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Il Blog di Giulio Stevanato

mercoledì, 16 settembre 2009

Gli Inca sbarcano a Brescia

L'antica civiltà precolombiana degli Inca sbarca a Brescia con un incredibile mostra all'interno del complesso museale di Santa Giulia. La mostra aprirà i battenti il 4 dicembre 2009 e chiudera il 27 giugno 2010.

Per saperne di più vedi i link sotto:

Vedi il sito della Mostra Incabrescia

Vedi il sito art4you

postato da: CesareAugusto82 alle ore 18:22 | link | commenti (3)
categorie: archeologia, arte, brescia, musei
mercoledì, 02 settembre 2009

LEGAMBIENTE, BRESCIA PRIMA IN REGIONE SU FOTOVOLTAICO

Brescia e' la prima provincia della Lombardia per potenza istallata (15.409 Kw) di impianti fotovoltaici per la produzione di energia elettrica, oltre ad essere prima per numero di impianti (1.629) e per densita' (un impianto ogni 754 abitanti). E' quanto emerge da un'elaborazione di Legambiente. Seguono nella classifica sul fotovoltaico Bergamo (8.264 KW) e Cremona (4.317 Kw), mentre ultima e' la provincia di Lecco con (1.542 Kw). La Lombardia, con 59.780 Kw di potenza istallata nel fotovoltaico, e' la seconda regione in Italia, dopo la Puglia (69.212 Kw). Ultime Molise (2.317 Kw) e Liguria (4.589). Per la regione, nota Legambiente, si tratta di ''un segnale positivo'', anche se ''il grosso deve comunque essere ancora fatto per raggiungere la Germania ed altri Paesi europei''. Una famiglia tipo, ricorda l'associazione, che consuma 3-5mila kwh all' anno con un impianto di 3 Kw, puo' avere un risparmio dai 600 ai 900 euro l'anno. Per continuare su questa strada, sostiene infine Legambiente, serve la proroga degli incentivi statali che scadono a fine anno e la riduzione dei tassi d'interesse dei mutui bancari dal 6-7% al 2-3%.
(Tratto da Progetto Nuova Energia)
postato da: CesareAugusto82 alle ore 15:50 | link | commenti (2)
categorie: ambiente, brescia, energia
venerdì, 23 gennaio 2009

BRESCIA: Solare, ogni giorno nascono tre impianti

Negli ultimi tre mesi, in provincia di Brescia, sono stati installati tre nuovi impianti fotovoltaici al giorno. Numeri che testimoniano una crescita impressionante: i dati del 1° ottobre 2008, forniti dal Gestore servizi elettrici, evidenziavano la presenza nel Bresciano di 672 installazioni. Al 1° gennaio 2009 gli impianti bresciani sono diventati 958: una crescita di 286 unità in novanta giorni. La potenza complessivamente installata sul nostro territorio, sempre secondo il Gse, è pari a 7.328 kW. A Brescia sono prevalentemente presenti impianti di piccole dimensioni: sono solo 9, infatti, le installazioni con potenza superiore ai 50 kW, per un totale di 1.489 kW potenziali. La provincia di Brescia resta prima in Italia per numero di impianti presenti, anche se è terza per potenza installata. Con le sue 958 piccole centrali fotovoltaiche, è seguita da Roma (871), Milano (799), Torino (793), Udine (733), Treviso (681), Lecce (670), Bari (608). Se guardiamo al dato relativo alla potenza installata, al primo posto troviamo la provincia di Bari (dove ultimamente sono sorti gli impianti di maggiore dimensione), con 9.520 kW potenziali, seguita da Roma (di poco superiore a Brescia con 7.328 kW). Se il trend degli ultimi mesi dovesse confermarsi, Brescia difficilmente perderà il proprio primato relativo al numero di impianti, visto il grande interesse che il mondo imprenditoriale continua a manifestare per la produzione di energia dal sole.
(Tratto da http://progettonuovaenergia.blogspot.com/)
postato da: CesareAugusto82 alle ore 10:35 | link | commenti
categorie: brescia, energia
giovedì, 27 novembre 2008

Sono guai se anche la vecchia Borghesia Bresciana

Ahia, da Orgoglioso Bresciano mi proccupo, anche i rappresentati della vecchia, cara, cattolica e socialmente responsabile borghesia bresciana incominciano a sporcarsi le mani come un Chicco Gnutti qualsiasi… Per saperne di piu leggete l’articolo sotto trovato non ricordo dovè…

RAZZA ITALIONA: GITTI, GENERO DI BAZOLI, è presidente di Metalcam spa DI Zaleski - Profumo nello spazio di quattro giorni si è rimangiato platealmente l'idea dell'aumento di capitale
Brescia si è fermata.
Dopo aver letto la lettera che il suo illustre concittadino
Abramo-Bazoli inviato al "Sole 24 Ore" per difendersi dall'accusa di essere il "puparo" del finanziere Zaleski, nel comune lombardo che Giosuè Carducci soprannominò la "Leonessa d'Italia", il grido di dolore del presidente di BancaIntesa è rimbalzato tra le navate del Duomo, i saloni del Comune e in piazza della Loggia.

Per la città che ha dato i natali a Rotari, il re dei longobardi e a Guido Carli, la bomba di Bazoli ha un effetto devastante. La famiglia del banchiere ha una lunga tradizione politica; il nonno Luigi è stato uno dei fondatori del Partito Popolare e membro della Costituente. È una famiglia intorno alla quale spira un alone di integrità e ai chierichetti del Duomo spiace moltissimo che qualcuno metta in discussione le virtù del suo concittadino.

Purtroppo a Brescia non sanno che molti banchieri come numerosi top manager fanno errori clamorosi di comunicazione. Non si sono accorti, ad esempio, che Alessandro Profumo, il capo di Unicredit, nello spazio di quattro giorni si è rimangiato platealmente l'idea dell'aumento di capitale, prima smentito, poi confermato, addirittura in televisione. E pochi bresciani hanno capito che anche Abramo-Bazoli avrebbe bisogno di un comunicatore che gli desse una mano invece del Minimo Mucchetti, l'editorialista principe del "Corriere della Sera".

Anche oggi il giornale di Paolino Mieli non fa un buon servizio a Bazoli perché riprende alla grande il contenuto della lettera pubblicata dal "Sole 24 Ore", e scritta con troppa irruenza, ma il Nanni (come lo chiamano a Brescia) è fatto così e quando lo toccano sull'etica gli arriva il sangue alla testa e fa valere la sua presenza dentro la casa editrice del quotidiano.

È questa la lezione che ha trasmesso per decenni ai suoi collaboratori e in famiglia, una famiglia discreta dove l'unico personaggio conosciuto è il genero Gregorio Gitti, che gli amici chiamano Johnatan per la sua somiglianza con il personaggio omonimo del "Grande Fratello".

Di Gitti si sa che ha 44 anni ed è socio insieme all'avvocato Pavesi di Milano di un importante studio legale, specializzato nel diritto societario e dei mercati finanziari. Ai tempi di Prodi si è buttato a capofitto nell'Ulivo insieme al figlio di Beniamino Andreatta e anche adesso sgomita nel Partito Democratico perché non nasconde ambizioni politiche.

Tra le sue mani di giurista sono passati negli ultimi anni dossier importanti su banche e aziende primarie. Ciò gli ha consentito di mettere un piede in aziende come Edison, la società dove (guardacaso) Zaleski ha una robusta partecipazione azionaria, e (guardacaso) è anche presidente di Metalcam spa, un'azienda di Breno in provincia di Brescia che dal 1986 lavora l'acciaio.
Per chi non lo sapesse la Metalcam spa appartiene al Gruppo Tassara del finanziere franco-polacco,
Romain Zaleski.
A pensar male - dicono a Brescia - si fa peccato.

postato da: CesareAugusto82 alle ore 14:54 | link | commenti
categorie: brescia
mercoledì, 20 agosto 2008

C’era una volta la borghesia Bresciana…

C’era una volta la Borghesia Bresciana, una borghesia colta, profondamente cattolica ma aperta al futuro e al progresso, una borghesia che ha contribuito in modo determinante alla nascità del Partito Popolare Italiano, che ha prodotto un  grande Papa riformatore, Paolo VI, e una serie invidiabile di numerose opere Filantropiche, ospedali, asili, scuole ecc, piu variegate riviste culturali e giornali ora mai scomparsi, fondazioni contro l’usura e molto molto altro.
Da bresciano orgoglioso di questa tradizione mi chiedo se esiste ancora questa borghesia… la risposta è forse no.
Oggi quello che conta a Brescia è avere la macchina piu mastodontica possibile, una macchina d’epoca in garage da tirar fuori una volta l’anno in occasione della 1000miglia, fare soldi facili….. (Vedi Gnutti e la banda di speculatori ed evasori che hanno fatto storia con Telecom Italia e le scalate bancarie).
Il cattolicesimo solidale e sincero ha lasciato il posto all’edonismo berlusconiano, alla fede recitata e non vissuta…  dove una volta si inneggiava a De Gasperi, a don Luigi Sturzo ecc.. oggi si idolatrano Bossi, Maroni e Calderoli…
postato da: CesareAugusto82 alle ore 17:11 | link | commenti
categorie: brescia
lunedì, 26 novembre 2007

La Provincia di Brescia apre la sua Light House

Il quindicesimo piano del Crystal Palace, piccolo grattacielo di Brescia, ospita da qualche giorno la Light House della Provincia del capoluogo lombardo. Si tratta di una struttura un po' laboratorio un po' demo center, all'interno del quale l'assessorato all'innovazione potrà mostrare alle realtà locali imprenditoriali, accademiche e pubbliche, e al mondo quel che fa (e non è poco, come vedremo) nel campo dell'innovazione. E favorire l'incontro fra tutti i soggetti interessati, mettendo a disposizione quella che vuole diventare una vera e propria best practice. Partner tecnologico della Provincia è Cisco Systems, che a Brescia costruisce la terza light house europea, che si candida a centro d'eccellenza per quel che riguarda le reti wireless. Le altre due light house sono a Westminster, in Inghilterra, per la videosorveglianza, e ad Almere in Olanda, per le soluzioni di rete in fibra ottica. Una collaborazione ormai annosa, quella tra Cisco e l'ente pubblico bresciano, finalizzata allo sviluppo di piani di e-government e di innovazione approntati dalla Provincia di Brescia. La partnership ha portato sinora a una collaborazione stretta con la contea di Hillingdon (Uk) per lo scambio di esperienze in materia di e-government, l'introduzione di Net Ready (una metodologia di analisi che identifica i fattori critici di successo per portare a termine processi di e-government, sviluppare un modello per il calcolo del Roi e definire un business case per lo sviluppo del programma di e-government interno), la creazione di un forum permanente per lo scambio continuo con altre pubbliche amministrazioni italiane (pieno è l'appoggio dell'Upi, Unione Province Italiane) e straniere, l'impegno strenuo per colmare il digital divide (il territorio bresciano è in gran parte montuoso), la costituzione di un centro di competenza per l'e-government, e altro ancora. Partner attivi nel competence center, oltre a Cisco, sono il Politecnico di Milano, la Camera di Commercio di Brescia, la Sda Bocconi (progetto di Crm), Esri Italia (per la realizzazione del sistema informativo territoriale e il datawarehouse geografico). Oggi arriva questa Light House, nata appunto dalla collaborazione con Cisco all'interno del competence center, che sarà il "contenitore" di tutte le iniziative della Provincia di Brescia in tema di e-gov. "Fino ad alcuni mesi fa sono stati i tecnici e gli amministratori bresciani a recarsi all'estero per studiare ciò che enti più all'avanguardia stavano realizzando – dice Corrado Ghirardelli, assessore all'innovazione della Provincia di Brescia - Ora è arrivato il momento, anche per Brescia, di mettersi in vetrina e di offrire come modello le sua migliori pratiche". All'interno della Light House saranno affrontati temi quali il progetto banda larga (modello organizzativo, business plan, contratto di servizio, ritorno economico sul territorio, tecnologia), il Cst Centro Servizi Territoriali con i servizi offerti a comuni, cittadini e imprese (e-procurement, firma digitale, posta elettronica certificata, e-payement, protocollo informatico, archiviazione ottica, videosorveglianza, ecc.), il progetto eScuola per facilitare la comunicazione on line famiglie-scuole, il digitale terrestre, il competence center. La stretta collaborazione con Upi dovrebbe portare le eccellenze bresciane alla conoscenza degli altri territori italiani; grazie a Cisco, la Provincia potrà mostrare anche in Europa e nel mondo i risultati e i progetti portati avanti nella provincia più vasta di Lombardia.
postato da: CesareAugusto82 alle ore 10:56 | link | commenti
categorie: tecnologia, brescia
martedì, 23 ottobre 2007

AEM-ASM: NUOVA SOCIETA' SI CHIAMA A2A

AEM-ASM: NUOVA SOCIETA' SI CHIAMA A2A…(Agi) - La nuova societa' che nascera' dalla fusione fra Aem e Asm Brescia si chiamera' A2A. Il nome e' stato anticipato in occasione dell'assemblea degli azionisti dell'ex municipalizzata milanese, da poco cominciata, chiamata ad approvare il progetto di fusione. In tarda mattinata, si riuniranno anche i soci della societa' bresciana. All'inizio dell'assemblea milanese gli azionisti presenti rappresentano il 66% del capitale sociale. A libro soci, i principali azionisti di Aem risultano il comune di Milano con il 43,9%, Motor-Columbus con il 6%, Fidelity International Limited con il 2,074%.
postato da: CesareAugusto82 alle ore 10:30 | link | commenti (1)
categorie: brescia, energia, industria
lunedì, 28 maggio 2007

Brescia Isola Felice??

Guardando i telegiornali che parlano di Italia sempre piu povera, di Italia immobile, incapace di guardare al futuro, con proteste e comitati che si oppongono alla costruzione di inceneritori, ferrovie e qualsiasi altra cosa mi chiedo se sono io con le fette di salame sugli occhi; perchè io queste cose qui a Brescia non le vedo, o meglio le vedo solo in modo leggero..   è forse Brescia un isola Felice??
 
Insomma, oggi Brescia è un cantiere a cielo aperto, c'è una Metropolitana leggera in costruzione; metropolitana che sarà una delle piu avanzate del mondo, ispirata a quella di Oslo o Copenhagen, non ricordo quale delle due citta nordiche, l'universita è in via di ingrandimento, la zona che va dall'universita di medicina a quella di Ingegneria è un enorme cantiere con una serie di moderni edifici in costruzione, nel quartiere di Brescia Due e a nord, verso Concesio ci sono un sacco di grattacieli in costruzione (esteticamente belli per gli standard italiani), gli ospedali sono piu che buoni, il l'ospedale Civile è addirittura eccelente.
Anche l'attivita culturale è abbastanza buona, oltre alle mostre evento degli Impressionisti, Monet , Turner, Van Gogh ecc.. c'è il museo di Santa Giulia che è uno dei migliori musei d'italia, la pinacoteca Martinego anchessa non è male, il Museo della Fotografia, poco pubblicizzato ma merita, il Museo della Mille Miglia, nato da poco in un ex monastero è il paradiso di tutti gli appassionati di auto.
E veniamo all''inceneritore, mezza italia non lo vuole, qui a Brescia è un vanto oltre che un toccasana per le tasche degli abitanti che si ritrovano in inverno un riscaldamento a prezzi piu che buoni, inoltre è stato eletto miglior inceneritore del mondo, davanti a quello di New York, e se non basta è pure bello architettonicamente... poi sul fatto che non emetta niente di nocivo... beh fidiamoci di quello che dicono gli ingegneri ecc.. alla fine non è che tonnelate di spazzatura per le strade facciano meno male...
L'economia, la disoccupazione praticamente non esiste... o quel poco che c'è è solo di persone che non vogliono sporcarsi le mani,  poi è chiaro che anche a Brescia i millioni di laureati in scienza delle comunicazione hanno problemi, pero se hai una laurea un piu tecnica o sei uno che si adatta il lavoro lo trovi nel giro di pochi giorni, non di settimane ne tanto meno mesi o anni. 
 
Gli unici problemi, sono forse, il degrado di alcune zone del centro storico, anche qui come in molte citta, alcune zone del centro sono degradate e trasformate in ghetti dalle numerose comunita di immigrati.
Brescia ha bisogno degli immigrati per mandare avanti le sue fabbriche, gli italiani e i Bresciani nelle acciaierie non ci mettono piu piede,  e sono abbastanza integrati e non ci sono grossi problemi, pero i ghetti sono nati lo stesso...
 
Secondo problema, l'insana passione per le super auto dei Bresciani; è un mio cruccio, ci sono piu Mercedes, BMW, Porsche, Audi e Suv di ogni forma qui a Brescia che in tutto il resto d'Italia; a dimostrazione di quanto sia insana la passione per i macchinoni e quanto spropositati siano i soldi investiti per questi lussi faccio notare che il presidente e l'amministratore delegato della Mercedes sbarcano a Brescia piu spesso di quanto non sbarchino a Milano o a Roma... tanto per capire quanti soldini incassa qui il colosso tedesco... inoltre il numero di concessionarie che c'è a Brescia, fidatevi è incalcolabile, una volta eravano la capitale del tondino, oggi siamo la capitale delle concessionarie e solo dopo del tondino... una passione insana, operai che si rompono il culo per comprarsi un BMW al posto della Fiat punto o Marea..... una tristezza..
 
Altro problema.. i tifosi del Brescia... una delle tifoserie piu idiote e insulse oltre che delinquenziali d'Italia... sono la vergogna cittadina..
postato da: CesareAugusto82 alle ore 17:23 | link | commenti (4)
categorie: brescia
lunedì, 07 maggio 2007

Il ManUTD brinda con il Franciacorta

Ho due motivi per voler bene al Manchester United, il primo è che ha avuto la generosità di farsi asfaltare dal mio Milan in semifinale di champions, il secondo è che probabilmente ieri ha festeggiato la vittoria della Premiere League con del Franciacorta, gratificando molto l'ego di un provinciale franciacortino come me.
Infatti sembra che in attesa della semifinale di San Siro, il vice presidente del ManUTD sia sbarcato qui in Franciacorta e abbia acquistato un importante numero di spumante Franciacorta D.O.C....

P.S: Io vivo in Franciacorta, dove si producono alcuni dei migliori vini d'italia e del mondo e sono astemio... manco sò che sapore abbiano questi famigerati vini e spumanti. :-)
postato da: CesareAugusto82 alle ore 10:42 | link | commenti
categorie: brescia
mercoledì, 07 marzo 2007

LA SFIDA ZALESKI-GNUTTI…

Ettore Livini per “la Repubblica” - La fusione Hopa-Mittel, dicono i cultori della finanza bresciana, ha un significato chiaro: cancellare l´era della razza padana di Chicco Gnutti e dei suoi eccessi per riconsegnare le chiavi del potere locale a Giovanni Bazoli e Romain Zaleski, simboli di quell´anima industrial-cattolica che da sempre ha gestito gli affari in città. Le cose, almeno per ora, vanno però altrimenti. Le nozze Mittel-Hopa ricordano sempre più la telenovela di Carlo e Camilla: sembrano lì a un passo, ma il "sì" non arriva mai. E della presunta "normalizzazione" della Brescia da bere non c´è traccia. Piuttosto accade il contrario. Un esempio? Basta prendere l´elenco dei partecipanti alla prossima Mille miglia, storica riserva di caccia dei "crapuloni" un po´ epicurei del clan Gnutti. La razza padana è al via in forze: con il numero 154, a bordo di una Ferrari 375 del ´53, c´è l´ex scalatore di Telecom, al rientro dopo un anno di stop causa-Antonveneta. Col 159 c´è Ettore Lonati. Ma con il 209, a sorpresa, correrà su una Porsche 356 Speedster l´esordiente Romain Zaleski. Prima il divertimento. Di Mittel-Hopa, nel caso, si parlerà dopo il traguardo.
postato da: CesareAugusto82 alle ore 15:45 | link | commenti
categorie: news, brescia, finanza
lunedì, 05 marzo 2007

Chi Comanda a Brescia

Da buon bresciano non potevo esimermi dal pubblicare questo articolo comparso su La Repubblica e ne approfitto per pubblicare qualche foto della Brescia Moderna:

CHI COMANDA A BRESCIA? LA FINANZA “SUPER-ETICA” DELL’ASSE BAZOLI-ZALESKI – UNA FILIERA DI POTERE CHE GUARDA FINO A TRIESTE (GENERALI) E HA SOPPIANTATO I “FURBETTI” ALLA GNUTTI – IN CITTÀ IL GOVERNO BIANCO-ROSSO TOCCA VETTE PIÙ ALTE CHE IN EMILIA… Leonessa o Leone? Oppure Femmina testicolata come la definì quel simpaticone di Vito Gnutti, l´ex ministro leghista che condivide il cognome con migliaia di altri bresciani, oltreché con l´ex divino Chicco dei furbetti del quartierino, colpevole dell´inestinguibile onta cittadina? Neanche Giosuè Carducci, che coniò l´appellativo felino quando Brescia insorse nel 1849 contro il dominio austriaco, saprebbe forse più dirlo, nel budino ecclesial-risorgimental-siderurgico-finanziario. Un budino che misteriosamente tiene insieme cultura solidaristica e cultura liberale, laicismo zanardelliano e cattolicesimo giansenista, clericalismo e massoneria, alta banca e pentolame delle Valli, aristocrazia della terra e finanza "svelta", perbenismo e cocaina a go-go, che i ragazzi nelle piazze cominciano a sniffare a quattordici anni. Il tutto nella città – quasi un cantone svizzero – forse meglio amministrata d´Italia.Al punto da far impallidire la grande tradizione amministrativa rossa emiliano-romagnola, persino a detta di un ex storico sindaco di Bologna come Renato Zangheri. Macchè Leonessa, qui abiterebbe il Gattopardo, se a raccontarlo, invece di Giosuè, fosse stato Tomasi di Lampedusa, perché tutto cambia, ma alla fine nulla cambia, nella patria del Gran Maestro massone Giuseppe Zanardelli e di Papa Montini. Prendiamo il sesso della Leonessa carducciana. E´ virato al maschile, da quando Giovanni Bazoli, il cittadino più illustre, il banchiere più potente, più riservato, più "cattolicamente calvinista" nello stile, il banchiere che alla mattina, senza scorte e sirene da parvenu, prende il treno nella nebbia con i pendolari di seconda classe per andare a Milano a governare il colosso Intesa-San Paolo, ha deciso che l´onta di Chicco, della finanza svelta, amorale, sorda al grido ben alto di una società che si vuole super-etica, sarà lavata. Sarà lavata a Brescia in una grande filiera di potere finanziario che a est giunge fino a Trieste, appunto nella patria del Leone delle Generali. Il filo si dipana dalla Mittel, finanziaria piccola ma assai importante, che riunisce le grandi famiglie bresciane, e che nomina Bazoli in Intesa-San Paolo e nella Rcs-Corriere della Sera. La santa missione, dopo gli anni di festa della razza padana che cominciarono con la scalata Telecom e finirono nell´indecenza dei furbetti, dei Ricucci, di un governatore della Banca d´Italia come Antonio Fazio, deviante dai binari dell´asserita santità, è ricondurre la Hopa di Chicco Gnutti, la finanziaria dello scandalo, a un sano rigore bresciano. Con Nanni si accinge all´opera Romain Zaleski, ingegnere minerario franco-polacco, raider, giocatore di tennis e di bridge, che ama essere definito "finanziere bresciano", che "vale" qualcosa come 7 miliardi di euro e che, oltre al 20 per cento della Mittel, ha partecipazioni strategiche nel gruppo nascente dalla fusione tra Banca Lombarda e Bpu, in SanIntesa e soprattutto possiede un 2 e rotti per cento delle Generali che - ci si può giurare - diventerà decisivo nella definizione dei nuovi equilibri del potere finanziario. Sarà pure franco-polacco Romain, ma quando poche settimane fa, col basco in testa, ha ricevuto il cardinale Giovanni Battista Re, accorso a festeggiare la cittadinanza onoraria concessagli da Borno, dove abita in una villetta piccolo-borghese, appariva un perfetto valligiano della Valcamonica.Altro che le carabine leghiste di Umberto Bossi pronte a sparare nelle Valli per la secessione, qui il bresciano franco-polacco ha lanciato un esperimento marxian-solidarista, consegnando agli operai della Metalcam, soprattutto extracomunitari, il 10 per cento dell´azienda, che produce componenti in acciaio speciale.Nanni Bazoli e Romain Zaleski, Chicco Gnutti e Ettore Lonati, le due facce di un mondo padano in bilico tra modernità-tradizione e modernità-sfacciataggine: «E´ il capitalismo, bellezza!» fa Mino Martinazzoli, ultimo segretario della Dc morente dopo Tangentopoli ed ex sindaco di Brescia, che, a dispetto della piega amara del volto, oltre che colto è dotato, incredibilmente, di senso dell´umorismo: lui, nella sede di Via Tosio, a un passo da Piazza della Loggia, citava Verlaine e Giovanni Prandini, l´altra anima della Dc bresciana, detto "Prendini", credeva fosse un ammorbidente e Cambronne un formaggio francese a pasta molle.Secondo Martinazzoli, quella della mitica "finanza cattolica" è una storia finita, c´è una finanza che ha dietro un´idea di buona qualità del potere, come quella che fa Bazoli, e una finanza "rabdomante" come quella di Chicco Gnutti, che catturò senza colpo ferire parte delle grandi famiglie: i Bossini, i Lonati, i Bertoli, i Marinelli, gli Annovazzi, i Marniga. Orfano dell´allegra compagnia, il rubizzo maitre del ristorante "La Sosta", a due passi da Corso Zanardelli, fa finta di non ricordare un episodio, documentato da Giuseppe Oddo e Giovanni Pons nel libro "L´affare Telecom", avvenuto a un tavolo del locale, sotto una delle colonne di destra rispetto all´ingresso, quando uno dei 177 soci che il rabdomante aveva messo insieme nella scalata stampò una sberla in faccia al capocordata, che aveva cominciato a combinarne delle sue. Oggi - e il maitre rubizzo se ne duole - Chicco si vede meno. E´ segnalato più spesso in zona Lamarmora, dove sorge, foderato di alluminio, "Millennium", «un´oasi per l´attività fisica e il relax - dice la brochure - su una superfice di 8200 metri quadri di cui 5000 al coperto». Al piano di sopra Thomas Gnutti, l´adrenalinico figlio di Chicco, dirige i massaggi, le parruccherie e fa il trader, specializzato in covered warrant.Nei sotterranei il papà coccola le sue settanta auto da collezione, Ferrari, Rolls Royce - con una di queste si presentò una volta a Torino, nel cortile della Fiat, suscitando indelebile scandalo - che ogni giorno vengono messe in moto - così almeno dice la leggenda metropolitana - da un ex meccanico di Maranello, in attesa di rombare alle Mille Miglia. Passione rallistica condivisa con Giuseppe Lucchini, figlio di Luigi ex presidente della Confindustria, che oggi sovrintende con i russi della Severstal alle ex acciaierie di famiglia, mentre il papà gode il meritato riposo non in un palazzo gentilizio, come le ricchezze consentirebbero, ma nella villetta all´angolo di un incrocio trafficato non lontano da Corso Zanardelli.Apparire-non apparire, i rispettivi sport delle due facce di Brescia, quella furbettiana e quella bazoliana. Appare sempre meno, l´altra anima cattolica, quella rappresentata dal notaio Giuseppe Camadini, uomo della Curia e potente presidente della Cattolica Assicurazioni, carica da cui si è dimesso poche settimane fa. Appare sempre di più Rino Mario Gambari, nuovo boss dei caselli e delle concessionarie autostradali, il Marcellino Gavio del Nordest.Cresce assai sul fronte bazoliano Gregorio Gitti, marito di Francesca, figlia di Nanni. Il quale, suo malgrado, è ormai una star giornalistica. Martinazzoli racconta che nel 2001 impetrarono Nanni, stimatissimo da Nino Andreatta che l´aveva mandato a salvare l´Ambrosiano dopo i disastri di Calvi-Ior-P2, perché scendesse in campo contro Berlusconi, ma che lui non ne volle neanche sentir parlare. Oggi che la politica conta meno e il capitalismo di più, tutti a Brescia si chiedono se la coppia è P&B, Prodi e Bazoli, o B&P, Bazoli e Prodi. Certo, il ticket funziona. Prodi e Pierluigi Bersani spingono per le supermunicipalizzate e la Superintesa lavora sodo come advisor di Asm Brescia, al fianco del presidente Renzo Capra, nella fusione con la milanese Aem, l´anima del cattolicesimo liberale, da una parte, e quella ciellina-formigoniana con gli spunti laico-muccioliani della Letizia Moratti. La bresciana Asm sembra la "lepre", ma Martinazzoli si chiede se poi questa grandi holding che vanno oltre i confini riusciranno a far fronte alle esigenze cittadine, a dare utili così cospicui e servizi di qualità, come è adesso.«Lei cerca il potere a Brescia? Allora sa che le dico?» fa il sindaco diessino Paolo Corsini, docente di Storia moderna, nonché maestro di sci ed ex deputato, che in vari mandati è al tredicesimo anno di governo della città. «Le dico che io mi considero un potere forte e ne sono fiero, checché ne pensi il populismo di sinistra e il radicalismo cattolico, che il potere lo demonizzano. Qui c´è stato - e non vorrei essere io a dire che c´è tuttora - il miglior ceto politico-amministrativo d´Italia».Cesare Trebeschi, Pietro Padula, ma soprattutto Bruno Boni, un geometra democristiano che governò la Loggia per 26 anni, il quale, in un compendio tra vocazione popolare e modernizzazione, non volle soltanto cooptare la borghesia imprenditoriale, ma creò le condizioni per farla crescere. Gli Wuhrer della birra, i Soncini, i Consoli, i Gussalli Beretta, le armi l´acciao. E poi la convivente aristocrazia della terra, i Bianchi, i Secchi Villa, i Cavalleri, i Ricchi Cubastro. La città, non solo era ben amministrata, ma contava in Italia come ai tempi di Zanardelli, quando Giulio Tonni Bazza fu spedito a Roma a rappresentare gli interessi dell´industria bresciana e riuscì a vendere non solo le ruote per le motrici e le carrozze delle Ferrovie, ma anche il marmo per i monumenti della capitale e i lampadari per il nuovo Hotel Excelsior. La degenerazione toccò poi la città con il prandinismo, malattia senile del tangentismo. Infine, fu il tempo dei velleitari, di Bruno Sonzogni che con la Bipop voleva fare della sua banchetta di provincia una grande istituzione nazionale e di Chicco Gnutti, che pensava con l´Hopa di poter diventare il Cuccia del nuovo millennio.«Siamo 194 mila abitanti - snocciola il sindaco Corsini - 400 mila nell´hinterland e un milione e cento nella provincia, abbiamo il miglior termovalorizzatore del mondo, stiamo realizzando la centrale a turbogas di cogenerazione, che completerà il teleriscaldamento - costo 270 milioni - e la metropolitana leggera - 750 milioni - in una città che nel 1975 aveva 75 mila automobili e ora ne ha 176 mila, 200 mila previste nel 2010. Con uno dei tassi di disoccupazione più bassi d´Italia, abbiamo il 13,5 per cento di immigrati regolari, che rappresentano il 30 per cento della manodopera nell´industria metalmeccanica e il 90 per cento in agricoltura, dove lavorano soprattutto indiani e pakistani. Nelle vigne di Franciacorta offrono fino a cento euro netti al giorno, ma non si trova un bresciano che è uno che ci vada a lavorare». Gli fa eco con pacata fierezza Ettore Fermi, ex vicesindaco e presidente di Brescia Mobilità, nel rivendicare un´eccellenza cittadina, non solo nei trasporti pubblici, che viene da lontano. Nel 1972 già esisteva un Ufficio centro storico, che ha riqualificato la città, con la guida di un grande architetto, Giorgio Lombardi, ormai un pezzo della recente storia bresciana, pur risiedendo a Venezia, scomparso poche settimane fa poco più che sessantenne.Ma basta l´eccellenza amministrativa, i commentari bazoliani alla Genesi, il cattolicesimo liberale coniugato con la laicità fattiva, a lavare l´onta della finanza diciamo svelta, che ha percorso per anni la città in un sogno di potere e ricchezza senza tanti paletti etici? «Guardi - avverte il sindaco-storico - per Emilio Gnutti e per gli assaltatori del cielo non abbiamo elaborato alcun lutto. Questa è una città che vive il suo costume calvinista, che non ama i rampanti. Basta vedere lo spettacolo di Nanni Bazoli quando va a sciare con una tenuta dei tempi di Zeno Colò». Con una giacca a vento come quella d´anteguerra di Prodi? «Peggio. Ma il punto è che questo costume ci consente di avere perfetta coscienza dei nostri problemi: la terza città più industrializzata d´Italia, che oggi ha bisogno di essere reindustrializzata, una città di cultura, dove s´incontrarono don Mazzolari e Concetto Marchesi, ricca ma ignorante, come disse Prodi venendo qui qualche tempo fa e suscitando scandalo. Verissimo, il lavoro facile provoca la fuga da scuola, il numero dei laureati è sempre più basso. E questo è uno dei temi-bandiera che stiamo affrontando». In compenso, Brescia - vanta Corsini - ha organizzato la mostra più visitata d´Italia, 560 mila visitatori.

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giovedì, 01 marzo 2007

Mostre a Santa Giulia

Stamane sono andato a vedere la mostra Turner e gli impresionisti al museo di Santa Giulia a Brescia... che dire, mostra molto bella, ben curata con quadri non solo di Turner ma anche di Monet, Manet, Pizzarro ecc.. vale la pena andarla a vedere, tra l'altro con lo stesso biglietto si puo visistare la mostra di Mondrian... Inoltre per tutti gli appassionati di storia dentro l'ex Monastero ora museo di Santa Giulia (dove fu rinchiusa Ermengarda, figlia del Re dei Longobardi Desiderio e moglie di Carlo Magno quando quest'ultimo decise di attacare il suocero e di conquistare l'italia) si puo ammirare una delle piu vaste opere di antichità Romane nonche i resti della Domus Dell'ortaglia, a cui si aggiunge una vasta colezzione medioevale... insomma se passate per brescia fateci un salto è uno dei piu grandi e migliori musei che ci sono in italia.

P.S: Altre chicche da vedere all'interno del Museo sono la Croce di Desiderio (indescrivibile) e la statua romana della Vittoria Alata...

postato da: CesareAugusto82 alle ore 15:30 | link | commenti (1)
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