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Il Blog di Giulio Stevanato

sabato, 23 febbraio 2008

Sarà un parlamento o uno streep club..

Dopo aver sentito circolare i nomi di Aida Yespica, la rossa del grande fratello ecc… mi viene logico chiedermi se nel centro destra hanno confuso il parlamneto per uno streep club o peggio ancora con un bordello.

Probabilente queste gentili e pudiche signorine poi non verrranno candidate, ma solo il fatto che sia balenata questa idea non puo non lasciare perplessi chi come me aveva sempre votato per il centro destra.

D’altro canto nel partito democratico non stanno messi meglio, se il centro destra ha confuso il parlamento con uno streep club il centro sinistra lo ha confuso per un country club, viste le canditature dei migliori figli di papà che c’èrano su piazza…

postato da: CesareAugusto82 alle ore 10:11 | link | commenti (2)
categorie: politica
domenica, 17 febbraio 2008

Matteo Colanninno... il PD...

Nella politica italiana dei conflitti di Interesse, delle lobby e dei salotti buoni che muovono le loro pedine sullo scacchiere politico si sentiva la mancanza di un figlio di Papà; e puntualmente è arrivato, di Nome fà Matteo, di cognome fà Colaninno...
 
Ora i Colaninno si sono rifatti una verginità rilancando la Piaggio e prendendosi la presidenza dei giovani di confindustria..... ma va ricordato che il cognome Colaninno era in cima alla lista della razza padana che con il supporto  di Massimo Dalema, della Unipol, di Monte Paschi di Siena ecc... scalò l'allora colosso della Telefonia Telecom Italia.
 
Mentre scaricavano i debiti fatti per scalarla dentro l'allora colosso Telecom Italia il papà del giovane Matteo si staccava delle mega Stock Option come presidente del gruppo Telefonico...
postato da: CesareAugusto82 alle ore 18:39 | link | commenti (2)
categorie: politica, finanza
mercoledì, 13 febbraio 2008

Pensiero confuso su politica e calcio..

Qualcuno avverta il Partito Democratico che "Yes we Can in bocca a Obama fa un altro effetto rispetto a "Si noi possiamo" in bocca a Veltroni...

Obama è giovane, Veltroni è vecchio  (almeno politicamente) ma cerca di farsi giovane copiazzando idee quà e la nel mondo... Berlusconi e vecchio per Età ed idee e cerca di farsi giovane con la Chirurgia Plastica...

Il Calcio italiano a scoperto anni e anni dopo, quello che nel calcio inglese hanno sempre saputo e fatto... cio'è che anche da giovani si puo giocare in serie A (Pato, Paloschi, Balotelli)...
Magari prima o poi lo imparerà anche la politca.
postato da: CesareAugusto82 alle ore 16:37 | link | commenti (7)
categorie: politica
martedì, 12 febbraio 2008

LETIZIA MORATTI, VOLA ALTO LA HILLARY A MISURA DUOMO

 Era quasi bella Letizia Moratti di Rivombrosa quando ieri vestita di bianco ha parlato nel Palazzo di Vetro dell’Onu. Il sindaco di Milano aveva gli occhi umidi e la voce commossa perché ha potuto illustrare al suo collega miliardario di New York, Michael Bloomberg, e ad altri sindaci delle più grandi capitali del mondo, i vantaggi dell’Ecopass che ha ridotto del 30% le polveri sottili nel centro della sua città. Per donna Letizia la battaglia ambientalista è un fiore all’occhiello che serve ad aumentare le credenziali di Milano in vista dell’Expo 2015, un evento sul quale ha ritrovato l’unità di tutte le forze politiche.
Vola alto la piccola Hillary meneghina e cerca di ritagliarsi un profilo internazionale che serve a smarcarsi rispetto alle vistose Carfagna e Brambilla che stanno attaccate ai pantaloni del Cavaliere di Arcore. A lei fa molto piacere che il verginale Formigoni lasci la presidenza della Regione per scendere a Roma. Negli ultimi tempi donna Letizia non aveva perso occasione per distinguersi dal Governatore, e sul tema Alitalia si è dichiarata aperta all’ipotesi AirFrance. In questi anni la presenza di Formigoni e delle truppe di “Comunione & Confusione” è stata soffocante e anche se l’alternativa sarà quella di vedere il leghista Roberto Castelli seduto sul Pirellone, questa scelta segnerà in maniera ancora più profonda le differenze tra una donna che guarda al mondo e parla un inglese perfetto, rispetto a un ingegnere di Lecco come Castelli che recita un italiano stentato ed è prigioniero del folklore padano.Queste cose Letizia di Rivombrosa le sa benissimo e non teme il confronto. Prima di ripartire da New York la sindachessa di Palazzo Marino si è informata con discrezione sulle intenzioni di voto degli italoamericani che sabato prossimo compileranno la lista dei loro candidati.
postato da: CesareAugusto82 alle ore 17:13 | link | commenti
categorie: politica, milano
lunedì, 11 febbraio 2008

GLI INTERESSI SVIZZERI DELLA COPPIA CLINTON…

A cura di Eliana Di Caro per “Il Sole 24 Ore” - Non solo Stati Uniti, per i Clinton. Gli interessi economici dell'ex first lady e di suo marito Bill si spingono sino in Svizzera, dove i due hanno partecipazioni per mezzo milione di dollari in alcuni importanti gruppi finanziari e industriali.
Secondo il magazine elvetico “Bilanz”, la coppia presidenziale (il cui patrimonio ammonta a 50 milioni di dollari, secondo la stampa americana) possiede azioni Nestlé tra i 50mila e i 100mila dollari, titoli del colosso farmaceutico Novartis tra i 100mila e i 250mila dollari, oltre ad azioni della Genentech (la filiale americana di Roche). Non solo: la coppia presidenziale avrebbe anche titoli della Ubs, gigante bancario pesantemente colpito dalla crisi dei mutui subprime. L'estate scorsa la "quota Clinton" in Ubs veniva valutata 100mila dollari, ma la cifra ora sarebbe dimezzata.
postato da: CesareAugusto82 alle ore 17:58 | link | commenti (2)
categorie: politica, finanza, svizzera

I “TUTORI” DELL’ORDINE (DI MALTA)

I “TUTORI” DELL’ORDINE (DI MALTA) – NATI NEL MEDIOEVO, I CAVALIERI DI MALTA, PRIVI DI ARMI MA PIENI DI SOLDI, COSTITUISCONO UNA POTENTISSIMA LOBBY CATTOLICA – RICONOSCIUTA E “TEMUTA” DA TUTTI…
Nei seminari, da sempre, si dice che sono solo tre le cose che Dio non sa. Cosa pensano esattamente i Gesuiti, quanti ordini di suore esistano e quanto siano ricchi i Cavalieri di Malta. Se il tempo è un moltiplicatore del denaro, essendo dieci secoli che la bianca Croce Ottagona si staglia sul mondo cristiano, è facilmente in-immaginabile quale tesoro si nasconda nei sacri palazzi dell’unico ordine cavalleresco sopravvissuto al Medioevo, una delle più antiche istituzioni della civiltà occidentale.Era l’anno del Signore 1048 quando un pugno di mercanti di Amalfi ottenne il permesso dal Califfo d’Egitto di edificare a Gerusalemme un ospedale dove assistere i pellegrini di Terrasanta. Di ogni fede e razza. E fu il Beato Gerardo Sasso, il monaco benedettino fondatore dell’hospitale di San Giovanni, a convincere Pasquale II, nel febbraio 1113, a riconoscere l’Ordine religioso. Concedendo la tutela, da allora mai venuta meno, della Santa Sede e insieme il diritto di eleggere liberamente il proprio Gran Maestro. È così, senza interferenze da parte di alcuna autorità laica o religiosa, che i cavalieri di Malta montano a cavallo della Storia, scorrazzando da allora da Gerusalemme a Roma e dalle Crociate alle missioni umanitarie per un intero millennio.Depositari - ad ascoltare una delle tante leggende nere che con la stessa pervicacia del suo vangelo attraversano il Cristianesimo - di inquietanti segreti sulla figura del Cristo ed eredi del tesoro dei «confratelli» Templari bruciati sul rogo, i Cavalieri di Malta lasciate le armi per la difesa militare dei pellegrini, hanno da tempo impugnato la sola virtù della carità cristiana, dedicandosi unicamente al servizio della fede e dei sofferenti: Tuitio Fidei et Obsequium Pauperum, come recita il motto dell’Ordine.Cavalieri senza armi di uno Stato sovrano il cui territorio è oggi costituito da due soli palazzi romani - Palazzo Magistrale di via Condotti e Villa Magistrale sull’Aventino - ma riconosciuto da oltre cento Paesi e da tutti i grandi organismi mondiali, dall’Onu all’Unione Europea, i figli del Beato Gerardo sono oggi un esercito di 12.500 membri, tra frati «professi», dame e cavalieri laici, e 80.000 volontari permanenti tra medici, infermieri, ausiliari. L’Ordine è per costituzione un ente indipendente e sovrano - «neutrale, imparziale e apolitico» - che si prende cura giornalmente di anziani, disabili, rifugiati, orfani e lebbrosi in 120 nazioni dei cinque continenti (ora come un millennio fa senza distinzione di razza o di religione) e con un proprio ordinamento giuridico, il diritto di rilasciare passaporti, emettere francobolli, battere moneta e targare le proprie auto blu con la sigla Smom, che abbrevia la dizione ufficiale del «Sovrano Militare Ordine Ospedaliero di San Giovanni di Gerusalemme di Rodi e di Malta».Ma l’Ordine è anche, da sempre, considerato una potentissima lobby cattolica, ramificata - con la stessa forza e ampiezza con la quale gli alberi genealogici dei suoi membri affondano le proprie radici nella più bella nobiltà europea e americana - in mezzo pianeta e nell’intero complesso sistema dei potentati diplomatici occidentali. Milizia sorta per lenire il dolore da sempre costretta a fare i conti con il potere, l’Ordine è gloriosamente sopravvissuto alle crociate, ai saraceni, all’Inquisizione, alle guerre di religione, alle rivoluzioni, alle baionette napoleoniche, ai pentapartiti della Repubblica italiana e alla P2. Esercitati ad affrontare da coraggiosi guerrieri assedi e battaglie (gli arabi li chiamavano con odio e soggezione i «diavoli neri») e abituati a solcare indenni i marosi della Storia (la flotta dell’Ordine era considerata una delle più potenti del Mediterraneo, depredava i carichi delle navi considerate ostili ma contribuì alla vittoria di Lepanto nel 1571), i Cavalieri di Malta hanno fatto della riservatezza - soprattutto nel «dare», come impone la vera carità - una virtù così affinata da apparire a molti sospetta. Facendo dimenticare a volte il servizio a difesa dei sofferenti, come le missioni umanitarie degli ultimi decenni dal Congo all’Irak.Esclusivissimo «club dei club» della Fede e arcigna consorteria nobiliare che pure da anni ha aperto al «mondo borghese», l’Ordine ha contato (e conta) fra i propri fedeli il fior fiore della politica e della finanza cattolica, apostolica e romana: dagli Agnelli ai Marzotto, da Cossiga ad Andreotti, petrolieri e armatori, principi e regine, capi della Cia e vertici della Chase Manhattan Bank. Tutti accomunati da un’unica regola: «Vivere in modo integerrimo, secondo una condotta cristiana esemplare, dedicarsi al prossimo come insegna il Vangelo, e operare sempre sostenuti dalla preghiera». Forse il vero «segreto» (ben più di quello che in molti hanno cercato nella famosa Torre del Diavolo sull’Isola di Malta dove si dice si insegnassero i misteri alchemici) che ha permesso al Sovrano Militare Ordine di Malta di sopravvivere per mille anni.
postato da: CesareAugusto82 alle ore 17:56 | link | commenti (2)
categorie:

Microsoft e Milan

Un anno fa la Ferrari, per la scuderia di Maranello, ora è la volta del Milan. Microsoft Italia ha definito l’accordo per ridisegnare le infrastrutture tecnologiche del Milan Lab di Jean Pierre Meersseman, il gioiello che serve a misurare le performance dei campioni di Carlo Ancelotti. Lo presentano questa mattina a Milanello Adriano Galliani e il direttore business di Microsoft Pierpaolo Taliento
postato da: CesareAugusto82 alle ore 12:09 | link | commenti
categorie: tecnologia, milan
martedì, 05 febbraio 2008

Quando si dice a chi troppo e a chi niente...

Mentre qui in italia ci ritroviamo con un Alitalia in disarmo e una Malpensa castrata in Inghilterra si ritrovano con il problema opposto, un Hub quello di Heathrow che sta sostenendo traffici in continua crescità che l'hanno reso l'Hub piu trafficato d'europa  ed una British Airways che apre due nuovi voli giornalieri per New York dal piccolo ma centralissimo e comodissimo London City Airport.
postato da: CesareAugusto82 alle ore 17:17 | link | commenti (3)
categorie: londra, inghilterra, aeronautica

La crisi dei subprime favorirà la finanza islamica

"Il business della finanza islamica non è stato toccato dalla tempesta subprime. Anzi, la crisi del credito potrebbe favorire l'espansione dei prodotti finanziari compatibili con le leggi islamiche anche al di fuori dei mercati asiatici e dei Paesi del Golfo". Lo sostiene il governatore della banca centrale del Barhain Rasheed Al Maraj, intervenuto al summit dedicato alla finanza islamica organizzato a Manama, capitale dello stato arabo, dall'agenzia Reuters. Nel 2008, il valore di bond e prestiti compatibili con i dettami del Corano sarà di circa 5 miliardi di dollari, secondo una stima dell'istituto del Barhain Abcb.bh. Diversi analisti prevedono che nel 2010 il giro d'affari toccherà il trilione di dollari, crescendo ogni anno del 15%. Un business che non è stato compromesso, se non marginalmente, dalla crisi dei mutui subprime."La nostra religione vieta i prestiti basati sull'interesse o la commercializzazione dei debiti, ogni prodotto finanziario deve essere trasparente e in tutto e per tutto compatibile con i dettami del Corano" ha spiegato Rasheed Al Maraj. L'investitore musulmano quindi non potrebbe acquistare prodotti complessi come le famigerate collaterized debt obligations, che sono state tra le principali cause della tempesta subprime. Per questo motivo le banche islamiche non hanno risentito della crisi. L'unico istituto che ha registrato perdite legate ai subprime è stata la Abcb.bh, una banca del Barhain, che nel 2007 ha visto i suoi profitti calare del 38%. Ma le svalutazioni hanno interessato solo il suo business tradizionale e non la nuova gamma di prodotti compatibili con le leggi coraniche. Per la finanza islamica, il 2008 sarà un altro anno in crescita. Ma molte sono le sfide che il settore dovrà affrontare nel futuro. Innanzitutto la mancanza di personale in grado di trattare questo tipo di prodotti. E poi, secondo un rapporto dell'agenzia di rating Moody's, rischi notevoli potrebbero venire dalla credenza, molto diffusa, che le banche islamiche finanzino direttamente o indirettamente organizzazioni terroristiche.
postato da: CesareAugusto82 alle ore 12:17 | link | commenti
categorie: finanza

E LA FLOTTA ALITALIA PERDE TRE BOEING 767…

 G. D. per “Il Sole 24 Ore” - Flotta sempre più corta per Alitalia. Due Boeing 767,utilizzati per i voli intercontinentali, sono usciti negli ultimi giorni dalla flotta della compagnia pubblica guidata da Maurizio Prato. Si aggiungono all'identico velivolo che da quasi un anno non vola più in livrea tricolore, cancellato quando c'era ancora Giancarlo Cimoli.Tre aerei in meno in pochi mesi, per una compagnia che da circa tre anni non compra aeromobili, mentre tutti i vettori espandono la flotta, sono un chiaro sintomo industriale della crisi. I jet sono fuori linea perché il leasing è scaduto e non è stato rinnovato. Il motivo è da ricercare nelle difficoltà finanziarie. La compagnia ha sempre meno liquidità per gli acquisti di carburante, il noleggio degli aerei non di proprietà, il pagamento degli stipendi. Anche per questo Alitalia taglia le rotte. A Malpensa dal 30 marzo restano solo i voli a lungo raggio per New York, San Paolo e Tokyo.A Roma l'intercontinentale sale da 8 a 18 destinazioni. Soppresso a metà gennaio il volo per Shanghai, spariranno quelli per l'India (Delhi e Mumbay).La flotta a lungo raggio, con 24 aerei passeggeri al 30 settembre 2007 (più 5 Md11 cargo), è ora ridotta a 22 jet: 10 Boeing 777 e 12 B 767. Per il medio raggio ci sono 156 aerei, dei quali 75 vetusti Md80 e 50 Airbus. L'età media della flotta era di 12,1 anni al settembre. Una delle più vecchie in Europa.
postato da: CesareAugusto82 alle ore 12:14 | link | commenti (2)
categorie: industria, aeronautica
sabato, 02 febbraio 2008

Un assegno di 45 miliardi colpo finale di Bill Gates

di FEDERICO RAMPINI per La Repubblica
In controtendenza rispetto ai venti di recessione e alle paure dei mercati, la Microsoft lancia una spettacolare offerta da 44,6 miliardi di dollari per conquistare Yahoo. Sembra ripartire, come ai tempi della New Economy, la corsa al gigantismo. La scalata punta a rivoluzionare la geografia di Internet e i rapporti di forze tra i colossi dello spazio digitale. La fusione Microsoft-Yahoo deve creare un mostro da 330 miliardi di dollari di capitalizzazione. Sarà esaminata con attenzione a Bruxelles dove l'antitrust della Commissione europea ha condotto una lunga battaglia (vincendola) contro le prepotenze da monopolista di Microsoft. Ma questa volta l'obiettivo di Bill Gates non è tradizionale. Se allunga le mani su Yahoo non è per consolidare il dominio nel software per i personal computer, che presidia da anni con la gamma Windows. Stavolta la vera posta in gioco siamo noi: le nostre pupille incollate agli schermi dei computer e dei videotelefonini. La nostra sete di informazione, di consumi e di intrattenimento che si rivolge ai media elettronici, ne fa un mezzo sempre più appetito dagli inserzionisti pubblicitari. E' il mercato della pubblicità online il terreno strategico su cui si gioca questa battaglia: 40 miliardi di dollari di investimenti pubblicitari su Internet l'anno scorso, una cifra destinata a raddoppiarsi nei prossimi tre anni secondo le stime della stessa Microsoft. In questo business Yahoo porta in dote 500 milioni di utenti fedeli al suo portale multiuso, di cui 250 milioni di abbonati al suo servizio di posta elettronica (si aggiungerebbero ai 230 milioni di Hotmail-Microsoft), 4 miliardi di "pagine digitali" consultate quotidianamente. Ma la zampata da leone che sferra Bill Gates a pochi mesi dalla sua partenza non deve ingannare: è una mossa difensiva, lo scatto finale del fondatore che non vuole abbandonare la sua impresa proprio quando intuisce che potrebbe essere avviata al declino.
Il nemico che fa paura a Microsoft è Google, che con il suo motore di ricerca gestisce il 58% di tutte le "interrogazioni" quotidiane che effettuiamo su Internet. In questo mestiere Yahoo arriva secondo a molta distanza (23%), Msn-Microsoft finora arranca in terza posizione con il 9,8%. E' la paura di Google che spiega un gesto senza precedenti: questa è la più grande acquisizione mai tentata da Bill Gates, ed è la prima volta che Microsoft si lancia in un'operazione "ostile" (almeno in partenza, visto che l'approccio per una fusione amichevole era stato respinto un anno fa da Yahoo). E' lo spettro del declino che fa gettare sul piatto un prezzo superiore del 62% all'ultima quotazione di Borsa dell'azienda-preda: una "esagerazione alla Murdoch", hanno commentato molti analisti americani. La sindrome del leader in declino, la spasmodica rincorsa verso "the next-next thing", il bisogno impellente di agguantare il più giovane e il più innovatore dei concorrenti, è tipica della dinamica socioeconomica della West Coast americana; è impressa nel Dna di Bill Gates e dei suoi avversari della Silicon Valley californiana. La Società dell'Informazione divora i suoi creatori più geniali. Bill Gates non può dimenticare le sue origini: una brillante intuizione lo portò a spiazzare la superba Ibm, convinta che il futuro apparteneva agli ingegneri dello hardware, ai costruttori dell'architettura fisica dei grandi computer. Ma la storia dell'irresistibile trionfo informatico della Microsoft, che per gli standard europei è ancora un'impresa giovincella, è già segnata dalle rughe. Gates ha appena 52 anni ed è già un nonno dell'information technology: Windows ha segnato una fase della rivoluzione dei computer, quella della diffusione capillare del pc in tutti gli uffici e in tutte le case, come strumento di lavoro e di comunicazione. Yahoo, fondata dal cinese-taiwanese Jerry Yang che sfiora appena i 40 anni, è stata protagonista di una rivoluzione successiva, l'avvento di Internet. Google, creata dai 35enni Larry Page e Sergey Brin, rappresenta un'ondata ancora più recente: il motore di ricerca ha aumentato in modo esponenziale la velocità di circolazione delle informazioni, è un moltiplicatore della nostra potenza di accesso ai contenuti universali di Internet. Per questo Google riesce a intercettare un "traffico" superiore ai concorrenti: e dietro la frequenza dei visitatori arriva il fatturato pubblicitario. La forza di Google è tutta invisibile e immateriale, catturata in algoritmi matematici. La sua superiorità è nei programmi di ricerca che scelgono e filtrano un'immensità di notizie, le scremano alla velocità della luce, le classificano per ordine d'importanza, senza sacrificare però gli interessi dell'inserzionista a pagamento. Più aumenta la popolazione mondiale che usa questi motori di ricerca, più Google investe in nuove tecnologie che spiano le abitudini e i gusti di ogni utente, gli confezionano risposte ad personam, e attirano verso di lui pubblicità sempre più mirate, con la precisione di missili teleguidati. E' questo il Grande Fratello che abbiamo già in mezzo a noi, una tecnologia che raffina i suoi metodi a vista d'occhio. Sui media digitali restano incollate le impronte di tutto ciò che facciamo noi utenti. Vince il più bravo a utilizzare quelle informazioni che noi disseminiamo a nostra insaputa. Si realizza quel sogno-incubo del messaggio pubblicitario "individuale" che Philip Dick aveva prefigurato nei suoi romanzi di fantascienza. Dopo Google altri innovatori sempre più giovani hanno fondato Facebook e YouTube, che rispondono in modo nuovo al nostro bisogno di socializzazione, creando spazi comunitari virtuali per altrettante tribù caratterizzate da affinità generazionali, socio-economiche, culturali. E' anche questa tendenza recente alla frammentazione dei pubblici online ad aver messo in difficoltà i portali tradizionali come Yahoo, mentre la flessibilità di Google vi si è adeguata più facilmente. Nella sua ultima apparizione al World Economic Forum di Davos, a chi lo interrogava sul futuro della sua azienda Bill Gates ha risposto con una frase rivelatrice del suo stato d'animo attuale: "Dobbiamo riuscire a stupirvi ancora. Dateci una chance, non guardate solo a quel che fa Google". In quelle parole c'è il timore di essere consegnati al passato, a presidiare un mestiere ancora enorme e redditizio ma inesorabilmente "vecchio". Il nuovo - per ora - è rappresentato da chi riesce a piazzarsi in quegli incroci dove il traffico è in crescita inarrestabile, e da lì intercetta i dati su chi passa, e li rivende ai pubblicitari. Per una volta Microsoft è lo sfidante che rincorre partendo da una condizione di netta inferiorità. Anche il primato di Google è naturalmente instabile. Da qualche parte in un garage di Palo Alto o di Sunnyvale nella Silicon Valley sono al lavoro dei "nipoti" di Bill Gates, dei "figli" di Yang, Brin e Page, un'altra generazione che prepara il futuro del futuro. Chi li ha preceduti ha il vantaggio di sedere su una montagna di capitali. Le scalate di Borsa possono essere delle scorciatoie formidabili per assorbire l'impresa più piccola e innovativa. A Wall Street si spera che l'offensiva di Microsoft scateni un'altra ondata di battaglie, fusioni e acquisizioni, attirando nel gioco in veste di prede o cacciatori nomi come Aol, Amazon, NewsCorp., perfino gruppi di telecom come AT&T. La dimensione spettacolare delle grandi Opa non deve far dimenticare quel che accade dopo: la maggior parte delle fusioni hanno esiti disastrosi. Per Yahoo l'abbraccio di Microsoft potrebbe anche rivelarsi soffocante.
postato da: CesareAugusto82 alle ore 10:50 | link | commenti
categorie: tecnologia, industria