto dei Terminal 1 e 2 dovrà essere pronto prima delle Olimpiadi di Londra del 2012.Al progetto della nuova pista si oppongono associazioni di ecologisti e gli abitanti locali. La pista comporterebbe infatti tra l'altro la demolizione di 260 edifici. Quanto peggio, secondo gli ecologisti, aumenterà fortemente le emissioni di CO2 contraddicendo in pieno i progetti annunciati dallo stesso Brown (si veda articolo) di tagliarle dal 60% all'80% nel 2050. I verdi dubitano che la nuova pista benefici l'economia e propongono di mantenere due piste, riducendo i voli a corto e medio raggio in Europa che possono essere sostituiti dal treno, incrementando i voli a lungo raggio provenienti da Usa India e Cina che favoriscono realmente il mondo del business. Secondo Walsh è invece possibile trovare soluzioni per ridurre le emissioni future.L'annuncio del Governo sarà oggetto di consultazioni tra le categorie e la popolazione locale fino al prossimo 27 febbraio. Entrambi gli schieramenti sono pronti al confronto. Le polemiche sono garantite.
postato da: CesareAugusto82 alle ore 15:41 | link | commenti
categorie: londra, aeronautica

Premi di produttività anche in Vaticano

La più efficiente burocrazia del pianeta vara una mini-rivoluzione. Dal prossimo primo gennaio infatti in Vaticano saranno introdotti criteri di meritocrazia per la retribuzione dei dipendenti più capaci e produttivi. Cambia quindi il contratto di lavoro d'Oltretevere, con l'arrivo delle nuove «classi di merito», che conteranno anche elementi come la «dedizione», il «rendimento» e la «professionalità». La decisione è stata presa ieri mattina in una riunione nella Sala Bologna del Palazzo Apostolico presieduta dal segretario di Stato, Tarcisio Bertone, tra i capi dicastero e i vertici degli organismi collegati con la Santa Sede o amministrativamente dipendenti dall'Apsa (Amministrazione del Patrimonio della Sede Apostolica, il ministero del Tesoro vaticano). Bertone non è nuovo a decisioni forti e innovative, che in poco più di un anno hanno rivoluzionato la struttura della Santa Sede e il gruppo di comando. Quella di ieri era una riunione dedicata alle nuove disposizioni sugli stipendi del personale: la più innovativa - ha reso noto un comunicato della sala stampa - «riguarda i nuovi parametri per la retribuzione del personale inquadrato nei dieci livelli funzionali», con «un allargamento del ventaglio delle retribuzioni», e soprattutto «l'introduzione delle "classi di merito" all'interno dei singoli livelli». Con questa novità - è stato spiegato - si introduce nel sistema retributivo vaticano un elemento di incentivo e di remunerazione che tiene conto, pur all'interno di uno stesso livello funzionale, di fattori come dedizione, professionalità, rendimento, correttezza...». Altre disposizioni presentate ieri riguardano poi le categorie dirigenziali e il Regolamento per il personale dirigente laico. Inoltre a gennaio entreranno in vigore anche disposizione per la retribuzione degli straordinari, che completano quelle già stabilite nei mesi scorsi. Più professionalità e merito, quindi, e un richiamo a non sperperare risorse: «Le disposizioni - dice la nota della Santa Sede - comportano vantaggi per il personale e naturalmente un aggravio per le Amministrazioni, che vengono invitate a un saggio impegno amministrativo che permetta di far fronte a questo nuovo sforzo per un miglioramento del trattamento del personale». Attualmente lo stipendio-base degli addetti in servizio in Vaticano va dai circa 1.300 euro del primo livello ai circa 2.300 euro del decimo livello (cui vanno aggiunti gli scatti di anzianità, le integrazioni e le indennità varie). In base ai nuovi criteri che premiano il rendimento e la professionalità, tra un livello e l'altro di inquadramento si aggiungeranno dei livelli intermedi.
postato da: CesareAugusto82 alle ore 15:35 | link | commenti
categorie: vaticano

Le luci di Baghdad

Come mai la notizia più importante da noi continua a non fare notizia?
Le luci dei razzi illuminanti su Baghdad le abbiamo viste. La luce in fondo al tunnel facciamo finta di non vederla. Diciamo che Baghdad in questi anni ha fatto notizia. Guerra vinta. Regime abbattuto. Saccheggi. Disordine. Carneficina terrorista. Fosse comuni. Vittime civili e militari. Disperato tentativo di risalita con i mezzi della politica democratica in un paese in cui era totalmente sconosciuta. Elezioni e costituzione sotto le bombe. Sciiti e sunniti e curdi. Violenze settarie, grandi attentati ed elementi di guerra civile. Rapimenti e decapitazioni seriali. Torture e commissioni d’inchiesta del Pentagono. Pacifisti nelle strade del mondo. Coscienze inquiete per ogni dove. Crisi all’Onu dove Annan si scatenava contro la guerra illegale. Molto cinema d’impegno e denuncia. Molto giornalismo televisivo pashmina e denuncia. Molte passeggiate nel disastro malinconico di grandi inviati di guerra. Molte mozioni nei Parlamenti europei: mandiamo le truppe, teniamo le truppe, ritiriamo le truppe. Molto dolore per i costi umani. Molta indifferenza per chi ci ha fatto vedere come muore un italiano. Molto accoramento per ragazze di ritorno in djellaba e con una copia fresca del Corano per lanciare appelli al valoroso popolo iracheno sotto la protezione dei riscatti pagati dai servizi segreti occidentali via ong (organizzazioni non governative). Mobilitazione jihadista dispiegata. Grandi catture. Impiccagioni e processi. Molto horror show. Discussioni in punta di storia e di diritto su termini come resistenti, insorti, banditi, tagliagole, impaludamento, Vietnam. Scontri diplomatici all’arma bianca con il Quai d’Orsay di Chirac e Villepin. La corrosione del mito di Tony Blair a Londra. Raffinate ricostruzioni delle trame della lobby ebraica neoconservatrice impegnata a dirottare la politica estera americana nell’interesse di Israele. Grande crisi della presidenza americana impiccata alla sua straordinaria impresa politico-militare. Incandescenti divisioni di principio nell’establishment intellettuale di qua e di là dall’Atlantico. Ma ora non fa notizia questo “accomodamento senza riconciliazione”, questa “breccia nel muro del pessimismo” di cui parla Tom Friedman sul New York Times, questa buona notizia che sarebbe disonesto ignorare o esagerare portata dal surge di Bush e Petraeus, questo equilibrio trovato nel controllo del territorio, nella sicurezza, che è la premessa per nuovi passi avanti diplomatici e politici nel cuore tormentato della politica mondiale dopo l’11 settembre. In America se ne parla, da noi no. Bernardo Valli non passeggia più a Baghdad. Vittorio Zucconi non solfeggia più a Washington. E i direttori dei tg non sanno come offrire immagini di pacificazione purtroppo meno sanguinose della macelleria d’un tempo. Forza Capuozzo!
postato da: CesareAugusto82 alle ore 15:26 | link | commenti
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mercoledì, 21 novembre 2007

Di che recessione si parla?

La Fed rende pubblici i verbali del board: crescita al 2-3 per cento nel 2008
La Federal Reserve, in attuazione della politica di trasparenza, decisa dal presidente Ben Bernanke, ha reso note le discussioni fra i membri del board che hanno motivato le sue decisioni recenti e le loro vedute circa il tasso di inflazione e l’occupazione e la crescita del pil degli Usa, per il prossimo triennio. Questa pubblicazione ha suscitato una grossa sorpresa perché mostra come le opinioni dei componenti del board della Fed riguardo le prospettive economiche degli Usa siano molto diverse da quelle circolate nell’ultimo periodo in Europa e in America. Negli ambienti finanziari e in alcuni media influenti come l’Economist si era fatta strada l’idea che gli Usa stiano andando verso una recessione. Il dollaro all’inizio della settimana era sceso ancora, in relazione all’ipotesi – data come estremamente probabile – che la Fed stesse per tagliare il tasso di un quarto di punto o di mezzo punto, rispetto all’attuale livello del 4,5 per cento, per combattere i pericoli imminenti di recessione. Al contrario, i resoconti delle discussioni della Fed mostrano che tutti sono piuttosto ottimisti circa il pil degli Usa. Per il 2008 nessun banchiere centrale amricano prevede una crescita del pil inferiore al 2 per cento, una parte la stima sul 3 per cento e un’altra parte sul 2,8. Dato che il pil degli Usa nel terzo trimestre del 2007 ha registrato una eccezionale crescita del 3,9 per cento annuo si può affermare che queste valutazioni comportano un rallentamento rispetto a questo dato. Ma tutte le stime vedono una economia robusta in fase di espansione, sia pure con andamenti diversi nei vari trimestri, trainata da una confortevole domanda domestica di consumi, sorretta da un sostenuto livello d’occupazione e dalla cresciuta della domanda estera. Che è favorita dal ridimensionamento del cambio del dollaro con le maggiori valute rispetto alle precedenti quotazioni. E’ difficile desumere da questi resoconti una inclinazione della Fed a riduzioni consistenti del tasso di interesse, rivolte a sostenere l’economia. E, d’altra parte, lo sforzo di trasparenza della Fed è un grosso passo avanti, non solo rispetto alla sua prassi passata, ma anche rispetto agli usi della Bce.
postato da: CesareAugusto82 alle ore 16:17 | link | commenti
categorie: economia, stati uniti

Baghdad, la rinascita

20mila persone tornano in città, ma le autorità militari Usa avvertono: "Al Qaeda si nasconde al nord"
Bambini che camminano e giocano nelle strade, i negozi che timidamente riaprono, nuovi matrimoni da celebrare, la gente che finalmente può muoversi, per piacere o per lavoro, nelle aree di confine fra la zona sciita e quella sunnita della città: la vita ricomincia anche a Baghdad. Lo raccontano le immagini e le interviste raccolte dal New York Times, che tratteggia il ritratto di una città progressivamente più sicura, dove i giorni ora passano senza esplosioni di autobombe e i cadaveri per strada compaiono al ritmo di 5 al giorno, un numero neppure paragonabile ai 35 cui la gente aveva dovuto abituarsi nei mesi scorsi. Esistono ancora zone estremamente pericolose, ma 20mila persone hanno scelto di sfidare la paura e tornare nelle proprie case a riprendersi la vita: "Sono felice", conferma Suhaila al-Aasan, appena tornata col marito e il figlio nel suo appartamento a Dora, quartiere della classe media nella zona sud, "Perché la mia felicità fosse completa, più gente dovrebbe tornare a Baghdad. Abbiamo bisogno di più persone intorno per sentirci sicuri". Un desiderio che richiederà tempo per avverarsi, perché, nonostante la piacevole sorpresa di veder tornare in attività diversi quartieri, sono ancora molti gli iracheni che preferirebbero lasciare il paese piuttosto che tornare a casa: la reale consistenza e durata dei cambiamenti rimane ancora incerta, anche se è fuori di dubbio che i 30mila soldati americani appartenenti al contingente extra voluto da George Bush, in Iraq dal mese di giugno, hanno contribuito in maniera determinante a stabilizzare la situazione e ridurre la violenza. L'intervento americano si è comunque inserito in un quadro favorevole: "Penso che la combinazione fra la stanchezza della gente per questa guerra e il fatto che le forze di sicurezza irachene - esercito e polizia - abbiano intensificato i controlli sui confini sia stata determinante per il calo della violenza", ha dichiarato il generale dell'esercito americano Mark Hertling durante una videoconferenza trasmessa da una base fuori Tikrit. Quel che non si deve scordare, ha però precisato Hertling, è che il nemico non è scomparso del tutto, ma si è spostato: i rappresentanti di Al Qaeda e di altre cellule terroristiche ora si concentrano nel nord del paese, che resta la zona più a rischio.
postato da: CesareAugusto82 alle ore 11:01 | link | commenti
categorie:
lunedì, 19 novembre 2007

Siamo quasi tutti americani

Gli spettacolari successi della politica estera e militare di George W. Bush
Una delle grandi favole raccontate in questi anni è che George W. Bush abbia compromesso i rapporti di alleanza, rispetto e solidarietà tra l’America e il resto del mondo. Abbiamo controllato e, a ieri, la situazione è un’altra: in medio oriente e nel mondo islamico ci sono due regimi terroristici in meno. La Libia ha smantellato i suoi programmi nucleari e il Pakistan si è trasformato, con le difficoltà evidenti in questi giorni, da principale sostenitore dei talebani in alleato nella guerra al terrorismo. Per restare in zona, l’India un tempo era un paese non allineato e sotto l’influenza sovietica. Oggi è partner affidabile degli Stati Uniti, al punto che Bush ha stipulato con la più popolosa democrazia del mondo un’alleanza nucleare. La Corea del nord, grazie alle pressioni di Washington sulla Cina, si è impegnato ad abbandonare i toni da apocalisse atomica. I rapporti con il Giappone non sono mai stati così solidi. Restano aperti i conflitti mediorientali – dai territori palestinesi, al Libano, all’Iraq, all’Iran – ma sono questioni che risalgono ai decenni precedenti a Bush e perlomeno adesso è in cantiere una strategia diversa da quella fallimentare che ha sedimentato l’odio antioccidentale e causato gli attacchi dell’11 settembre. L’aspetto più interessante, però, è quello europeo. Si è scritto molto a proposito dell’arroganza bushiana che avrebbe diviso l’Europa. In realtà, fin dal primo momento, la maggioranza dei paesi europei si è schierata con Bush. Le eccezioni sono state Francia e Germania. Gli altri, compresi Italia e Spagna, hanno addirittura firmato un documento di sostegno alla politica di Bush, la famosa Lettera degli otto, seguito poi da un’analoga presa di posizione dei paesi dell’est europeo. In questi anni di Bush alla Casa Bianca, la Nato si è allargata a est, fino a dialogare istituzionalmente con la Russia. Rivoluzioni pacifiche e filoamericane si sono svolte in un paio di ex Repubbliche sovietiche e la Turchia in occidente può contare principalmente sul sostegno della Casa Bianca. L’ostilità di Francia e Germania è sparita alla prima occasione in cui gli elettori sono stati chiamati alle urne. Jacques Chirac è in pensione e Gerhard Schröder fa il consulente petrolifero di Vladimir Putin. All’Eliseo c’è il politico francese più filoamericano dai tempi del marchese Lafayette, uno capace di nominare come ministro degli Esteri un radical-socialista che sulla guerra contro Saddam si oppose al semplice pacifismo e di ripetere che l’America è “la più grande nazione del mondo”. Il cancelliere tedesco Angela Merkel idem. A Downing Street, al posto del “cagnolino di Bush” Tony Blair, c’è un altro premier socialista che ricorda ogni cinque minuti di essere più filoamericano del suo predecessore. In controtendenza ci sono soltanto Spagna e Italia, ma solo a causa di una strage islamista e di uno scarto di voti dello 0,06 per cento. E malgrado ciò non si contano i bye-bye Condi e le suppliche di essere ricevuti alla Casa Bianca. In fondo siamo quasi tutti americani.
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categorie: politica, stati uniti

Industria e Nucleare

Interessante articolo letto stamane sul Times...
http://business.timesonline.co.uk/tol/business/industry_sectors/natural_resources/article2896687.ece
 
In breve l'articolo dice che ci sono gruppi industriali che non hanno niente a che fare con la produzione di energia come gruppi siderurgici, chimici e altri settori manifatturieri che preoccupati dal crescente costo dell'elettricità sono pronti a partecipare  e co-finanziare nuovi progetti di centrali nucleari....
postato da: CesareAugusto82 alle ore 10:10 | link | commenti (1)
categorie: energia, industria
domenica, 18 novembre 2007

Una pausa per l'economia Britannica

Dopo 15 anni di crescita pressoche inaresstabile, che ha superato senza fatica anche gli attentati alla metropolitana e prima ancora gli attentati di New York del 2001 sembra che per l'economia Britannica sia arrivato il momento di tirare il fiato; gli esperti prevedono per il 2008 una crescità addiritura sotto il "2%, probabilmente tra 1,8 e l'1,9%.
 
Inoltre probabilmente per ridare fiato alle banche britanniche colpite dai mutui subprime la Banca d'inghilterra potrebbe cominciare ad abbassare i tassi e questo dovrebbe portare anche ad una discesa della sterlina...
 
Chissà che un week end a londra possa venire a costare un po' meno a noi €uro(pei)
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categorie: economia, inghilterra
giovedì, 15 novembre 2007

Alitalia leggera per Lufthansa

Malpensa principale aeroporto italiano per i voli intercontinentali, con il sostanziale mantenimento dei collegamenti attuali, punto di riferimento del traffico d'affari. Fiumicino dedicato soprattutto al flusso turistico, con una rete di destinazioni verso Africa del Sud, Egitto, Medio Oriente e connessioni con il Nord Europa, ma senza incremento dei voli a lungo raggio. Riduzione della flotta Alitalia di 50 aerei, sui 185 attuali, con eliminazione degli Md80 più vecchi (su 75), dei 10 Atr 72 e dei cinque Boeing 767 più vecchi sui 29 jet a lungo raggio.Ecco il piano industriale di Lufthansa per la privatizzazione Alitalia, secondo informazioni fornite al Sole 24 ore da un'autorevole fonte confidenziale. È previsto un potenziamento dei collegamenti tra gli scali padani (Torino, Bologna, Venezia) con gli altri hub del gruppo, cioè Monaco, Francoforte e Zurigo, portato in dote dall'acquisizione di Swiss nel 2005. Con Malpensa verrebbe creato un Quadrilatero del Nord. Milano Linate manterrebbe l'attuale attività.Grazie all'approccio «multi-hub e multi-brand», Lufthansa è considerata favorita rispetto agli altri pretendenti alla cenerentola dei cieli: Air France-Klm che invece vuole convogliare tutto il traffico a lungo raggio su Parigi e poi Air One, appoggiata da Intesa Sanpaolo. La partita è comunque aperta.Lufthansa ha illustrato il suo progetto a diverse controparti. L'amministratore delegato Wolfgang Mayrhuber ha incontrato il presidente di Alitalia, Maurizio Prato. Il vettore non ha ancora formalmente presentato la sua offerta non vincolante, richiesta da Prato, prima di scegliere il partner con cui aprire la trattativa in esclusiva.I tedeschi vogliono prima saggiare la disponibilità dei sindacati ad accettare la necessaria ristrutturazione e la genuina intenzione del Governo a privatizzare un'azienda molto vicina alla politica. Contatti informali con il milieu romano sono in corso. Il 7 novembre l'ambasciatore, Michael Steiner, ha visto i vertici di Cgil, Cisl, Uil.La parte non esplicitata del piano è la «significativa» ristrutturazione: Lufthansa vuole allineare i contratti di lavoro alla produttività dei livelli europei e ridurre l'organico di Alitalia, che aveva 11.262 dipendenti al 30 settembre, di cui circa 6.500 naviganti. La maggioranza di piloti e assistenti di volo dovrebbe spostarsi da Roma a Malpensa. Verrebbero anche concentrati a Malpensa i collegamenti con Buenos Aires e Mumbai, oggi fatti alcuni giorni dalla Lombardia e altri da Roma.Malpensa perderebbe qualche volo a lungo raggio, ma riceverebbe un maggior numero di frequenze di alimentazione da un bacino più ampio, fino alla Svizzera e Germania. Fiumicino verrebbe impiegato come piattaforma verso Africa e Medio Oriente, anche per il flusso turistico dal Nord Europa a bordo di aerei Airbus a medio raggio, dai costi inferiori rispetto a jet più grandi.Nelle intenzioni di Lufthansa, Alitalia e la sostenuta domanda del mercato italiano riceverebbero benefici nell'integrazione con la rete dell'alleanza Star Alliance, la più vasta al mondo. Comprende 15 compagnie tra cui Singapore, Thai, All Nippon, United e Us Airways, Swiss, Austrian, Sas.I tedeschi non disconoscono Az Servizi, di cui Alitalia ha il 51%, purché i sindacati accettino una significativa riduzione dell'organico, in totale 8.300 addetti.Lufthansa prevede «un'integrazione» con Air Dolomiti, di cui possiede il 100%, mentre rimarca le distanze da Air One. In caso di successo tedesco, Carlo Toto potrebbe rimanere un partner commerciale, ma più probabilmente dovrebbe accasarsi con un altro alleato.La scelta del compratore di Alitalia dovrebbe essere fatta entro fine mese. Secondo il ministro dei Trasporti, Alessandro Bianchi, Prato «ha comunicato che sarà intorno al 23 novembre».C'è l'incognita finanziaria. Lufthansa ha uno schema diverso dall'acquisto attraverso aumento di capitale. Vorrebbe prima comprare il 49,9% del Tesoro (ma a un prezzo inferiore alla Borsa, ieri +1,1% a 0,8585) e poi salire a una partecipazione di larga maggioranza, fino a togliere la compagnia dalla Borsa.
postato da: CesareAugusto82 alle ore 18:29 | link | commenti
categorie: industria, aeronautica

L'Africa gioca la sua scommessa Segnali di crescita nell'economia

Per la Banca mondiale il Continente nero sta seguendo i Paesi avanzati
«Si intacca il tasso di povertà e si attirano investimenti»
MILANO — Il credito è un credo, in Camerun come in Tanzania. Che se ne fa della carta di credito, chi vive di debito? E come la usa se non ci sono banche, telefoni, luce? E comunque: non serve ben altro in terre dove le strade le chiamano barabara, parola onomatopeica che rifà il suono della ferraglia quando vibra sulle buche? Domande oziose, a Yaoundé o a Dar es Salaam. Volevano la Visa nera, loro. E l'hanno avuta. Si chiama Baatcard, ha un piccolo bottone collegato a una chip acustica. Tu schiacci, lei lancia nello spazio un ultrasuono criptato, unico, non falsificabile. Transazione eseguita. E il soldo nero diventa soldo vero. La loro Africa sta cambiando. Lo dicono gl'inguaribili afrottimisti della Banca mondia-le, ma lo confermano anche al World Economic Forum, all'Onu, al Fondo monetario. «Per la prima volta — scrive la Banca nel suo rapporto 2007— i 44 Paesi africani seguono lo sviluppo economico del resto del mondo, il loro tasso di crescita è simile a quello di molte economie avanzate».
Una rinascita veloce, costante: «Molte economie sembrano aver voltato pagina, tanto da intaccare l'alto tasso di povertà e attrarre investimenti». I numeri: crescita media del 5,4%, previsioni uguali per il 2008. Con punte d'eccellenza nelle aree petrolifere di Mauritania (19,8%), Angola (17,6), Ciad (9), Mozambico (7,9). Coi telefoni aumentati del 328% in dieci anni (prima l'avevano 21 africani su mille, ora sono 90); coi rubinetti d'acqua potabile moltiplicati del 18-19%; con la produzione d'elettricità salita del 43,8%. «L'Africa ha imparato a commerciare in modo più efficace — dice John Page, analista della Banca mondiale —. Si affida di più al settore privato, sa evitare le gravi crisi economiche degli anni '70 e '80». Se il tasso di crescita raggiungerà il 7% e non calerà fino al 2015, prevedono le Nazioni Unite, si potrebbe perfino realizzare un sogno: dimezzare la povertà. Non tutto è nero nel Continente nero, dunque. Anche se il Rinascimento Africano è solo la bozza d'un affresco: il 41% dei subsahariani continua a vivere con meno d'un dollaro al giorno, le strutture sanitarie e scolastiche sono inesistenti per sei africani su dieci, la diffusione di Aids, malaria e Tbc è inarrestabile. Negli ultimi quindici anni 23 Paesi hanno bruciato 18 miliardi di dollari in armi, la corruzione è endemica. «I nostri tassi di crescita non sono accompagnati da una significativa riduzione della povertà», ha riconosciuto ieri Abdelaziz Bouteflika, il presidente algerino, ed è chiaro a molti che i primi contano poco, se manca la seconda. I dati della Banca mondiale, così, sono sempre letti con un certo scetticismo.
Due anni fa, a Cannes, fu molto applaudita l'opera d'un regista mauritano, «Bamako», dove i banchieri di Washington facevano la parte di pistoleri da Far West: «Appena arrivano loro in un villaggio — diceva un personaggio del film — finisce come nei duelli al sole: chi è di troppo, viene eliminato». Il boom non è un ciak, però. Ed è al botteghino finanziario che gli analisti rimandano. C'è la strepitosa interpretazione del golia Sudafrica (che ha il 5,4% 45% del prodotto lordo di tutto il continente) e dei grandi esportatori di petrolio (Nigeria); c'è la recita costante d'economie diversificate che puntano su agricoltura e turismo (Senegal, Kenya); c'è il passo da moviola di Congo, Seychelles, Swaziland, Costa d'Avorio (all' 1% di crescita); c'è il fiasco Zimbabwe, che sprofonda del 4,4% e ha un'inflazione all' 8.000%... «L'espansione economica non è una leggenda — dice Sean Nola, uomo del Fmi a La crescita media del Continente nero negli ultimi dieci anni Pretoria —. Altrimenti, nessuno verrebbe a investire». S'avvicina la Cina, diventata anche qui la maggiore partner commerciale dopo gli Usa. Qualche mese fa, a Pechino, hanno ridisegnato addirittura la mappa geografica: fra Zambia ed Egitto, nasceranno tre macroregioni economiche. Operai gialli e neri, insieme. I peggio pagati del mondo. Il meglio, per sfamare e crescere i nuovi Leoni d'Africa.
postato da: CesareAugusto82 alle ore 09:47 | link | commenti
categorie: economia, africa
mercoledì, 14 novembre 2007

AL GORE FA VIRTÙ DELLA FINANZA «AL VERDE»…

 An. Cu. per “Il Sole 24 Ore” - Ognuno, per l'ambiente, fa quel che può: c'è chi non usa i deodoranti spray e chi fa raccolta differenziata. Al Gore dirige documentari sui cambiamenti climatici globali e vince Premi Nobel per la Pace. Evidentemente alla ricerca di uno sbocco più impegnativo per il proprio hobby,l'ex-vice presidente americano ha deciso di diventare partner di un private equity Usa, Kleiner, Perkins, Caufield & Byers (Kpcb). La compagnia è nota non soltanto per gli investimenti in titoli della e-economy come Google, Netscape e Amazon.com, ma anche per un costruttivo interesse nei confronti delle tecnologie ecocompatibili. E chi meglio di Al Gore per indirizzare i futuri sforzi della Kpcb in questa direzione? «Siamo determinati ad aiutare i leader politici e finanziari ad accelerare il processo di sviluppo di soluzioni sostenibili», ha dichiarato Gore, che peraltro non è nuovo alle commissioni tra attivismo ecologico ed alta finanza. Nel 2004, infatti, aveva contribuito a creare il fondo "verde" Generation Investment Management, di cui tuttora è Presidente.
postato da: CesareAugusto82 alle ore 15:09 | link | commenti (1)
categorie: finanza, energia

Gli ortodossi: "Il Papa è il primo patriarca" Si apre la strada per la riunificazione

La storica affermazione in un documento di 46 paragrafiuna vera road map. Ancora da studiare il ruolo dei vescovi
CITTA' DEL VATICANO - Il Papa è il "primo dei patriarchi", Roma è la "prima sede", la Chiesa di Roma "presiede nell'amore". Nero su bianco un documento congiunto della Chiesa cattolica e delle Chiese ortodosse fissa definitivamente e in maniera inequivocabile il primato del romano pontefice, spianando la strada alla riunificazione di cattolici e ortodossi divisi dallo scisma del 1054. Il documento riservato è il frutto del vertice di ottobre a Ravenna, dove una delegazione cattolica guidata dal cardinale Kasper e una delegazione panortodossa guidata dal metropolita Zizioulas del Patriarcato ecumenico di Costantinopoli hanno gettato le basi per un approfondimento delle questioni da risolvere per ristabilire l'unità. Sono 46 paragrafi, una vera e propria road map, che indica il percorso dei temi da sviscerare per potere dichiarare superate le divisioni del passato. Dunque, il riconoscimento del primato romano c'è, ma subito viene chiarito che dovrà essere studiato "il ruolo del vescovo della prima sede" nell'ambito della comunità ecclesiale. In altre parole bisognerà definire quali sono le "prerogative" del vescovo di Roma, tenuto conto che sull'argomento ci sono opinioni molto differenti. Il documento delinea tre concetti fondamentali: comunione ecclesiale, conciliarità, autorità. Entrambe le parti concordano che il vescovo è il capo della Chiesa locale e che nessuno può sostituirsi a lui. Entrambe concordano nel riconoscere che "l'unica e santa Chiesa" si realizza contemporaneamente in ogni Chiesa locale, che celebra l'eucaristia, e nella comunione di tutte le Chiese.
C'è accordo anche sulle strutture della Chiesa universale. A livello locale l'autorità è il vescovo. A livello regionale un gruppo di Chiese riconosce al proprio interno un "primo" (protos, in greco). Più articolata la questione del livello globale: qui gli esperti avranno molto da lavorare. Perché il documento afferma che sul piano universale "coloro che sono i primi nelle differenti regioni, insieme a tutti i vescovi, cooperano in ciò che riguarda la totalità della Chiesa". E in questo contesto si sottolinea che "i primi devono riconoscere chi è il primo tra di loro". Ma per assicurare la concordia - scandisce la road map ecumenica - serve la conciliarità: cioè la cooperazione comune tra tutti. Tutti i vescovi dell'orbe cristiano, è detto, non devono essere solamente uniti tra di loro nella fede, ma "hanno anche in comune la stessa responsabilità e lo stesso servizio nei confronti della Chiesa". I concili sono lo "strumento principale" attraverso cui si esprime la comunione della Chiesa. Insomma, il mondo ortodosso mette in chiaro che il vescovo di Roma non può immaginarsi di essere un sovrano totalitario, che decide da solo o si sostituisce ai livelli locali. D'altronde lo stesso Ratzinger affermò in passato varie volte che il romano pontefice non può comportarsi da "monarca assoluto". Un brano del testo (riferito allle autorità regionali) ha il suono di un monito preciso: "Il primo non può fare niente senza il consenso di tutti". Il pontefice, peraltro, è sempre nominato nel testo come vescovo di Roma o come uno dei cinque patriarchi storici. Ora tocca a papa Ratzinger. Solo lui può dare l'impulso a procedere. Per il 23 novembre il pontefice ha convocato tutti i cardinali del mondo per una riunione, che all'ordine del giorno ha proprio l'ecumenismo. Il documento cattolico-ortodosso costituirà la base del dibattito. Nel frattempo Benedetto XVI sta riformano il Sinodo dei vescovi, il parlamento consultivo dell'episcopato mondiale che si tiene ogni tre anni: verranno dati più delegati alle Chiese orientali cattoliche - ponte verso l'Ortodossia - che hanno oltre venticinque vescovi, ci sarà più spazio per la discussione e saranno riformati i gruppi di lavoro. Benedetto XVI ha manifestato fin dalla sua elezione la volontà di fare "passi concreti" in direzione dell'avvicinamento fra le Chiese cristiane. Ma ci sono anche difficoltà in campo ortodosso. Il patriarca Alessio di Mosca è recalcitrante nel riconoscere il primato del patriarca di Costantinopoli Bartolomeo I e al tempo stesso non perdona al Vaticano l'attività delle diocesi cattoliche nell'ex Urss. A Ravenna i suoi rappresentanti hanno abbandonato la riunione perché la Chiesa ortodossa di Estonia si era aggregata al patriarcato ecumenico di Costantinopoli.
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categorie: vaticano, religione
martedì, 13 novembre 2007

Al Gore entra in finanza per l'energia pulita

L'ex presidente americano Al Gore, premio Nobel per la pace, entra come socio nella società californiana di venture capital Kleiner, Perkins, Caufield & Byers (Kpcb). La società californiana, che ha sede a Silicon Valley, ha investito risorse in Google, Netscape e Amazon.com. Al Gore si occuperà degli investimenti di Kpcb nelle tecnologie pulite.
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categorie: finanza

UN PAESE ISTERICO DOVE I PROBLEMI SI INDIVIDUANO MA NON SI RISOLVONO MAI

LOS ULTRAS SI IMPADRONISCONO DELL’ITALIA – LA STAMPA ESTERA PICCHIA DURO: UN PAESE ISTERICO DOVE I PROBLEMI SI INDIVIDUANO MA NON SI RISOLVONO MAI - LA VIOLENZA NON È MOLTO AL DI SOTTO DELLA SUPERFICIE. BASTA GRATTARE APPENA UN PO’ E SALTA FUORI…
Paolo Passarini per “La Stampa”
Si racconta che mentre Giorgio Napolitano, in visita in Qatar, soppesava l’opportunità di rilasciare una dichiarazione sui tragici fatti di domenica, la visione di un servizio di «Al-Jazeera» lo abbia indotto a esprimere subito tutta la sua «preoccupazione» a precisare che l’Italia non è un paese dominato dalla tifoseria criminale.
La notizia che «un fan della Lazio» era stato ucciso in «un tragico errore» campeggiava tra i titoli di testa delle «news», seguita da un lungo commento, nel quale venivano espressi dubbi sulla versione dello «sparo in aria» e si informava dettagliatamente degli scontri a Bergamo e a Roma. «Il calcio italiano - concludeva il servizio - combatte da anni un serio problema di violenza negli stadi». E si ricordava la morte dell’agente Raciti a Catania nel marzo scorso. Ma, in realtà, il racconto di «Al-Jazeera», che ha ferito l’amor proprio del presidente, è stato assai più moderato di quelli di gran parte della stampa europea di ieri mattina.In effetti la notizia ha avuto un’eco notevolissima, a conferma del fatto che quanto accade nel calcio italiano anche fuori del campo viene ormai letto come un fenomeno sociale significativo. Nessun giornale si è abbandonato a stereotipi caricaturali vieti, dipingendo l’Italia come uno di quei paesi tropicali in cui si ammazzano gli arbitri per un rigore contestato. Ma due fatti non potevano non colpire gli osservatori stranieri: come un avvenimento tutto sommato extra-calcistico abbia immediatamente generato violenza dentro e attorno agli stadi e come questa rabbia abbia facilmente saldato tra loro le tifoserie più ostili per andare all’attacco dell’autorità pubblica.Il notiziario della «Bbc-news» metteva infatti in evidenza «la furia dei tifosi italiani dopo un omicidio». E dopo aver velocemente liquidato la notizia della morte di Gabriele Sandri come «un tragico errore» ha raccontato in dettaglio gli atti di violenza soprattutto nella capitale, dove, terrorizzate, «le guardie del Coni sono state costrette a barricarsi all’interno, mentre, fuori, i tifosi sfasciavano le finestre, bruciavano macchine e si scontravano con la polizia». Un autobus dato alle fiamme, parecchi feriti. Poche ore prima c’erano stati gli incidenti di Milano e di Bergamo, mentre in alcuni stadi, come a Siena, i tifosi urlavano «Assassini» ai poliziotti. La corrispondente da Roma, Frances Kennedy, ne trae la conclusione che, evidentemente, in Italia, «la violenza non è molto al di sotto della superficie». Basta grattare appena un po’ e salta fuori.
La storia di Siena ha colpito molto anche lo spagnolo «El Mundo», che nota come a urlare «Assassini» alla polizia fossero i tifosi locali assieme agli odiati rivali del Livorno, prontissimi a unirsi contro la forza pubblica. «Los ultras toman Italia», gli ultrà si impadroniscono dell’Italia, riassume il titolo del pezzo inviato da Marta Lobato, che dettaglia le imprese di «numerosi esaltati» a Roma e altrove, perfino a Taranto.Nel suo titolo «Le Monde» ha parlato addirittura di «scene di sommossa» e l’articolo, come il servizio della «bbc», si concentra subito sulla «fiammata di violenza in tutta Italia» per sottolineare come «poliziotti e carabinieri siano diventati il bersaglio di provocazioni durante tutto il pomeriggio attorno a parecchi stadi. «Liberation», come altri, mette anche in evidenza come siano stati attaccati anche tre giornalisti, a Roma, e una troupe televisiva a Milano.Nessun giornale ha maramaldeggiato, nessuno ha assunto un tono di superiore civiltà, ma tutti hanno, nell’insieme, convogliato un messaggio di profonda preoccupazione per un paese in cui le braci della violenza covano sotto uno strato di cenere neppure tanto spesso. E, in questo caso, non c’entrano nulla le solite tristi storie di immigrazione. Gli «hooligans» erano italiani, prontissimi a scagliarsi contro qualunque forma di autorità in un’atmosfera di rabbia diffusa.
Infatti, il quadro dell’Italia che si forma attraverso l’opinione degli osservatori stranieri raffigura un paese sostanzialmente malato di isterismo, che reagisce sempre in modo sproporzionato a qualunque avvenimento controverso. Un paese esasperato dove i problemi si individuano ma non si risolvono mai («L’Italia soffre da molto tempo di Hooliganismo», nota il britannico «Telegraph» da un paese che l’hooliganismo ha vissuto, affrontato e risolto). E’ un quadro che può dispiacere al presidente Napolitano, ma che non è facile contestare, anche perché assomiglia molto a quello che dipinge lo stesso presidente quando parla di un paese in cui predomina la «litigiosità».
postato da: CesareAugusto82 alle ore 12:07 | link | commenti
categorie: italia