momento non avrebbero trovato alcun impedimento che vada a scontrarsi con le leggi della fisica. PROPULSIONE A CURVATURA - Per chi non fosse un seguace della celebre saga televisiva e cinematografica, la velocità di curvatura consente ai terrestri protagonisti della storica serie tv degli anni Sessanta di creare le premesse per il primo contatto con i vulcaniani, la specie del celeberrimo Spock, già in possesso della tecnologia e che, per prassi, instaura rapporti esclusivamente con civiltà che ne se sono giunte a conoscenza. Un motore a curvatura, in termini semplici, avrebbe un effetto simile a quello di un elastico, contraendo lo spazio davanti alla navicella e dilatando quello retrostante.
spazio. Il drappello è composto dai due campioni dei Paesi emergenti: India e Cina. Soprattutto quest'ultima impensierisce gli Stati Uniti, con i recenti successi raggiunti da Pechino. Il programma spaziale cinese prevede, dopo la passeggiata orbitale dello scorso settembre, l'ambizioso obiettivo di arrivare sulla Luna con un robot entro il 2012 e pochi anni dopo con il primo essere umano a calpestare il suolo del nostro satellite dall'ultima missione Apollo del 1972.In realtà per gli Usa il campanello d'allarme era già suonato nel 2007, quando in una esercitazione missilistica Pechino aveva mostrato i suoi muscoli tecnologici abbattendo un suo vecchio satellite artificiale con un preciso lancio missilistico. Soprattutto il Pentagono e il Dipartimento della difesa avevano colto il significato implicito della prova di forza cinese: la perdita del primato tecnologico Usa in campo aerospaziale ha pesanti ricadute non solo nell'industria civile ma anche in quella militare. Come ha commentato Dean Chengm analista per l'agenzia di sicurezza Cna, "Se la Cina manda un uomo sulla Luna non è necessariamente un pericolo per gli Usa. Ma questo suggerirebbe l'idea che la Cina ha raggiunto un livello per le tecnologie aerospaziali comparabile con quello americano". Il problema è che il programma spaziale americano è in ritardo e con una tabella dei prossimi sviluppi dotata di una tempistica non eccezionale. Anzi: tra la fine del programma dello Space Shuttle nel 2010 e l'avvio del nuovo programma Orion (una navetta capace di protare sei astronauti in orbita e, potenzialmente, anche sulla Luna), passeranno almeno cinque anni. Solo per poter portare nuovo personale e materiale sulla Statione spaziale internazionale gli Stati Uniti sono stati costretti a siglare un contratto con la Russia, che utilizzerà i suoi vecchi vettori per dare un passaggio agli astronauti Usa. E la situazione economica disastrosa non permette di immaginare modi semplici per dare più soldi al già ampio budget della Nasa, l'agenzia spaziale americana, che gli amministratori del governo federale americano vorrebbero tagliare a favore di altre voci del bilancio nazionale.Si arriva all'idea, nata tra i collaboratori della nuova amministrazione guidata dal presidente-eletto Barack Obama che si insiedierà il prossimo 20 gennaio, di provare una inedita sinergia tra due colossi dell'amministrazione Usa. Unire, in pratica, alla Nasa il programma spaziale del Pentagono, l'unico altro soggetto capace di fornire razzi per la messa in orbita di navicelle (come quelli già in corso di approntamento Delta IV e Atlas V) e di avere le risorse economiche per finanziare ulteriori ricerche. Il budget 2008 per il programma spaziale militare del Pentagono è stato di 22 miliardi di dollari, un terzo in più della Nasa.La mossa, che sta sollevando negli Usa un buon numero di polemiche anche tra i contractor civili della Nasa, che temono di veder diminuire in maniera radicale le commesse, avrebbe però il vantaggio di ridare ossigeno e quindi competitività al programma spaziale "unificato" americano. L'obiettivo esplicito è quello di dare conferma alla pubblica opinione mondiale che il primato spaziale resta quello americano. Ma servirebbe anche a ribadire, implicitamente, che i muscoli americani sono più possenti di quelli di qualsiasi Paese emergente: una valuta preziosa da spendere durante la prossima amministrazione Usa su molti tavoli internazionali, scientifici ma anche di negoziato economico e politico.
NEW YORK - La Nasa mette a disposizione di musei, istituzioni, scuole ed «altre organizzazioni appropriate» sul territorio statunitense, gli Shuttle che andranno in pensione alla fine del programma spaziale nel 2010. Per ogni navicella, stima l'Agenzia spaziale americana, gli interessati devono essere pronti a sborsare la modica cifra di 42 milioni di dollari. LA DESTINAZIONE - Uno degli Shuttle, il Discovery, andrà quasi sicuramente al Smithsonian National Air and Space Museum di Washington, che nella sua sede in Virginia già espone l'Enola Gay, l'aereo che sganciò la bomba atomica su Hiroshima, e un'altra delle navette della Nasa, l'Enterprise. Trovare altri candidati adatti ad ospitare i cimeli della Nasa non sarà semplicissimo e non solo per i costi previsti per la loro preparazione e per il loro trasferimento, che da solo richiede 6 milioni di dollari. LE RICHIESTE - Nel documento informativo predisposto dall'Agenzia spaziale si richiede che chiunque risponda all'annuncio debba garantire di esporre le navicelle spaziali solo in strutture coperte, in ambienti climatizzati. Si avverte inoltre che per esporre gli oggetti messi a disposizione ci si deve adeguare alle regole sul traffico internazionale di armi e quindi impegnarsi a non esportarli al di fuori degli Stati Uniti. Se non si dispone della cifra o degli spazi richiesti, la Nasa mette a disposizione tra i sei ed i dieci motori non assemblati o parzialmente assemblati degli Shuttle per una cifra compresa tra i 400 e gli 800 mila dollari.
direttamente al prossimo inquilino della Casa Bianca indicando nei satelliti a energia solare la soluzione a tutti i problemi legati all'energia che hanno pesato quest'anno sull'economia USA, dal prezzo del petrolio alla necessità di tagliare le emissioni di CO2. L'idea è tanto semplice quanto, potenzialmente, rivoluzionaria: costruire una 'flotta' di satelliti ricoperti di celle solari che, orbitando attorno alla Terra assorbano, ventiquattro ore su ventiquattro e senza condizionamenti metereologici o geografici di alcun tipo, i raggi del 'vicino' Sole. L'energia così raccolta verrebbe poi inviata a Terra "irraggiando" delle stazoni riceventi mediante microonde. La tecnologia di per se' è tutt'altro che nuova: il concetto di satellite a energia solare (Solar Power Satellite o SPS) risale infatti al 1968 quando venne per la prima volta sviluppato da Peter Glazer, uno scienziato statunitense. Finora i costi proibitivi delle tecnologie coinvolte nel processo hanno reso impossibile l'attuazione del progetto. Ma i tempi, e le tecnologie, sono ora, secondo Bova, maturi. Uno solo di questi satelliti sarebbe in grado di produrre continuamente dai cinque ai dieci gigawatt di energia elettrica, una quantità sufficiente a soddisfare il fabbisogno dell'intero stato della California. Il costo di questo costante flusso di energia sarebbe di otto centesimi di dollaro per chilowattora, pressapoco lo stesso costo di produzione dell'energia convenzionale. La costruzione di questi satelliti avverrebbe nello spazio, nello stesso modo con cui è stata costruita la Stazione Spaziale Internazionale. Le tecnologie, insiste Bova, sono ormai alla nostra portata e i costi, per quanto alti, non sono tanto lontani da quelli dell'energia nucleare. Tutto sta al prossimo presidente americano: che sia John McCain o Barak Obama, conclude Bova, "avrà l'opportunità di scrivere il proprio nome a lettere maiuscole nei cieli".
polveri e radizioni, e riuscire anche a recuperare campioni di materiale da crateri profondi decine di metri. Il prossimo robot che andrà sulla Luna potrebbe essere italiano, o meglio, pisano: un team di studenti della facoltà di Ingegneria dell'Università di Pisa è tra i finalisti della Esa Lunar Robotic Challenge, competizione internazionale lanciata dalla European Space Agency agli studenti universitari per la creazione di un veicolo innovativo, mobile, che possa camminare senza difficoltà sul terreno lunare. Ad ottobre il team guidato da Adriano Fagiolini del centro di ricerca interdipartimentale "E. Piaggio" specializzato in Robotica e Bionigegneria - sotto la supervisione del professor Antonio Bicchi - sfiderà le altre sette squadre finaliste che vengono da tutta Europa: Germania, Spagna, Finlandia, Gran Bretagna, Svizzera, e ancora Italia con un progetto della Scuola Superiore Sant'Anna, sempre di Pisa. Al termine della competizione verrà assegnato un premio per la costruzione del veicolo migliore. "C'è un particolare interesse da parte dell'Esa per la Luna" racconta Fagiolini, team leader del progetto del centro di ricerca E. Piaggio. "Le distanze sono relativamente ridotte, c'è più visibilità ad esempio rispetto a Marte, quindi si è tornati a guardare in quella direzione con più attenzione. E sotto i crateri potrebbe esserci acqua". Il robot che cerca l'Esa dovrà essere operativo anche in assenza di luce, riuscire a sopportare le difficoltà create dalla sabbia abrasiva, pericolosissima per i meccanismi della macchina, superare pendenze anche del 40 per cento e raggiungere il fondo di crateri profondi 15 metri, per riportare in superficie campioni di materiale da studiare. "Le difficoltà tecniche da battere sono molte, ma tra i punti di forza del nostro progetto c'è un braccio robotico - che sembra un po' una canna da pesca - da lanciare all'interno del cratere e ritrarre una volta 'pescato' il materiale che ci interessa" spiega Fagiolini. Il veicolo dovrà essere robusto e autonomo: durante la competizione l'intervento esterno sarà limitato all'invio di alcuni comandi in remoto. "L'idea è nata dalla collaborazione con un ricercatore giapponese, Hitoshi Arisumi, e poi si è sviluppata, ma noi da anni cercavamo di creare un robot in grado di afferrare con successo oggetti lontani" racconta ancora l'ingegnere, classe 1977. Nei prossimi giorni il progetto pisano dovrà passare la fase della revisione critica, ultimo vincolo prima di arrivare alla competizione di ottobre in cui, in dieci giorni di passione, le squadre affronteranno la prova pratica: verranno ricreate le condizioni della missione sulla Luna e si vedrà come i diversi robot si comporteranno. Paura? "Per noi partecipare è soprattutto un piacere, la sfida la viviamo in senso buono perché ci dà la possibilità di presentare il nostro lavoro" conclude con fair play il ricercatore. In fondo, però, sperano di essere proprio loro a farcela. (7 luglio 2008)«La decisione di emigrare nello spazio cambierebbe completamente il futuro della razza umana e da questa scelta potrebbe dipendere anche la sopravvivenza stessa della nostra specie. Chi si oppone alla colonizzazione dei corpi celesti - come la Luna e Marte - si comporta come coloro che intralciarono Cristoforo Colombo. >>
Stephen Hawking
Una insolita vacanza di Pasqua per Charles Simonyi, qui in foto con la compagna Martha Stewart. Il miliardario americano di origine ungherese, magnate dell'informatica e inventore di Word, parte stasera dal cosmodromo di Baykonur, in Kazakhstan, per raggiungere con la navicella Soyuz la stazione spaziale internazionale Iss. Diventerà il quinto turista spaziale della storia. E al pranzo pasquale ci ha pensato Martha. La controversa regina del bon ton ha fatto preparare diverse portate per l'equipaggio, che festeggerà Pasqua a bordo della Soyuz: l'approdo alla stazione orbitante è previsto per le 21:12 ora italiana del 9 aprile
Uniti, Paesi Bassi, Canada, Australia, Regno Unito, Turchia e Norvegia. "L'adesione dell'Italia alla prosecuzione del programma JSF - ha detto Forcieri durante la cerimonia al Pentagono - rappresenta un segno tangibile dell'importanza della cooperazione transatlantica". "L'Italia ripone grandi aspettative nelle soluzioni tecniche e di programma in sviluppo" con la fiducia che si sapranno "mantenere le previsioni, non solo per le capacita' operative, ma anche in relazione al controllo dei costi, sostenibilita' finanziaria e trasferimenti tecnologici. Di fondamentale importanza - ha sottolineato - e' la cooperazione tra le industrie dei due Paesi, gia' molto stretta e strategica e che ci aspettiamo possa essere ulteriormente sviluppata, anche per dar corso alla realizzazione di un 'Footprint' logistico europeo del F-35, che, ormai chiaramente delineato, contiamo possa essere quanto prima avviato, in particolare con la realizzazione della FACO - Linea Finale di Assemblaggio e Check Out - in Italia, che e', assieme ad un adeguato trasferimento di tecnologia, fondamentale per la prosecuzione della nostra partecipazione al programma, il quale deve proseguire senza incertezze, con grande stabilita'". Ci si attendono poi, si legge ancora nella nota, "incrementi occupazionali
proporzionali ai volumi in gioco. Per la sola produzione delle ali del velivolo, gia' a partire dal 2008 e fino al 2014 (prima quindi dell'avvio della fase di piena produzione), si prevedono attivita' che potrebbero sviluppare un volume di risorse dirette crescenti fino a circa 2000 posti di lavoro, con un esteso coinvolgimento di piccole e medie imprese. In prospettiva globale - conclude la nota - si puo' affermare che la partecipazione dell'Italia al programma JSF comportera' il progressivo coinvolgimento di un numero sempre piu' elevato di risorse dirette ed indirette", fino "a superare, a regime, le 10.000 unita'", di cui il 40% nel Nord e il 60% nel Centro-Sud, che negli anni 2015-2025, "dovrebbero essere altrimenti dismesse a seguito della progressiva riduzione delle attivita' produttive/ingegneristiche del programma Eurofighter".
Buon compleanno Jumbo: il 747 compie quarant'anni
Per i bambini nati come lui negli anni Sessanta definirlo jumbo jet voleva dire poco meno che spaziale: era grande, il più grande costruito a tutt'oggi, insidiato solo dall'A380 dell'Airbus. Il Boeing 747 resiste al mito e compie 40 anni, tanti ne sono passati dal suo primo decollo, il 9 febbraio del 1967. Le ali possenti e la tipica gobba ne hanno fatto subito un mito della tecnologia come lo Shuttle, il Concorde, e gli altri signori dei cieli. Ma se il Concorde, l'aereo più 'vip', è andato in pensione nel 2003, il '747' è ancora un'attrazione, tanto che se ne sta progettando una versione "advanced" che si chiamerà 747-8 per il prossimo futuro