Un saluto e forse un addio visto che a breve un buco nero potrebbe inghiottirci...
Il Cern finisce in tribunale «Può distruggere la Terra»
Esposto contro l’acceleratore di particelle di Ginevra. Deciderà un giudice delle Hawaii
L’accusa: il buco nero creato dagli esperimenti inghiottirà l’intero pianeta. Gli esperti: ipotesi infondate
MILANO — Il più grande e più costoso acceleratore del mondo costruito al Cern di Ginevra per decifrare la natura dell’Universo potrebbe non entrare in funzione nei mesi prossimi come stabilito per uno strano caso giudiziario nato, addirittura, alle Hawaii. Qui, due signori, Walter L.Wagner e Luis Sancho, hanno presentato un ricorso contro la supermacchina europea sostenendo che gli esperimenti immaginati «potrebbero creare un buco nero capace di mangiarsi la Terra e forse l’intero Universo». L’accusa è pesante. La Federal District Court di Honolulu, che non poteva ignorare l’esposto, ha avviato il 21 marzo il procedimento fissando un primo incontro con le parti il 16 giugno prossimo.
Uno dei due protagonisti, Wagner, ha un passato da fisico all’Università di California, ma laureatosi poi in legge ha preferito la vita tra i codici. Il personaggio è già noto alle cronache fisico-giudiziarie avendo intentato la stessa causa nel 1999 ad una macchina americana dei Bookhaven National Laboratory impegnata in ricerche analoghe ma ad energia più bassa. Di Luis Sancho, invece, si sa quel poco riferito da Wagner e cioè che studia la teoria del tempo e che vive in Spagna, forse a Barcellona. L’accensione imminente del Large Hadron Collider (Lhc) ginevrino costato 5 miliardi di euro ha offerto dunque all’americano l’opportunità di estendere la sua azione contraria a questo genere di studi in base ad un principio di grave pericolosità. Egli sostiene che gli scienziati non hanno indagato a sufficienza le conseguenze del loro futuro lavoro. Il portavoce del Cern precisa che il tribunale di Honolulu non ha alcun potere per interdire le attività in Europa e che comunque già due indagini hanno dimostrato la sicurezza delle ricerche. Inoltre, per togliere ogni possibile dubbio residuo, una terza è in corso e sta per essere completata e sarà discussa il prossimo 6 aprile. Ma Wagner non si preoccupa delle affermazioni provenienti dalla Svizzera e si dice sicuro questa volta di arrivare ad un risultato. «Perché — spiega—al progetto collaborano anche il Fermi National Accelerator Laboratory e l’Energy Department americani fornendo dei magneti superconduttori. Quindi su di loro il tribunale federale può far sentire la sua azione bloccando di conseguenza la grande macchina». Egli chiede che il giudice ordini l’interruzione delle operazioni di accensione fino a che gli scienziati non produrranno un rapporto definitivo e dettagliato sulla sicurezza che a suo avviso «ancora non esiste». «Il Large Hadron Collider riproduce delle reazioni analoghe a quelle che accadono centomila volte al giorno in modo naturale quando i raggi cosmici piovono sull’atmosfera e mai nessun buco nero si è creato », ha dichiarato al New York Times Nima Arkani-Hamed dell’Institute for Advanced Study di Princeton. «È un’accusa infondata quella della possibile apocalisse scatenata dal nuovo acceleratore perché priva di dimostrazioni attendibili», nota Roberto Petronzio, direttore dell’Istituto Nazionale di Fisica Nucleare. Seicento fisici italiani dell’Istituto hanno partecipato alla costruzione dell’Lhc e ora saranno impegnati nelle ricerche. Negli Stati Uniti la guerra alla scienza e la fede nell’irrazionale, come dimostrano anche i nemici di Darwin, spesso finiscono davanti al giudice.
Via dalla crisi: l’America scopre un’isola felice nel suo profondo Sud
«Siete mai stati in Texas?». La scritta bianca sullo sfondo di un prato verde e una elegante casa a più piani al costo di 200 mila dollari, termina uno degli spot tv più ripetuti sulla Costa Orientale, da Boston a Filadelfia. Per Ann Sekesan, dipendente di un’azienda di biotech della Pennsylvania, questo spot è stata la rivelazione che le ha cambiato la vita: è andata in Texas a verificare il prezzo, ha venduto la casa dove viveva e si è trasferita con marito e figli in un sobborgo di Houston. Per spiegare la scelta repentina dice: «Non avevo mai pensato di poter acquistare tanto spazio per una tale cifra».Ann Sekesan è solo una dei 120.544 cittadini americani che fra il 2006 ed il 2007 si è trasferita a Houston, il polmone economico di una realtà di sviluppo che fa apparire la crisi dei mutui di Wall Street una vicenda talmente lontana da essere quasi incomprensibile. A trasformare il Texas nella nuova frontiera verso la quale centinaia di migliaia di americani si spostano è la coincidenza fra alto tasso di sviluppo, occupazione in crescita, prezzi bassi degli immobili, clima mite e scuole fra le più competitive degli Stati Uniti.Se la popolazione di Houston, secondo l’ultimo censo nazionale, cresce del 3,9 a Dallas-Fort Worth il balzo è del 2,9 e ad Austin addirittura del 4,3 per cento. È un trend che investe l’intero Stato, diventando eclatante nel bel mezzo del deserto di Chihuahua, dove la popolazione di San Antonio è cresciuta di 53,925 abitanti provenienti dalle città che affacciano sugli Oceani. Ciò che colpisce è quanti nuovi arrivati abbiamo un’età compresa fra 25 e 34 anni: sono i giovani rampanti di un mercato del lavoro che li spinge a lasciare New York, Boston, Seattle e Los Angeles trasferendosi nello stesso angolo del sud-ovest degli Stati Uniti dove i baby-boomers vanno a trascorrere gli anni della pensione, attirati dalle miti temperature della Sun Belt che si estende da Atlanta, Georgia, a Phoenix, Arizona.Se l’arrivo in Texas dei clandestini provenienti dal Messico è motivato dal miraggio americano che sopravvive a ogni crisi economica, la migrazione interna degli americani ha a che vedere con un fenomeno che il demografo di Dallas Karl Eschbach riassume così: «Chi arriva sono famiglie della classe media e giovani rampanti convinti di poter cavalcare con successo la tempesta della recessione nazionale spostandosi nel posto giusto al momento giusto».D’altra parte in Texas, lo Stato più esteso degli Usa, sembra riuscire a vivere di luce propria. Non solo perché ha nell’area urbana di Houston una regione economica con un pil superiore all’Austria, alla Polonia ed anche all’Arabia Saudita o per la somma di colossi dell’hi-tech come Texas Instruments di Rich Templeton e dell’energia come Exxon Mobil di Rex Tillerson ma in quanto «da queste parti vivere costa di meno, dalle case alle drogherie», come riassume William Frey, demografo della Brookings Institution di Washington.Ciò che sta avvenendo nello Stato fondato da Sam Houston e governato dal repubblicano Rick Perry è un meccanismo di «crescita che produce crescita» perché «più persone arrivano e più aumenta la domanda di beni e servizi, portando ad un balzo dei profitti privati, alla discesa dei prezzi in ragione della concorrenza nell’offerta e alla creazione di posti di lavoro». Le statistiche sono fedeli nel raffigurare quanto sta avvenendo: questo mese di marzo si conclude con una disoccupazione americana in crescita al 5,4 per cento mentre in Texas è ferma al 4,2, trainata dalla locomotiva di Houston dove solo in febbraio sono stati creati oltre 100 mila posti di lavoro.Bill White, sindaco della città che ospita anche il noto centro di comando, lega la favorevole situazione economica anche ai frutti della determinazione e della logistica con cui furono accolti nel 2005 migliaia di profughi di New Orleans, in fuga dai flutti di Katrina, riuscendo a inserirli nel sistema produttivo fino al punto da trasformarli in consumatori come tanti altri.
P.S: Con un nonno alpino che ha fatto la campagna di Russia e la Battaglia di Nikolajevka e fu riportato a casa propio dai muli.... non posso non pubblicare questa notizia..... 
Uno studio della American Solar Energy Society a stimato in 8-10 millioni i posti di lavoro che potrebbero essere generati dall’industria dell’ energia rinnovabile e del risparmio energetico. Per saperne di piu leggete questo articolo dell'International Herald Tribune
Cari Berlusconi e Veltroni, oltre che ad Alitalia e alle Pensioni pensiamo magari anche ad uno sviluppo nel campo dell’energia rinnovabile e del risparmio energetico, che m gari qualche vantaggio lo porta non solo in termini ambientali ma anche nel rinnovamento tecnologico della nazione; perchè lo sviluppo delle infrastrutture non significa solo strade e aeroporti ma anche linee di telecomunicazione, rete e produzione energetica….
Divertente Breve Documentario intitolato "Farewell, My Subaru" che racconta lo stile di vita iper eco sostenibile del giornalista e ambientalista Doug Fine, autore del libro "Farewell, My Subaru".
P.S: Bello lo stile di vita eco-friendly.... pero caro Doug Fine, sappi che si puo essere eco-friendly pur tenendo pulità e in ordine la casa....e vernicia le pareti che sono piene di stucchi..
ROMA - Attenzione alle lampadine a fluorescenza: anche se i vantaggi per l'ambiente sono indubbi vanno maneggiate con cautela perché contengono mercurio. L'allarme è stato lanciato dall'Epa, l'organismo federale statunitense per l'ambiente, con un vero e proprio decalogo su come comportarsi riportato dal sito della rete televisiva Nbc. I primi a segnalare il problema sono stati i ricercatori dell'Università di Stanford sulla rivista 'Environmental research': "Anche una singola lampadina di quelle con un basso contenuto di mercurio - scrive la rivista - inferiore a un milligrammo, può contaminare 4 mila litri d'acqua". Il decalogo elaborato dall'Epa in seguito all'articolo ha in realtà undici regole, del tutto simili a quelle raccomandate nel caso di rottura dei termometri a mercurio. Gli accorgimenti principali sono di areare il locale mentre si ripulisce, di usare nastro adesivo per raccogliere i residui di mercurio e di sigillare bene i sacchetti dove si getta. Per lo
smaltimento, l'agenzia ha invitato i singoli stati americani a dotarsi di norme proprie, che prevedano però una gestione separata rispetto ai rifiuti normali. Accorgimenti sempre più necessari vista la campagna per la sostituzione delle lampadine tradizionali non solo in Usa ma anche in Italia e in Europa. In particolare le lampadine a fluorescenza compatta durano 8 volte di più e consumano l'80% in meno delle tradizionali lampadine a incandescenza. Secondo gli esperti europei, se solo la metà dei 3,6 miliardi di lampadine più 'sprecone', come quelle tradizionali a incandescenza, che vengono accese ogni giorno in Europa venissero sostituite con lampadine a fluorescenza, si otterrebbe un risparmio di 23 milioni di tonnellate di CO2 e di sette miliardi di euro di consumi elettrici l'anno. La lampada fluorescente è un particolare tipo di lampada a scarica in cui l'emissione luminosa visibile è indiretta, ovvero non è emessa direttamente dal gas ionizzato, ma da un materiale fluorescente (da cui il nome). Il funzionamento è dovuto alla presenza di vapori di mercurio. La lampada ad incandescenza, invece, è una sorgente luminosa in cui la luce viene prodotta dal riscaldamento di un filamento di tungsteno attraverso cui passa la corrente elettrica. Il Cav. ancora una volta spariglia. L’uscita di Silvio Berlusconi a favore di una cordata italiana, basata sul binomio Air One e Intesa Sanpaolo (ormai sfilatosi), per rilevare Alitalia ha acceso il dibattito di ieri sul destino dell’ex compagnia di bandiera. Il leader del Pdl però questa volta ha sbagliato bersaglio. Giusta e opportuna la sua chiamata alle armi ai colleghi imprenditori, troppo spesso facili ai proclami e meno alle azioni concrete, l’obiettivo però va ricalibrato. Alitalia è destinata ad Air France per mille ragioni (il mercato teso ai consolidamenti internazionali, il know how francese del business e delle fusioni, la grande disponibilità finanziaria), chi deve uscire ora dalla logica assistenziale e necessita della fantasia del Cav. è Sea, la società che gestisce gli scali di Malpensa e Linate. In Italia, al contrario di ciò che accade all’estero, la maggior parte degli aeroporti sono controllati da enti locali. Azionariati pubblici da cui discendono scelte dettate dalla politica e non da percorsi industriali. Una Sea privata dieci anni fa, ad esempio, avrebbe potuto difendersi in maniera adeguata dai pasticci che fecero i governi dell’Ulivo sulla ripartizione del traffico tra Linate e Malpensa. Quando nel ’99 l’ad Tomaso Quattrin provò a salvare il progetto Malpensa dalle obiezioni delle compagnie straniere fu censurato e poi allontanato dal sindaco Gabriele Albertini. Il comune di Milano, azionista di riferimento con l’84 per cento, aveva infatti deciso di non irritare i suoi concittadini con la limitazione di voli a Linate. Sea oggi deve fare autocritica per essersi cullata per troppi anni sulle commesse di Alitalia. Perso il primo cliente, rischio impossibile da scongiurare in un libero mercato, la società guidata da Giuseppe Bonomi si trova smarrita, senza un piano industriale. La nuova strategia è basata unicamente sulla richiesta danni da 1,25 miliardi di euro presentata ad Alitalia. Soltanto una minaccia per convincere l’aerolinea a tornare sui suoi passi. Caro Cav., raccolga sì un cenacolo di imprenditori e finanzieri pronti alle sfide come lei. Privatizzi Sea davvero, non come si provò in passato vendendo un’inutile quota di minoranza. Affidi la società a un management capace di elaborare progetti industriali. Vedrà le armi per costruire un polo alternativo a quello romano-parigino di Alitalia non le mancheranno. Il Nord non l’abbandonerà.
L'energia pulita si fa largo nelle città italiane, anche se sono ancora lontani gli obiettivi fissati dall'Unione europea per il 2020. Secondo i dati di Legambiente sono 3.190, il doppio di un anno fa, i Comuni che hanno installato almeno un impianto per la produzione di energia rinnovabile sul proprio territorio. In pratica il 40% dei comuni italiani usa fonti verdi. In questa esplosione sono protagonisti i piccoli Comuni, sia a nord che a sud. Sono, infatti, 1.664 quelli con meno di 5mila abitanti. A guidare la classifica c'è Dobbiaco (Bz), 3.248 abitanti, che è l'unica amministrazione a soddisfare il proprio fabbisogno termico ed elettrico con energie pulite. A Selva di Val Gardena (Bz) tocca il primato per il solare termico e a Prato allo Stelvio (Bz) quello del fotovoltaico. Catania e Prato, poi, sono quelli che hanno installato rispettivamente più pannelli solari termici e fotovoltaici sugli edifici pubblici. La crescita riguarda soprattutto il fotovoltaico, per il quale sono stati installati oltre 90 MW di pannelli. «La scommessa di questi territori - commenta Edoardo Zanchini, responsabile energia di Legambiente - si sta rivelando vincente sotto tutti i punti di vista. Per rispondere al fabbisogno energetico, perché già oggi sono centinaia i Comuni che producono più energia elettrica di quanta ne consumano. Ma anche per i cittadini, perché coloro che hanno installato impianti solari termici e fotovoltaici, che sono collegati a reti di teleriscaldamento, pagano bollette meno salate e respirano un'aria più pulita».Secondo i dati del rapporto «Comuni rinnovabili», sono 172 i comuni autosufficienti nella produzione di energia elettrica, grazie al solo contributo di eolico e mini idroelettrico; 16, invece, sono quelli che riescono a soddisfare completamente il fabbisogno termico delle famiglie grazie al teleriscaldamento da rinnovabile. In totale, per 188 Comuni le energie pulite sono già una realtà consolidata. Guardando, poi, al tipo di energia prodotta, sono 3.185 i Comuni del solare, 25 dei quali hanno già raggiunto l'obbiettivo dell'Unione Europea di 264 metri quadrati ogni mille abitanti per il solare termico al 2010. Centocinquantasette, invece, sono le amministrazioni locali dell'eolico, 128 delle quali producono più di quanto consumano. Alle biomasse, poi, si dedicano 306 Comuni, con una potenza totale installata di 770 MW, mentre al mini idroelettrico 114 Comuni, con una potenza di 72 MW. Meno presente la geotermia, in appena 28 città, localizzate principalmente tra le province di Grosseto, Pisa e Siena. Parte quindi dai piccoli la sfida per raggiungere gli obiettivi dell'Ue, impegnatasi a ridurre le emissioni di CO2 del 20% entro il 2020 e a ottenere il 20% di risparmio nei consumi e il 20% di energie rinnovabili consumate. «Questi obiettivi, vincolanti, richiederanno al nostro Paese un grosso sforzo di riconversione - conclude Zanchini - ma la scommessa vinta dai territori è la prova che la sfida europea è a portata di mano».
Profitti triplicati nel 2007 per Societe Nationales des Chemins de Fer Francais (SNCF), la compagnia ferroviaria francese di proprietà dello Stato. Merito, secondo quanto riferisce la stessa società, del traffico ad alta velocità, che ha visto crescere il numero dei passeggeri che scelgono di viaggiare sul Tgv. Gli utili di SNCF hanno superato, lo scorso anno, il miliardo di euro (dai 368 milioni di euro dell'anno precedente), mentre i ricavi sono cresciuti dell'8% a 23,7 miliardi di euro e il debito netto è calato da 6,46 miliardi a 4,49 miliardi di euro. La compagnia francese è impegnata a potenziare la velocità dei suoi Tgv portandola a 360 chilometri orari (dagli attuali 300) per concorrere nel traffico domestico con la compagnia aerea di bandiera Air France-KLM. Il gruppo ferroviario transalpino è anche mobilitato nell'avanzamento del progetto di costruzione di linee ferroviarie ad alta velocità, che toccheranno anche Gran Bretagna, Olanda, Germania, Austria e Svizzera. SNCF sta anche valutando possibili acquisizioni di operatori ferroviari europei concorrenti. (M. Do.) Perché la Cina non sarà una Super Potenza....
· Spenderà tutte le sue energie politiche e militari per gestire la numerossisima popolazione interna
· A differenza dell’india nei prossimi 50 anni la cina si trovera con lo stesso problema dell’italia oggi… troppi vecchi e troppo pochi giovani, questo rallenterà lo sviluppo economico e dara enormi problemi al sistema previdenziale…
· Il Partito non potra controllare la nazione per sempre, prima o poi la gente chiederà un cambiamento, questo porterà tensioni sociali enormi…
· La crescità economica comporterà enormi problemi energetici, ora investono enormemente sul carbone, ma il carbone a numerosi limiti….
tipiche dell'amministrazione made in Italy hanno già prodotto dei, sensibili, risultati. A legare idealmente i due comuni è la tecnologia a led, la cui adozione, lo dice il dipartimento dell'energia degli Stati Uniti, porterebbe gli Usa a risparmiare 115 miliardi di dollari in 15 anni. Tecnologia utilizzata massicciamente a Tianjin, in Cina, dove sono stati installati 1500 lampioni a led, e che a Torracca ha trovato prima spazio su dieci lampade di una piazzetta e poi successivamente sull'intero impianto di pubblica illuminazione del paese, il primo al mondo a dotarsi quindi di questa fonte di energia alternativa. I numeri delle bollette, come ben evidenziato dalla nota trasmissione televisiva, testimoniano in modo esplicito l'efficacia del provvedimento: dagli 11.148 kilowatt consumati del novembre 2006 si è passati ai 5753 kilowatt dello scorso novembre. Il che significa un risparmio di circa il 60%. Un bel passo in avanti, corredato dal fatto che l'energia necessaria per illuminare il paese viene prodotta da tre impianti fotovoltaici che generano per le casse comunali un utile di circa 45-50.000 euro anno, premiato anche da Legambiente, che ha sottolineato l'importanza di un progetto in grado di generare energia elettrica da fonti rinnovabili e utilizzarla per un sistema di illuminazione (quello a lampade a led) assai più efficiente dei tradizionali lampioni al neon. Un progetto innovativo, questo un altro messaggio lanciato da "Report", resosi possibile grazie all'intraprendenza di una piccola azienda Srl locale (Elettronica Gelbison, che ha ben usato i fondi stanziati per il Meridione da Sviluppo Italia) e non certo per l'intervento diretto di chissà quale colosso internazionale o della Pa centrale. Così Torracca è finita con merito anche sulle colonne dell'Economist.A Scandiano, invece, tutto nasce dall'opportunità di rivedere l'illuminazione dei lampioni posti sull'incrocio più trafficato del paese e la "rivoluzione" rivendicata dal comune emiliano è quella di aver fatto ricorso per primi in Europa a un impianto a tecnologia a Led ad alta potenza, utilizzando lampade da 180 Watt al posto di quelle ai vapori di sodio da 250 Watt. Il progetto di illuminazione eco-compatibile che promette una drastica riduzione dei consumi e dell'inquinamento luminoso è stato prima promosso e quindi portato fisicamente a termine da Careca Italia (in collaborazione con la taiwanese Fiti, Foxsemicon Integrated Technology,colosso mondiale nell'ambito dei semiconduttori), società che ha sede proprio a Scandiamo e opera in veste di distributore di prodotti tecnologici di vario genere e che in tema di "green" ha deciso di creare una divisione ad hoc, EcoNature, per dare ulteriore impulso alle attività di ricerca e distribuzione di prodotti ecosostenibili. L'utilizzo di lampade Led non è una primizia in Italia, vi sono infatti zone pubbliche (parchi, aree di sosta e centri di piccoli comuni ) illuminati con questi sistemi ma quella del comune Reggiano è un'anteprima assoluta per quanto riguarda l'impiego di soluzioni ad alta potenza per l'illuminazione stradale. I vantaggi legati all'adozione del Led, nel caso di Scandiano, sono presto detti: otto lampade tradizionali sono state sostituite con sei impianti a Led e a parità di illuminazione prodotta il risparmio energetico è di circa il 50%. Rispetto ai comuni lampioni, inoltre, le lampade Led promettono - secondo i tecnici di Careca - una durata di gran lunga maggiore (superiore alle 50.000 ore, quindi, almeno 12 anni di utilizzo) sebbene la superficie illuminata sia maggiore e richiedono ridotti costi di manutenzione rispetto agli impianti tradizionali. Altri vantaggi evidenti agli occhi di tutti della tecnologia a Led riguardano quindi i tempi d'accensione, di fatto istantanea, e la totale assenza di sfarfallii del fascio luminoso, che spesso caratterizzano i tradizionali impianti d'illuminazione stradale. I vantaggi, sulla carta, sono chiari e si spera quindi che l'esempio di Scandiano possa essere recepito, sottoforma di progetti come quello di cui sopra, in modo diffuso. Anche in Italia, del resto, la maggioranza delle regioni, ha già emanato leggi su misura con l'obiettivo di ridurre l'impatto ambientale e rendere il proprio territorio conforme a quanto stabilito da una direttiva europea in materia di inquinamento luminoso. ++Scandiano, in provincia di Reggio Emilia, è stato attivato su un tratto stradale del territorio comunale – e si tratta del primo esperimento di questo genere in Europa - un impianto di illuminazione a tecnologia a Led ad alta potenza, una tecnologia all'avanguardia per quanto riguarda gli impatti ambientali e in grado di assicurare una drastica riduzione dell'inquinamento luminoso. Il progetto di illuminazione eco-compatibile è stato prima promosso e quindi portato fisicamente a termine da Careca Italia (in collaborazione con la taiwanese Fiti, Foxsemicon Integrated Technology,colosso mondiale nell'ambito dei semiconduttori), società che ha sede proprio a Scandiamo e opera in veste di distributore di prodotti tecnologici di vario genere e che in tema di "green" ha deciso di creare una divisione ad hoc, EcoNature, per dare ulteriore impulso alle attività di ricerca e distribuzione di prodotti ecosostenibili. L'utilizzo di lampade Led non è una primizia assoluta in Italia, vi sono infatti zone pubbliche (parchi, aree di sosta e centri di piccoli comuni ) illuminati con questi sistemi ma quella del comune Reggiano è un'anteprima assoluta per quanto riguarda l'impiego di soluzioni ad alta potenza (lampade sono da 180W) per l'illuminazione stradale. I vantaggi legati all'adozione del Led sono presto detti: nel caso di Scandiano, otto lampade tradizionali da 250 Watt sono state sostituite con sei impianti a Led e a parità di livello di illuminazione prodotta il risparmio energetico è di circa il 50%. Rispetto ai comuni lampioni con lampade ai vapori di mercurio e ai vapori di sodio ad alta pressione, inoltre, le lampade Led promettono - secondo i tecnici di Careca - una durata di gran lunga maggiore (superiore alle 50.000 ore, quindi, almeno 12 anni di utilizzo) sebbene la superficie illuminata sia maggiore e richiedono ridotti costi di manutenzione rispetto agli impianti tradizionali. Altri vantaggi evidenti agli occhi di tutti della tecnologia a Led riguardano quindi i tempi d'accensione, di fatto istantanea, e la totale assenza di sfarfallii del fascio luminoso, che spesso caratterizzano i tradizionali impianti d'illuminazione stradale. I vantaggi, sulla carta, sono chiari e si spera quindi che l'esempio di Scandiano possa essere recepito, sottoforma di progetti come quello di cui sopra, in modo diffuso. Anche in Italia, del resto, la maggioranza delle regioni, ha già emanato leggi su misura con l'obiettivo di ridurre l'impatto ambientale e rendere il proprio territorio conforme a quanto stabilito da una direttiva europea in materia di inquinamento luminoso."Da tempo siamo convinti della possibilità di un uso sostenibile della tecnologia, in grado di garantire un miglioramento della qualità della vita di tutti e contemporaneamente aprire a nuove opportunità di business." ha commentato Francesco Morsiani, Presidente del Gruppo Careca, "Visto l'effettivo risparmio energetico ed il conseguente contenimento dei costi che i prodotti ecocompatibili offrono, pensiamo che queste soluzioni riscuoteranno progressivamente un numero sempre maggiore di consensi. La nascita della divisione rappresenta per noi il primo passo concreto di una strategia in cui crediamo molto e da cui ci aspettiamo importanti risultati sia dal punto di vista del risultato economico ma anche, e soprattutto, per dare il nostro contributo fattivo ad un mondo più consapevole delle risorse limitate di cui disponiamo. La tecnologia può e deve fare qualcosa per migliorare il nostro pianeta, noi ci proponiamo di fare la nostra parte." ha concluso Morsiani.
Sostiene la rivista americana 'Forbes', una sorta di bollettino patinato del big business a stelle e strisce, che i Ferrero sono la famiglia più ricca d'Italia. Con un patrimonio di 16,7 miliardi di euro, i padroni della Nutella precederebbero Leonardo Del Vecchio (15,2 miliardi) e Silvio Berlusconi (14,2). Quella del magazine statunitense, che annualmente sforna la sua classifica dei nababbi del pianeta, appare in questo caso una stima piuttosto approssimativa. A differenza del fondatore di Mediaset e del patron di Luxottica, la dinastia piemontese non possiede un'azienda quotata in Borsa e quindi con un valore fissato dal mercato. Perdipiù, ad Alba, al quartier generale del gruppo alimentare, coltivano da sempre il culto di un'assoluta riservatezza. Mondanità zero. Dichiarazioni col contagocce. E per i bilanci bisogna accontentarsi dello scarno comunicato annuale.Non c'è dubbio però che il patron Michele Ferrero, 82 anni, insieme ai due figli Pietro (classe 1963) e Giovanni (1964), occupi saldamente una delle prime posizioni nella graduatoria dei Paperoni d'Italia. Lo conferma un'operazione finanziaria che 'L'espresso' ha potuto ricostruire grazie ad alcuni documenti resi pubblici nei giorni scorsi a Lussemburgo. Nel paradiso fiscale del Granducato ha sede la Ferrero international, la holding che controlla un impero industriale da 5,6 miliardi di euro di giro d'affari, quasi 20 mila dipendenti, con attività e filiali nei cinque continenti. In sostanza, come raccontano gli atti ufficiali, Michele e famiglia si sono fatti un regalo da 1,5 miliardi di euro. È andata così. Nel 2006 un'azienda del gruppo, di cui non si fa il nome nelle carte lussemburghesi, ha girato alla holding 1,52 miliardi di euro a titolo di dividendo straordinario. Tempo un anno e quella somma è stata destinata quasi per intero, sotto forma di supercedola, ai soci della cassaforte, cioè i Ferrero. Questi ultimi, però, hanno prelevato subito solo una parte minima di quel tesoro: 70 milioni di euro su 1,42 miliardi. Il resto, cioè 1,35 miliardi, è rimasto nelle casse della Ferrero international sotto forma di prestito convertibile in azioni. Risultato finale: grazie agli interessi su quella somma miliardaria la famiglia della Nutella si è assicurata una rendita da decine di milioni di euro l'anno. E in futuro il credito vantato nei confronti della holding potrà sempre essere trasformato in titoli della stessa finanziaria lussemburghese. Già che c'erano, comunque, nel febbraio del 2007 i Ferrero si sono assegnati un ulteriore dividendo straordinario di 100 milioni di euro. Questi affari di famiglia sono stati regolati ben lontano dalle mura domestiche della sede di Alba. Tutto si è svolto in gran segreto sotto il rassicurante ombrello fiscale delle leggi lussemburghesi. Una serie di norme che garantiscono una tassazione ridotta ai minimi termini per le holding con sede nel Granducato. Così, nel bilancio della Ferrero international al 31 agosto 2006 le imposte si sono fermate a quota 900 mila euro. Eppure i conti si sono chiusi con profitti record di 1,65 miliardi grazie all'incasso del superdividendo. E nel 2007 il peso delle tasse ha superato di poco il milione di euro su utili per 242 milioni. Una pacchia, definita dagli esperti del settore 'ottimizzazione fiscale'. Che significa dislocare in giro per il mondo redditi e patrimoni dei grandi gruppi industriali e finanziari per sfruttare al massimo le occasioni offerte dalle diverse legislazioni nazionali.Tutto normale. Tutto regolare. Se non fosse che di recente l'erario italiano è partito lancia in resta contro i globetrotter delle tasse. Non solo i divi-campioni con residenze più o meno fittizie a Londra (Valentino Rossi) o Montecarlo (tra gli altri il ciclista Mario Cipollini), ma anche le aziende con holding nei paradisi fiscali. Clamoroso il caso della Bell, la finanziaria che dal Lussemburgo tirava le fila di Telecom Italia ai tempi dei 'capitani coraggiosi' del bresciano Chicco Gnutti. In febbraio i soci della vecchia holding telefonica, tra cui Monte Paschi e Unipol, hanno chiuso la vertenza con il Fisco pagando in tutto 156 milioni.E la Ferrero? A prima vista, la società capofila della multinazionale piemontese non sembra un guscio vuoto, un semplice escamotage costruito ad arte per dribblare le tasse. Il trasloco nel Granducato, che risale ai primi anni Settanta, è stato infatti accompagnato dalla creazione di una vera e propria base
amministrativa, con uffici e uno staff di oltre 200 dipendenti. La gestione in Lussemburgo è sdoppiata. C'è un comitato di sorveglianza guidato dal patron Michele, che ha lasciato tutti gli incarichi operativi. Il consiglio di amministrazione della holding è invece presieduto da Maria Franca Ferrero, con i due figli Pietro e Giovanni nel ruolo di amministratori delegati, mentre tra i consiglieri troviamo anche l'ex ambasciatore italiano alle Nazioni Unite, Francesco Paolo Fulci, e Delio Fabbri, che salì alla ribalta delle cronache una ventina di anni fa come numero uno della Sme, la finanziaria alimentare a partecipazione statale. Va detto, comunque, che da gran tempo la dynasty della Nutella ha deciso di trasferire la propria residenza ben lontano da Alba, la cittadina in provincia di Cuneo dove nel 1946 Pietro Ferrero creò un piccolo laboratorio di pasticceria, prima pietra di quella che diventerà una delle più grandi aziende alimentari del mondo, uno dei simboli del made in Italy. Michele Ferrero, a cui si deve l'invenzione della Nutella nel 1964, vive da decenni al sole della Costa Azzurra, a Montecarlo. Nella città-Stato ad alta densità di miliardari, dove non esistono imposte sulle persone fisiche, si trovano anche alcuni laboratori della Soremartec, la società del gruppo che si occupa di marketing e ricerca. Proprio qui vengono sviluppati e testati i nuovi prodotti. E forse non è un caso. Narra la leggenda che l'inventore della Nutella voglia da sempre sperimentare personalmente le ghiottonerie da lanciare sul mercato. Tocca a lui, insomma, l'ultima parola.Oltre a Montecarlo, la Soremartec ha sedi ad Alba (aperta solo nel 2006) e ad Arlon, nel sud del Belgio. A pochi chilometri di distanza, nella cittadina fiamminga di Rhode Saint Genese, hanno stabilito la loro residenza ufficiale i fratelli Pietro e Giovanni. Il primo, laureato in biologia, un posto nel cda di Mediobanca e dell'Italcementi dei Pesenti, segue la finanza di gruppo, ma soprattutto prodotti e innovazione. Giovanni si occupa della parte commerciale. Si racconta che i due eredi di Michele si facciano vedere poco ad Alba. Sono spesso in viaggio d'affari. Nei periodi di vacanza si dividono tra Montecarlo e Saint Moritz. E alla fine, come domicilio, alle Langhe hanno preferito le Fiandre. A un tiro di schioppo dal Lussemburgo. Dagospia 14 Marzo 2008 Il Milan è fuori dalla Champions, agli ottavi, non c’ero piu abituato a vederlo uscire cosi presto…. Ma è giusto cosi, non c’è l’ho con i giocatori, hanno fatto quello che potevano… dopo il miracolo dell’anno scorso non si poteva chiedergli altro….
Per ricostruire questo Milan ci vorranno soldi e voglia…. E mi chiedo se ci siano, sia i soldi che la Voglia… i soldi Berlusconi e famiglia negli ultimi anni hanno dimostrato di non volerli investire….
Un loro diritto non investire… il ManUTD, l’Arsenal e tante altre squadre camminano e vincono basandosi sulle loro risorse senza ricorrere ai soldi di un mecenate…. Però i loro manager hanno investito per essere indipendenti… si sono dotati di stadi moderni, hanno investito sui giovani, hanno avuto pazienza e poi hanno avuto dei risultati…. Il punto è se Galliani & C. abituati a gestire la squadra di un mecenate hanno le capacità per gestire una società moderna e autonoma, capace di autofinanziarsi???
Io ho i miei dubbi, lo stadio è degli anni 20, le strategie sul vivaio confuse…. Su Pato hanno visto bene, Leonardo dopo Kakà a portato un altro gioiellino… ma una rondine non fa primaverà….. bisogna crederci….per un Patò c’è un Emerson, un Favalli e tanti altri giocatori che sono al capolinea….