
Senza lasciarsi distrarre dall'altalena dei prezzi del petrolio il Brasile, che si colloca al decimo posto nella graduatoria mondiale dei consumi di energia, chiude il 2008 con un invidiabile primato: oggi copre una quota superiore al 46% del suo fabbisogno con energia ricavata da fonti rinnovabili contro una media mondiale del 13% Il dati definitivi non sono ancora disponibili ma il quadro generale segue le linee del 2007 dove, a fronte di una produzione di circa 239 milioni di tep (tonnellata equivalente di petrolio), l'energia ricavata dalla canna da zucchero per la produzione di biocombustibili ha coperto il 16%, l'energia idroelettrica il 14,7%, il carbone vegetale il 12,8% a altre fonti rinnovabili il 3,1%. Particolarmente significativa la performance raggiunta nei biocarburanti. Nel 2008 il Brasile ha prodotto circa 26 miliardi di litri di etanolo, un quantitativo inferiore soltanto a quello degli Stati
Uniti (33,7 miliardi di litri) consolidando anche la sua posizione di primo esportatore mondiale. Sono i risultati di un programma avviato più di vent'anni fa in cui il Paese ha fortemente investito, puntando sulla graduale sostituzione dei derivati del petrolio nella composizione delle benzine. Oggi la benzina venduta nel Paese contiene, obbligatoriamente, almeno il25% di etanolo di origine agricola, ma viene distribuito anche carburante interamente costituito da etanolo e un numero crescente di veicoli (6,2 milioni tra vetture e veicoli commerciali leggeri) è in grado di utilizzare benzine con diverse miscele: corrisponde a poco meno di un quarto dell'intero parco circolante. In parallelo è cresciuto anche un imponente apparato industriale. Secondo dati del Ministero dell'Agricoltura nel Paese sono operanti 443 distillerie di zucchero/etanolo con un quarto della produzione concentrato nelle 25 maggiori aziende. Sulla spinta del successo registrato dalla filiera dell'etanolo il Governo ha avviato sei anni fa un programma di produzione di biodiesel, derivato da soia, cotone, girasole e altre sostanze oleaginose locali con l'obiettivo. L'obiettivo di lungo termine è analogo a quello dell'etanolo con le benzine. Si tratta di introdurre, grazie a disposizioni di legge, una quota crescente di materia prima di origine agricola nella composizione del prodotto fino ad arrivare a una sostituzione totale con diesel interamente biologico. Per ora la quota stabilita per legge è del 2% con l'obiettivo di arrivare al 5% nel 2010. Quasi contestualmente, nel 2004 è stato annunciato il Programa Nacional de Produgao do Biodiesel con la finalità di sviluppare la produzione di oleaginose tra gli agricoltori di minor reddito. È ancora in fase iniziale in quanto esistono opinioni divergenti nell' identificazione delle specie che in termine di costo/beneficio risultano più adatte alla produzione su larga scala. E anche nell' individuazione delle aree più adatte per questo tipo di attività e del regime di proprietà o concessione da adottare. Nel medio-lungo termine l'obiettivo ribadito nel corso della recente Conferenza internazionale sui bio-combustibili tenutasi a San Paolo è di promuovere una forte crescita nell'interscambio mondiale di biodiesel ed etanolo. Restano però, secondo il parere degli esperti, ancora alcuni traguardi da raggiungere nel campo della uniformazione delle materie prime agricole, standardizzazione dei processi di trasformazione industriale, tracciabilità e certificazione del prodotto finale. I biocombustibili non sono peraltro le uniche frecce all'arco delle autiorità brasiliane. Nel Paese esiste anche un vasto potenziale idorelettrico che attualmente è sfruttato solo - questi i dati ufficiali - per il 28%. Non solo, ma nel corso del 2008 è proseguita l'opera di valutazione dei grandi giacimenti di petrolio e gas naturale in posizione off-shore a una distanza di circa 300 chilometri dalla costa nella cosiddetta formazione geologica 'pre-salt' del bacino del Santos. Rappresentano una sfida impegnativa in quanto comportano la perforazione di uno strato di depositi salini di duemila metri fino a una profondità di 7mila metri sotto al livello del mare. Le riserve sono stimate in 50 miliardi di barili e l'attività estrattiva, secondo i calcoli della compagnia petrolifera di Stato Petrobras, dovrebbe diventare economicamente redditizia a partire da un prezzo del barile di petrolio pari a 50 dollari.