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Il Blog di Giulio Stevanato

sabato, 29 dicembre 2007

BMW E DAIMLER TRATTANO A TUTTO CAMPO…

A.Mal. per “Il Sole 24 Ore” - Bmw e Mercedes, si allargano le ipotesi di accordo. Secondo il «Financial Times Deutschland », che cita fonti vicine al dossier, la collaborazione tra i due colossi tedeschi non si limiterà ai motori per vetture piccole ma potrebbe estendersi allo sviluppo comune di altri componenti, come assali, sterzo e cambi. Bmw e Mercedes non hanno voluto commentare la notizia, così come avevano fatto nelle settimane precedenti sulle altre indiscrezioni riguardanti le trattative. Secondo il quotidiano i due gruppi, specializzati nell'alto di gamma, hanno bisogno di rafforzarsi nel segmento delle piccole considerando le recenti proposte della Commissione europea sulle emissioni di CO2.

Nei giorni scorsi la Bmw aveva annunciato un piano per aumentare la redditività con il taglio di «parecchie migliaia di posti di lavoro» nel 2008. Anche l'intesa con Mercedes va nel senso di ridurre i costi ed aumentare la redditività. Illustrando a settembre il piano industriale della casa di Monaco, il numero uno Norbert Reithofer aveva indicato un target di risparmi di 6 miliardi entro cinque anni. Ieri il gruppo francese Psa Peugeot Citroen ha annunciato la scelta del sito di Kaluga, a 180 chilometri da Mosca, per costruire il suo primo stabilimento in Russia. Nella fabbrica, che dovrebbe essere operativa attorno al 2010, Psa intende produrre auto di media cilindrata che rappresentano circa il 60% delle vendite di un mercato russo in fortissima crescita. L'annuncio di Psa arriva a pochi giorni dall'inaugurazione dello stabilimento della Toyota e dalla scelta di Renault come partner privilegiato della Autovaz.

Un'altra joint venture, quella annunciata venerdì scorso tra la Pininfarina e il gruppo francese Bolloré, ha continuato a spingere in Borsa il titolo dell'azienda torinese: dopo il +15,1% di venerdì, infatti, le azioni hanno guadagnato ieri un +16,57% chiudendo a 9,80 euro dopo varie sospensioni per eccesso di rialzo (restano comunque nettamente al di sotto dei 25 euro dell'inizio del 2007). L'intesa con Bolloré prevede la costituzione di una joint venture 50-50 per la produzione di un'auto elettrica che verrà prodotta in Italia e venduta (dal 2010) con il marchio Pininfarina.
postato da: CesareAugusto82 alle ore 09:19 | link | commenti (5)
categorie: auto, industria
giovedì, 27 dicembre 2007

ALTRO CHE EUROSTAR, PRODI DA BOLOGNA A ROMA COL VOLO DI STATO…

Stavolta niente fotografi alla stazione Termini pronti a scattare le immagini dell’arrivo dei coniugi Prodi come una “famiglia normale”. Nessun articolo prono per decantare il premier che risparmia e viene a Roma da Bologna con il treno, come un qualsiasi pendolare. Ieri sera Prodi, in viaggio dalla sua casa bolognese per tornare nella Capitale in vista della conferenza stampa di fine anno, ha preferito servirsi dell’aereo di stato. Quaranta minuti scarsi di volo, da Bologna a Ciampino. A rivelare il malizioso particolare è uno dei cronisti bolognesi più amati dal Professore, Marco Marozzi, su “Repubblica”: “Il presidente del Consiglio è segnato da due giorni di malanno, niente corse relax nella sua Bologna, il volo con l’aereo di Stato ieri sera per Roma per mettere a punto le ultime linee di intervento con i suoi collaboratori”.
postato da: CesareAugusto82 alle ore 18:33 | link | commenti (1)
categorie: politica

NATALE BENEFICO IN CASA HILTON…

R.Fi. per “Il Sole 24 Ore” - L' immagine della famiglia negli ultimi anni è stata un po' esposta all'«esuberanza» mediatica della giovane Paris. Ma gli Hilton sono sempre gli Hilton e, forse per recuperare anche un po' della passata autorevolezza, il patriarca Barron Hilton, ormai ottantenne, ha voluto donare 1,2 miliardi di euro alla fondazione filantropica di famiglia, la Conrad N. Hilton Foundation.La donazione di Hilton è una delle maggiori elargizioni private del 2007, seconda solo a quella di Leona Helmsley, magnate del settore alberghiero che ha dato 4 miliardi di dollari alla propria fondazione di famiglia. Peraltro la Hilton Foundation, che dispone già di asset per circa 1,1 miliardi di euro, con questa donazione raddoppierà il proprio patrimonio al servizio di attività benefiche. La fondazione utilizzerà le risorse al 50% in operazioni internazionali, come già fatto in passato. Dal 1990, per esempio, ha impegnato 62 milioni di dollari per tentare di garantire alle popolazioni africane l'accesso all'acqua potabile.
postato da: CesareAugusto82 alle ore 18:32 | link | commenti (1)
categorie: filantropia

ALITALIA VENDE SLOT HEATHROW A PREZZI RECORD, INCASSA 92 MLN…

Alitalia ha venduto circa un quarto degli slot nell'areoporto londinese di Heathrow "a prezzi record" incassando, in tre accordi separati, 92 milioni di euro. Lo riporta il Financial Times precisando che una delle transazioni e' avvenuta al prezzo di oltre 30 milioni di euro. Venerdi' scorso Alitalia aveva annunciato di aver perfezionato gli accordi relativi allo scambio di tre coppie di slot sull'aeroporto di Londra Heathrow ritenuti non strategici, pagabili in due tranche. Il completamento della prima fase ha generato per la compagnia una compensazione che, in base ai tassi di cambio in vigore al momento dell'esecuzione dell'operazione, e' di 54 milioni di euro. La compensazione prevista a completamento della seconda fase sara' a valere sull'esercizio 2008 e ammonta a 38 milioni di euro. Secondo il Financial Times gli acquirenti sarebbero Continental Airlines, Us Airways e British Airways.
postato da: CesareAugusto82 alle ore 16:15 | link | commenti (2)
categorie: aeronautica

Spese pubbliche, tasse private

Impressionante consuntivo della spesa per i dipendenti pubblici nel 2006
Mentre si varava la Finanziaria 2008 con norme sull’assunzione di precari nella pubblica amministrazione, con un peso sugli esercizi futuri incerto e con copertura labile, la ragioneria dello stato presentava un consuntivo impressionante della spesa per dipendenti pubblici nel 2006. E’ aumentata del 9,3 per cento sul 2005, passando da 149 miliardi a 163: 14 miliardi in più, oltre un punto del pil 2006. Gli addetti sono aumentati solo di 14 mila: lo 0,35 per cento passando da tre milioni 598 mila a tre milioni 612 mila. Dunque la crescita del costo unitario dei dipendenti pubblici è stata del 9 per cento. Agli aumenti delle retribuzioni per rinnovi contrattuali del 2005, aventi effetto nel 2006, si sono sommati scatti di anzianità e costi delle promozioni. Sul 2006 hanno pesato 9 miliardi di arretrati riguardanti conguagli di retribuzioni del 2005, ma il 2006 ha riversato sei miliardi di mancati conguagli sul 2007. Sicché il “vero costo pro capite” del personale pubblico nel 2006 è di 160 miliardi con un aumento del 7,4 per cento. E poiché il tasso di crescita del prodotto interno lordo italiano nel 2006 è stato del 3,8 i costi unitari del personale pubblico sono aumentati di due volte. La sperequazione col personale privato è evidente. Il sindacato a livello nazionale non ha rispettato i criteri di efficienza e di equità. Il giudizio si aggrava considerando la spinta di sindacati e sinistra all’assunzione dei precari pubblici. Il contribuente, con queste politiche, non può sperare nella riduzione delle imposte.
postato da: CesareAugusto82 alle ore 11:11 | link | commenti (1)
categorie: italia, politica

Sarkozy, c’est nous

Lo splendido discorso lateranense del protocanonico della République
Henry Guaino, scrittore politico eccellente, prepara i testi che Nicolas Sarkozy legge. Ma naturalmente è lui, il presidente, ad aver scelto il suo speech writer, a deciderne il contenuto e ad assumersi la responsabilità politica di pronunciarli. Giovedì scorso, davanti al cardinal Ruini e a poche ore dalla visita a Benedetto XVI, il capo della nazione leader in Europa continentale e signore della République, cioè della più alta incarnazione della laicità moderna, ha detto cose simbolicamente fortissime, che molti lettori del Foglio riconosceranno o sottoscriveranno per averle già lette su queste colonne. Pubblichiamo il testo del discorso del canonico onorario di San Giovanni in Laterano nella copertina del supplemento del sabato. Basta leggere, lettura anche molto piacevole e gratificante per la mente, e si capirà tutto, ma proprio tutto. Dunque è possibile essere laici e amici della chiesa, in particolare della chiesa cattolica. Laici anche nel senso di non credenti o non appartenenti alla confessione cattolica e disinibiti ammiratori del deposito di spiritualità, di cultura razionale, di fede e di bellezza che appartiene alla religione cristiana. Laici e sostenitori della necessità di riconoscere le radici cristiane della nostra storia europea e nazionale. Laici attenti ad estirpare le sciocchezze del vecchio e del nuovo anticlericalismo. Laici e capaci perfino di fare appello al popolo cattolico perché si riconosca e parli con voce chiara e forte, senza lasciarsi intimidire dall’ideologia neosecolarista e senza per questo rinunciare alla distinzione salubre tra stato e chiesa. Laici e non banalmente volterriani, seguendo il filo non banalmente illuminista del discorso di un presidente che ragiona, ed in questo è volterriano, che guarda il mondo, ne percepisce i mutamenti e i bisogni, fino a sposare le ragioni e lo spirito non già soltanto di un discorso cardinalizio di Joseph Ratzinger ma della sua ultima, splendida enciclica sulla speranza. Si può essere laici e trascurare il professor Odifreddi (niente di personale) per immergersi in Péguy, anzi per riconoscersi nel lascito della nouvelle theologie e dei suoi campioni ecclesiali. Si può essere laici e proclamare senza paura che la forza d’incanto dei tempi moderni sta anche nella capacità di imparare qualcosa dai prìncipi e dottori di una chiesa che presume per sé l’eterno, e conserva l’antico. Il discorso di Sarkozy è di esemplare semplicità, spiega ai renitenti e ai laici al Barolo delle vecchie e impotenti confessioni immanentiste, che cavalcano il pensiero dominante del tempo dondolandovi come su un basto d’asino, quanto sia prezioso, anche per la politica e per la morale laica, il rapporto stretto tra ragione e fede. Poi, nelle scelte civili, ciascuno fa per sé, e si negozia la battaglia intorno ai cardini della vita e dell’etica, paradossalmente, tenendo conto senza subalternità del punto di vista cristiano sui criteri non negoziabili. Molte cose possono dividerci dalle scelte legislative di Sarkozy, compresa l’ultima follia di un’ulteriore banalizzazione del matrimonio all’insegna del divorzio breve. Ma sulla visione delle cose, cioè sulla sostanza, non possiamo non dirci cristiani e sarkozysti. Perché l’unica laicità possibile è quella che non solo tollera lo spazio pubblico del senso del sacro e della legge naturale e di ragione, ma lo invoca come necessario interlocutore culturale e spirituale della République.
postato da: CesareAugusto82 alle ore 11:09 | link | commenti (1)
categorie: religione, francia
domenica, 23 dicembre 2007

Un Inghilterra sempre piu Cattolica..

Tony Blair si è convertito al cattolicesimo in una cerimonia privata qualche giorno fà ed a contorno di questo oggi sul Telegraph c'era un articolo intitolato "Britain has become a 'Catholic country' ", la Britannia è divenuta una nazione Cattolica.
Questo perchè dalle statistiche risulta che i cattolici praticanti, e con praticanti si intende quelli che partecipano alla messa tutte le domeniche sono maggiori rispetto agli anglicani....
Questo va ad aggiungersi alla notizia di qualche mese fà, dove alcuni importanti vescovi anglicani avevano scritto una lettera di intenti per riunificare le due chiese sotto l'autorità papale...
 
Insomma sono passati quasi 500 anni le due chiese non sono mai state cosi vicine..... comunque la storia è strana.. si va ad alti e bassi.. grandi secolarizzazioni, grandi ritorni di fede ecc... la Francia secolare e Laica oggi si ritrova con un primo Ministro che bacia la Mano al Papa (cosa inaudità fino a poco tempo fà) l'inghilterra dopo 500 anni di disprezzo e diffidenza riscopre il cattolicesimo...
postato da: CesareAugusto82 alle ore 10:30 | link | commenti (3)
categorie:
sabato, 22 dicembre 2007

Commercio estero, l'Italia riparte

Qualche Buona Notizia per Natale.....
 
 
Passivo di 7,7 miliardi. Prodi: straordinario, consideriamo che importiamo energia per 50 miliardi
L'export vola, scavalcate Gran Bretagna e Canada: siamo al settimo posto nel mondo
- L’Italia supera Gran Bretagna e Canada nella quota di esportazioni mondiali e risale la classifica dei maggiori paesi esportatori al mondo, passando dal nono al settimo posto. E’ quanto emerge dai dati illustrati dal ministro per il Commercio Internazionale, Emma Bonino, sull’andamento del commercio estero.
QUOTA IN CRESCITA - Nei primi sei mesi del 2007 la quota Italia di esportazioni a livello mondiale è cresciuta del 6,1% rispetto allo stesso periodo del 2006. Oltre all’Italia, solo Cina e Germania, tra i grandi esportatori sono riusciti a ottenere risultati positivi. Tutti gli altri, Spagna, Francia, Stati Uniti, Russia, Giappone, Canada e Regno Unito, hanno visto ridursi la propria quota di export mondiale. Questo miglioramento ha permesso all’Italia di passare dal nono al settimo posto della classifica dei maggiori paesi esportatori al mondo, superando Gran Bretagna e Canada.
GRADUATORIA - La classifica delle quote di export mondiale nei primi sei mesi del 2007 è guidata dunque dalla Germania (9,7%), seguono gli Stati Uniti (8,6%), Cina (8,4%), Corea+Singapore+Hong Kong (7,3%), Giappone (5,2%), Francia (4,2%), Italia (3,6%), Regno Unito (3,2%), Canada (3,1%), Russia (2,3%) e Spagna (1,8%).
PRODI - «Esportiamo il doppio della Spagna», ha dichiarato il premier Romano Prodi, spiegando i dati relativi al nostro export. L'Italia nel 2007 registra un passivo nella bilancia commerciale di 7,7 miliardi. Per il presidente del Consiglio si tratta «di un risultato straordinario, se consideriamo che importiamo energia per 50 miliardi». Il mercato Ue si allarga e noi siamo secondi solo alla Germania». I dati mostrano che fino al settembre 2007 le esportazioni italiane hanno fatto segnare un +11,5% rispetto allo scorso anno. Il ministro Bonino ha sottolineato un dato: «Tutte le esportazioni francesi sono paragonabili a quelle italiane del solo settore meccanico».
SUPEREURO - Romano Prodi ha sottolineato poi che l'euro forte danneggia il commercio estero. «Non vi è alcun dubbio al riguardo, anche se vediamo la fatica di paesi come gli Usa o il Giappone» dove il problema del cambio si presenta con una «specifica forza» a loro favore. Il premier si è augurato che la Banca centrale europea «tenga presente che esistono interessi reali da tutelare perché ci sono limiti alla capacità di resistenza al cambio»
postato da: CesareAugusto82 alle ore 10:33 | link | commenti (1)
categorie: italia, economia, industria
venerdì, 21 dicembre 2007

L'OBELISCO È ORIZZONTALE…

Che fine ha fatto l'obelisco di Axum, il monumento etiopico trafugato dal fascismo nel 1937 ed eretto a Roma, in piazza di Porta Capena? Dopo che l'Italia, tra infinite polemiche, ha restituito il monumento all'Etiopia nell'aprile 2005, la stele è ancora invisibile. Infatti l'obelisco resta imballato nei tre container che l'hanno riportato a casa, in attesa di ritrovare la propria collocazione originaria, nella zona archeologica della città. Una volta tanto, non è colpa dei ritardi italici nel portare a termine i lavori. Ma della burocrazia etiope.
Il nostro paese, dopo aver trasportato il monumento fino all'aeroporto di Axum, ha stanziato i fondi per i lavori in loco, che sono però gestiti direttamente dall'Unesco e dal governo di Addis Abeba. Le due ditte italiane che hanno vinto l'appalto, Studio Croci e Lattanzi, stanno cercando di affrettare i tempi nonostante diversi problemi di ingegneria, un inatteso aumento dei costi per i lavori e il ritrovamento di alcune catacombe proprio nel luogo in cui andavano piantate le fondamenta della stele. Ma di rivedere l'obelisco al suo posto non se ne parla almeno fino a settembre 2008. (E. Man.)
postato da: CesareAugusto82 alle ore 17:15 | link | commenti (1)
categorie: archeologia, arte
giovedì, 20 dicembre 2007

La Banca Mondiale: nessun sorpasso

DOPO LE AFFERMAZIONI DI ZAPATERO
L'ultimo rapporto dell'Ente economico ci vede davanti alla Spagna, con tutti i metodi di valutazione
NEW YORK – Ma allora chi dei due aveva ragione, Zapatero che annunciava orgoglioso il sorpasso della Spagna rispetto all’Italia come reddito pro-capite o il metodico Prodi che lo guardava con aria sorniona rispondendo al focoso collega «mah, staremo a vedere»? L’indagine più aggiornata della Banca Mondiale, che ha appena pubblicato un estratto con le prime elaborazioni di un nuovo rapporto annuale denominato «International Comparison Program», oltre a ridimensionare sulla base di criteri più aggiornati di calcolo, l’ascesa economica della Cina (il valore della produzione cinese non risulta pari al 14 per cento del Pil mondiale, ma soltanto del 9%) e dell’India (che dal 6 viene retrocessa al 4 per cento), sembra dare ragione all’approccio attendista del primo ministro italiano. Secondo la nuova metologia - che utilizza due diversi sistemi di misurazione del reddito: quello classico delle «parità di potere d’acquisto» e quello degli indicatori del World Economic Atlas, messi a punto per evitare le distorsioni e rendere più accurato il confronto dei redditi di 209 paesi, dal Lussemburgo al Burundi – la verità è che, come nota in un commento anche il Financial Times, «Cina e India sono più povere di quanto si riteneva, mentre i paesi ricchi producono più del previsto». A livello globale, osserva il nuovo rapporto che si basa su dati aggiornati al 17 settembre 2007, le nazioni più industrializzate dell’Occidente (Italia compresa) continuano ad avere un peso economico preponderante, anche se le economie emergenti e in particolare i due giganti dell’Asia corrono molto di più.

DAVANTI ALLA SPAGNA - Per quanto riguarda l’Italia, per quanto Zapatero abbia senz’altro ragioni da vendere quando afferma che la crescita del Pil italiano è insoddisfacente e e che il debito pubblico continua a soffocare l’Italia, dalle cifre della Banca Mondiale il quadro che emerge risulta in realtà un po’ meno nero di quello dipinto dal premier spagnolo. Secondo la metodologia dell’Atlante 2007 della Banca Mondiale l’Italia occuperebbe infatti il 28esimo posto della classifica con 32.020 dollari annuali pro-capite dopo la Francia, il Canada e l’Australia ma davanti al Kuwait, a Singapore, alla Cina e alla Spagna, che risulta 33esima con 27.570 dollari. Anche se il confronto viene fatto con il metodo tradizionale delle parità di potere d’acquisto il risultato non cambia di molto. Applicando questo criterio l’Italia occupa la posizione numero 30, con 30.550 dollari annuali di reddito e si trova quindi alle spalle di Singapore, Germania e Giappone, mentre la Spagna è 33esima con 28.030 dollari.

IL VALORE DEGLI INDICATORI -Queste comunque, sono cifre che per misurare il tenore di vita reale all’interno dei vari paesi possono avere soltanto un valore approssimativo. Qualunque sia la procedura usata per rendere il più possibile significativo il confronto, si tratta sempre di «termometri» economici che servono solo come indicatori di massima. Per esempio, salendo al vertice della classifica, si nota che ai primi posti vengono sempre, qualunque sia il criterio statistico, il Lussemburgo e il Liechtenstein, seguiti dalla Svizzera e dai Paesi scandinavi, mentre gli Stati Uniti non sono, come spesso si pensa, la nazione con il più alto tenore di vita del mondo, anche se occupano sempre una posizione di tutto rispetto (dal quarto al decimo posto, a seconda dei criteri di calcolo).
 
MA IL DECLINO E' INNEGABILE - Quanto all’Italia, però, che il declino si sia accentuato con l’inizio del terzo millennio, con o senza il sorpasso spagnolo, rimane innegabile. Basta fare il confronto con i risultati raggiunti dalla Gran Bretagna, che alla fine del secolo scorso era stata a sua volta vittima dell’assai sbandierato (ma effimero) sorpasso italiano. Oggi l’economia britannica, come reddito pro-capite, è più ricca di un 20-30% rispetto a quella italiana. Ancora più umiliante è poi il confronto con un’economia europea che appena quindici anni fa era quasi sottosviluppata come l’Irlanda. Oggi l’Irlanda,che ha saputo sfruttare con intelligenza le sovvenzioni dell’Unione Europea e si è inserita con successo nel mercato globale, per esempio nell’elettronica, nell’industria farmaceutica e nel trasporto aereo, come reddito ha superato la Gran Bretagna e perfino, secondo alcuni, gli Stati Uniti. L’Italia invece continua a perdere tempo: non è capace neppure di risolvere in tempi non biblici la rovinosa questione di quel grande buco nero volante che è l’Alitalia.
postato da: CesareAugusto82 alle ore 10:10 | link | commenti (3)
categorie: economia, spagna
mercoledì, 19 dicembre 2007

Ennesimo rinvio per Alitalia

Dopo aver perso anni e miliardi si continua a tergiversare. Perché?
 Il consiglio di amministrazione di Alitalia prende tempo, in attesa di una decisione che il governo non è ancora in grado di assumere sulla destinazione della compagnia. I pretesti addotti, esigenze di chiarimenti ulteriori sulle proposte avanzate da Air France-Klm e Air One, sono privi di senso. Tutti sanno che si tratta di una decisione difficile, della scelta tra la svendita alla Francia, che ci libererebbe da quello che è diventato un peso al prezzo dello smantellamento sostanziale di Malpensa, e l’avventura del rilancio con tutte le sue incognite e le sue opportunità. E’ una scelta politica, i cui termini essenziali sono chiari da tempo, e che nessuna ulteriore indagine può mutare. Il fatto è che la maggioranza non è ancora in grado di decidere e così rinvia, come fa con il decreto sulla sicurezza, come fa con la riforma della legge elettorale. L’assenza di una decisione politica, peraltro, impedisce anche di realizzare gli approfondimenti necessari, che i potenziali acquirenti non possono svolgere in modo esaustivo finché con loro non si avvia un negoziato esclusivo. In questo clima di confusione e di incertezza, inoltre, riprendono fiato le pressioni corporative e localistiche, esterne e interne all’azienda, che, anche quando esprimono interessi legittimi, finiscono per assumere caratteri demagogici e agitatori proprio perché non possono confrontarsi con un quadro di decisioni definito. Così i sostenitori delle due opzioni alternative finiscono per trasformarsi in tifoserie, il che renderà qualsiasi decisione finale, assunta dopo tante inutili dilazioni, difficile da digerire dagli sconfitti, difficile da gestire da parte dei vincitori.
postato da: CesareAugusto82 alle ore 16:36 | link | commenti (2)
categorie: politica, aerei, industria, aeronautica

L’economica armada

Per la prima volta la Spagna supera l’Italia nella classifica del pil procapite
La Spagna ha superato l’Italia nella classifica del pil pro capite. Rispetto alla media europea è al livello 105, mentre l’Italia è al livello 103. Ancora nel 2004 l’Italia era al livello e la Spagna era al livello 101. Il confronto è fatto in euro, non in moneta con parità di potere di acquisto. Ma non vi è motivo di supporre che in Spagna il costo della vita sia più alto che in Italia. Invece qualche considerazione al riguardo si potrebbe fare per il 114 della Germania, in cui i prezzi, per molti beni e servizi, sono più alti che in Italia e in Spagna e anche per la Francia, a quota 111, dove la grande area metropolitana di Parigi ha un costo della vita sostenuto. Interessante notare i risultati della cavalcata inglese. La Gran Bretagna che nel 1986 – dopo la rettifica del pil italiano – risultò avere una ricchezza nazionale inferiore alla nostra a parità di popolazione, ora sta su un livello di 138, rispetto alla media europea considerata eguale a 100. Il potere di acquisto della sterlina è certamente minore di quello medio dell’euro anche nei paesi maggiormente sviluppati. Queste statistiche non possono essere prese per oro colato, anche a causa dei differenti metodi di calcolo della produzione industriale e agricola, o per l’edilizia d’abitazione nel caso in cui le case siano occupate dai proprietari. Ma se queste statistiche valgono poco per i valori assoluti, sono molto indicative per riflettere sui tassi di crescita comparati del pil. Infatti la Spagna in tre anni ha superato l’Italia, perché ha avuto un tasso di crescita del pil molto maggiore. E anche tenuto conto del diverso metodo di calcolo del pil, la differenza di questi tassi di crescita è tale da non lasciar dubbi. Noi abbiamo il saggio di crescita più basso tra i paesi industriali dell’area euro e la Spagna ha il più alto. Così adesso ha superato l’Italia e tallona Francia e Germania nella graduatoria ufficiale. Fra poco potrebbe scavalcarle anche senza rettifiche per il diverso potere di acquisto. Ciò dipende da due fattori: la minore tassazione, che si accompagna a uno stato sociale meno elefantiaco e il sistema di rapporti di lavoro più flessibile. Questo genera più crescita e più benessere.
postato da: CesareAugusto82 alle ore 16:32 | link | commenti (1)
categorie: economia, spagna
lunedì, 17 dicembre 2007

A 90 anni Clarke, guru della fantascienza, sogna ET e la pace

COLOMBO, Sri Lanka (Reuters) A novant'anni, nel giorno del suo compleanno sir Arthur C. Clarke, maestro britannico della fantascienza e visionario, ha tre sogni: una chiamata da Et, la rinuncia da parte dell'uomo al petrolio e la pace in Sri Lanka, sua patria adottiva. Segnando la sua "90a orbita del sole", lo scrittore prolifico ed il teorico che fu uno dei primi a suggerire l'uso di satelliti orbitanti per le telecomunicazioni, vorrebbe essere ricordato soprattutto come scrittore e prevede che in futuro i viaggi spaziali saranno una routine. "Se mi fossero concessi solo tre desideri ... vorrei vedere qualche prova dell'esistenza di vita extraterrestre. Sono sempre stato sicuro che non siamo soli nell'Universo, ma stiamo ancora aspettando che ET ci chiami o ci mandi qualche segnale", ha detto in un video diffuso su www.youtube.com. "Secondo, vorrei vederci riuscire a dare un calcio all'attuale nostra dipendenza dal petrolio ed accettare fonti energetiche pulite", ha aggiunto. "I cambiamenti climatici hanno aggiunto ora un nuovo senso di urgenza... non possiamo permettere che carbone e petrolio cucinino lentamente il nostro pianeta". Terzo, si rivolge allo Sri Lanka, dove vive da 50 anni, e dove ha scritto molti dei oltre 80 libri, ricevendo la massima onorificenza locale nel 2005 per i suoi contributi scientifici e tecnologici ed il suo impegno nel suo Paese adottivo. "Vivo in Sri Lanka da 50 anni, e per metà di questo periodo sono stato triste testimone di un amaro conflitto che divide il mio Paese d'adozione, e desidero vivamente di vedere una pace duratura in Sri Lanka il più presto possibile", ha detto Clarke. Quasi 70.000 persone sono state uccise dal 1983 in una guerra civile tra forze governative e Tigri del Tamil. Nato in Inghilterra nel 1917, Clarke arrivò per la prima volta nell'isola negli anni Cinquanta per compiere delle immersioni e vi si è trasferito dopo aver detto di essersi innamorato del posto. Negli anni Quaranta Clarke predisse che l'uomo sarebbe arrivato sulla luna prima del 2000, idea che gli esperti avevano bocciato come insensata. Quando Neil Armstrong scese sulla luna nel 1969, gli Usa dissero che Clarke "aveva fornito l'essenziale indirizzo intellettuale per farci arrivare sulla luna". Tra i suoi oltre 80 libri, il celebre "2001: Odissea nello Spazio", che ispirò il film di Stanley Kubrick e 500 racconti brevi ed articoli. Dice che la sua testa continua a spaziare nell'universo come quand'era ragazzo, anche se è costretto su una sedia a rotelle. "L'età dell'oro dello spazio è appena iniziata. Nei prossimi 50 anni, migliaia di persone viaggeranno nell'orbita terrestre, sulla luna ed oltre. Viaggi spaziali e turismo spaziale saranno comuni come lo sono ora i viaggi in aereo verso le destinazioni esotiche del nostro pianeta".
postato da: CesareAugusto82 alle ore 18:34 | link | commenti (1)
categorie: fantascienza
domenica, 16 dicembre 2007

The World Champions

postato da: CesareAugusto82 alle ore 16:37 | link | commenti (2)
categorie: milan
giovedì, 13 dicembre 2007

Una giornata a Roma…

(il testo è stato scritto di getto, e non lo riletto,quindi qualsiasi errore di scrittura, battitura, grammatica ecc.. ignoratelo, non fatemelo pesare...)...

 

Ieri ho accompagnato mia Madre a fare una gita a Roma, di un Giorno….

Ho preso l’Arereo ryanair a Bergamo alle 8:20 e alle 9:15 ero a Ciampino, subito fuori c’era l’autobus, costo 1,20 che mi ha portato alla metro fernata Anagnina, da dove ho raggiunto la fermata di Ottaviano (S.Pietro-Vaticano) in 30 minuti… una comodità insomma… cosi comodo che Ciampino Marrazzo e soci lo vogliono chiudere… dio non voglia che in italia ci sia qualcosa di comodo… andiamo tutti al futuro scalo romano di Viterbo, 100 km e passa….

Gironzolando per Roma, ho portato mia madre a vedere ovviamente san Pietro, le tombe dei papi, Castel Sant’angelo, l’Ara Pacis (l’interno mi piace moltissimo, l’esterno… beh diciamo che magari è esagerato paragonarla ad una pompa di benzina come hanno fatto alcuni.. comunque al primo colpo d’occhio lascia un po perplessi… poi magari ci si abitua, come è stato per centro Pompudou a Parigi… vedremo..)

Dall’ara pacis su fino a piazza di spagna, pi metro fino a Termini, do ve a combiato e linea di Metro per arrivare al Colosseo, dal colosseo o preso la stradina che porta all’arco di Tito e al foro romano, ed è proprio su questa strada che è successo il fattaccio:

 

Vedo un venditore ambulante abusivo passare fuori di corsa poco dopo sento il rumore di un motor che va su di giri, mi volto e vedo un tamarro con una punto blu scuro accelerare e zizzagare tra i turisti allibiti, sorpassare il venditore che stava scappando, tagliargli la strada, pestarlo, metterlo nel sedile posteriore della macchina, e ripartire…. Ora io non so bene chi fosse il tizio nella macchina, se era un esaltato che si credeva Don Johnson di Mi_Ami Vice oppure un poliziotto, carabiniere in borghese, certo è che sfrecciare in quel modo, in una strada pedonale, stracolma di turisti non mi sembra una cosa particolarmente intelligente.. e soprattutto rischiare di investire turisti innocenti per rincorrere un venditore ambulante….

 

Chiusa questa parentesi, nel mio breve tour romano ho attraversato il foro, sono uscito al campidoglio, passato davanti all’altare della patria, percorso via dei fori imperiali e da li sono salito a San Pietro in Vincoli... visto il Mosè di Michelangelo, scendendo dalla scaletta laterale ho notato che dove c’era la Pizzeria in cui avevo mangiato 7 anni fa ora c’è un ristorante indiano… (è va beh.. anche a Roma le cose cambiano)… da San Pietro in vincoli siamo saliti 300mt e abbiamo preso il metro fermata Cavour e dopo due fermate siamo scesi al circo massimo, rapida occhiata al circo, uno sguardo alla sede della FAO, e di nuovo in metropolitana, e una fermata piu giu siamo sbucati alla Piramide… sapevo che dietro la piramide c’è un cimitero, non ricordo se protestante o che altro, e non ricordo chi c’è seppellito… ma so che quando l’avevo visto in TV mi ero detto tra me eme che dovevo andarci.. purtroppo non l’ho trovato. O era chiuso.. va beh.. alla fine era un cimitero mica…..

Dalla piramide su di nuovo a Termini, cambio di linea e giu a San Giovanni, rapido sguardo alla basilica mentre si sta facendo buio, e poi di nuovo metro fino ad Anagnia.. autobus e di nuovo Aeroporto…

 

Aereo in programma per le 20:20, in ritardo di un ora… 21:30.., alla fine siamo partiti alle 22.00.. alle 23 ero all’aeroporto di Orio al Serio (Bergamo)… a mezzanotte stavo già dormivo sognandomi la bella Hostess della Ryanair…

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categorie: viaggi, roma

CAPACITA' EXPORT ARABIA SAUDITA COMPROMESSA DA SVILUPPO INTERNO

WSJ: CAPACITA' EXPORT ARABIA SAUDITA COMPROMESSA DA SVILUPPO INTERNO…(Adnkronos) - L’Arabia Saudita e’ ben nota all’interno della comunita’ internazionale per essere il primo produttore mondiale di petrolio. Nei prossimi anni pero’ la sua capacita’ esportativa potrebbe essere compromessa dal forte sviluppo economico. E’ quanto scrive oggi il ’Wall Street Journal’, secondo cui l’Arabia Saudita e i vicini paesi ricchi di petrolio intendano sfruttare gli asset primari per alimentare lo sviluppo interno, proprio come la Cina fa con il lavoro a basso costo. "La regione guarda al futuro concentrandosi su quei settori che fanno largo uso di petrolio - dice John Sfakianakis capo economista della banca di investimento araba SABB del gruppo Hsbc - cio’ significa che una maggiore quantita’ di greggio rimarra’ qui". Stando al quotidiano finanziario Usa, "il problema sta nel fatto che, con la produzione di oro nero in calo nel Mar del Nord e in Messico, il mondo conta sull’incremento dell’offerta dal Medio Oriente e in particolare dall’Arabia Saudita".
postato da: CesareAugusto82 alle ore 15:21 | link | commenti
categorie: economia, energia, emirati arabi

Toyota Cup - E' AcMilan-mania in Giappone

E’ “A.c. Milan-mania” in Giappone, dove si sta svolgendo il Mondiale per club (dove i rossoneri incontreranno in semifinale i padroni di casa dell’Urawa Red Diamonds).
Secondo i quotidiani sportivi giapponesi dall’arrivo del club lombardo gli acquisti dei fan-nipponici di merchandising è stato nettamente superiore (ben 10 volte) rispetto a quanto generato dal Barcellona (ex campioni d’Europa). Secondo Kyodo News la cifra spesa dai giapponesi in prodotti a marchio Milan ha superato fino a oggi i 4 milioni di yen.
postato da: CesareAugusto82 alle ore 15:15 | link | commenti (2)
categorie: giappone, milan
martedì, 11 dicembre 2007

Tirannia

Lo sciopero dei tir (o serrata?) è una scelta corporativa. Ecco perché
Lo sciopero di cinque giorni nei trasporti non è uno sciopero ma una serrata, perché riguarda le imprese contro il governo e non i dipendenti contro le aziende. Non è neppure vero che si tratti di un’agitazione dell’intera categoria, perché non vi aderisce la Anita, ossia l’associazione delle imprese di trasporto strutturate, medie e grandi, e altre organizzazioni che rappresentano i corrieri. Ma i padroncini che protestano sono molti, si parla di novantamila imprese, e con i loro camion possono intasare le autostrade e i valichi. Inoltre, una parte delle imprese non aderenti non opererà, per timore di danni ai propri veicoli. I cinque giorni di astensione dall’attività e di ostacolo virtuale a quello delle altre imprese stanno determinando problemi in aree e settori dove i padroncini sono importanti, come il rifornimento di carburante alle stazioni di servizio. L’ingombro delle piazzole di sosta e delle corsie di emergenza, che non è illecito (come quello dei valichi autostradali o delle altre corsie), crea problemi alle strade già congestionate dal traffico natalizio. Il disagio provocato da questa astensione dall’attività di impresa è sproporzionato rispetto alle ragioni di chi lo arreca. Le richieste, infatti, riguardano crediti di favore e altre agevolazioni per l’acquisto degli automezzi, eventuali aiuti del governo per contrastare il rincaro dei carburanti, misure per limitare la concorrenza degli autotrasportatori dei paesi dell’est, facenti parte dell’Unione europea, e la concorrenza sleale di chi non rispetta i contratti di lavoro e le regole di sicurezza dei veicoli e del loro carico. A parte queste due ultime lagnanze, che riguardano l’insufficienza dei mezzi della polizia della strada (e che sono marginali), il grosso delle rivendicazioni è di natura corporativa. Si tratta di richieste di protezionismo, per i piccoli operatori di un settore che ha avuto negli ultimi anni un incremento di fatturato a causa dell’aumento del traffico e della concorrenza. Se c’è un’anomalia, è l’eccesso di trasporto di merci su strada rispetto a quello ferroviario o con traffico intermodale. Non vi è ragione per cedere al ricatto di un’agitazione che ha tutti i caratteri di una condotta al limite delle regole.
postato da: CesareAugusto82 alle ore 15:03 | link | commenti
categorie: italia, politica
lunedì, 10 dicembre 2007

Il made in Italy scopre l’India

(Dal Blog di Federico Rampini)

+44% le esportazioni italiane in India. Con questo aumento l’Italia ha agganciato la quota di mercato della Francia, tradizionalmente in vantaggio. L’insieme dell’interscambio commerciale fra Italia e India ha raggiunto 6,25 miliardi di dollari.

postato da: CesareAugusto82 alle ore 18:19 | link | commenti (2)
categorie: india

«Dal vento energia per tutte le case»

Il governo britannico pronto a costruire centrali eoliche in alto mare: entreranno a pieno regime entro il 2020
LONDRA - Nella patria della "Rivoluzione industriale" scatta la "Rivoluzione eolica". Almeno, è questa l'intenzione del governo britannico che sta per annunciare l'apertura del mare alla costruzione di centrali a vento. Nelle previsioni, i nuovi impianti potranno dare energia elettrica a tutte le case del Regno Unito entro 13 anni. Lo rivela l'Independent on Sunday, per il quale la decisione segnala tra l'altro il desiderio di puntare in maniera minore sul nucleare per le necessità energetiche nazionali. L'ANNUNCIO DOPO LE DIVISIONI - Sarà il ministro per le Attività economiche, John Hutton, a fare l'annuncio del via libera alla costruzione delle 'wind farm' in mare, per quella che è considerata la più grande iniziativa mai avviata al mondo nel settore delle energie rinnovabili. Lo stesso Hutton, solo qualche settimana fa, si era detto contrario all'espansione dell'eolico, affermando che era in conflitto con i piani per nuove centrali nucleari. Lo aveva chiaramente scritto in una nota riservata al premier Gordon Brown, sottolineando che spingere sulle fonti rinnovabili «avrebbe sottratto incentivi a investire in altre tecnologie, come il nucleare». Il primo ministro avrebbe però respinto questa visione.
IL PROGRAMMA - L'annuncio di Hutton - prosegue il giornale britannico - arriverà durante una conferenza a Berlino. Il governo identificherà i siti nelle acque nazionali britanniche per erigere centrali eoliche capaci di produrre 25 Gigawatt entro il 2020, in aggiunta agli 8 già in programma. Sarebbe energia sufficiente ad alimentare ogni singola abitazione del Regno Unito. Se il calendario sarà rispettato, tra otto anni l'industria britannica della produzione elettrica attraverso il vento sarà il doppio di quella di qualsiasi Paese sulla faccia della Terra. Il Paese sarebbe altresì all'avanguardia nei progetti Ue che riguardano la produzione del 20% dell'energia da fonti rinnovabili entro il 2020. Una volta individuati i siti, le aziende interessate sottoporranno i loro piani al governo, che li approverà non solo attraverso il ministero di Hutton, ma anche attraverso quello per l'Ambiente. Com'è prevedibile, la decisione è già stata accolta dal plauso delle società del settore: Maria McCaffery, direttrice della British Wind Energy Association, ha parlato di «passo decisivo... salutiamo la decisione del governo di mettere l'energia eolica su un cammino certo e trasformare la Gran Bretagna in un leader del settore». Si prevede che la decisione di mettere al largo delle coste le grandi eliche che raccolgono la forza del vento e la tramutano in energia elettrica potrà superare le molte obiezioni che queste centrali generano quando sono piazzate sul territorio, anche da parte degli ambientalisti.
postato da: CesareAugusto82 alle ore 16:09 | link | commenti (1)
categorie: energia, inghilterra