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Il Blog di Giulio Stevanato

mercoledì, 25 giugno 2008

Automazione e robot, l'industria italiana cresce a due cifre

Un incremento del 16,6%, pari a 5.820 milioni di euro. È quello che ha fatto segnare la produzione italiana di macchine utensili, robot e sistemi di automazione, fra il 2006 e il 2007. Un risultato favorito dal buon andamento delle esportazioni, che sono aumentate, nello stesso periodo dell'11,9% e dall'exploit del mercato interno. Numeri pubblicati durante l'assemblea annuale di Ucimu: l'Associazione costruttori italiani macchine utensili. Le principali destinazioni estere per le macchine italiane sono state la Germania, dove si è sfiorato un trenta per cento di crescita, la Cina, gli Stati Uniti, la Spagna e la Francia. Più delle esportazioni è cresciuto il consumo interno italiano. Un valore che ha superato i quattro miliardi di euro con un aumento delle consegne pari al 22,4%.Secondo le previsioni di Ucimu, il positivo andamento del settore proseguirà nell'anno in corso, ma aritmi meno elevati. Nel 2008, la produzione crescerà, infatti, del 9,6%. «Dopo le difficoltà indotte dalla negativa congiuntura internazionale, negli ultimi quattro anni - ha spiegato Alberto Tacchella, presidente uscente di Ucimu -, l'industria italiana del settore si è resa protagonista di una sorprendente ripresa che ha proiettato i valori a quote record». Tacchella ha auspicato che il nuovo governo italiano approvi misure in grado di mantenere alta la competitività dell'industria.Nel corso dell'assemblea dovranno essere rinnovate le cariche associative. Successore designato di Tacchella è Giancarlo Losma.
(Tratto da Technology Revelation)
postato da: CesareAugusto82 alle ore 17:52 | link | commenti
categorie: tecnologia, industria
venerdì, 20 giugno 2008

Federico Buffa, un grande...

Un uomo un mito, l'unico giornalista sportivo italiano degno di questo nome....

postato da: CesareAugusto82 alle ore 09:52 | link | commenti (2)
categorie: milan
mercoledì, 18 giugno 2008

Addio a Mario Rigoni Stern

Lo scrittore è morto ad Asiago. Aveva 86 anni
VICENZA - Lo scrittore Mario Rigoni Stern è morto ad Asiago, all'età di 86 anni. Malato da tempo, Rigoni Stern è mancato lunedì sera. La notizia della sua morte è stata tenuta riservata dalla famiglia, per espressa volontà dello scrittore. I funerali sono stati celebrati martedì pomeriggio, in forma strettamente privata, nella chiesetta del cimitero di Asiago. IL SINDACO - «Per noi è una perdita gravissima. Rigoni Stern era l'icona dei valori della gente di montagna». Così il sindaco di Asiago, Andrea Gios, commenta la scomparsa del celebre scrittore altopianese. «Perdiamo - sottolinea - un pezzo della nostra storia, forse il più autorevole, anche se è riduttivo naturalmente considerare Rigoni Stern solo un asiaghese. La sua fama era di levatura mondiale». «Rappresentava - ribadisce Gios - i valori della gente della montagna, quelli in cui tutti noi ci identifichiamo. Per fortuna ci ha lasciato un tesoro, quello delle sue opere delle quali possiamo continuare a godere».
LA VITA - Mario Rigoni Stern era nato ad Asiago (Vicenza) il primo novembre 1921. Trascorre l'infanzia tra i pastori e la gente di montagna dell’Altopiano di Asiago, appena terminata la Grande guerra. Nel 1938, entra alla Scuola Militare d’alpinismo di Aosta e, più tardi, combatte come alpino, nel battaglione Vestone, in Francia, Grecia, Albania, Russia. Fatto prigioniero dai tedeschi dopo l'8 settembre 1943, è trasferito in Prussia orientale. Rientra a casa il 5 maggio 1945. Non si muove più dal suo paese natìo; trova impiego al catasto comunale, dove lavorerà fino al 1970. Successivamente si dedichera totalmente al mestiere di scrittore che aveva abbracciato fin dagli anni '50. Nel 1953, Elio Vittorini pubblica presso I Gettoni di Einaudi, il suo primo e più celebre romanzo «Il sergente nella neve», che presto diventa un classico della letteratura moderna italiana, e che narra, autobiograficamente, la storia di un gruppo di alpini italiani durante la ritirata di Russia. LE SUE OPERE - Il sergente nella neve, Einaudi, 1953 Il bosco degli urogalli, Einaudi, 1962 La guerra della naia alpina, 1967 Quota Albania, Einaudi, 1971 Ritorno sul Don, Einaudi, 1973 Storia di Tönle, Einaudi, 1978 (Premio Campiello) Uomini, boschi e api, Einaudi, 1980 L’anno della vittoria, Einaudi, 1985 Amore di confine, Einaudi, 1986 Il libro degli animali, Einaudi, 1990 Arboreto salvatico, Einaudi, 1991 Compagno orsetto, E.Elle, 1992 Aspettando l’alba, Il Melangolo, 1994 Le stagioni di Giacomo, Einaudi, 1995 Sentieri sotto la neve, Einaudi, 1998 Il magico "Kolobok" e altri scritti, La Stampa, 1999 Inverni lontani, Einaudi, 1999 Tra due guerre e altre storie, Einaudi, 2000 1915-1918 La guerra sugli Altipiani. Testimonianze di Soldati al fronte, Neri Pozza, 2000 Il libro degli animali, Einaudi, 2001 L'ultima partita a carte, Einaudi, 2002. CAMON: «L'AVEVO PROPOSTO PER IL NOBEL» - «Era uno scrittore grandissimo, aveva la grandezza che hanno i solitari». È il primo commento dello scrittore Ferdinando Camon alla notizia della morte di Rigoni Stern. «Quando sono stato presidente del Pen Club italiano - ricorda - è stato il primo italiano che ho candidato al Nobel: era uno scrittore classico, dalla visione lucida e dalla scrittura semplice ma potente; aveva carisma anche come uomo». Tante volte, sottolinea, «io, Mario Ismenghi, Giampiero Brunetta, Sergio Perosa e il professor Lenci andavamo a passeggiare per i monti e tutti lo sceglievamo automaticamente come guida». Camon ne ricorda la figura: «aveva un carattere buono e mite - rileva - se ne fregava dei convegni e delle società letterarie».
postato da: CesareAugusto82 alle ore 09:42 | link | commenti (1)
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martedì, 17 giugno 2008

Il vento? Energia pulita che avanza ma l'Italia deve sfruttarla di più

Il 15 giugno oltre 20 Paesi Ue celebrano il "Wind Day"L'Anev: con l'eolico italiano solo l'1,1% del fabbisogno
Germania, Danimarca e Spagna i "modelli" da seguire
ROMA - L'eolico avanza. Nel mondo, in Europa e in Italia aumenta l'energia pulita prodotta con la forza del vento e, parallelamente, le bollette si fanno un po' più leggere e si intacca meno il "serbatoio" del petrolio: nel 2007 un risparmio di 17 milioni di barili solo nel nostro Paese, secondo i dati dell'Anev, l'Associazione nazionale energia del vento che raggruppa i produttori e gli operatori dell'eolico. Ma non basta, il settore potrebbe dare di più. E' per questo che è stato istituito il "Wind Day", la Giornata europea del vento, che si celebra domani, 15 giugno, in oltre venti Stati europei, tra cui il nostro. L'energia eolica è la fonte rinnovabile che cresce più rapidamente in termini di capacità installata. L'anno scorso è aumentata del 18% in Europa, del 28% in Italia e, a livello globale, il 2007 ha segnato uno storico sorpasso: dal punto di vista dei nuovi impianti l'eolico ha battuto il nucleare. "Sfruttare l'energia eolica significa aiutare l'ambiente, ma anche aumentare la sicurezza energetica, ridurre la dipendenza dall'estero e la fluttuazione dei prezzi dell'energia", spiega il segretario generale di Anev, Simone Togni. Senza contare le ricadute positive sull'occupazione: secondo uno studio dell'associazione, entro il 2020 l'eolico porterà a oltre 50 mila nuovi posti di lavoro. "Non si tratta di fantascienza - dice Togni - visto che in Germania, il paese primo nel mondo per l'energia del vento, in 8 anni gli addetti al settore sono cresciuti di 380 mila unità". E' ancora lontana dalla Germania, ma anche l'Italia negli ultimi anni ha fatto passi avanti nel campo dell'energia prodotta dal vento, con 2.943 impianti eolici distribuiti soprattutto nel Centro-Sud, che garantiscono oltre 2.700 megawatt di potenza. Il che copre circa l'1,1% del consumo interno lordo di energia elettrica. Un miglioramento rispetto al passato, ma ancora poco in confronto alla "ventosissima" Danimarca. Infatti, se l'Italia nel 2007 ha prodotto 4,36 terawattora da fonte eolica, pari al consumo di 5 milioni di abitanti lo stato nordico ne ha prodotti 6,6 ma destinati a una popolazione di appena cinque milioni e mezzo di persone. E in questo modo la potenza eolica di Copenhagen è riuscita a garantire il 20% del fabbisogno pubblico. "L'Italia è molto in ritardo rispetto agli altri paesi europei - continua Togni - basta guardare alla Germania che, prima in Europa con oltre 22 mila impianti, ogni anno installa più pale di quante non ne siano state installate da noi in 15 anni". Altro esempio virtuoso che il Belpaese potrebbe seguire è quello dei "cugini" spagnoli. La Spagna nel marzo scorso ha stabilito un record energetico: con l'eolico ha coperto quasi la metà della domanda nazionale di elettricità, il 40,8%. Ma che cosa rallenta lo sviluppo del settore in Italia? Secondo il segretario di Anev, le colpe sono da ricercare nei troppi interessi politici ed economici, ma anche nell'eccesso di ostacoli burocratici. "La Conferenza dei Servizi, che dovrebbe dare un parere sulla possibilità di realizzare un nuovo impianto entro 180 giorni, ci impiega da tre a cinque anni", precisa Togni. La pensa diversamente Carlo Ripa di Meana, presidente della sezione romana di Italia Nostra, che definisce l'eolico in Italia un "enorme raggiro" e sostiene che "dopo dieci anni di investimenti colossali e distruzione paesaggistica abbiamo ottenuto benefici energetici risibili". Il "Wind Day" nasce proprio per dissipare dubbi e polemiche, oltre che per sensibilizzare politici, imprenditori e opinione pubblica. L'Anev ha organizzato un weekend all'insegna di attività didattiche e ludiche in diverse regioni italiane: tra le varie iniziative figurano le regate a Ostia e sul lago di Garda, ma anche l'"Open Day" negli impianti eolici a nord di Cagliari. Sempre in Sardegna, si corre la Maratona eolica, una corsa che da Ulassai attraversa i "parchi del vento" fino a Nurri. Per ricordare che la Sardegna ha tutte le potenzialità per incrementare l'eolico. Attualmente produce 367 megawatt di potenza in 370 impianti, ma è meno di quello che riesce a incamerare la capofila delle Regioni italiane, la Puglia (658 impianti per 685 megawatt), o la Sicilia (631 "girandole a vento" e 583 megawatt) e la Campania (606 impianti, 519megawatt). Il motto della maratona? "Fateci girare le pale".
postato da: CesareAugusto82 alle ore 09:14 | link | commenti (2)
categorie: energia

Gli investimenti esteri snobbano l'Italia

IL DOSSIER. Sondaggio della Ernst & Young tra i dirigentiPrime: la Cina nel mondo e Londra nell'Unione Europea
Siamo scesi al 15° posto nella Ue: scarsa trasparenza e troppe tasse
ROMA - Investire in Italia? No, molto meglio la Cina. Eventualmente l'India. Perché il nostro paese ha perso ulteriormente appeal nei confronti degli investimenti diretti dall'estero: tra le nazioni europee lo scorso anno eravamo al quattordicesimo posto, mentre oggi occupiamo la quindicesima piazza della classifica stilata da Ernst & Young. Per capirne i motivi basta dare un'occhiata alle opinioni raccolte nel corso del 2007 dalla società di consulenza: il Belpaese non piace ai manager del resto del mondo per la poca trasparenza e la scarsa stabilità politica, per le tasse troppo alte e per i suoi lavoratori, che sono cari e poco flessibili. Tutte caratteristiche che evidentemente non vengono riscontrate nella Gran Bretagna, che con le sue 713 operazioni ricevute nel 2007 occupa la prima posizione della graduatoria europea. Seguono Francia (541 operazioni), Germania (305), Spagna (256), Belgio (175). L'Italia, come detto, è solo quindicesima, con le sue 69 operazioni d'investimento, cinque in meno rispetto al 2006, quando condivideva la quattordicesima piazza con l'Irlanda. Si tratta soprattutto di iniziative nell'ambito dei servizi alle imprese, del software e dell'intermediazione finanziaria. In tutto, si ferma in territorio italiano appena l'1,8% degli investimenti europei. Insomma, i grandi flussi passano altrove. Del resto, il nostro paese è in una fase di stasi. Secondo il 55% dei dirigenti intervistati da Ernst & Young, infatti, la situazione italiana non è né migliorata né peggiorata. Ed è per questo motivo che il 60% del campione dichiara di non considerare l'Italia come una delle prossime destinazioni dei propri investimenti, preferendo invece puntare sulla Cina o sull'India, magari anche sulla Russia e sugli intramontabili Stati Uniti. Dal sondaggio pare che non piaccia più neppure il nostro celeberrimo design: solo il 3% ci indica come i migliori del mondo, mentre in molti scelgono la Germania (9%), gli Usa e il Canada (9%).
D'altronde, dall'insieme delle opinioni degli investitori stranieri emerge un quadro poco confortante. Le cose che più preoccupano sono la trasparenza e la stabilità politica, legislativa e amministrativa, che costituiscono fattori di debolezza per il 62% del campione. Poi ci sono le tasse, che allontanano il 60% degli investitori, anche se lo fanno un po' meno rispetto all'indagine del 2006, quando erano le più segnalate (dal 64% dei manager). È diventato invece più premente il problema legato al costo del lavoro, che condiziona negativamente le scelte del 59% degli intervistati, mentre rimane stabile la flessibilità del lavoro (52%). Tanti punti deboli, ma anche qualche buon motivo per investire in Italia. Molti manager, infatti, ne apprezzano la qualità della forza lavoro (attraente per il 71% degli intervistati), le infrastrutture per le telecomunicazioni (72%) e anche la cultura e la lingua locali (76%). Ma ciò che più di tutto attira gli investitori stranieri è la nostra qualità della vita, gradita dall'80% del campione. Ma c'è anche un altro dato incoraggiante: i dirigenti d'azienda che lavorano nel nostro paese danno valutazioni dell'Italia superiori ai manager che la giudicano solo dall'estero. Come a dire che visto da dentro il nostro paese è un po' più bello che visto da fuori. (st. pa.)
postato da: CesareAugusto82 alle ore 09:09 | link | commenti
categorie: economia, finanza
venerdì, 13 giugno 2008

Fotovoltaico, maxi-commessa per azienda italiana

Un miliardo di euro per acquistare e sviluppare impianti per la produzione di energia solare nei prossimi cinque anni. È quanto ha ottenuto Enerqos, uno dei primi fornitori in Italia di impianti fotovoltaici, dall'accordo con la merchant bank lussemburghese NextEnergy Capital. Si tratta di uno degli accordi più importanti mai siglati in Europa per lo sviluppo dell'energia solare. Enerqos, società con base a Monza, realizzerà impianti «chiavi in mano» utilizzando le tecnologie più avanzate, tra cui un sistema proprietario, brevettato dall'azienda. I primi impianti, già progettati, saranno realizzati in Italia e in Grecia. Negli ultimi anni il fotovoltaico sta crescendo a ritmi spediti in Italia e in Europa. Nel nostro Paese siamo passati da 5 megawatt prodotti nel 2005 ai 55 del 2007, secondo dati del Gestore del servizio elettrico. Nel primo trimestre 2008 la produzione è stata di 18 megawatt. L'Italia è prima in Europa per crescita anche se la quota di energia da solare (10%) è ancora bassa, secondo gli addetti ai lavori, in rapporto al potenziale del nostro Paese. L'Unione europea, con la direttiva 77 del 2001, ha posto come obiettivo per gli stati membri una produzione da fonti rinnovabili pari ad almeno il 21% entro il 2010 . Una quota già abbondantemente superata da paesi come la Germania che, solo nel 2007, è arrivata a produrre circa 3834 megawatt da fotovoltaico. Negli ultimi otto anni gli addetti sono passati da 1500 a oltre 30mila. A livello mondiale, nel 2007, il settore ha dato lavoro a 100 mila persone generando un giro di affari di circa 20 miliardi di euro.
(Tratto da Progetto Nuova Energia)
postato da: CesareAugusto82 alle ore 15:31 | link | commenti (1)
categorie: energia
giovedì, 12 giugno 2008

Gli sceicchi scalano il Chrysler building

Uno dei grattacieli piu belli e storici dello Skyline New Yorkese puo finire in mani Arabe; infatti il fondo Abu Dhabi Investment Council ha offerto ben 800 millioni di $ per il Chrysler Building, lo storico edificio in stile Art Deco’ alto 319 metri realizzato tra il 1928 e il 1930 dall’architetto William Van Allen alla velocità record di quattro piani a settimana il Chrysler era stato pensato per ospitare la sede newyorkese dell’omonima casa automobilistica.
postato da: CesareAugusto82 alle ore 16:18 | link | commenti (1)
categorie: architettura, finanza, new york
mercoledì, 11 giugno 2008

Tre miliardi di investimento nell'energia verde per i prossimi sette anni: è il piano di sviluppo industriale di Moncada Energy

Tre miliardi di investimento nell'energia verde per i prossimi sette anni: è il piano di sviluppo industriale di Moncada Energy, gruppo di Agrigento tra i primi produttori di energia eolica in Italia. Il piano prevede progetti in Italia e all'estero. Non solo energia del vento, ma anche fotovoltaico, geotermia e uso delle biomasse che avranno in totale una ricaduta occupazionale di 450 nuovi addetti più 600 posti creati dall'indotto. All'estero il gruppo siciliano, che oggi conta 180 dipendenti e cinque impianti eolici sull'Isola con un fatturato annuo che si attesta attorno ai 60 milioni di euro, ha deciso di puntare non solo sull'Europa con Albania, Bulgaria e Ucraina (si parla inoltre di future prospettive in Polonia), ma anche sull'Africa e quindi Tunisia, Mozambico e Ghana. Una scommessa sugli altri mercati energetici che porterà l'azienda Moncada ad aprire a breve degli uffici a San Francisco, Tirana e Sofia. L'obiettivo per il 2015 è arrivare a 2900 mw di potenza degli impianti realizzati. Investimenti in Italia Un nuovo stabilimento per la produzione di pannelli solari sarà realizzato tra Casteltermini e Campofranco, a cavallo tra le province di Agrigento e Caltanissetta, per un investimento totale di 60 milioni di euro. A regime l'impianto occuperà 160 dipendenti (a cui se ne aggiungono altri cento dell'indotto) con una produzione annua di 40 mw di pannelli fotovolaici del tipo thin film di silicio. Per la realizzazione di questi pannelli sarà creata nei prossimi giorni la Moncada Solar Equipement, società a responsabilità limitata newco tra Moncada e Mps Capital Service Banca per l'impresa Sa, che fa capo al gruppo Mps, mentre l'azienda siciliana ha da poco acquistato dall'americana Applied materials Inc. la linea di produzione di questo tipo di pannelli fotovoltaici. Le installazioni di questi pannelli saranno fatte in Sicilia per 250 mw (oltre che in Tunisia e Albania con altre pipe line da 600 mw totali).A breve Moncada acquisterà sull'Isola una società proprietaria di un progetto per un impianto eolico da 90 mw già autorizzato, investimento che impiegherà 20 milioni di euro delle risorse preventivate nel piano industriale. Nel Canale di Sicilia l'azienda agrigentina realizzerà in partnership con Enel Produzione un impianto off-shore da 345 mw, mentre altri impianti eolici per una potenza totale di 740 mw sono in fase di realizzazione o di autorizzazione nel resto d'Italia. Sempre in Sicilia, il piano di sviluppo del Gruppo Moncada ha annunciato un investimento da 30 milioni per la conversione di un sito industriale dismesso a Porto Empedocle (Agrigento) alla produzione delle torri e delle turbine eoliche, per lo stoccaggio dei biocombustibili e per la costruzione delle turbine termoelettriche. Infine sull'isola di Pantelleria è in corso di realizzazione un impianto geotermico da 2,5 mw (investimenti per 10 milioni).Investimenti all'estero Pale eoliche a perdita d'occhio in terra albanese. Sarà la più grande centrale eolica in Europa quella che il Gruppo Moncada conta di costruire nella zona di Valona, tra la penisola di Karaburun, i monti Lungara e la città di Kanalit. Impianti con una potenza totale da 500 mw per cui il governo di Tirana ha già dato le autorizzazioni necessarie. Inoltre, in raccordo con Terna, sarà realizzata una merchant-line sottomarina tra Valona e la Puglia. In totale Moncada conta di investire in Albania per questi due progetti un terzo del budget a disposizione, circa un miliardo di euro.Stesso progetto in Nordafrica, dove l'azienda siciliana investirà 1,5 miliardi per la costruzione di un'altra centrale eolica, sempre da 500 mw di potenza, da realizzare nella Penisola di Nebul, in Tunisia. Anche in questo caso l'impianto sarà collegato all'Italia attraverso una merchat-line sottomarina nel Canale di Sicilia. Altri impianti eolici "minori" saranno realizzati in Bulgaria per una potenza totale di 300 mw.Nel campo dell'energia ricavata dalle biomasse, Moncada sta realizzando in Ucraina, Ghana e Mozambico 85mila ettari coltivati con piante grasse oleose (in particolare panicum virgatum e jatropha curcas) che saranno in grado di produrre biocombustibili per l'alimentazione di turbine termoelettriche da 450 kw ciascuna. Queste turbine, brevettate dall'azienda stessa e da installare solo in Sicilia, potranno generare in totale energia per 75 mw.
(Tratto da Progetto Nuova Energia)
postato da: CesareAugusto82 alle ore 17:00 | link | commenti
categorie: ambiente, energia
martedì, 10 giugno 2008

La casa Sostenibile

Ambienti con condizioni ottimali di luce per tutto l'anno, ventilazione naturale estiva e stanze calde d'inverno. Il tutto con un basso consumo energetico garantito dall'orientamento del tetto, dalla forma della casa e dal dislocamento delle finestre. Queste le caratteristiche di Atika, la prima casa mediterranea a risparmio energetico nata da un progetto internazionale sulla sostenibilità in edilizia e inaugurata dall'assessore capitolino all'ambiente Fabio De Lillo, che utilizza collettori solari per coprire parte del fabbisogno energetico per il riscaldamento e per l'acqua calda. La casa è vicino all'Auditorium Parco della Musica e si potrà visitare fino a fine luglio (Eidon)
postato da: CesareAugusto82 alle ore 18:49 | link | commenti
categorie: ambiente, architettura

Madrid e Berlino con Ryanair

Con Ryanair da Orio al serio puoi andare praticamente in tutte le piu importanti città europee, all’appello mancavano solo Berlino e Madrid…
Mancavano appunto perché da fine ottobre Ryanai colmerà anche questo vuoto….. il che è fantastico.
Ora forse manca solo atene e poi siamo apposto.
 
In effetti pensandoci la Spagna è stra servita, idem l’inghilterra, la germania abbastanza bebe, la francia maluccio, c’è solo parigi e la Grecia che è inesistente.
postato da: CesareAugusto82 alle ore 16:06 | link | commenti
categorie: viaggi
lunedì, 09 giugno 2008

Il Nuovo Mansell

Tutti paragonavano e paragonano Lewis Hamilton a Senna, ma in realtà assomiglia di piu al suo connazionale Nigel Mansell, come il suo connazionale è aggressivo nella guida, capace di guidare la macchina al limite anche in situazioni sfavorevoli, ma proprio come il “Leone d’Inghilterra” come veniva soprannominato Nigel Mansell è tatticamente stupido, incapace di gestire le situazioni critiche. Il modo in cui ha buttato via il mondiale l’anno scorso assomiglia a come Mansell butto al vento un paio di mondiali negli anni 80/90… e l’errore di ieri con il tamponamento a Raikkonen conferma la tendenza… Insomma gran pilota, gran campione, ma per ora campione alla Mansell, non alla Senna o alla Prost.

postato da: CesareAugusto82 alle ore 15:25 | link | commenti (1)
categorie: formula 1
giovedì, 05 giugno 2008

ENERGIA: 50 MLD STIMA INVESTIMENTI NELLE RINNOVABILI IN 7 ANNI

(AGI) - Roma, 4 giu. - I 14 maggiori gruppi elettrici europei investiranno nelle fonti rinnovabili - nei prossimi 7 anni (2008-2015) - oltre 50 miliardi di euro. E' quanto emerge da un'indagine, condotta da Agici Finanza d'Impresa, che sara' presentata in un seminario nel prossimo Festival internazionale dell'ambiente. La discussione avra' inizio con la presentazione, da parte di Andrea Gilardoni (Universita' Bocconi), dei risultati del nuovo studio "Fonti rinnovabili: strategie al 2015 dei grandi gruppi elettrici europei e italiani. Impatto sulle politiche europee". Gli sforzi sono concentrati soprattutto nell'eolico; ragguardevoli gli investimenti nella Penisola Iberica e nel Nord Europa. Meno, o molto meno, rilevanti gli sviluppi nell'idroelettrico, sorgente gia' largamente sfruttata, e in tutte le altre fonti rinnovabili. Rispetto alle politiche europee al 2010, tali Gruppi contribuiranno in maniera determinante - anche se decrescente - al perseguimento degli obiettivi, giungendo a disporre di circa il 53% della capacita' prevista. Al contrario, per cooperare al perseguimento dei target al 2020 (nuovo pacchetto 20-20-20) e' necessario che tali Gruppi operino un notevole sforzo addizionale. Coordinati da Carlo Andrea Bollino (GSE), al seminario interverranno Ester Benigni (A2A), Gian Francesco Imperiali (Assolombarda), Piero Manzoni (Atel), Bruno D'Onghia (EdF Italia), Nicola De Sanctis (Edison), Luca Solfaroli Camillocci (Enel), Giuseppe Gatti (ERG Gas and Power). (AGI)

(Tratto da Progetto Nuova Energia)

postato da: CesareAugusto82 alle ore 17:20 | link | commenti
categorie: ambiente, energia
martedì, 03 giugno 2008

Uomini e donne

Se Brunetta fa centro con una cosi all'ora è propio vero che c'è speranza per tutti...
postato da: CesareAugusto82 alle ore 23:13 | link | commenti (3)
categorie: politica