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Il Blog di Giulio Stevanato

lunedì, 20 luglio 2009

TOM WOLFE SULLA LUNA

Strepitoso articolo  di quel genio della scrittura chiamato Tom Wolfe sulla nasa e la conquista della Luna
“Quello di Armstrong fu un piccolo passo per lui, un grande passo per l´umanità e una bella ginocchiata nelle parti basse per la Nasa”: FINì IL PROGRAMMA SPAZIALE USA - la "corsa allo spazio" come sfida militare ALL'URSS....
Tom Wolfe da "la Repubblica (da "La stoffa giusta" sugli astronauti del Mercury Sette". c. 2009 The New York Times. Traduzione di Anna Bissanti)
Quello di Neil Armstrong sulla Luna fu un piccolo passo per lui, un grande passo per l´umanità e una bella ginocchiata nelle parti basse per la Nasa. Il programma spaziale americano - la missione più grandiosa, più ambiziosa, più prometeica della storia umana (e anche "divinamente sovrumana") - cessò di vivere in tenerissima età, alle 22.56 del fuso orario di New York, il 20 luglio 1969, nel momento stesso in cui il comandante Armstrong dell´Apollo 11 poggiava il suo piede sulla superficie della Luna.
Non si trattò di una morte ordinaria, del tipo- "è-morto-amen-e-così-sia", bensì di un purgatorio conclamato, di un purgatorio genere recinto d´attesa per anime morte da poco ma ancora irrequiete, in attesa del giudizio finale da parte di un´Autorità Superiore. Se nel luglio 1969 qualcuno mi avesse detto che lo scalpore suscitato dal piccolo passo di Armstrong sulla Luna e dal grande passo dell´umanità di fatto sarebbe equivalso al rumore strascicato del passo dei becchini al cimitero, avrei sicuramente distolto lo sguardo e scosso la testa in segno di pietà.
Il grande evento già evidenziava una falla. E questo perché mandare un uomo sulla Luna non era che l´inizio, il preludio, il prologo! La Luna, dopotutto, non era altro che un piccolo satellite della Terra. Noi americani non ci saremmo fermati, non prima di aver esplorato l´intero sistema solare. Dopo di che saremmo passati alle galassie. La Nasa era pronta a mandare uomini su Marte da tempo.
Wernher von Braun, l´esperto tedesco di missili che nel 1945 era passato dalla nostra parte, aveva iniziato sin dal suo arrivo negli Stati Uniti a lavorare a un progetto per Marte. Tutto ciò che serviva alla Nasa e a von Braun era il benestare del presidente e del Congresso. Perché mai avrebbero dovuto anche solo tentennare per dire un semplice sì?
Tre mesi dopo l´allunaggio, iniziai tuttavia a chiedermelo sul serio. Mi trovavo in Florida, a Cape Kennedy, la base di lancio per il programma spaziale, a bordo di un autobus turistico della Nasa. A fungere da guida sull´autobus c´era un affascinante giovanotto quasi sulla quarantina, davvero goffo.
Era un ingegnere che fino a pochissimo tempo prima era stato un dipendente della Nasa. Era specialista di scudi termici. All´improvviso si era verificata una prima inspiegabile ondata di licenziamenti. La Nasa aveva trascurato un piccolo dettaglio: non aveva assunto un manipolo di filosofi.
A partire dal momento preciso in cui i sovietici avevano lanciato in orbita lo Sputnik 1 intorno la Terra nel 1957, tutti avevano considerato la cosiddetta "corsa allo spazio" come una cosa sola: una sfida militare. In un primo tempo era dilagato il panico: i sovietici stanno conquistando "territorio altamente strategico" nello spazio.
I fisici fecero subito presente che nessuno avrebbe scelto lo spazio come base di lancio per un attacco contro la Terra. I bersagli sarebbero rimasti indenni e si sarebbe finiti tutti raggomitolati in posizione fetale sul pavimento. D´altro canto, tuttavia, un pensierino lo si doveva pur fare su quei missili che avevano spedito in orbita le navicelle spaziali sovietiche.
Quando nell´aprile del 1961 Kennedy convocò alla Casa Bianca l´amministratore della Nasa James Webb e il suo vice Hugh Dryden, non aveva in mente questo, ma altro. Continuava a farfugliare: «Se soltanto qualcuno potesse dirmi come fare a recuperare lo svantaggio». Recuperare terreno divenne la sua ossessione.
Dryden disse in tutta sincerità che non c´era modo alcuno di recuperare terreno nei confronti dei sovietici, un´idea migliore sarebbe stata annunciare un programma crash, qualcosa di sensazionale. L´obiettivo dichiarato doveva essere portare un uomo sulla Luna nei dieci anni successivi.
Appena un mese dopo, Kennedy fece il suo famoso discorso al Congresso e disse: «Io credo che questa nazione debba impegnarsi per raggiungere l´obiettivo, entro la fine di questo decennio, di mandare un uomo sulla Luna e di farlo tornare a Terra sano e salvo».
Il presidente dimenticò di citare Dryden. A livello intuitivo Kennedy aveva scelto un´altra forma di antagonismo militare, una competizione eccentricamente antica e arcaica detta "duello in singolar tenzone". Prima che le armate si scontrassero in un attacco a oltranza, ciascuna di esse mandava avanti il proprio "campione" e i due si scontravano combattendo fino alla morte, di solito a colpi di spada.
Il duello in singolar tenzone più celebre di tutti era stato quello di Davide contro Golia. I sovietici erano sicuramente in vantaggio nella corsa allo spazio. Non appena la Nasa era riuscita a mandare due astronauti alle Bahamas con un voletto sub-orbitale di 15 minuti, i sovietici già riuscivano a inviare in orbita un secondo cosmonauta dopo Gagarin, che girò 17 volte intorno alla Terra per una durata di 25 ore.
Titov sorvolò tre volte gli Stati Uniti. Gli déi avevano mostrato in che direzione volevano che si andasse! I cosmo-campioni sovietici superavano così facilmente e così nettamente gli astro-campioni americani che l´atmosfera si fece cupa. Tutte le volte che si prendeva in mano un giornale, soltanto un titolo spiccava: "Space gap".
Alla fine, nel febbraio 1962, la Nasa riuscì a mandare un uomo in orbita terrestre, John Glenn. Restò in orbita soltanto cinque ore, rispetto alle 25 di Titov, ma quello fu il nostro... paladino! Durante la parata che lo condusse fino a Broadway si sentirono cori e canti di vittoria come mai si erano uditi, e si videro diverse migliaia di persone commosse. Glenn fu l´ultimo eroe nazionale americano.
Ci furono altre tre missioni Mercury. Poi ebbe inizio la serie di voli Gemini. Osammo chiederci se non stessimo di fatto avvicinandoci parecchio ai sovietici. Trattenemmo il fiato. Naturalmente, la Cia riferì che i sovietici erano prossimi a raggiungere la Luna. La Nasa così si lanciò a testa bassa nel programma Apollo. Con l´Apollo 11, alla fine, vincemmo la gara.
Tutti, Congresso incluso, erano rimasti affascinati e catturati dal flusso di adrenalina della corsa allo spazio, ma poi - dopo l´allunaggio - i parlamentari iniziarono a chiedersi qualcosa che fino ad allora non era balenato loro in mente. Che cosa voleva dire davvero quella sorta di duello in singolar tenzone? Si era trattato di una battaglia per risollevare l´umore a livello interno e l´immagine del nostro Paese all´estero.
Bene, avevamo vinto, ma la vittoria non aveva alcun significato tattico militare. E oltretutto era costata una vera fortuna. E che cosa poteva significare l´idea di spedire un uomo su Marte? Non ne avevamo più bisogno. Era finita: la Nasa aveva vinto, congratulazioni e tante grazie. Il budget annuale della Nasa precipitò di colpo.
Fu a quel punto che la mancanza di un dipartimento di filosofi all´interno della Nasa si palesò come un vero problema. Di fatto lì dentro c´era un unico filosofo: Wernher von Braun. Purtroppo, la Nasa non poté presentare come proprio portavoce e grande filosofo un ex membro di alto grado della Wehrmacht nazista dal pesante accento tedesco.
Di conseguenza, il Programma Spaziale è rimasto, per così dire, sospeso per 40 anni, ammazzando il tempo in una serie di progetti orbitali quali lo Skylab, la missione congiunta Apollo-Soyuz, la Stazione Spaziale Internazionale e lo Space Shuttle. Per quaranta anni tutti quanti alla Nasa hanno saputo che il passo successivo più logico sarebbe stato una missione su Marte con equipaggio a bordo, e tutti i presidenti e il Congresso hanno brevemente abbracciato tale proposta, prima di accantonarla.
Tutti hanno avuto progetti molto più stuzzicanti e allettanti per i quali fare buon uso della cifra prossima ai dieci miliardi di dollari che il Progetto Marte avrebbe richiesto ogni anno. Anche adesso, in questo preciso momento, la Depressione II ha sicuramente la meglio su qualsiasi allocazione alternativa di quei fondi.
Il 20 luglio 1969 fu il giorno nel quale alla Nasa, più che altrove, più che in qualsiasi altro posto al mondo, venne a mancare la Parola. Ma la Parola era qualcosa nei confronti della quale gli ingegneri della Nasa non disponevano di specifiche tecniche. In questo momento, essa è tuttora l´unica soluzione che resti per ritrovare il vero destino della Nasa. Che, naturalmente, è quello di costruire quel famoso ponte verso le stelle.
postato da: CesareAugusto82 alle ore 17:34 | link | commenti
categorie: spazio, aerospazio

The man on the moon

postato da: CesareAugusto82 alle ore 10:43 | link | commenti
categorie: spazio, aerospazio
venerdì, 08 maggio 2009

Viaggiare più veloci della luce

Due fisici statunitensi stanno studiando la possibilità di superare realmente questo limite
MILANO - Avete mai pensato di viaggiare a bordo dell’Enterprise alla velocità della luce? O addirittura di superarla? Il vostro sogno potrebbe diventare realtà. Mentre cresce la febbre per l’uscita al cinema dell'undicesimo film della saga di Star Trek, due scienziati americani stanno studiando una nuova possibilità per raggiungere la «propulsione a curvatura». E per il momento non avrebbero trovato alcun impedimento che vada a scontrarsi con le leggi della fisica. PROPULSIONE A CURVATURA - Per chi non fosse un seguace della celebre saga televisiva e cinematografica, la velocità di curvatura consente ai terrestri protagonisti della storica serie tv degli anni Sessanta di creare le premesse per il primo contatto con i vulcaniani, la specie del celeberrimo Spock, già in possesso della tecnologia e che, per prassi, instaura rapporti esclusivamente con civiltà che ne se sono giunte a conoscenza. Un motore a curvatura, in termini semplici, avrebbe un effetto simile a quello di un elastico, contraendo lo spazio davanti alla navicella e dilatando quello retrostante.
LO STUDIO - Secondo quanto riportato dal sito statunitense Science Daily , due fisici americani sarebbero al lavoro per realizzare questa spinta fantascientifica nel mondo del reale. Gerald Cleaver e Richard Obousy, infatti, sono convinti che manipolando una porzione di spazio attraverso un’ingente concentrazione di energia si potrebbe arrivare alla creazione di una «bolla» in grado di spingere l’astronave a una velocità ben superiore rispetto a quella della luce. Un effetto del tutto simile a quello derivante dal cavalcare un’onda. Presupposto necessario agli studi dei due scienziati è la M-theory , un recente sviluppo della Teoria delle stringhe che aumenta le dimensioni dell’universo a undici. Sarebbe, infatti, proprio attraverso l’intervento in questa undicesima dimensione che si creerebbe l’energia necessaria a questa super propulsione, nello stesso modo in cui potrebbe essersi espanso l’universo dopo il Big Bang.
FUTURO LONTANO - La Teoria della relatività di Einstein non esclude la possibilità di superare la velocità della luce, ma asserisce che per farlo sarebbe necessaria una quantità di energia infinita. Quantità che invece Cleaver e Obousy hanno ricalcolato e che risulterebbe pari "soltanto" all’intera massa di Giove. Il viaggio interstellare alla ricerca di nuovi mondi e nuove civiltà potrebbe diventare qualcosa di più di un semplice espediente cinematografico, anche se probabilmente passerà molto tempo prima che si riesca a creare la tecnologia in grado di sfruttare questo tipo di energia.
postato da: CesareAugusto82 alle ore 15:28 | link | commenti (1)
categorie: scienza, astronomia, fantascienza, spazio, aerospazio
lunedì, 05 gennaio 2009

Corsa allo spazio: l'America si attrezza unendo Nasa e Pentagono

Una nuova sfida spaziale attende gli Usa, che progettano misure inedite per affrontarla. Tramonta un avversario storico, la Russia e gli Stati Uniti si trovano a fronteggiare un piccolo gruppo di pretendenti al trono di Superpotenza dello spazio. Il drappello è composto dai due campioni dei Paesi emergenti: India e Cina. Soprattutto quest'ultima impensierisce gli Stati Uniti, con i recenti successi raggiunti da Pechino. Il programma spaziale cinese prevede, dopo la passeggiata orbitale dello scorso settembre, l'ambizioso obiettivo di arrivare sulla Luna con un robot entro il 2012 e pochi anni dopo con il primo essere umano a calpestare il suolo del nostro satellite dall'ultima missione Apollo del 1972.In realtà per gli Usa il campanello d'allarme era già suonato nel 2007, quando in una esercitazione missilistica Pechino aveva mostrato i suoi muscoli tecnologici abbattendo un suo vecchio satellite artificiale con un preciso lancio missilistico. Soprattutto il Pentagono e il Dipartimento della difesa avevano colto il significato implicito della prova di forza cinese: la perdita del primato tecnologico Usa in campo aerospaziale ha pesanti ricadute non solo nell'industria civile ma anche in quella militare. Come ha commentato Dean Chengm analista per l'agenzia di sicurezza Cna, "Se la Cina manda un uomo sulla Luna non è necessariamente un pericolo per gli Usa. Ma questo suggerirebbe l'idea che la Cina ha raggiunto un livello per le tecnologie aerospaziali comparabile con quello americano". Il problema è che il programma spaziale americano è in ritardo e con una tabella dei prossimi sviluppi dotata di una tempistica non eccezionale. Anzi: tra la fine del programma dello Space Shuttle nel 2010 e l'avvio del nuovo programma Orion (una navetta capace di protare sei astronauti in orbita e, potenzialmente, anche sulla Luna), passeranno almeno cinque anni. Solo per poter portare nuovo personale e materiale sulla Statione spaziale internazionale gli Stati Uniti sono stati costretti a siglare un contratto con la Russia, che utilizzerà i suoi vecchi vettori per dare un passaggio agli astronauti Usa. E la situazione economica disastrosa non permette di immaginare modi semplici per dare più soldi al già ampio budget della Nasa, l'agenzia spaziale americana, che gli amministratori del governo federale americano vorrebbero tagliare a favore di altre voci del bilancio nazionale.Si arriva all'idea, nata tra i collaboratori della nuova amministrazione guidata dal presidente-eletto Barack Obama che si insiedierà il prossimo 20 gennaio, di provare una inedita sinergia tra due colossi dell'amministrazione Usa. Unire, in pratica, alla Nasa il programma spaziale del Pentagono, l'unico altro soggetto capace di fornire razzi per la messa in orbita di navicelle (come quelli già in corso di approntamento Delta IV e Atlas V) e di avere le risorse economiche per finanziare ulteriori ricerche. Il budget 2008 per il programma spaziale militare del Pentagono è stato di 22 miliardi di dollari, un terzo in più della Nasa.La mossa, che sta sollevando negli Usa un buon numero di polemiche anche tra i contractor civili della Nasa, che temono di veder diminuire in maniera radicale le commesse, avrebbe però il vantaggio di ridare ossigeno e quindi competitività al programma spaziale "unificato" americano. L'obiettivo esplicito è quello di dare conferma alla pubblica opinione mondiale che il primato spaziale resta quello americano. Ma servirebbe anche a ribadire, implicitamente, che i muscoli americani sono più possenti di quelli di qualsiasi Paese emergente: una valuta preziosa da spendere durante la prossima amministrazione Usa su molti tavoli internazionali, scientifici ma anche di negoziato economico e politico.
(Tratto da http://technologyrevelation.blogspot.com/)
postato da: CesareAugusto82 alle ore 10:11 | link | commenti
categorie: stati uniti, spazio, aerospazio
venerdì, 19 dicembre 2008

La Nasa vende gli Shuttle

Per mia sfortuna non sono un ente museale americano e non ho 42 milioni di $ altrimenti l’avrei comprato volentieri….
(tratto da Corriere.it)
La Nasa vende gli Shuttle in pensione: 42 milioni di dollari
Le prime navicelle saranno disponibili alla fine del programma spaziale nel 2010
NEW YORK - La Nasa mette a disposizione di musei, istituzioni, scuole ed «altre organizzazioni appropriate» sul territorio statunitense, gli Shuttle che andranno in pensione alla fine del programma spaziale nel 2010. Per ogni navicella, stima l'Agenzia spaziale americana, gli interessati devono essere pronti a sborsare la modica cifra di 42 milioni di dollari. LA DESTINAZIONE - Uno degli Shuttle, il Discovery, andrà quasi sicuramente al Smithsonian National Air and Space Museum di Washington, che nella sua sede in Virginia già espone l'Enola Gay, l'aereo che sganciò la bomba atomica su Hiroshima, e un'altra delle navette della Nasa, l'Enterprise. Trovare altri candidati adatti ad ospitare i cimeli della Nasa non sarà semplicissimo e non solo per i costi previsti per la loro preparazione e per il loro trasferimento, che da solo richiede 6 milioni di dollari. LE RICHIESTE - Nel documento informativo predisposto dall'Agenzia spaziale si richiede che chiunque risponda all'annuncio debba garantire di esporre le navicelle spaziali solo in strutture coperte, in ambienti climatizzati. Si avverte inoltre che per esporre gli oggetti messi a disposizione ci si deve adeguare alle regole sul traffico internazionale di armi e quindi impegnarsi a non esportarli al di fuori degli Stati Uniti. Se non si dispone della cifra o degli spazi richiesti, la Nasa mette a disposizione tra i sei ed i dieci motori non assemblati o parzialmente assemblati degli Shuttle per una cifra compresa tra i 400 e gli 800 mila dollari.
postato da: CesareAugusto82 alle ore 10:21 | link | commenti
categorie: musei, spazio, aeronautica, aerospazio
martedì, 28 ottobre 2008

Energia dallo spazio

Fantascienza o realtà?
La nuova frontiera delle centrali elettriche solari? Lo spazio.E' la provocatoria proposta lanciata dalle pagine del Washington Post da Ben Bova (nella foto), presidente della National Space Society nonchè prolifico scrittore di fantascienza. Nel descrivere il suo avveniristico progetto Bova si è rivolto direttamente al prossimo inquilino della Casa Bianca indicando nei satelliti a energia solare la soluzione a tutti i problemi legati all'energia che hanno pesato quest'anno sull'economia USA, dal prezzo del petrolio alla necessità di tagliare le emissioni di CO2. L'idea è tanto semplice quanto, potenzialmente, rivoluzionaria: costruire una 'flotta' di satelliti ricoperti di celle solari che, orbitando attorno alla Terra assorbano, ventiquattro ore su ventiquattro e senza condizionamenti metereologici o geografici di alcun tipo, i raggi del 'vicino' Sole. L'energia così raccolta verrebbe poi inviata a Terra "irraggiando" delle stazoni riceventi mediante microonde. La tecnologia di per se' è tutt'altro che nuova: il concetto di satellite a energia solare (Solar Power Satellite o SPS) risale infatti al 1968 quando venne per la prima volta sviluppato da Peter Glazer, uno scienziato statunitense. Finora i costi proibitivi delle tecnologie coinvolte nel processo hanno reso impossibile l'attuazione del progetto. Ma i tempi, e le tecnologie, sono ora, secondo Bova, maturi. Uno solo di questi satelliti sarebbe in grado di produrre continuamente dai cinque ai dieci gigawatt di energia elettrica, una quantità sufficiente a soddisfare il fabbisogno dell'intero stato della California. Il costo di questo costante flusso di energia sarebbe di otto centesimi di dollaro per chilowattora, pressapoco lo stesso costo di produzione dell'energia convenzionale. La costruzione di questi satelliti avverrebbe nello spazio, nello stesso modo con cui è stata costruita la Stazione Spaziale Internazionale. Le tecnologie, insiste Bova, sono ormai alla nostra portata e i costi, per quanto alti, non sono tanto lontani da quelli dell'energia nucleare. Tutto sta al prossimo presidente americano: che sia John McCain o Barak Obama, conclude Bova, "avrà l'opportunità di scrivere il proprio nome a lettere maiuscole nei cieli".
(Tratto da http://progettonuovaenergia.blogspot.com/)
postato da: CesareAugusto82 alle ore 17:23 | link | commenti
categorie: energia, spazio, aerospazio
mercoledì, 01 ottobre 2008

Due volte turista spaziale

Quando si dice a chi mai e chi sempre; il miliardario ex sviluppatore Microsoft Charles Simonyi nella primavera del 2009 a soli due anni (aprile 2007) dal primo volo effettuerà il suo secondo viaggio come turista spaziale sulla stazione internazionale. Simonyi non solo sarà il primo turista spaziale ad andare piu di una volta nello spazio ma riuscendoci nell’arco di tempo di due anni lo farà in meno tempo di qualsiasi astronauta professionista.
postato da: CesareAugusto82 alle ore 00:07 | link | commenti (3)
categorie: aerospazio, turismo spaziale
lunedì, 29 settembre 2008

Traffico nello Spazio

C’è stato un bel po’ di traffico in questi giorni nello spazio, da una parte i Cinesi che hanno effettuato la loro prima camminata spaziale )sono arrivati 50 anni dopo, ma ora ci stanno dando dentro), dall’altra  parte una delle tante società private che si stanno lanciando nel business del turismo spaziale ha lanciato un suo razzo (vedi filmato sotto….)

postato da: CesareAugusto82 alle ore 16:19 | link | commenti (1)
categorie: aerospazio
mercoledì, 09 luglio 2008

Italiano il prossimo robot lunare? Pisa finalista al concorso dell'Esa

Team di studenti di Ingegneria è tra le 8 squadre scelte per il Lunar Robotics Challenge Tra i rivali, anche un gruppo di concittadini della Scuola Superiore Sant'Anna
A ottobre la sfida finale tra atenei di tutta Europa per realizzare il progetto vincente
ROMA - Dovrà muoversi con agilità su suoli impervi, in un ambiente proibitivo per dislivelli, polveri e radizioni, e riuscire anche a recuperare campioni di materiale da crateri profondi decine di metri. Il prossimo robot che andrà sulla Luna potrebbe essere italiano, o meglio, pisano: un team di studenti della facoltà di Ingegneria dell'Università di Pisa è tra i finalisti della Esa Lunar Robotic Challenge, competizione internazionale lanciata dalla European Space Agency agli studenti universitari per la creazione di un veicolo innovativo, mobile, che possa camminare senza difficoltà sul terreno lunare. Ad ottobre il team guidato da Adriano Fagiolini del centro di ricerca interdipartimentale "E. Piaggio" specializzato in Robotica e Bionigegneria - sotto la supervisione del professor Antonio Bicchi - sfiderà le altre sette squadre finaliste che vengono da tutta Europa: Germania, Spagna, Finlandia, Gran Bretagna, Svizzera, e ancora Italia con un progetto della Scuola Superiore Sant'Anna, sempre di Pisa. Al termine della competizione verrà assegnato un premio per la costruzione del veicolo migliore. "C'è un particolare interesse da parte dell'Esa per la Luna" racconta Fagiolini, team leader del progetto del centro di ricerca E. Piaggio. "Le distanze sono relativamente ridotte, c'è più visibilità ad esempio rispetto a Marte, quindi si è tornati a guardare in quella direzione con più attenzione. E sotto i crateri potrebbe esserci acqua". Il robot che cerca l'Esa dovrà essere operativo anche in assenza di luce, riuscire a sopportare le difficoltà create dalla sabbia abrasiva, pericolosissima per i meccanismi della macchina, superare pendenze anche del 40 per cento e raggiungere il fondo di crateri profondi 15 metri, per riportare in superficie campioni di materiale da studiare. "Le difficoltà tecniche da battere sono molte, ma tra i punti di forza del nostro progetto c'è un braccio robotico - che sembra un po' una canna da pesca - da lanciare all'interno del cratere e ritrarre una volta 'pescato' il materiale che ci interessa" spiega Fagiolini. Il veicolo dovrà essere robusto e autonomo: durante la competizione l'intervento esterno sarà limitato all'invio di alcuni comandi in remoto. "L'idea è nata dalla collaborazione con un ricercatore giapponese, Hitoshi Arisumi, e poi si è sviluppata, ma noi da anni cercavamo di creare un robot in grado di afferrare con successo oggetti lontani" racconta ancora l'ingegnere, classe 1977. Nei prossimi giorni il progetto pisano dovrà passare la fase della revisione critica, ultimo vincolo prima di arrivare alla competizione di ottobre in cui, in dieci giorni di passione, le squadre affronteranno la prova pratica: verranno ricreate le condizioni della missione sulla Luna e si vedrà come i diversi robot si comporteranno. Paura? "Per noi partecipare è soprattutto un piacere, la sfida la viviamo in senso buono perché ci dà la possibilità di presentare il nostro lavoro" conclude con fair play il ricercatore. In fondo, però, sperano di essere proprio loro a farcela. (7 luglio 2008)
(Tratto da Technology Revelation)
postato da: CesareAugusto82 alle ore 15:01 | link | commenti
categorie: aerospazio
giovedì, 24 aprile 2008

Colonizzare lo Spazio

«La decisione di emigrare nello spazio cambierebbe completamente il futuro della razza umana e da questa scelta potrebbe dipendere anche la sopravvivenza stessa della nostra specie. Chi si oppone alla colonizzazione dei corpi celesti - come la Luna e Marte - si comporta come coloro che intralciarono Cristoforo Colombo. >>

Stephen Hawking

postato da: CesareAugusto82 alle ore 09:47 | link | commenti (1)
categorie: astronomia, fantascienza, aerospazio
domenica, 08 aprile 2007

L'inventore di "word" festeggia Pasqua nello spazio

Una insolita vacanza di Pasqua per Charles Simonyi, qui in foto con la compagna Martha Stewart. Il miliardario americano di origine ungherese, magnate dell'informatica e inventore di Word, parte stasera dal cosmodromo di Baykonur, in Kazakhstan, per raggiungere con la navicella Soyuz la stazione spaziale internazionale Iss. Diventerà il quinto turista spaziale della storia. E al pranzo pasquale ci ha pensato Martha. La controversa regina del bon ton ha fatto preparare diverse portate per l'equipaggio, che festeggerà Pasqua a bordo della Soyuz: l'approdo alla stazione orbitante è previsto per le 21:12 ora italiana del 9 aprile

 

postato da: CesareAugusto82 alle ore 11:13 | link | commenti
categorie: news, aerospazio, turismo spaziale
martedì, 27 febbraio 2007

L'allenamento del turista spaziale

Si chiama Charles Simonyi ed è un ex progettista della Microsoft diventato milionario. Sarà il prossimo "turista" spaziale. La partenza è prevista per il 7 aprile, e nel frattempo Simonyi si allena all'assenza di gravità in un simulatore a Starcity, appena fuori Mosca
postato da: CesareAugusto82 alle ore 10:43 | link | commenti (1)
categorie: foto, aerospazio, turismo spaziale
mercoledì, 07 febbraio 2007

Finmeccanica: per l'Italia 11mld $ ritorni industriali da programma Jsf

L'accordo per la prosecuzione del programma, guidato dal punto di vista industriale dalla Lockheed Martin, e' gia' stato sottoscritto da Stati Uniti, Paesi Bassi, Canada, Australia, Regno Unito, Turchia e Norvegia. "L'adesione dell'Italia alla prosecuzione del programma JSF - ha detto Forcieri durante la cerimonia al Pentagono - rappresenta un segno tangibile dell'importanza della cooperazione transatlantica". "L'Italia ripone grandi aspettative nelle soluzioni tecniche e di programma in sviluppo" con la fiducia che si sapranno "mantenere le previsioni, non solo per le capacita' operative, ma anche in relazione al controllo dei costi, sostenibilita' finanziaria e trasferimenti tecnologici. Di fondamentale importanza - ha sottolineato - e' la cooperazione tra le industrie dei due Paesi, gia' molto stretta e strategica e che ci aspettiamo possa essere ulteriormente sviluppata, anche per dar corso alla realizzazione di un 'Footprint' logistico europeo del F-35, che, ormai chiaramente delineato, contiamo possa essere quanto prima avviato, in particolare con la realizzazione della FACO - Linea Finale di Assemblaggio e Check Out - in Italia, che e', assieme ad un adeguato trasferimento di tecnologia, fondamentale per la prosecuzione della nostra partecipazione al programma, il quale deve proseguire senza incertezze, con grande stabilita'". Ci si attendono poi, si legge ancora nella nota, "incrementi occupazionali proporzionali ai volumi in gioco. Per la sola produzione delle ali del velivolo, gia' a partire dal 2008 e fino al 2014 (prima quindi dell'avvio della fase di piena produzione), si prevedono attivita' che potrebbero sviluppare un volume di risorse dirette crescenti fino a circa 2000 posti di lavoro, con un esteso coinvolgimento di piccole e medie imprese. In prospettiva globale - conclude la nota - si puo' affermare che la partecipazione dell'Italia al programma JSF comportera' il progressivo coinvolgimento di un numero sempre piu' elevato di risorse dirette ed indirette", fino "a superare, a regime, le 10.000 unita'", di cui il 40% nel Nord e il 60% nel Centro-Sud, che negli anni 2015-2025, "dovrebbero essere altrimenti dismesse a seguito della progressiva riduzione delle attivita' produttive/ingegneristiche del programma Eurofighter".
postato da: CesareAugusto82 alle ore 19:20 | link | commenti
categorie: news, industria, aeronautica, aerospazio
lunedì, 05 febbraio 2007

Buon compleanno Jumbo

Buon compleanno Jumbo: il 747 compie quarant'anni

Per i bambini nati come lui negli anni Sessanta definirlo jumbo jet voleva dire poco meno che spaziale: era grande, il più grande costruito a tutt'oggi, insidiato solo dall'A380 dell'Airbus. Il Boeing 747 resiste al mito e compie 40 anni, tanti ne sono passati dal suo primo decollo, il 9 febbraio del 1967. Le ali possenti e la tipica gobba ne hanno fatto subito un mito della tecnologia come lo Shuttle, il Concorde, e gli altri signori dei cieli. Ma se il Concorde, l'aereo più 'vip', è andato in pensione nel 2003, il '747' è ancora un'attrazione, tanto che se ne sta progettando una versione "advanced" che si chiamerà 747-8 per il prossimo futuro

 

postato da: CesareAugusto82 alle ore 16:10 | link | commenti (1)
categorie: news, aerei, aeronautica, aerospazio