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Il Blog di Giulio Stevanato

giovedì, 31 gennaio 2008

Calcio, i tifosi del Liverpool lanciano il take-over sul club

Può una cordata di tifosi competere con due miliardari per la proprietà di un prestigioso club britannico? I sostenitori che hanno dato vita allo Share Liverpool FC Group evidentemente pensano di sì: l'obiettivo – secondo quanto riferiscono oggi i media britannici - è dare vita a un modello di azionariato plasmato sull'esempio del Barcellona e di altri club spagnoli, sostituendo i patron Tom Hicks e George Gillett.Tifoseria delusa. I due imprenditori statunitensi, già attivi nello sport americano (il primo controlla il club di baseball dei Texas Rangers, il secondo la società canadese di hockey dei Montreal Canadiens), hanno rilevato il Liverpool circa un anno fa. Malgrado non abbiano badato a spese (investendo 36 milioni di euro solo per l'acquisto del centravanti spagnolo Fernando Torres), non sono riusciti a conquistare l'affetto della tifoseria, che imputa anche alla loro mancanza di competenza e di coinvolgimento emotivo i risultati fin qui poco lusinghieri della squadra in campo. La recente decisione di ricapitalizzare per 350 milioni di sterline (circa 470 milioni di euro), facendo affluire nuove risorse anche al progetto per la costruzione di un nuovo stadio, non ha stemperato l'aria di sfiducia e scetticismo e che si respira ad Anfield Road.Il progetto. I tifosi che fanno parte dello Share Liverpool Fc Group contano di raccogliere l'adesione di circa 100mila appassionati, cavalcando la globalizzazione del tifo: i Reds, come altri grandi club europei, vanta infatti un robusto seguito anche in Asia. L'impegno di partenza che viene richiesto a ogni supporter è di 7.200 euro. L'iniziativa è stata accolta con entusiasmo non solo dal tifo storico, ma anche dalle istituzioni. Andy Burnham, ministro dello sport britannico e tifoso dei rivali acerrimi dell'Everton, lo ha definito «un'idea affascinante».Il precedente. Prima del Liverpool, già il Manchester United, altro club britannico di prestigio, aveva assistito a una levata di scudi dei propri tifosi, perplessi dall'avvento del magnate statunitense Malcolm Glazer. Alcuni di loro, nel 2005, quando la svolta proprietaria divenne ufficiale, si attivarono in un gesto di rottura forse meno ambizioso, ma che fece comunque scalpore: la fondazione di una nuova società semiprofessionistica, l'F. C. United of Manchester, in cui ricominciare a identificarsi.
postato da: CesareAugusto82 alle ore 17:50 | link | commenti
categorie: calcio, finanza, inghilterra
mercoledì, 30 gennaio 2008

Nasce il network dei monasteri"Per un piccolo business religioso"

Sono già 220 in tutta Europa: un portale webgarantisce sui prodotti e sulla spedizione
"Vi esorto a considerare le vostre abbazie e i vostri monasteri come dei luoghi di cultura e di tradizione, e non come piccole imprese. Struttura, organizzazione ed economia sono necessarie anche nella Chiesa, ma un monastero è soprattutto un luogo di forza spirituale". Così parlò Benedetto XVI lo scorso settembre a frati e suore. Non c'è da meravigliarsi, quindi, se si sente parlare di religiosi che producono artigianalmente articoli di vario tipo (dagli alcolici alla lingerie) e li pubblicizzano su internet tramite un marchio, l'associazione Monastic, www.monastic-euro.org, che garantisce sulla qualità dei prodotti e li veicola su cataloghi specializzati. Questa onlus ha sede in Francia e, fondata nel 1989, conta tra i propri iscritti oltre 220 monasteri di tutta Europa, tra cui anche due italiani, per un incasso annuo di circa 70.000 euro. Monastic. org ha creato in questi anni una vetrina virtuale, dove gli acquirenti possono effettuare ricerche in base al prodotto o alla nazione, ottenendo i recapiti dei monasteri che producono l'articolo richiesto. Nella maggior parte dei casi si può anche ordinare direttamente dal web: i siti delle singole comunità religiose sono collegati con link al sito dell'associazione e, tramite un form, permettono di effettuare ordini. "Ogni comunità religiosa - spiega Suor Miriam, segretaria di Monastic - ogni anno ci versa una quota di sessanta euro più un contributo calcolato in base al proprio bilancio, ricevendo in cambio il nostro marchio di qualità, assistenza legale e sindacale. Oltre a queste entrate - continua - la nostra associazione riceve annualmente anche una sovvenzione dalla Fondazione dei Monasteri". Questa è una struttura che aiuta e promuove le attività delle comunità religiose francesi e che nel caso di Monastic contribuisce per il 70% alle entrate annue. Ma cosa ci fa l'associazione con questo denaro? "I soldi incassati vengono riutilizzati per il pagamento dei dipendenti, - spiega Suor Miriam - una segretaria e una contabile che non vengono retribuite direttamente (non possono ricevere soldi in quanto suore con il voto di povertà) ma versano l'intero "rimborso spese" al monastero dove vivono. Il restante incasso annuo - continua - viene utilizzato per i viaggi dei partecipanti alle riunioni del consiglio d'amministrazione, oltre che per la pubblicità su un catalogo specializzato e la partecipazione alla fiera tematica "Religio" che si tiene ogni anno in Francia". Le piccole imprese-monasteri che aderiscono al circuito con un contratto triennale rinnovabile, due volte l'anno sono sottoposti a controllo da parte di Monastic: l'associazione si accerta sulla qualità dei prodotti e che non ci siano altre forme di sostentamento (tra le regole per far parte di Monastic c'è anche quella di non avere altri introiti economici ndr). Una cosa è certa: non ci troviamo di fronte a dei megacolossi religiosi che fanno soldi a palate: si tratta di piccoli business che permettono a queste comunità di sopravvivere: a Cuneo, ad esempio, il monastero "Dominus Tecum" grazie a miele e confetture, oggi riesce ad incassare circa 12.000 euro annui, prendendo le prenotazioni direttamente dal proprio sito web (www.dominustecum.it), mentre l'abbazia "Tre Fontane" di Roma (www. abbaziatrefontane. com) con liquori e olio d'oliva raggiunge fino a 18.000 euro l'anno, reinvestiti in alberi e nuovi macchinari. "Il profitto non è mai il nostro obiettivo - spiega Fratel Matteo del monastero "Dominus Tecum" - la nostra giornata è ritmata come sempre da preghiera, lettura e lavoro. Nonostante questo - dice - ci comportiamo da professionisti perché altrimenti verremmo schiacciati dal mercato e destinati a scomparire". E se è vero che il commercio si sviluppa in rete, Monastic.org ha in previsione di far conoscere meglio la propria etichetta, inserendo in un primo momento la pubblicità anche sui siti internet e successivamente cercando di realizzare una piattaforma comune che possa permettere a tutti i monasteri di vendere direttamente da un unico sito web.
postato da: CesareAugusto82 alle ore 16:42 | link | commenti (2)
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lunedì, 28 gennaio 2008

IL VENTO DELL'INDIA SULLE AZIENDE ITALIANE…

 C. Fe. per “Il Sole 24 Ore” - Le aziende indiane arrivano numerose in Italia. Tanto che, nelle ultime settimane ci sarebbero, secondo indiscrezioni, due trattative: il gruppo Skumars, quotato alla Borsa di Mumbai, punta ad acquisire la Klopman, società tessile nel portafoglio di Bs Private Equity. E anche la Dondup, marchio giovane dei jeans, sarebbe finita nel radar di un gruppo indiano.Il trend, iniziato ormai da qualche anno, si sta rafforzando. Tre anni fa la Videocon, il gruppo del magnate Venugopal Dhoot, ha acquistato la Videocolor. Lo scorso anno la famiglia Himatsingka di Bangalore ha comprato un marchio simbolo del tessile come Bellora. E ancora: la Cemp (motori) è finita al colosso Abg Engineering. Elettronica e tessile sono le due aree preferite dagli imprenditori indiani, a capo di conglomerate di tipo familiare nate nella maggior parte dei casi, subito dopo l'indipendenza, alla fine degli anni 40. E l'Italia sta diventando un trampolino di lancio per espandersi nel resto d'Europa.
postato da: CesareAugusto82 alle ore 16:10 | link | commenti
categorie: india, industria
venerdì, 25 gennaio 2008

I (NUOVI) PADRONI DEL MONDO

I (NUOVI) PADRONI DEL MONDO - DAL KUWAIT AL CREMLINO: “NON ACCETTIAMO REGOLAMENTI DAL G7” – DA DAVOS LA SFIDA AI GRANDI: “PERCHÉ UN CODICE DI COMPORTAMENTO PER NOI E NON PER GLI HEDGE FUNDS?”… Stefano Lepri per “La Stampa”Tra i nuovi padroni del mondo, ora, ci sono loro. E vogliono comportarsi da padroni: ieri hanno risposto no alla richiesta, fattagli dal G-7, di un codice di correttezza a cui conformarsi. Sono i Fondi sovrani, gli enti che governano gli investimenti esteri degli Stati arricchiti dal petrolio oppure dalle esportazioni a basso costo. E dopo che nella crisi dei mutui hanno salvato (30 miliardi di spesa) alcune grandi banche di Wall Street diventandone azionisti, il capitalismo deve fare i conti con loro.Si diceva globalizzazione, si pensava alle multinazionali. Alla riunione annuale del World Economic Forum, qui a Davos, continuano a venire tutte. Ma ora tra le potenze finanziarie del mondo entrano anche il Cremlino, la famiglia reale saudita, il comitato centrale del partito comunista cinese, il gruppo di potere che da anni governa Singapore, l’emiro del Kuwait, e via dicendo. Tra tutti, investono un tesoro sui 2.500-3.000 miliardi di dollari, e se il prezzo del petrolio resta a questi livelli la cifra salirà in fretta.«Un codice di comportamento per noi? E perché per gli Hedge Funds si è detto che non serviva?» ritorce Muhammad al-Jasser, vice-governatore della Banca centrale dell’Arabia saudita. L’ultimo G-7 aveva dato mandato al Fmi di identificare «i comportamenti migliori per i Fondi sovrani in aree come la struttura istituzionale, la gestione del rischio e la trasparenza» (mentre per gli Hedge Funds si spera in un codice volontario). La risposta, che era attesa per aprile, eccola qua: negativa.«Regole? - polemizza il ministro delle Finanze russo Aleksiei Kudrin - Definite prima voi che cosa ritenete pericoloso. Quando gli Stati Uniti valutano se un investimento estero è dannoso alla sicurezza nazionale, vedo che giudicano caso per caso». «Qui mi pare che ci vogliano colpevoli salvo prova di innocenza» rincara al-Jasser. I «comportamenti migliori» da additare sarebbero quelli del Fondo dove la Norvegia investe i proventi petroliferi: «discutiamo i criteri in Parlamento, e non finanziamo aziende che producono armi nucleari o mine antiuomo, o che violano i diritti umani» spiega Kristin Halvorsen, ministra delle Finanze. Ma un certo investimento in Islanda, insinua l’ex ministro del Tesoro Usa Lawrence Summers, quando quel Paese amico della Norvegia era in difficoltà finanziarie, non l’avete fatto per motivi politici? Figurarsi altri Paesi che non sono democratici come la Norvegia. Nell’analisi di Summers, ci sono tre rischi, in ordine crescente: «Primo, anche se i Fondi sovrani non esercitano diritti di voto, può essere molto comodo, per i manager, contare sull’appoggio silenzioso di una parte della proprietà. Secondo, si possono imporre all’azienda interessi estranei al profitto: come aiutare il Paese di origine o danneggiarne uno avversario. Terzo, che succederebbe se a far crollare il cambio di un Paese non fossero speculatori privati, come fece Soros nel ’92, ma un altro Stato?».Tutti i Fondi sovrani si difendono dicendo che cercano solo profitti nell’interesse dei loro cittadini. Ribatte sarcastico il presidente di Israele, Shimon Peres: «C’è uno Stato del Golfo che non nomino, dove il 17% della popolazione soffre di diabete» (pare che si tratti di Abu Dhabi, padrone del più grande tra i fondi sovrani, 620 miliardi di dollari). Finora si era detto che la globalizzazione, rendendo il mondo sempre più interdipendente, favoriva la pace.Ma riflettendo sulle nuove potenze che emergono, e sulle nuove commissioni tra politica ed economia, uno che la sa lunga, come Henry Kissinger, commenta: «Discorsi simili si facevano anche prima della prima guerra mondiale».
postato da: CesareAugusto82 alle ore 19:02 | link | commenti (1)
categorie: politica, economia, finanza
giovedì, 24 gennaio 2008

CHE MANNA PER IL GOVERNO IL CAROGREGGIO…

 Aiuti insperati Tra il 2002 e il 2007 l’aumento del prezzo del petrolio ha fruttato alle casse dello Stato 11,7 miliardi di euro in più grazie al maggiore gettito fiscale. In base ai calcoli del centro studi Sintesi per “Panorama”, 6,4 miliardi di euro in più sono arrivati dai balzelli sulla benzina, 4,8 miliardi di euro da quelli sul gasolio e 501 milioni dal gasolio da riscaldamento. Rispetto al 2001, quando i prezzi dei carburanti erano più bassi degli attuali, oggi lo Stato guadagna (tramite iva e accisa) 8,4 centesimi in più su ogni litro di benzina, 9,5 su ogni litro di gasolio auto e 6,7 su ogni litro di gasolio da riscaldamento.
postato da: CesareAugusto82 alle ore 16:02 | link | commenti
categorie: economia
venerdì, 18 gennaio 2008

Gli aiutini

Perché Bruxelles soccorre Airbus, accusando Boeing per le commesse Nasa
La Commissione europea sostiene che Boeing ha beneficiato di aiuti di stato per 10,4 miliardi di dollari, grazie alle commesse della Nasa in quanto le tecnologie fornite le sono servite anche per i suoi aerei civili. E’ una accusa che non regge: se una impresa fornisce a un ente di stato servizi di ricerca dietro compenso commisurato ai costi delle prestazioni, più un margine di utile normale, non si tratta di un aiuto ma di una operazione di mercato. Se poi questa impresa impiega le conoscenze acquisite con tali forniture e i relativi impianti per altri scopi, neppure questo è un aiuto, perché queste sono sue proprietà, regolarmente ottenute. Forse Bruxelles fa questa mossa per soccorrere Airbus, di cui Boeing è il concorrente globale. Gli ordinativi di Airbus, dopo un anno euforico, si sono dimezzati a causa dell’euro alto. Sta per ricevere la prima tranche di sovvenzioni per il modello A350 Xwb: e il Wto ha fissato per l’estate la decisione sull’accusa degli Usa contro Airbus di distorsione del commercio causata dagli aiuti per lo sviluppo dei suoi aerei. In realtà è difficile stabilire quale servizio i governi abbiano ricevuto in cambio. Mentre gli Stati Uniti promuovono lo sviluppo delle industrie tecnologiche con ingenti commesse pubbliche di enti militari e di ricerca – cioè attraverso un mercato tecnologico pubblico – in Europa ciò non esiste. Da noi si usano ancora metodi di stampo protezionista. E la Commissione europea, per la concorrenza talvolta è catturata dagli interessi delle compagnie degli stati più influenti.
postato da: CesareAugusto82 alle ore 15:49 | link | commenti (1)
categorie: europa, industria, aeronautica

Mediaset sbarca negli USA

MEDIASET, UNA TV PER I “LATINOS” - TELECINCO SBARCA NEGLI USA: AVRÀ IL 28% DI CARIBEVISION: IN GIOCO C'È UN BACINO DI 50 MILIONI DI TELESPETTATORI VOGLIOSI DI CONSUMI – PUBBLICITA’ E CONTENUTI ENDEMOL…
Passa per il mercato televisivo americano di lingua spagnola il nuovo passo nella strategia internazionale di Mediaset. Attraverso la controllata iberica Telecinco il gruppo di Cologno Monzese che fa capo alla famiglia Berlusconi ha acquisito per 32 milioni di dollari il 28,3% di CaribeVision, un canale diffuso fra le comunità latinos di New York, Miami e Puerto Rico. In gioco c'è un bacino di 50 milioni di telespettatori, tanto è stimata la comunità ispanica nordamericana raggiunta dal segnale di CaribeVision. «Un attraente mercato potenziale», lo definisce una nota del Biscione, i cui consumi «sono sempre più vicini agli standard di vita medi degli Stati Uniti».
L'operazione è stata realizzata mediante la società PegasoTv, che controlla CaribeVision con l'83% del capitale e che allinea tra gli azionisti, oltre a Telecinco con il 34,2%, la famiglia Burillo-Azcarragas (una delle più influenti del Messico, fondatrice di Televisa) con una quota del 49,6% e il socio finanziario Quantek con il 16,2%. Il restante 17% è detenuto da Barba Tv, società guidata da quel Carlos Barba che ha fondato la catena televisiva Telemundo.In base all'intesa, Telecinco contribuirà allo sviluppo di CaribeVision fornendo il suo know-how in fatto di contenuti, pubblicità e gestione operativa.Per Mediaset si tratta di una conferma di quel programma di espansione sui mercati di lingua spagnola avviato fin dal 2002 con l'acquisizione di Telecinco (di cui detiene il 50,1% del capitale), poi quotata alla Borsa di Madrid nel 2004. Nel capitale della stessa Telecinco figura anche, con il 13%, il gruppo editoriale iberico Vocento, che pubblica il quotidiano Abc, mentre fra le controllate c'è quella Mediacinco Cartera a cui fa capo il 75% della casa di produzione di contenuti televisivi Endemol.E proprio l'acquisizione di Endemol, produttrice di reality show celebri come il «Grande fratello», rappresenta il segno più evidente del grandi attivismo di cui Mediaset è stata protagonista nel 2007. Sempre l'anno scorso, infatti, il gruppo del Biscione ha anche preso il controllo di Medusa, e attraverso questa si è alleata con Taodue, con l'obiettivo di potenziare la propria produzione di contenuti originali sia per il mercato televisivo sia per quello cinematografico.
postato da: CesareAugusto82 alle ore 14:24 | link | commenti
categorie: media
giovedì, 17 gennaio 2008

La sapienza del maiale

Non si butta nulla, né la frocessione né lo speciale già pronto di Liberazione
E dunque, il “porchettaro anticlericale” non molla. Se Benedetto ha deciso di marinare La Sapienza, non sia mai che una “porchettata” vada a vuoto. Così, parecchio satolli e disgraziatamente sfaccendati, i ferventi contestatori confermano per oggi l’annunciato casino, con azioni, a leggere Liberazione, “incentrate sulla ‘libertà dei corpi’”: il solito linguaggio che sembra tanto e non significa niente. Di più (e questa perla era sul Manifesto): “Non ci basta il Papa fuori dalla Sapienza, lo vogliamo fuori dalle nostre vite”. Non ci fosse lo inventerebbero, il Papa. Sul giornale di Rifondazione – che ha cronache esilaranti sul mancato evento, “volevamo fare come i giacobini della Repubblica romana che nel 1798 piantavano ‘alberi della libertà’ in piazza contro lo Stato Pontificio”, da rivoluzionari a forestali – c’è l’annuncio più sorprendente. In prima, vicino a una caricatura del Papa, si legge: “Paparazzin non rinuncia. Giovedì edizione speciale”. Si vede che, come i contestatori per la porchetta, pure il direttore Sansonetti si ritrova con del lavoro fatto – analisi di genere, allarme clericale, fancazzismo vario – e non vuole che vada perso. Debitamente ispirato, c’è da pensare (e sempre quella porchetta torna centrale) alla morale del maiale: non si butta via niente. E così come Sansonetti non butta l’edizione speciale già pronta, i “frociati” non rinunciano alla “frocessione”, i tormentati alla lotta contro “la Santa Alleanza Mussi-Veltroni-Papa” e i più intellettuali nemmeno al grido di battaglia: “Liberiamo i saperi” – ammanettati forse dal cardinal vicario. Una fosca carnevalata ora impossibile da sospendere, tra desiderio di piantare marijuana davanti alla statua di Minerva, becerate tipo “+ Maria – Gesù” oppure “+ Maria – Ratzinger”, pensose dichiarazioni “di Paola dei Collettivi de La Sapienza, poncho rosso, codini alla Frida Kahlo”, Uno striscione: “La Sapienza ostaggio del Papa”. Bene chiarirlo, sennò qualcuno potrebbe pensare che è solo ostaggio della stupidità.
postato da: CesareAugusto82 alle ore 15:06 | link | commenti (1)
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Relativismo economico

Se noi cresciamo dell’un per cento è boom, gli americani all’1,5 è recessione
Il governatore della Banca d’Italia Mario Draghi prevede una crescita del pil italiano per il 2008 dell’un per cento, rettificando al ribasso la stima dell’1,5 per cento fatta da Romano Prodi a fine anno. Il rincaro del petrolio riduce il potere di acquisto dei consumatori e il cambio elevato dell’euro con il dollaro e le valute collegate limita le esportazioni. E l’inflazione, nel 2008 sarà al 2,5 per cento. I dati di consuntivo forniti da Draghi sono altrettanto preoccupanti. Infatti nonostante l’affermazione secondo cui ci sono eccezionali risultati sul fronte del deficit nei conti pubblici, le cifre mostrano un andamento assai poco brillante. Se è vero che il deficit di cassa del 2007 per il settore statale è stato solo dell’1,7 per cento, purtroppo il deficit di cassa del complesso delle amministrazioni pubbliche che è quello che conta per i parametri di Maastricht e, in genere, per i calcoli macroeconomici di politica fiscale, risulta attorno al 2,5 per cento del pil. Nel 2006 al netto delle poste straordinarie (in gran parte fittizie o non pertinenti a tale anno) il deficit complessivo fu il 2,3 del pil. Se si addebitasse al gennaio 2007 anziché al 27 dicembre 2006, l’operazione di statizzazione del debito delle Ferrovie con Ispa (Infrastrutture spa) – come sarebbe corretto trattandosi di misura contenuta nella legge finanziaria per il 2007 (anticipata con tale legge al 2006) – il deficit globale del 2007 sarebbe attorno al 3 per cento. Le entrate tributarie nel complesso nel 2007 sono aumentate di 19 miliardi, con una crescita del 4,8 per cento. Dato che l’ aumento del pil è stato, in termini nominali, attorno al 3,8 per cento, l’elasticità delle imposte al pil è stata solo dello 1,2: una cifra di ordinaria amministrazione. Ma gli inasprimenti negli studi di settore e gli ampliamenti degli imponibili hanno aggravato la pressione sulle imprese. Dunque: alta pressione fiscale e bassa crescita, con alta inflazione. Non sembra che da queste notizie si sia tratta la deduzione che l’Italia nel 2008 sarà in quasi recessione. Invece per gli Usa la previsione che il pil crescerà dello 1,5 per cento spinge le cassandre a sostenere che in America la “recession” è già cominciata.
postato da: CesareAugusto82 alle ore 15:04 | link | commenti (1)
categorie: economia

Censura rossa la trionferà?

Invito-ricatto a boicottare il Salone del libro di Torino dedicato a Israele
Non demordono, i promotori del boicottaggio del prossimo Salone del Libro di Torino, reo di invito a Israele come ospite d’onore dell’edizione 2008, in occasione dei sessant’anni dalla sua nascita. Il segretario provinciale del Pdci, Vincenzo Chieppa, considera infatti l’esistenza di Israele una patente ingiustizia, e a poco valgono gli imbarazzati commenti alla sua iniziativa (fatta propria da centri sociali e dal Forum Palestina) che si moltiplicano anche su Liberazione e sul Manifesto. Ancor meno valgono le presenze garantite di scrittori attenti al dialogo con i palestinesi, come David Grossman, Amos Oz e Abraham Yehoshua. Niente da fare, si va avanti, e si minacciano tempi grami per una fiera del libro che a maggio, leggiamo su un sito militante, “dovrà fare i conti con una iniziativa di contestazione forte e dispiegata a tutti i livelli. Dalle pressioni sul marketing al boicottaggio delle case editrici che accetteranno di esporre alla fiera senza prendere una posizione decente sulla inopportunità di dedicarla ad Israele, dall’allestimento di un contro-salone del libro alternativo a quello ufficiale a manifestazioni all’interno e all’esterno del padiglione della Fiera”. Tutto simpaticamente contrassegnato da un logo così concepito: una bandiera israeliana con un segno di senso vietato a coprirla e una stella di Davide che finisce in un cestino. Ci ricorda qualcosa. A voi?
postato da: CesareAugusto82 alle ore 15:03 | link | commenti
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mercoledì, 16 gennaio 2008

vergogna, sentimento laico

Una minoranza laicista e ignorante nega al Papa il diritto di parola
La vergogna è un sentimento laico, oggi. Vergogna per il fatto che una minoranza laicista ignorante, intollerante, violenta è riuscita a togliere il diritto di parola a un filosofo e teologo accolto a braccia aperte nelle principali università di tutto il mondo, prima e dopo la sua elezione a Papa. Vergogna per il fatto che una grande Università europea, fondata da Bonifacio VIII nel quattordicesimo secolo, è stata degradata ulteriormente e addirittura abbassata sotto l’infimo rango che purtroppo è suo da molti anni, quello di epicentro dell’insolenza intellettuale, dell’idiosincrasia epidermica verso il confronto delle idee e delle culture, di una corsa irrazionalistica verso il vuoto nichilista nella forma della beceraggine, del dileggio, del linciaggio in effigie travestito da goliardismo e da anticlericalismo. L’Università di Roma “La Sapienza” è la stessa da cui fuggì il filosofo Lucio Colletti, la stessa in cui fu intimidito lo storico Renzo De Felice, la stessa in cui si è costruita la cattedra collettiva dei peggiori maestri della cultura italiana, in testa il grottesco palindromo che tutti sanno e che per discrezione è meglio non nominare, insieme con l’asineria e la marginalità sociale di generazioni di studenti messi nelle condizioni di non apprendere un briciolo di verità razionale e umanistica e di disimparare sistematicamente quello che le generazioni precedenti di docenti e discenti avevano amorevolmente coltivato nelle sinuose vie di una storia secolare. Tutto questo in odio a un uomo mite, colto, sensibile, il professor Joseph Ratzinger-Benedetto XVI, il cui pensiero è regolarmente travisato, per stupidità ideologica, da coloro che pretenderebbero per sé la palma del libero pensiero. A questa vergogna incancellabile, alla quale come sempre hanno cooperato le vecchie barbe del laicismo di convenienza e d’abitudine annidate nel cuore dell’editoria e della cultura italiane, cercheremo di porre un piccolo argine culturale e civile questa sera, riunendoci in condizioni di emergenza per una serata di conversazione laica sulla libertà di parola così banalmente e violentemente tradita dai soliti chierici che sono la vergogna dell’Europa dagli anni Trenta ad oggi, senza apprezzabili variazioni di stile e di tono.  
postato da: CesareAugusto82 alle ore 16:08 | link | commenti
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martedì, 15 gennaio 2008

L’intolleranza degli ignoranti

Ma chi attacca il Papa su Galileo s’è preso la cura di leggere Feyerabend?
Sulla citazione, fatta da Joseph Ratzinger per criticarla, di una tesi ardita dell’epistemologo Paul Karl Feyerabend, si è imbastita una patetica campagna anticlericale, basata sull’assunto falso di una difesa operata dal futuro Pontefice della condanna inflitta a Galileo Galilei. L’assurdo è che nessuna Università si sarebbe sognata di protestare per un invito a Feyerabend, il vero autore della riabilitazione postuma dei giudici del Sant’uffizio che condannarono Galilei, che infatti solo per fare un esempio, tenne un ciclo di conferenze a Trento nel 1992, due anni prima della morte. La sua tesi, per quanto apparentemente paradossale, peraltro, è costruita su una concezione assai rigorosa, addirittura estremistica, proprio dell’autonomia del ragionamento scientifico, che tale non sarebbe stato in Galileo. Galileo, scrive Feyerabend, avrebbe voluto vedere “il tutto con mirabil facilità corrisponder alle sue parti”, ma qui avrebbe soggiaciuto “al bisogno tipicamente metafisico” dell’unità di comprensione. Dunque, secondo il pensatore austriaco, il metafisico sarebbe stato Galileo, il razionalista il cardinale Bellarmino. Chiunque non sia accecato dal pregiudizio (e dall’ignoranza) capisce bene che Ratzinger, che ha sempre criticato il relativismo assoluto appunto perché nega la possibilità stessa di un approccio metafisico, non può essere preso per un sostenitore delle tesi di Feyerabend. D’altra parte, se c’è qualcuno che può essere in qualche modo considerato in sintonia con l’utopia epistemologica anarchica di Feyerabend, caso mai, è Gianni Vattimo, che, commentando il libro “Per la verità” di Diego Marconi, sostiene che “tutto è interpretazione, la realtà oggettiva non esiste”, dimostrando quanto sia sottile e permeabile il confine tra il relativismo assoluto e il nichilismo. Dovrebbe risultare evidente, proprio per contrasto, che il realismo di origine tomista (o se si vuole aristotelica) professato da Benedetto XVI è tutt’altro che ostile alla scienza e alla ragione. D’altra parte, se l’istituzione universitaria è nata nel medio evo cristiano, se al suo interno si sono strutturate le nuove scienze, compresa quella di Galileo dalla cattedra patavina, una ragione ci sarà. Quelli che a Ratzinger vogliono negare la parola perché ha descritto e criticato l’autodissoluzione della scienza operata dall’epistemologia nichilista o anarchica dovrebbero impiegare meglio il loro tempo studiando. Ne hanno proprio bisogno.
postato da: CesareAugusto82 alle ore 15:37 | link | commenti (1)
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ROBOT CONTRO IL TRAMONTO DEL SOL LEVANTE…

(Dal “Wall Street Journal”) - Gli indici demografici del Giappone sono da film dell'orrore: ha la più alta percentuale al mondo di over 65 e la più bassa di under 15. Se la natalità non aumenterà, entro 50 anni la popolazione, oggi 127 milioni, diminuirà di un terzo. Di due terzi, a 42 milioni, in un secolo. Non è tutto: nel giro di una trentina d'anni,per ogni pensionato ci saranno solo due lavoratori attivi; tra 50 anni, due ogni tre. Insomma, per la seconda economia del mondo, si intravedono tempi duri. Come fare per invertire la rotta?
Aprire all'immigrazione, oggi bassissima, sarebbe la soluzione più semplice, ma non se ne parla. Il razzismo e la diffidenza verso "gli altri" che alberga nella società del Sol Levante sono noti a tutti. Non rimangono che i robot. Sì, le macchine. Toyota e Honda, con il sostegno economico del Governo, stanno già mettendo a punto una serie di service robots in grado di sostituire gli uomini in qualsiasi attività:
postato da: CesareAugusto82 alle ore 15:30 | link | commenti
categorie: giappone, tecnologia, economia
lunedì, 14 gennaio 2008

LOGITECH, FEBBRE IN BORSA, IL «LOW COST» ITALIANO CHE PIACE A MICROSOFT…

Massimo Sideri per il “Corriere della Sera” - Nel 1984, appena tre anni dopo la fondazione sulle Alpi svizzere, la bancarotta per la Logitech sembrava alle porte. E invece, 24 anni dopo, il gruppo nato sui banchi di Stanford da una storia di amicizia imprenditoriale tra un italiano e uno svizzero, Daniel Borel e Pierluigi Zappacosta — e guidato dal '98 da un altro italiano, Guerrino De Luca, studi a Roma e ossa fatte alla Apple — rischia di entrare nel grande mondo della Microsoft. Con un bel premio per gli azionisti. Commenti per ora non ne sono arrivati. Come non sono arrivate smentite. Ma da qualche giorno il titolo corre sulla voce di un possibile interesse da parte del gruppo fondato da Bill Gates. La punta è stata raggiunta martedì quando con un guadagno del 12% il titolo ha raggiunto i 39,46 franchi svizzeri sull'ipotesi di un takeover a 48 franchi.
postato da: CesareAugusto82 alle ore 12:19 | link | commenti
categorie: tecnologia, finanza

Il fondo del Kuwait in aiuto di Merrill Lynch

Sarà il fondo Kuwait Investment Authority a correre in soccorso del colosso finanziario Usa Merrill Lynch con un'iniezione di liquidità da 4 miliardi di dollari. Lo rivela il «Financial Times», mentre dagli Usa e dal Kuwait non arriva per ora nessuna conferma ufficiale. Secondo il giornale britannico l'accordo potrebbe essere annunciato a metà settimana. Per Merrill Lynch la necessità di rafforzare il capitale deriva dalle perdite legate alla crisi dei mutui suprime che, secondo quanto rivelato venerdì scorso dal New York Times ammonterebbero a 15 miliardi di dollari, il doppio di quanto precedentemente previsto dagli analisti. I conti 2007 della banca d'affari saranno resi noti ufficialmente il 17 gennaio. In ogni caso non è la prima volta che Merrill Lynch apre a investimenti di fondi stranieri: già nello scorso dicembre il fondo sovrano di Singapore aveva immesso liquidità per un totale di 7,5 miliardi di dollari.
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categorie: finanza
venerdì, 11 gennaio 2008

Morto il conquistatore dell'everest

E' morto all'eta di 88 anni il Neozelandese suddito di sua maesta Sir Edmund Hillary, l'uomo che il 29 maggio del 1953 per primo scalo l'Everest...
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giovedì, 10 gennaio 2008

Tony Blair farà il consulente per JpMorgan

L'ex premier britannico Tony Blair diventerà un consulente part time per la banca americana JPMorgan Chase. Sarà il primo di una serie di incarichi che Blair intende assumere nel settore privato.Per JPMorgan, Blair userà la sua esperienza e i suoi contatti per «consulenze politiche e strategiche». Non è stato reso noto lo stipendio che intascherà l'ex premier, ma secondo un 'cacciatore di teste' di New York , sarà superiore al milione di dollari all'anno.Jamie Dimon, amministratore delegato della banca, ha affermato che Blair sarà «enormemente prezioso» per la compagnia.L'ex premier ha detto al Financial Times che intende assumere un piccolo numero di analoghi incarichi con altre società in diversi campi. «Sono sempre stato interessato - ha detto Blair - al commercio e all'impatto della globalizzazione. Attualmente i punti di contatto fra politica ed economia in diverse parti del mondo, inclusi i mercati emergenti, sono molto forti».Queste consulenze sono frequenti fra gli ex politici. L'ex premier britannico John Major e l'ex presidente Usa George Bush, sono diventati entrambi consulenti per il colosso del private equity Carlyle.Blair, che è anche l'emissario del Quartetto per il Medio Oriente, ha inoltre affermato che quest'anno intende creare una fondazione interconfessionale e dare un contributo per affrontare i cambiamenti climatici.
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categorie: finanza, inghilterra
martedì, 08 gennaio 2008

SCUDETTI E CONTI PER IL MANCHESTER…

R.Fi. per “Il Sole 24 Ore” - Chi pensava che per vincere fosse indispensabile spendere e spandere senza badare ai bilanci non ha certo studiato il caso del Manchester United.I Red Devils, freschi vincitori dell'ultimo campionato inglese, stanno infatti per annunciare un fatturato – tra giugno 2006 e giugno 2007 – in crescita del 21% a 328 milioni di euro: alla faccia di quanti credevano che conti in salute non facesse rima con risultati sportivi. Il bilancio però potrebbero essere anche più brillante. E sì perché i vertici del club, dove negli anni 70 maturò la leggenda di George Best, hanno calcolato solo le entrate provenienti dallo sponsor tecnico Nike, da quello di maglia (Aig), oltre a quelle del canale monotematico Mutv. Insomma non sono ancora in conto le attività di merchandising – notevoli per una società con circa 300 milioni di tifosi in tutto il mondo –perché gestite da una filiale.
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categorie: calcio

MALPENSA, RYANAIR: LA NOSTRA PORTA E' SEMPRE APERTA…

"Per Malpensa la nostra porta e' sempre aperta": lo ha affermato Bridget Dowling, direttore marketing di Ryanair per il Sud Europa, parlando questa mattina a Milano in occasione dell'annuncio delle nuove offerte della Compagnia a gennaio. Ryanair aveva intavolato trattative con Malpensa per un potenziamento della propria presenza, che tuttavia si erano interrotte. Ora conferma l'interesse a rilevare gli slot che eventualmente si renderanno liberi. "Se Malpensa vuole migliorare la situazione nel Nord Italia dovrebbe lavorare con noi - ha detto Dowling - il problema e' che Malpensa non vuole diventare un hub nel settore del low cost. Il fatto che non ci siano sviluppi secondo noi e' una brutta notizia per Malpensa. Comunque la nostra porta e' sempre aperta".
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categorie: aeronautica
lunedì, 07 gennaio 2008

La demagogia sepolta dai rifiuti

La democrazia ha strumenti per governare la crisi, cacciando i responsabili
Sollecitato in modo perentorio e irrituale dal presidente della Repubblica, forse il governo si sveglierà dall’ignavia che ha dimostrato finora sulla tremenda situazione generata in Campania dall’accumularsi di rifiuti. La gravità inaudita della situazione non rappresenta un fallimento della democrazia, come ha semplicisticamente osservato qualche commentatore, ma della demagogia dei governanti della Campania e di Napoli, che ancora oggi si esibiscono in polemiche indecorose palleggiandosi le responsabilità. Rosa Russo Jervolino, dal municipio, se la prende con il commissario, Bassolino, dalla Regione, attacca la Jervolino, il ministro Alfonso Pecoraro Scanio dà la colpa alla “speculazione”, e nessuno di loro ammette di aver sgovernato, cercando consenso invece di soluzioni, col risultato che non possono più nemmeno mostrarsi in pubblico per la festa di Capodanno. A questo punto lo stato deve farsi sentire, senza chiacchiere concertative o ridicoli appelli all’unità delle istituzioni. Se l’unica soluzione immediatamente praticabile è la riapertura delle discariche, bisogna riaprirle, convincendo se possibile, costringendo, se necessario, tutti a rispettare le decisioni. Però se si infligge agli abitanti di Pianura questa nuova sofferenza, com’è probabilmente indispensabile, bisogna che si mostri altrettanta fermezza con i demagoghi irresponsabili che hanno portato la situazione a questo punto. Umberto Ranieri, parlamentare napoletano del Pd ricorda che il governo ha “il potere di ricorrere al rimedio estremo della rimozione delle autorità locali”. Se si dovrà usare la forza per riaprire le discariche, sarebbe giusto usare l’autorità della democrazia per liberare la Campania e Napoli da amministrazioni che non hanno saputo garantire neppure il valore primario della salute pubblica. Una volta che i cittadini avranno visto che la demagogia non paga, che l’autorità democratica sa farsi rispettare in alto e non solo in basso, potranno scegliere nuove e più efficienti amministrazioni.
postato da: CesareAugusto82 alle ore 16:48 | link | commenti (2)
categorie: italia, politica, ambiente