
Il primo impianto commerciale in grado di produrre energia con le onde marine è stato inaugurato ufficialmente, con un ritardo di un anno causato da problemi tecnici, in Portogallo. I grossi serpenti marini daranno corrente elettrica alla rete a cinque chilometri dalle coste di Aguçadoura, nel nord del Paese, sopra Porto. L'ente elettrico Energias de Portugal (Edp) ha annunciato la creazione di un consorzio con il gruppo di investimento australiano Babcock & Brown e l' impresa portoghese Efacec. Il capitale del consorzio, che non a caso si chiama «Ondas de Portugal», è detenuto per il 45% da Edp, per il 35% da Enersis, controllata portoghese di Babcock & Brown, e per il restante 20% da Efacec, la più importante impresa elettromeccanica portoghese. L'investimento iniziale è stato di 9 milioni di euro. «Il ritardo di un anno è dovuto a dei problemi nella trasmissione dell'energia elettrica prodotta in mare», ha spiegato un ingegnere coinvolto nel progetto alla Bbc. Per ora è operativo uno solo dei tre convertitori «Pelamis» previsti: strutture cilindriche di tecnologia scozzese in grado di fornire 2,25 Megawatt ciascuna. Si tratta di "serpenti marini" rossi da 700 tonnellate ciascuno, per 142 metri di lunghezza e 3,5 metri di diametro. Una volta a regime tutti e tre potranno soddisfare il fabbisogno energetico di 1.500 abitazioni. Ma il progetto del consorzio mira ad installare in seguito altri 25 convertitori. Ogni serpentone è formato da più cilindri galleggianti uniti da giunture mobili, che seguono l'andamento del moto ondoso. Su ogni giuntura è posto un martinetto idraulico che aziona i generatori elettrici. Sono assicurati al fondo del mare da cavi di acciaio ancorati a qualche decina di metri di profondità. Un cavo sottomarino si occupa di trasportare la corrente a una centrale sulla terraferma che si occupa di convogliarla e distribuirla nella rete.«L'energia delle onde ha un potenziale enorme per il Portogallo ma anche per altri Paesi, in quanto rappresenta una fonte d'energia inesauribile e pulita», ha sottolineato il ministro dell'Economia portoghese Manuel Pinho. La stessa tecnologia è in fase prototipale sulla coste Scozzesi e in Cornovaglia. Sono previste installazioni in Norvegia, Spagna, Francia, Sudafrica e Stati Uniti. Sul fronte dell'energia prodotta dalle onde del mare, a luglio alcuni ricercatori inglesi hanno annunciato la realizzazione del prototipo di «Anaconda», un serpente marino che sfrutta un meccanismo simile. Solo che è fatto di gomma, e promette costi decisamente inferiori.
oltre il 10 per cento del suo valore. Il consulente tecnico ha ricostruito in un documento di oltre 400 pagine i motivi di quella debacle. E ha ipotizzato che l´incasso della quotazione sia servito soprattutto a un ramo della famiglia, quello di Massimo Moratti, per far fronte ai debiti dell´Inter. Con un contestuale danno per il mercato di 770 milioni.Tutti, gli analisti, i banchieri e gli investitori istituzionali avevano capito, durante le varie tappe che hanno portato la Saras in Borsa, che quella valorizzazione era troppo elevata, eppure nessuno ha fatto nulla per correggere il tiro. Un dato è emerso chiaramente dall´analisi di Honegger: l´utile di gruppo, il principale indicatore su cui calcolare il valore della società, era "gonfiato". «Si è potuto riscontrare che l´informativa da Prospetto - scrive il consulente - non aveva evidenziato l´esistenza di una considerevole componente di utili non ricorrente nei dati storici, dati unici su cui basarsi per la decisione di investimento (quantomeno per il pubblico indistinto)». La mancanza si riferisce all´utile 2005, pari a 292,6 milioni di euro. Una cifra riportata tale e quale nel prospetto, senza avvisare i risparmiatori che il dato era "gonfiato" da utili derivanti dalle scorte di magazzino. Dalla documentazione sequestrata dalla Guardia di Finanza presso Jp Morgan, una delle banche advisor per la quotazione, invece, emerge chiaramente che nei report su Saras redatti prima della quotazione, gli analisti, compresi quelli di Morgan Stanley e Caboto di Banca Intesa (gli altri due advisor dei Moratti) prendono in considerazione gli utili depurati ("comparable") per calcolare il valore delle società di raffinazione. Gli unici a non farlo sono quelli di Jp Morgan. La stessa Saras, come sostiene il consulente, si accorge dell´errore e a partire dal comunicato stampa del 25 ottobre inizia a fornire i dati di utile relativi ai trimestri, così come lo richiede la prassi degli analisti. A febbraio 2007, in un altro comunicato, la società svela che l´utile netto rettificato per il 2005 è di 230 milioni di euro. Con questi profitti, il valore per azione di Saras sarebbe stato tra i 4,1 e i 5,1 euro e non tra i 5,25 e i 6,5 euro, come indicato nel prospetto.
Meno di un anno fà i giornali inglesi versavano tonellate di inchiostro per raccontare il sorpasso di Londra su New York quale capitale del mondo finanziario…..
Ora invece versano inchiostro per raccontare che nella sola City ci saranno 110.000 licenziamenti.
Borsa, delle nostrane Unicredit e IntesaSanPaolo. In verità per valutare gli istituti occorre tener conto del valore degli asset, delle attività, nonché dell'esposizione finanziaria di ciascun istituto. D'altra parte il mercato, con le proprie quotazioni, fornisce sempre una buona misura del polso. Numeri alla mano Lehman Brothers oggi capitalizza circa 3,4 miliardi di dollari, ovvero 2,47 miliardi di euro (tenendo conto dell'attuale cambio euro-dollaro a 1,3927). Insomma quanto la Popolare di Sondrio, o forse meno se se prendessimo in considerazione i minimi toccati oggi dalle azioni della banca d'affari Usa (la capitalizzazione dell'investment bank e' scivolata fino a 2 miliardi di euro). L'istituto milanese presieduto da Roberto Mazzotta, ai corsi di Borsa vale 2,7 miliardi e la Bper 2,8 miliardi. Sempre in termini di paragone, Lehman vale meno della metà della banca d'affari italiana Mediobanca (7,6 miliardi). Molto meno anche del Monte dei Paschi (9,9 miliardi), di Ubi (9,5 miliardi) e del Banco Popolare (7,9 miliardi). A una distanza che appare quasi siderale rispetto ai colossi nostrani Unicredit (49,5 miliardi) e IntesaSanPaolo (45,2 miliardi), con i quali non vincono la gara nemmeno big del calibro di Goldman Sachs (43,3 miliardi di euro), Morgan Stanley (301 miliardi) e Merill Lynch (22,2 miliardi). Solamente Jp Morgan (98,37 miliardi di euro) e Citi (70,69 miliardi) continuano a mantenere la leadership, almeno in termini di capitalizzazione. (Radiocor)