Entrerà nella storia il comunicato rilasciato ieri dalla Japan Auto-mobile Dealers Association: per la prima volta un'auto ibrida è risultata la più venduta in uno dei maggiori mercati mondiali. In aprile la Honda ha consegnato in Giappone 10.841 modelli della Insight, la nuova berlina a propulsione mista (benzina-elettricità) che ha esordito il 6 febbraio scorso: nessun'altro modello convenziona-le, di nessuna marca, ha venduto di più. È la dimostrazione più convincente, mai arrivata finora, di come l'auto eco-compatibile - o almeno più ecologica dello standard tradizionale - stia finalmente diventando " mainstream". Un trend che sarà agevolato dagli incentivi pubblici che, in Giappone come in altri Paesi del mondo, i governi stanno introducendo per promuovere l'auto verde. E che sta facendo scattare una corsa dei costruttori: Toyota ha deciso di introdurre 4 nuovi modelli ibridi in Giappone (e 3 all'estero) entro il marzo 2010, abbassando inoltre il prezzo della nuova Prius per renderla più competitiva rispetto alla rivale Insight.
(Tratto da http://progettonuovaenergia.blogspot.com/ )

Ecco un prototipo di toyota Prius Solare:
(Tratto da http://progettonuovaenergia.blogspot.com/)
Vaticano al verde. Ma attenzione, guai equivocare. Il verde della Santa Sede è quello ecologico del rispetto ambientale non quello dei conti che languono. Dopo aver installato 2.400 pannelli solari sul tetto dell'aula delle udienze, la ditta tedesca che ha completato il lavoro ha proposto una versione verde della Papamobile per Benedetto XVI. La Papamobile è l'auto dotata di ampie vetrate che utilizza il pontefice per salutare le folle di fedeli che prendono parte alle udienze generali e alle cerimonie in piazza San Pietro. All'idea ha aderito entusiasta il cardinal Giovanni Lajolo, presidente della Pontificia commissione per il Vaticano: «Idea geniale. Se costa meno e può essere d'esempio, perché no?».
più evidenti sarà un pannello fotovoltaico che renderà la Prius la prima automobile commerciale a sfruttare la fonte solare. Secondo l'anticipazione di «The Nikkei», giornale economico giapponese, la fascia alta della vettura che verrà messa sul mercato utilizzerà i pannelli sul tetto per fornire parte dei 2-5 kW necessari per alimentare la potenza dei condizionatori d'aria. Al momento Toyota sta lavorando sul design e su altri problemi di integrazione della struttura. Ancora non si sanno altri particolari, tra cui il prezzo della nuova Prius. I pannelli fotovoltaici dovrebbero essere forniti da «Kyocera», azienda che rifornisce case e fabbriche. Il costruttore intende produrre circa 450mila Prius nel 2009, circa il 60% in più rispetto al 2007. L'energia solare non sarà l'unica novità: l'obiettivo è aumentare le vendite con una vettura che, grazie al nuovo design e al peso inferiore, possa migliorare l'efficienza del carburante.L'idea non è nuova, anche se è la prima volta che all'integrazione provvede lo stesso produttore. Da qualche mese un'azienda californiana, la «Solar electric vehicles» propone l'integrazione di pannelli fotovoltaici sul tetto, promettendo risparmi di benzina tra il 17 e il 29%. (tratto da Progetto Nuova Energia)
LUCHINO VUOLE SILVIO SULLA FIAT – BERLUSCONI PREFERISCE L’AUDI – LO STRANIERO BLINDA MEGLIO LE AUTO E IL POLITICO LO SCEGLIE – MA PERSINO AD AGNELLI PIACEVA LA MERCEDES…
Filippo Facci per “Il Giornale”
Luca Cordero di Montezemolo non riesce proprio a digerire che Silvio Berlusconi non usi automobili italiane: «Trovo umiliante per la Fiat e per il Paese che una persona così eminente viaggi in macchine straniere». Qualcuno ebbe a insolentirsi anche quando Berlusconi si presentò in Mercedes al funerale di Gianni Agnelli: eppure l’Avvocato, primo paradosso, amava moltissimo proprio le Mercedes. Le portava soprattutto in Costa azzurra anche perché le Fiat non erano poi tanto veloci: «Quando guidava», ha raccontato Henry Kissinger, «non rispettava limiti né segnaletica stradale. Ogni tanto imboccava le strade contromano». Nella dichiarazioni dei redditi del 2002, in compenso, Agnelli vantava tredici Panda mentre Berlusconi aveva una Bmw 750, un’Audi 100, una Mercedes 600 e una sorprendente Citroen Dyane. Manco una italiana. Le cose sembrarono poter cambiare nel 2002, quando Berlusconi, da premier, provò la nuova Lancia Thesis: disse che gli ricordava la mitica Fiat 130, che aveva a suo tempo, e improvvisò che ne avrebbe prese «almeno sei». Non ne prese nessuna. Si mormorò di alterchi con Agnelli ma altri confermarono semplici ragioni di sicurezza: le auto tedesche del Cavaliere erano particolarmente blindate e per guidarle al meglio i suoi autisti potevano seguire particolari corsi a Ingolstad.Ecco allora che due anni dopo, nel luglio 2004, Montezemolo regalò a Berlusconi una blindatissima Maserati Quattroporte: grigio Palladio, interni in pelle beige e inserti in palissandro intarsiato. Carlo Azeglio Ciampi ne aveva appena ricevuta una uguale. Il dettaglio è che Berlusconi ringraziò, ma continuò discretamente a usare la sua Audi A8 e poi anche una Mercedes. Il perché, entro certi limiti, restano affari suoi. Ma a comprar straniero, secondo paradosso, in realtà aveva cominciato il governo di centrosinistra alla fine del 2000. Le tedesche facevano forti sconti mentre il gruppo Fiat proponeva solo vecchie Lancia K o Alfa 166. Cominciò Vincenzo Visco con una notevole Bmw 745, presto imitato da Ottaviano Del Turco. Gianfranco Fini e Umberto Bossi intanto guidavano Bmw serie 5 e serie 3. Mentre Romano Prodi, il 9 agosto 2005, giorno del suo 66esimo compleanno, annunciò che si sarebbe regalato una Fiat Croma: ma venne beccato da Striscia la notizia mentre lo scarrozzavano su una Bmw serie 5. Striscia beccò su analoga auto anche Bertinotti, che peraltro si era da poco speso in un’accorata difesa del made in Italy. La beffa, per Montezemolo, fu e resta che a viaggiare italiano è rimasta giusto la sua controparte storica: i sindacati. Lancia Thesis per i tre leader confederali.
Ha offerto 4,5 miliardi per Chrysler, chissà cosa darebbe per Telecom
Kirk Kerkorian ha offerto 4,5 miliardi di dollari per l’acquisto di Chrysler, con la sua compagnia Tracinda. L’operazione mira a coinvolgere anche i lavoratori in una ristrutturazione concordata. Kerkorian offrirà gratis una quota delle azioni alla Auto Union Workers a cui sono iscritti 65mila degli 82mila dipendenti di Chrysler. Daimler nel 1989 pagò 40 miliardi di dollari per
realizzare la fusione con Chrysler. A quel tempo, Jerry Yorks, direttore finanziario della casa di Detroit, magnificò l’operazione estremamente fruttuosa per le due parti. Adesso Yorks è amministratore delegato di Tracinda. Il fatto che l’offerta di Kerkorian sia un decimo della somma allora sborsata da Daimler però si spiega con la circostanza che Chrysler è in perdita, e oberata da 15 miliardi di dollari di debiti per pensioni e assistenza sanitaria ai pensionati non coperti da cespiti. Il coinvolgimento dei lavoratori nell’azionariato è una mossa con cui Tracinda intende affrontare il problema della diluizione dell’indebitamento. Ma ciò non basta. Più delle altre grandi di Detroit, Chrysler è danneggiata dal rincaro del carburante, perché le sue auto sportive e le sue berline di grandi dimensioni bevono carburante come spugne. Perciò Kerkorian intende raddoppiare il numero dei nuovi modelli, che dovranno uscire dalla casa nei prossimi quattro anni, per modificare radicalmente l’offerta e competere con Toyota. Ci vorranno molti soldi per questi investimenti. E’ singolare che questo progetto ardimentoso in un paese come gli Usa, ormai sede di colossi del capitalismo finanziario, sia avanzato non da un fondo di private equity (per Chrysler ci sono altre offerte meno rivoluzionarie dei fondi Cerberus e Blackstone) ma da una persona fisica. C’è una cosa che colpisce in questa vicenda se facciamo il paragone con l’Europa, dove i capitalisti sono assai più guardinghi e operano specialmente tramite banche. Kerkorian offre 4,5 miliardi di dollari per comprare una società in crisi finanziaria e industriale come Chrysler. Più o meno quello che i tex-mex offrono per un’azienda con una cassa da 12,5 miliardi l’anno come Telecom. Nessuno dei nostri capitalisti ha il coraggio di investire tanto.
Ok, io da ragazzino impazzivo per questo telefilm
Si tratta di un pezzo da collezione: non è in regola per circolare
La vettura, esposta in un negozio californiano, costa 150 mila dollari. Il proprietario ha cercato di renderla fedele al telefim Parlava, saltava, sganciava bombe, aveva anche il pilota automatico: per molti era l'auto dei desideri. Se c'è qualcuno che sogna ancora una vettura del genere, è arrivato il momento di acquistarla. Basta sganciare 150 mila dollari. Kitt, la superaccessoriata auto protagonista di «Supercar», uno dei telefilm culto degli anni '80, è in vendita. LA SERIE - Da circa un mese la Pontiac Trans Am del 1982 è esposta in una concessionaria specializzata in classici americani, a Dublin, in California. E Kitt un classico lo è davvero: 'Supercar', la serie televisiva che ha lanciato l'attore David Hasselhoff, ha nutrito l'immaginario di una generazione e l'attuale proprietario del bolide nero dalle mille risorse, Tim Russo, conta sul venticinquesimo anniversario della serie per venderlo a qualcuno di quei fan. COLLEZIONE - Russo ha acquistato Kitt dieci anni fa in un'asta a San Diego, da allora si è dedicato alla ricerca delle parti per restaurare l'auto e renderla più fedele possibile alla Kitt del film. In realtà ancora oggi Kitt è un pezzo da collezione: non parla, non decolla e non sgancia bombe, oltre al fatto che non è in regola per circolare sulle strade. Ma le mille luci si accendono e produce anche un rumore che all'occorrenza sembra rispondere ai comandi verbali.
oltre il 30% la Porsche dovra' avanzare un'offerta agli altri azionisti Volkswagen. La Porsche intende offrire 100,92 euro ad azione ordinaria di VW, piu' il minimo legale per le privilegiate. La cifra e' inferiore ai 117,70 euro ad azione del prezzo di chiusura di venerdi' scorso. Le azioni Volkswagen sono salite di oltre un terzo quest'anno proprio in attesa dell'offerta Porsche. La Porsche, pur essendo 60 volte piu' piccola di VW per volume di vendite, controlla di fatto il colosso tedesco e dunque domina su impero che riunisce i marchi di Porsche, Volkswagen, Lamborgini, Bentley, Bugatti, Seat e Skoda, oltre ai marchi di VW, Man e Scania per quanto riguarda i tir. Avendo superato il 30% di VW la legge tedesca obbliga Porsche a lanciare un'Opa totalitaria sul gruppo automobilistico. Tuttavia il prezzo offerto, di poco superiore ai 100 euro ad azione, fa pensare che difficilmente Porsche, che per l'Opa ha raccolto 35 miliardi di euro, racimolera' molte azioni, visto che l'attuale prezzo e' di oltre 114 euro. Per questo la Porsche, dopo
aver esercitato l'opzione del 3,6%, ha detto che non intende assumere la maggioranza assoluta delle azioni. Gli esperti infatti fanno notare che 100,92 euro ad azione e' un prezzo basso nella fase attuale, ma non e' basso in assoluto, visto che quest'anno il titolo VW e' salito di un terzo proprio in previsione dell'offerta Porsce. Questo significa che la Porsche probabilmente non avra' molte adesioni all'Opa, ma potra' aumentare la sua quota in futuro, senza dover lanciare altre offerte totalitarie obbligatorie e senza dover pagare un salato premium agli azionisti di VW. La Porsche ha gia' annunciato la nascita di una nuova holding che le consentira' di rimanere indipendente e di mantenere un consiglio di sorveglianza ristretto, anche se dovesse scalare completamente VW.
E' di 4 milioni l'impegno di Audi (automotive) in favore dei rossoneri del Milan nella veste di sponsor istituzionale. A svelarlo è stato in anteprima assoluta il quotidiano economico "ItaliaOggi", che ha svelato (venerdì scorso) il valore stimato dell'accordo che legherà Audi, per i prossimi due anni, all'A.c. Milan. In questa cifra è inclusa la valorizzazione della fornitura delle auto (circa 50) a tutti i giocatori e allo staff federale.
Ford, GM e Chrysler non sono al passo con i gusti degli americani La Ford chiude l’esercizio con una perdita record di 12,7 miliardi di dollari, dovuta soprattutto al cattivo andamento delle vendite negli Stati Uniti, in particolare di fuori strada. La concorrenza giapponese continua a erodere la quota di mercato di Ford. Il suo giro d’affari è sceso del 10 per cento da 177 a 160 miliardi di dollari, senza che le fosse possibile comprimere i costi di un importo corrispondente. Però le perdite di esercizio statunitensi di 6 miliardi non sono l’unica spiegazione. Infatti è andato male anche il comparto delle vetture di lusso che nel 2006 includeva Jaguar, Volvo, Land Rover e Aston Martin (in vendita). Fra poco vi sarà il consuntivo di General Motors, che sicuramente non sarà positivo, anche se migliore dello scorso anno: le perdite di esercizio dovrebbero essere azzerate, ma gli oneri finanziari generano un deficit. E si sa che anche Chrysler, controllata dalla tedesca Daimler Benz, non chiuderà in utile. Non si può
dire che l’andamento negativo delle tre grandi case di auto statunitensi, che continua da qualche anno, dipenda da un vertice manageriale scadente. Infatti, la Daimler, per le proprie auto di concezione europea è in forte utile su tutti i mercati. Si potrebbe tentare di affermare che il trapianto di eccellenti manager tedeschi negli Stati Uniti non funziona, dato il diverso tipo di relazioni industriali e di marketing. Ma alla Ford lo scorso ottobre è arrivato dalla Boeing Alan Mullally, considerato un asso dei risanamenti. Per il momento Mullally non è riuscito a frenare il record di perdite del quarto trimestre (5,8 miliardi di dollari) e annuncia un altro anno negativo. C’è un ritardo culturale delle case di auto
americane rispetto alle modificate preferenze del pubblico degli Stati Uniti che, in ogni fascia di mercato, ora vuole auto con minor consumo petrolifero in parte per ragioni economiche e in parte per motivi etici. La politica americana incomincia a intercettare questa mutazione culturale. Bush ne ha fatto un punto forte e specifico della politica di lungo termine che ha presentato al paese. Le case automobilistiche di Detroit non lo hanno ancora capito. E i giapponesi godono di un vantaggio competitivo difficile da scalzare.