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Il Blog di Giulio Stevanato

martedì, 30 settembre 2008

LA HOLDING AGNELLI SI CHIAMERÀ EXOR...

Gli Agnelli accorciano la catena di controllo. Cambiano nome alla loro holding: si chiamerà Exor. Come sempre, si disinteressano degli interessi dei piccoli azionisti che, questa volta, almeno quelli privilegiati, insorgono. Quando si dice il lupo perde il pelo, ma non il vizio...
postato da: CesareAugusto82 alle ore 23:53 | link | commenti (1)
categorie: finanza

Tom Wolfe: Il falo delle Vanità 2

Davanti alla caduta degli dei di Wall street il grande scrittore Tom Wolfe non poteva esimersi dallo scrivere un pezzo per il New York Times sulla faccenda..... lui che con il favoloso "il Falò delle vanità" irrise la finanza e la borghesia anni 80 e all'inizio del nuovo millennio invece con un libro di cui ora non ricordo il nome irrise la sinistra, i Liberal e i progessisti americani inventando il termine "Sinistra Park Evenue"...
Insomma leggerlo è sempre uno spasso e quindi beccatevi sotto il suo pezzo per il NYTimes tradotto e riportato da Repubblica.....
IL FALÒ DI VANITY STREET – TOM WOLFE: IN POCHI GIORNI I “PADRONI DELL’UNIVERSO” SONO SPROFONDATI SENZA LASCIARE TRACCIA - MA NON VERSATE LACRIME: GRAN PARTE DEI BANCHIERI HA IL GRUZZOLO AL SICURO…
Tom Wolfe per “la Repubblica” (Copyright New York Times/La Repubblica. Traduzione di Antonella Cesarini)
Sappiate che il vostro inviato si limita semplicemente a riportare una notizia, quando racconta di quanta gente, nelle ultime settimane, ha assillato l´autore del "Falò delle vanità" con la domanda «Cosa comporterà questo per i Padroni dell´Universo?» "Questo", sarebbe l´attuale crisi bancaria. L´espressione "Padroni dell´Universo", tratta da quel libro, si riferiva a quei giovanotti ambiziosi (non c´erano donne) che, a partire dagli anni Ottanta, iniziarono a mettersi in tasca milioni di dollari all´anno in premi di produttività, operando nelle banche di investimento come la Salomon Brothers, la Lehman Brothers, la Bear Stearns, la Merrill Lynch, la Morgan Stanley e la Goldman Sachs. Le prime tre non esistono più. La quarta sta per essere assorbita dalla Banca d´America. Le ultime due si stanno convertendo in semplici banche, con il bancomat nell´atrio e, invece dei Padroni dell´Universo, cassiere un po´ attempate con stipendi modesti, provviste di mazzette di banconote antirapina da consegnare ai rapinatori assieme al contante. In pochi giorni, l´intero mondo dell´investment banking americano è sprofondato senza lasciare traccia. E allora, dove sono andati a finire i Padroni dell´Universo? A Greenwich, nel Connecticut, per lo più. I giovanotti più brillanti, svegli e ambiziosi avevano iniziato ad abbandonare il settore dell´investment banking, per spostarsi sugli hedge fund, già sei anni fa.Il vostro inviato è in grado di descrivervi scene di collera furibonda quando i giovani elementi più in gamba se ne sono andati. I gorilla della sicurezza li hanno presi per un gomito e li hanno accompagnati fuori a gran velocità. Non hanno avuto nemmeno il tempo di prendere quel che avevano dentro o sopra la scrivania, nemmeno la foto incorniciata di mamma, papà e della sorella, tenuta su da alette di cartone ricoperte di velluto sintetico, da quanto i loro superiori erano furiosi. I loro più grandi produttori e futuri leader li stavano piantando in asso.Greenwich è il centro del mondo dei Padroni degli hedge-fund, in sostituzione di Wall Street. Da cinque anni il mitico Floor della Borsa di New York, il cuore di Wall Street, si è andato gradualmente svuotando. Un centinaio di anni fa, il Floor era un club di oligarchi. Soltanto uomini dotati di credenziali sociali potevano avere uno dei posti a sedere interni del Floor. L´anno scorso, quando il vostro inviato ha fatto la sua unica visita al Floor, uno dei membri si è avvicinato ad un altro informandolo che, come tanti altri, avrebbe lasciato la Borsa per sempre. «Cosa farai?» «Entrerò nei Vigili del Fuoco». «Nei Vigili del Fuoco? In che ruolo?» «Farò il pompiere. Il loro piano pensionistico è fantastico».A proposito, non ci sono più posti a sedere nel Floor. La Borsa è già un anacronismo, come Broadway. Oggi tutto si fa con il computer. Passare il tempo al Floor della Borsa è come cincischiarsi all´Otb (una società di scommesse, ndt). Broadway e la Borsa sono come la prima cosa che si vede quando si va a Disneyland. Ti ritrovi in una città della fine del secolo scorso con il tramvai, la farmacia e la bottega del barbiere. Oggi Broadway e Wall Street sono questo. Potrà distruggere le vostre speranze di provare quel piacevole sentimento chiamato Schadenfreude (il piacere per le sfortune altrui), ma i Padroni dell´Universo sono più svegli di quelli che si sono lasciati alle spalle nelle banche di investimento. I loro hedge fund, ogni tanto, sono andati male, ma a differenza delle banche di investimento, vanno ancora forte. I Padroni dell´Universo si sono rapidamente messi sulla difensiva all´interno dei loro gusci, come le tartarughe. La loro battaglia decisiva, se ci sarà, avverrà soltanto oggi, martedì 30 settembre.La maggior parte degli hedge fund sono chiamati a dare un rendiconto il 30 settembre, il 31 dicembre, il 31 marzo e il 30 giugno per dar modo agli investitori di riscattare i loro investimenti, vale a dire per prelevare i loro soldi. Questi momenti si definiscono "cancelli", come quelli di una prigione. Il cancello è il limite, la percentuale prestabilita del vostro denaro che il fondo vi consentirà di ritirare in una sola volta. Anche con questi rigidi limiti ai prelievi, alcuni fondi potrebbero ritrovarsi come gusci vuoti.Ma non versate lacrime per i Padroni dell´Universo. La maggior parte dei giovani Padroni ha già il suo "gruzzolo" al sicuro. Il "gruzzolo" è il termine per indicare quella somma di denaro che bisogna accantonare in investimenti sicuri allo scopo di ottenere un interesse adeguato per poter vivere comodamente a Greenwich in Round Hill Road, in Pecksland Road o in Field Point Road, in una casa costruita in un periodo precedente alla Prima guerra mondiale in un incantevole stile europeo, preferibilmente in pietra, con antiche torrette e un minimo di cinque acri di terreno intorno, grande a sufficienza da potersi definire una villa. Ogni Padrone dell´Universo conosce la cifra.
postato da: CesareAugusto82 alle ore 16:32 | link | commenti (1)
categorie: libri
lunedì, 29 settembre 2008

Traffico nello Spazio

C’è stato un bel po’ di traffico in questi giorni nello spazio, da una parte i Cinesi che hanno effettuato la loro prima camminata spaziale )sono arrivati 50 anni dopo, ma ora ci stanno dando dentro), dall’altra  parte una delle tante società private che si stanno lanciando nel business del turismo spaziale ha lanciato un suo razzo (vedi filmato sotto….)

postato da: CesareAugusto82 alle ore 16:19 | link | commenti (1)
categorie: aerospazio

Il capolavoro verde di Renzo Piano

Stavolta Renzo Piano ha piazzato il grande colpo, infatti ho sempre trovato Renzo Piano un architetto altalenante, a grandi edifici ne ha fatti seguire di mediocri, ma in questo caso ha tirato fuori uno dei suoi migliori e piu rivoluzionari edifici della sua carriera, il California Academy of Sciences di San Francisco, il museo piu verde ed ecosostenibile del mondo. Vedi le foto sotto, tratte da http://progettonuovaenergia.blogspot.com/
postato da: CesareAugusto82 alle ore 16:05 | link | commenti (2)
categorie: ambiente, architettura, stati uniti, san francisco

Austria…. Estrema destra in gran spolvero.

Nella prima elezione in cui votavano anche i sedicenni l’estrema destra austriaca se ne esce con l’eccezionale risultato  del 29%.
Il partito socialdemocratico ha vinto le elezioni per una manciata di voti, molti meno di quelli delle volte passate;  l’estrema destra invece non ha mai ottenuto un risultato cosi brillante… specie tra i giovanissimi elettori.
Insomma ai giovani sedicenni austriaci serve una bella lezione di storia del 900… perché mi sa che stanno tornando sulla cattiva strada percorsa dai nonni….
postato da: CesareAugusto82 alle ore 12:38 | link | commenti (3)
categorie: austria

Milan-Inter 1-0

Dopo un inizio di stagione disastroso il Milan sembra essersi rimesso in careggiata e tornato in corsa per lo scudetto; un Seedorf superlativo, un Kaka come al solito divino e un Ronaldinho che forse è tornato ad essere un atleta e non piu solo una foca da spettacolo circense.
Vero è che il problema del Milan non sono i grandi match, la storia dice che quelli raramente li sbaglia, insomma i piu grandi stadi d’europa sono stati zittiti dal Milan; il problema del Milan sono le partite “normali”, quindi la prossima partità con il Cagliari sarà un ottimo banco di prova per vedere se questo Milan puo essere grande anche nelle partite con le provinciali, e quindi essere o meno da scudetto.
postato da: CesareAugusto82 alle ore 10:29 | link | commenti (1)
categorie: sport, calcio, milan
venerdì, 26 settembre 2008

Usa, il debito pubblico supera il Pil

Gli Stati Uniti sembrano essere entrati nel ristretto ed esclusivo Club delle nazioni col debito pubblico che supera il PIL, un club che comprende pochi eletti quali l'Italia, l'Argentina, il Giappone....
(Sotto l'articolo tratto dal Corriere della Sera)
 
15 mila miliardi dopo i salvataggi di Stato Quasi metà dei bond del Tesoro all’estero
Sidney Winter, docente della Wharton School di Philadelphia, così riassume la crisi americana in una mail a un collega della Scuola superiore Sant’Anna di Pisa: «Abbiamo scoperto che la nostra ricchezza è di qualche migliaio di miliardi di dollari inferiore alle attese e ora dobbiamo decidere come ci dividiamo la sberla ». La sberla è violenta. E gli Stati Uniti non ne nascondono più i lividi sui loro conti pubblici e privati. Per cominciare, la Federal Reserve si scopre senza più margini di manovra. Ha già impegnato la metà delle riserve, circa 500 miliardi, in prestiti al mercato e finanziamenti al Tesoro (Consolidated statement of condition of all Federal Reserve Banks, 18 settembre 2008).
E non è nemmeno chiaro se le toccherà anche fare le due iniezioni di capitali freschi per 100 miliardi ciascuna per la nazionalizzazione di Freddie Mac e Fannie Mae. Gli americani vedono la loro banca centrale diventare una holding che, direttamente e indirettamente, controlla la più grande compagnia assicurativa del mondo, l’Aig, e le due più grandi agenzie di mutui, Fannie & Freddie, e che, dopo il salvataggio della banca d’investimento Bear Stearns, funge pure da ricettacolo di titoli tossici, anche in valuta estera. Questa banca centrale zoppicante non avrebbe potuto far fronte, senza «stampare» altra moneta, al piano del governo per ritirare dai portafogli delle banche titoli illiquidi, e cioè non più negoziabili, nella misura straordinaria di 700 miliardi di dollari. Eppure, chi mai dovrebbe farsi carico di un piano salva-banche se non l’istituzione che eroga il prestito di ultima istanza? L’apertura dell’ombrello del Tesoro sopra l’ombrello della Fed ben segnala la gravità del momento, portata all’estremo dal rischio di un imminente tracollo di Goldman Sachs e Morgan Stanley, le ultime due banche d’investimento rimaste su piazza.
Ancora venerdì 18 settembre, all’annuncio del piano, nessuno credeva che Goldman e Morgan avrebbero chiesto la licenza di banche commerciali, rinunciando alla totale libertà di manovra avuta fin qui in cambio della protezione della Fed e del Tesoro. E invece domenica la licenza l’hanno implorata e ottenuta. Coincidenza che aggiunge più di un sospetto alle domande di fondo che il piano salva-banche propone di per sé. I 700 miliardi richiesti da Hank Paulson, il segretario al Tesoro che viene dalla Goldman e che dunque fa il pompiere dopo avere per anni attizzato il fuoco con i colleghi di Wall Street, saranno ottenuti con emissioni di titoli di Stato aggiuntive rispetto al programma ordinario di rifinanziamento del debito pubblico. A quali tassi saranno offerti? I risparmiatori americani stanno fuggendo dalla Borsa verso i Treasury bonds, il cui rendimento (somma algebrica del tasso d’interesse e del differenziale tra il prezzo corrente e quello d’emissione) è sceso poco sopra lo zero. Questa tendenza dovrebbe facilitare il collocamento delle emissioni aggiuntive.
Ma la scelta dei risparmiatori, dettata dalla paura, riapre la questione del rischio Paese nel momento in cui lo Stato interviene dove i capitali privati domestici rinunciano senza più essere sostituiti da quelli delle economie emergenti e dei loro sovereign wealth funds. Ora Morgan, con la licenza in tasca, sta cercando nuovi soccorsi a Pechino: sarà interessante valutare il prezzo e i diritti di governance che il China Investments pattuirà dopo la batosta subita al primo ingresso. Quanto poi delle emissioni al servizio del piano non fosse accettato dai mercati, sarà fatalmente accollato alla Fed in contropartita a nuova moneta. Il rischio Paese, dunque. Ne influenzano il livello la politica estera, la potenza militare, l’interdipendenza con l’estero che detiene il 45% del debito pubblico Usa, mentre 40 anni fa ne aveva 9 volte meno.
Il rischio America dipenderà dalla capacità di generare reddito mentre si va esaurendo la spinta ai consumi indotta dai tagli fiscali di Bush, costati 160 miliardi al bilancio federale e non più replicabili. Ma dipenderà anche da altro. Dall’entità del debito pubblico, per esempio. Di quello che si vede oggi e che, con il consolidamento di Freddie & Fannie, arriva a 15 mila miliardi contro un prodotto interno lordo che quest’anno viaggia sui 14300 miliardi. E del debito pubblico che si intravede per domani a consuntivo dei salvataggi, operazioni non amate da nessuno e tuttavia necessarie a evitare che la crisi finanziaria colpisca in modo troppo radicale i fondi pensione privati, già in drammatica sofferenza, con la conseguente necessità di estendere l’ombrello pubblico alla previdenza privata. Il rischio Paese, infine, dovrebbe considerare anche la ricchezza delle famiglie.
Secondo il Bureau of economic analisys del governo americano, nel 2005 la ricchezza netta pro capite (case e risparmi meno i debiti) era pari a 176 mila dollari, più 38,2% a valori costanti rispetto al 1995. Secondo la Banca d’Italia, sempre nel 2005 la ricchezza netta pro capite degli italiani era pari a 134 mila euro, più 47% benché il reddito sia aumentato solo in ragione di uno a tre rispetto a quello americano. Diversi stili e obiettivi di vita? Maggior presenza in Italia di redditi non ufficiali? Vero. Ma alla base c’è la maggior propensione americana a indebitarsi quale emerge dalla tabella sulla ricchezza delle famiglie nei diversi Paesi del G-7 (Girouard, Kennedy, André, Has the rise in debt made households more vulnerable?, Oecd working paper, 2006). E una più ineguale distribuzione del patrimonio tale per cui l’americano medio (ovvero la fascia di popolazione egualmente lontana dalle fasce più ricche e dalle più povere) dispone di una ricchezza inferiore a quella dell’italiano comparabile (Sierminska, Brandolini, Smeeding, Comparing wealth distribution across rich countries, Banca d’Italia, 2007). Questa caratteristica americana accentua il rischio dei fallimenti.
La crisi dei mutui subprime dimostra la pericolosità delle piccole insolvenze private quando i debiti siano integrati ai piedi del castello di carte montato dalla finanza. Per questo la decisione cui fa cenno il professor Winter non è tanto semplice: come ci si divide il dolore per la sberla? Gli obiettivi condivisi del piano salva-banche sono due: a) impedire il tracollo dei mercati finanziari; b) minimizzare, per quanto possibile, l’onere per il contribuente. I critici radicali ritengono che questo piano salvi dal peggio i re decaduti del mercato, ma non il mercato. Perciò propongono di trasformare i crediti in azioni e poi di chiamare i mercati a ricapitalizzare le banche sopravvissute. I sostenitori dell’intervento, ormai vincenti al Congresso e al Senato, osservano che, essendo le ban che esposte con altre banche o con soggetti a loro legati, avremmo solo una partita di giro. Ma il piano Paulson è vago su due punti cruciali: la determinazione del prezzo dei titoli tossici e la definizione dei diritti di proprietà in capo al pagatore di ultima istanza, e cioè al contribuente.
Il governatore della Fed, Ben Bernanke, acquisterebbe i titoli al prezzo di realizzo alla scadenza che dipende dal valore futuro dei beni sottostanti: caso classico, le case per i subprime. Nessuno sa stimare questo valore, ma tutti capiscono che il prezzo di Bernanke è più alto di quello di mercato. La differenza serve a ricapitalizzare le banche senza fare tutti gli aumenti di capitale che servirebbero. Ai soci delle banche e ai loro ricchi gerenti si farebbe dunque il doppio regalo di rendere liquido l’illiquido, migliorando già così i ratios patrimoniali, e di farlo a prezzo di favore. L’iniziale crisi di liquidità è diventata una crisi di capitali a causa dell'impennata delle garanzie richieste dalle controparti. Il regalo, se ne conclude, è obbligato. Certo, lo Stato potrebbe sempre acquistare con una serie di aste al ribasso a sconti decrescenti sul valore facciale dei titoli tossici. In questo modo, caldeggiato da Winter, si riduce il favore sul prezzo. Ma resta aperta la questione dei diritti di proprietà.
La buona regola vorrebbe che chi paga comanda così da assicurarsi una gestione diversa e, con il tempo, riportare a casa qualcosa. Dati i valori in campo, il Tesoro nazionalizzerebbe il sistema bancario americano se adottasse la buona regola. Sarebbe la rivoluzione. Ma sarebbe solo una rivoluzione apparente. La classe dirigente è sempre la stessa se il segretario del Tesoro è un banchiere della Goldman Sachs in quiescenza; e il massimo consigliere economico di Barack Obama, da ministro di Clinton, abolì il Glass Steagal Act, che per mezzo secolo aveva tenuto a freno il delirio di onnipotenza dei banchieri, per poi diventare un boss di Citicorp.
postato da: CesareAugusto82 alle ore 10:39 | link | commenti (2)
categorie: economia, stati uniti
giovedì, 25 settembre 2008

Veltroni su Alitalia: Ho trattato io…

Veltroni, con tutto il rispetto, ma se fino all’altro ieri eri a New York a promuovere la tua ultima fatica editoriale e ad arredare il nuovo appartamentino nella grande mela.
postato da: CesareAugusto82 alle ore 23:08 | link | commenti (1)
categorie: politica

Energia dalle onde, al via il primo impianto in Portogallo

Il primo impianto commerciale in grado di produrre energia con le onde marine è stato inaugurato ufficialmente, con un ritardo di un anno causato da problemi tecnici, in Portogallo. I grossi serpenti marini daranno corrente elettrica alla rete a cinque chilometri dalle coste di Aguçadoura, nel nord del Paese, sopra Porto. L'ente elettrico Energias de Portugal (Edp) ha annunciato la creazione di un consorzio con il gruppo di investimento australiano Babcock & Brown e l' impresa portoghese Efacec. Il capitale del consorzio, che non a caso si chiama «Ondas de Portugal», è detenuto per il 45% da Edp, per il 35% da Enersis, controllata portoghese di Babcock & Brown, e per il restante 20% da Efacec, la più importante impresa elettromeccanica portoghese. L'investimento iniziale è stato di 9 milioni di euro. «Il ritardo di un anno è dovuto a dei problemi nella trasmissione dell'energia elettrica prodotta in mare», ha spiegato un ingegnere coinvolto nel progetto alla Bbc. Per ora è operativo uno solo dei tre convertitori «Pelamis» previsti: strutture cilindriche di tecnologia scozzese in grado di fornire 2,25 Megawatt ciascuna. Si tratta di "serpenti marini" rossi da 700 tonnellate ciascuno, per 142 metri di lunghezza e 3,5 metri di diametro. Una volta a regime tutti e tre potranno soddisfare il fabbisogno energetico di 1.500 abitazioni. Ma il progetto del consorzio mira ad installare in seguito altri 25 convertitori. Ogni serpentone è formato da più cilindri galleggianti uniti da giunture mobili, che seguono l'andamento del moto ondoso. Su ogni giuntura è posto un martinetto idraulico che aziona i generatori elettrici. Sono assicurati al fondo del mare da cavi di acciaio ancorati a qualche decina di metri di profondità. Un cavo sottomarino si occupa di trasportare la corrente a una centrale sulla terraferma che si occupa di convogliarla e distribuirla nella rete.«L'energia delle onde ha un potenziale enorme per il Portogallo ma anche per altri Paesi, in quanto rappresenta una fonte d'energia inesauribile e pulita», ha sottolineato il ministro dell'Economia portoghese Manuel Pinho. La stessa tecnologia è in fase prototipale sulla coste Scozzesi e in Cornovaglia. Sono previste installazioni in Norvegia, Spagna, Francia, Sudafrica e Stati Uniti. Sul fronte dell'energia prodotta dalle onde del mare, a luglio alcuni ricercatori inglesi hanno annunciato la realizzazione del prototipo di «Anaconda», un serpente marino che sfrutta un meccanismo simile. Solo che è fatto di gomma, e promette costi decisamente inferiori.

Tratto da http://progettonuovaenergia.blogspot.com/
postato da: CesareAugusto82 alle ore 12:28 | link | commenti
categorie: energia, portogallo
martedì, 23 settembre 2008

Nubi di tempesta sull'impero dei Moratti

(Articolo tratto da Dagospia che a sua volta la tratto da repubblica)
TREMANO I MORATTI PER L’INCHIESTA SULLA QUOTAZIONE (“GONFIATA”) DELLA SARASPROCURA MILANO: DANNI AL MERCATO PER 770 MLN PER RIPIANARE I DEBITI DELL’INTER MAIL GALEOTTA DELLA JP MORGAN: 500 MLN PER COPRIRE I DEBITI DI MASSIMO MORATTI
Quel titolo valeva tra 4 e 5 euro per azione. Invece le banche e la famiglia Moratti lo hanno piazzato sul mercato a 6 euro. E per farlo, secondo la ricostruzione del consulente tecnico della procura di Milano, Marco Honegger, non avrebbero pubblicato alcuni dati rilevanti nel prospetto informativo.
Che la quotazione di Saras, la società di raffinazione di Sarroch, non fosse stato un grande affare per il mercato, lo si era capito fin da subito, quando il giorno successivo alla quotazione, avvenuta il 18 maggio 2006, il titolo aveva perso oltre il 10 per cento del suo valore. Il consulente tecnico ha ricostruito in un documento di oltre 400 pagine i motivi di quella debacle. E ha ipotizzato che l´incasso della quotazione sia servito soprattutto a un ramo della famiglia, quello di Massimo Moratti, per far fronte ai debiti dell´Inter. Con un contestuale danno per il mercato di 770 milioni.Tutti, gli analisti, i banchieri e gli investitori istituzionali avevano capito, durante le varie tappe che hanno portato la Saras in Borsa, che quella valorizzazione era troppo elevata, eppure nessuno ha fatto nulla per correggere il tiro. Un dato è emerso chiaramente dall´analisi di Honegger: l´utile di gruppo, il principale indicatore su cui calcolare il valore della società, era "gonfiato". «Si è potuto riscontrare che l´informativa da Prospetto - scrive il consulente - non aveva evidenziato l´esistenza di una considerevole componente di utili non ricorrente nei dati storici, dati unici su cui basarsi per la decisione di investimento (quantomeno per il pubblico indistinto)». La mancanza si riferisce all´utile 2005, pari a 292,6 milioni di euro. Una cifra riportata tale e quale nel prospetto, senza avvisare i risparmiatori che il dato era "gonfiato" da utili derivanti dalle scorte di magazzino. Dalla documentazione sequestrata dalla Guardia di Finanza presso Jp Morgan, una delle banche advisor per la quotazione, invece, emerge chiaramente che nei report su Saras redatti prima della quotazione, gli analisti, compresi quelli di Morgan Stanley e Caboto di Banca Intesa (gli altri due advisor dei Moratti) prendono in considerazione gli utili depurati ("comparable") per calcolare il valore delle società di raffinazione. Gli unici a non farlo sono quelli di Jp Morgan. La stessa Saras, come sostiene il consulente, si accorge dell´errore e a partire dal comunicato stampa del 25 ottobre inizia a fornire i dati di utile relativi ai trimestri, così come lo richiede la prassi degli analisti. A febbraio 2007, in un altro comunicato, la società svela che l´utile netto rettificato per il 2005 è di 230 milioni di euro. Con questi profitti, il valore per azione di Saras sarebbe stato tra i 4,1 e i 5,1 euro e non tra i 5,25 e i 6,5 euro, come indicato nel prospetto.
Non vi è nessuna giustificazione di un prezzo di 6 euro nemmeno negli studi delle tre banche che hanno partecipato alla quotazione: «Sulla base delle valutazioni rettificate delle banche d´affari partecipanti all´operazione, il range avrebbe dovuto collocarsi tra i 4 e i 5 miliardi di euro (ossia tra i 4,4 e i 5,6 euro per azione); dunque inferiore di 700 milioni a quello definito in Prospetto Informativo», sostiene la consulenza. Non è un caso, quindi, che le quotazioni di Saras, dal giorno dello sbarco in Borsa a oggi, si siano allineate ai valori stimati dagli analisti. Se n´erano accorti fin da subito gli investitori istituzionali del calibro di Morley, Strategic Market Analysis, Moore, Plutus, Generali e Polygon, che già in fase di quotazione ("bookbuilding") avevano ridotto significativamente o cancellato gli ordini di acquisto. Perché allora spingere il prezzo di quotazione? Le email sequestrate dagli inquirenti offrono qualche indicazione. «È vitale che davanti al prezzo ci sia un 6», scriveva il numero uno di Jp Morgan, Federico Imbert, a un suo collega, mentre il bookbuilding attraversava una fase critica. Jp Morgan, oltre alle commissioni per il collocamento, otterrà, cosa taciuta nel prospetto, anche il mandato dalla famiglia Moratti per gestire attraverso la sua filiale di private banking, i lauti proventi della quotazione. Un altro banchiere di Jp Morgan, Emilio R. Saracho (probabilmente del private banking) svela in una email un ulteriore dettaglio: «Devi essere al corrente del fatto che abbiamo ottenuto 1,6 miliardi di euro, cioè da entrambi fratelli, ma uno dei due deve ripagare 500 milioni di debiti, e così quella parte non la vedremo per lungo tempo».
Sempre Imbert, il 14 marzo 2006, alza il sipario sui presunti interessi di Banca Intesa: «Parlato a lungo con Micciché di Intesa. È contento del lavoro fatto insieme su Saras e Intercos. È personalmente a disposizione per stimolare forza vendita specialmente su Saras. Chiede di informarlo se vediamo problemi o sgranature. Tiene ovviamente molto al successo data l´esposizione sua e di Passera con i Moratti. È stato da lui Galeazzo Pecori Giraldi di Morgan Stanley consigliando di non esagerare sul prezzo. Lui crede che lo faccia per invidia nei nostri confronti». In un documento, poi, trovato presso la Jp Morgan, intitolato "Materiale di discussione", si spiega la scelta di affiancare un aumento di capitale, non necessario, alla vendita di titoli da parte della famiglia. Se così non fosse, «verrebbe evidenziata una scarsa propensione ad investire e si darebbe l´idea che la proprietà vuole solo fare cassa, prestando il fianco a critiche su altre iniziative (metti i soldi nell´Inter)».
postato da: CesareAugusto82 alle ore 16:47 | link | commenti (2)
categorie: calcio, finanza, industria

Figlio di un ex- astronauta il prissimo turista spaziale.

30 millioni di $ per volare con la Soyuz verso la stazione spaziale internazionale è la cifrà pagata dal 47enne Richard Garriott, progettista di giochi fantasy per computer e figlio dell’ex astronauta Owen Garriot che partecipo a due missioni spaziali, di cui una, nel 1973 sullo Skylab che gli permise di scattare numerose e ampie foto della superficie terrestre.
postato da: CesareAugusto82 alle ore 16:39 | link | commenti (1)
categorie: turismo spaziale

Marge Simpson verrà uccisa

Notizia trovata su Dagospia…. Nella prossima serie dei Simpson uccideranno Marge Simpson per risollevare gli ascolti un po' in calo dell'ultima stagione...…. http://dagospia.excite.it/articolo_index_43780.html
postato da: CesareAugusto82 alle ore 16:02 | link | commenti (2)
categorie:
venerdì, 19 settembre 2008

Fallimento Alitalia… Tutto in vacca... come al solito

Premettendo che non ero un fan della cordata italiana per il salvataggio Alitalia perché mi parevano i classici imprenditori che fanno i soldi con il portafoglio dei contrbuenti, non posso comunque rimanere sconcertato e rattristato dalla fine di quest’ultima trattativa…
Ancora una volta l’ideologia, la voglia di fare lotta politica di una parte dei sindacati (indovinate quale?) è venuta prima dell’interesse comune… ancora una volta si è scelta una via distruttiva e di lotta piuttosto che dialogo e interese comune.
Poi  dipendenti che festeggiavano il fallimento della trattativa e probabilmente il fallimento della compagnia è il segno di quanto questa nazione mandi ogni cosa propositiva in vacca…..
Il “termine mandare le cose in vacca” è un termine che non ho mai usato perché lo trovo sgradevole, ma vista la situazione è quello che rende meglio l’idea di come vanno le cose in italia….
Quando un qualcosa è sull’orlo del precipizio, arriva sempre un Epifani, un Calderoli, un Di Pietro o Pecoraro Scanio o  qualcun altro  (aggiungete voi altri nomi, c’è una vasta scelta in italia) pronto a dargli la spinta finale per farlo precipitare, mai nesuno che allunghi la mano e lo tragga in salvo.
P.S: Nel frattempo mentre una compagnia italiana va in fallimento con migliaia di posto di lavoro persi e milliardi di euro bruciati il Leader dell’opposizione sta svernando a New York….
postato da: CesareAugusto82 alle ore 10:54 | link | commenti (5)
categorie: italia, politica
giovedì, 18 settembre 2008

fotografando il Notebook

Quesito cosmico....
Come mai su internet ci sono un mucchio di foto di gente che si fà fotografare con il propio notebook, computer portatile a fianco?  o peggio ancora fotografa solo il notebook, specie se Apple-Macintosh??
 
Fateci caso si trovano foto di notebook prese da ogni angolazione, con ogni paesaggio attorno... quasi si stessero fotografando delle persone, o il propio animale domestico......
postato da: CesareAugusto82 alle ore 15:25 | link | commenti (1)
categorie:
mercoledì, 17 settembre 2008

Anche a Londra è finita la festa

Meno di un anno fà i giornali inglesi versavano tonellate di inchiostro per raccontare il sorpasso di Londra su New York quale capitale del mondo finanziario…..

Ora invece versano inchiostro per raccontare che nella sola City ci saranno 110.000 licenziamenti.

postato da: CesareAugusto82 alle ore 10:28 | link | commenti (1)
categorie: economia, londra, finanza, inghilterra

La cultura anglosassone alla prova dei fatti

Per anni ci hanno riempito la testa con le famose due parole “etica Anglosassone”,  “mentalità anglosassone”, un modo al contempo moderno e saggio nel condurre gli affari, ci hanno parlato di un capitalismo libero che sa autoregolarsi, dall’economist al Wall street Journal ai guru della finanza che ci dicevano pieni do boria che le nazioni avanzate dovevano concentrarsi sul terziario, banche, finanza, servizi e che le fabbriche sporche e cattive erano cosa da paese in via di sviluppo, buone per la cina, l’india, la romania… ma non per una nazione moderna.
Beh ora questo mondo o meglio questo modo di intendere il futuro economico di una nazione e di un economia matura è alla prova dei fatti e comunque vada a finire è certo che da Londra o New York forse non dovranno più guardare con la puzza sotto il naso la fabbrichetta del rozzo imprenditore del Nord-est, il piccolo e autoreferenziale capitalismo italico, che pure di difetti ne ha tanti, almeno non collassa sui covered warrant o qualche altra incomprensibile e illogica alchimia finanziaria, e soprattutto se fallisce almeno lascia qualcosa, tecnologia, impianti produttivi, immobili, mentre i grandi re della finanzia lasciano solo debiti e nientaltro, perché questi ultimi no costruiscono niente, vendono e comprano titoli e valori virtuali.
postato da: CesareAugusto82 alle ore 09:09 | link | commenti
categorie: economia, finanza
martedì, 16 settembre 2008

L’onda energetica di Google

Google a deciso di piazzare i propi server o data center in mezzo al mare, su piattaforme simili a quelle petrolifere,  questo per poter sfruttare l’acqua per il raffredamento dei macchinari e il moto ondoso per la generazione di elettricità.
Poi il fatto che essendo piattaforme off- shore, quindi non soggette ad autorità nazionali queste siano anche esenti da tasse, minuscoli paradisi fiscali in mezzo al mare è SOLAMENTE UN PURO E SEMPLICE CASO.
Per saperne di piu leggi qui: http://technologyrevelation.blogspot.com/2008/09/google-piazza-i-server-in-mezzo-al-mare.html
postato da: CesareAugusto82 alle ore 20:16 | link | commenti (1)
categorie: tecnologia, energia

Un' ibrida alla 24 ore di Le Mans

La Peugeut ha annunciato che alla prossima 24 ore di Le Mans porterà in gara anche un auto ibrida gas/elettricità...
(Tatto da http://progettonuovaenergia.blogspot.com/ )
postato da: CesareAugusto82 alle ore 15:12 | link | commenti (1)
categorie: ambiente, tecnologia
domenica, 14 settembre 2008

Tragedia Rossonera

Due partite due sconfitte, 4 goal subiti, 1 realizzato e Zero punti in classifica.
Ero pieno di fiducia per questa stagione ma ora sono iper preoccupato perché oltre ai punti in classifica mancano anche gioco e forma fisica.
Non ho mai visto una squadra esprimere un gioco più lento e più prevedibile di quello espresso da questo milan di inizio stagione, i movimenti senza palla sono un ricordo ora mai lontano.
Potrebbe essere un brutto anno, calcisticamente parlando.
postato da: CesareAugusto82 alle ore 17:12 | link | commenti (3)
categorie: sport, calcio, milan
venerdì, 12 settembre 2008

Paradosso subprime: Lehman Brothers vale meno della Popolare di Sondrio

La crisi subprime americana ha messo al tappeto i colossi delle case di investimento d'Oltreoceano, simboli della finanza mondiale. Al punto che, dopo l'ulteriore tonfo di oggi, la capitalizzazione di Lehman Brothers (intorno alle 19 italiane di giovedì le azioni accusano un calo del 32%) è inferiore a quella della Popolare di Milano e della Popolare dell'Emilia Romagna. Più o meno in linea con quella della Popolare di Sondrio.Anche le big Morgan Stanley, Merrill Lynch e Goldman Sachs valgono meno, almeno tenendo conto dei prezzi di Borsa, delle nostrane Unicredit e IntesaSanPaolo. In verità per valutare gli istituti occorre tener conto del valore degli asset, delle attività, nonché dell'esposizione finanziaria di ciascun istituto. D'altra parte il mercato, con le proprie quotazioni, fornisce sempre una buona misura del polso. Numeri alla mano Lehman Brothers oggi capitalizza circa 3,4 miliardi di dollari, ovvero 2,47 miliardi di euro (tenendo conto dell'attuale cambio euro-dollaro a 1,3927). Insomma quanto la Popolare di Sondrio, o forse meno se se prendessimo in considerazione i minimi toccati oggi dalle azioni della banca d'affari Usa (la capitalizzazione dell'investment bank e' scivolata fino a 2 miliardi di euro). L'istituto milanese presieduto da Roberto Mazzotta, ai corsi di Borsa vale 2,7 miliardi e la Bper 2,8 miliardi. Sempre in termini di paragone, Lehman vale meno della metà della banca d'affari italiana Mediobanca (7,6 miliardi). Molto meno anche del Monte dei Paschi (9,9 miliardi), di Ubi (9,5 miliardi) e del Banco Popolare (7,9 miliardi). A una distanza che appare quasi siderale rispetto ai colossi nostrani Unicredit (49,5 miliardi) e IntesaSanPaolo (45,2 miliardi), con i quali non vincono la gara nemmeno big del calibro di Goldman Sachs (43,3 miliardi di euro), Morgan Stanley (301 miliardi) e Merill Lynch (22,2 miliardi). Solamente Jp Morgan (98,37 miliardi di euro) e Citi (70,69 miliardi) continuano a mantenere la leadership, almeno in termini di capitalizzazione. (Radiocor)
postato da: CesareAugusto82 alle ore 18:53 | link | commenti (3)
categorie: finanza