L'antica civiltà precolombiana degli Inca sbarca a Brescia con un incredibile mostra all'interno del complesso museale di Santa Giulia. La mostra aprirà i battenti il 4 dicembre 2009 e chiudera il 27 giugno 2010.
Per saperne di più vedi i link sotto:
Brescia e' la prima provincia della Lombardia per potenza istallata (15.409 Kw) di impianti fotovoltaici per la produzione di energia elettrica, oltre ad essere prima per numero di impianti (1.629) e per densita' (un impianto ogni 754 abitanti). E' quanto emerge da un'elaborazione di Legambiente. Seguono nella classifica sul fotovoltaico Bergamo (8.264 KW) e Cremona (4.317 Kw), mentre ultima e' la provincia di Lecco con (1.542 Kw). La Lombardia, con 59.780 Kw di potenza istallata nel fotovoltaico, e' la seconda regione in Italia, dopo la Puglia (69.212 Kw). Ultime Molise (2.317 Kw) e Liguria (4.589). Per la regione, nota Legambiente, si tratta di ''un segnale positivo'', anche se ''il grosso deve comunque essere ancora fatto per raggiungere la Germania ed altri Paesi europei''. Una famiglia tipo, ricorda l'associazione, che consuma 3-5mila kwh all' anno con un impianto di 3 Kw, puo' avere un risparmio dai 600 ai 900 euro l'anno. Per continuare su questa strada, sostiene infine Legambiente, serve la proroga degli incentivi statali che scadono a fine anno e la riduzione dei tassi d'interesse dei mutui bancari dal 6-7% al 2-3%.
gennaio 2009 gli impianti bresciani sono diventati 958: una crescita di 286 unità in novanta giorni. La potenza complessivamente installata sul nostro territorio, sempre secondo il Gse, è pari a 7.328 kW. A Brescia sono prevalentemente presenti impianti di piccole dimensioni: sono solo 9, infatti, le installazioni con potenza superiore ai 50 kW, per un totale di 1.489 kW potenziali. La provincia di Brescia resta prima in Italia per numero di impianti presenti, anche se è terza per potenza installata. Con le sue 958 piccole centrali fotovoltaiche, è seguita da Roma (871), Milano (799), Torino (793), Udine (733), Treviso (681), Lecce (670), Bari (608). Se guardiamo al dato relativo alla potenza installata, al primo posto troviamo la provincia di Bari (dove ultimamente sono sorti gli impianti di maggiore dimensione), con 9.520 kW potenziali, seguita da Roma (di poco superiore a Brescia con 7.328 kW). Se il trend degli ultimi mesi dovesse confermarsi, Brescia difficilmente perderà il proprio primato relativo al numero di impianti, visto il grande interesse che il mondo imprenditoriale continua a manifestare per la produzione di energia dal sole.Ahia, da Orgoglioso Bresciano mi proccupo, anche i rappresentati della vecchia, cara, cattolica e socialmente responsabile borghesia bresciana incominciano a sporcarsi le mani come un Chicco Gnutti qualsiasi… Per saperne di piu leggete l’articolo sotto trovato non ricordo dovè…
RAZZA ITALIONA: GITTI, GENERO DI BAZOLI, è presidente di Metalcam spa DI Zaleski - Profumo nello spazio di quattro giorni si è rimangiato platealmente l'idea dell'aumento di capitale
Brescia si è fermata.
Dopo aver letto la lettera che il suo illustre concittadino Abramo-Bazoli inviato al "Sole 24 Ore" per difendersi dall'accusa di essere il "puparo" del finanziere Zaleski, nel comune lombardo che Giosuè Carducci soprannominò la "Leonessa d'Italia", il grido di dolore del presidente di BancaIntesa è rimbalzato tra le navate del Duomo, i saloni del Comune e in piazza della Loggia.
Per la città che ha dato i natali a Rotari, il re dei longobardi e a Guido Carli, la bomba di Bazoli ha un effetto devastante. La famiglia del banchiere ha una lunga tradizione politica; il nonno Luigi è stato uno dei fondatori del Partito Popolare e membro della Costituente. È una famiglia intorno alla quale spira un alone di integrità e ai chierichetti del Duomo spiace moltissimo che qualcuno metta in discussione le virtù del suo concittadino.
Purtroppo a Brescia non sanno che molti banchieri come numerosi top manager fanno errori clamorosi di comunicazione. Non si sono accorti, ad esempio, che Alessandro Profumo, il capo di Unicredit, nello spazio di quattro giorni si è rimangiato platealmente l'idea dell'aumento di capitale, prima smentito, poi confermato, addirittura in televisione. E pochi bresciani hanno capito che anche Abramo-Bazoli avrebbe bisogno di un comunicatore che gli desse una mano invece del Minimo Mucchetti, l'editorialista principe del "Corriere della Sera".
Anche oggi il giornale di Paolino Mieli non fa un buon servizio a Bazoli perché riprende alla grande il contenuto della lettera pubblicata dal "Sole 24 Ore", e scritta con troppa irruenza, ma il Nanni (come lo chiamano a Brescia) è fatto così e quando lo toccano sull'etica gli arriva il sangue alla testa e fa valere la sua presenza dentro la casa editrice del quotidiano.
È questa la lezione che ha trasmesso per decenni ai suoi collaboratori e in famiglia, una famiglia discreta dove l'unico personaggio conosciuto è il genero Gregorio Gitti, che gli amici chiamano Johnatan per la sua somiglianza con il personaggio omonimo del "Grande Fratello".
Di Gitti si sa che ha 44 anni ed è socio insieme all'avvocato Pavesi di Milano di un importante studio legale, specializzato nel diritto societario e dei mercati finanziari. Ai tempi di Prodi si è buttato a capofitto nell'Ulivo insieme al figlio di Beniamino Andreatta e anche adesso sgomita nel Partito Democratico perché non nasconde ambizioni politiche.
Tra le sue mani di giurista sono passati negli ultimi anni dossier importanti su banche e aziende primarie. Ciò gli ha consentito di mettere un piede in aziende come Edison, la società dove (guardacaso) Zaleski ha una robusta partecipazione azionaria, e (guardacaso) è anche presidente di Metalcam spa, un'azienda di Breno in provincia di Brescia che dal 1986 lavora l'acciaio.
Per chi non lo sapesse la Metalcam spa appartiene al Gruppo Tassara del finanziere franco-polacco, Romain Zaleski.
A pensar male - dicono a Brescia - si fa peccato.
un po' demo center, all'interno del quale l'assessorato all'innovazione potrà mostrare alle realtà locali imprenditoriali, accademiche e pubbliche, e al mondo quel che fa (e non è poco, come vedremo) nel campo dell'innovazione. E favorire l'incontro fra tutti i soggetti interessati, mettendo a disposizione quella che vuole diventare una vera e propria best practice. Partner tecnologico della Provincia è Cisco Systems, che a Brescia costruisce la terza light house europea, che si candida a centro d'eccellenza per quel che riguarda le reti wireless. Le altre due light house sono a Westminster, in Inghilterra, per la videosorveglianza, e ad Almere in Olanda, per le soluzioni di rete in fibra ottica. Una collaborazione ormai annosa, quella tra Cisco e l'ente pubblico bresciano, finalizzata allo sviluppo di piani di e-government e di innovazione approntati dalla Provincia di Brescia. La partnership ha portato sinora a una collaborazione stretta con la contea di Hillingdon (Uk) per lo scambio di esperienze in materia di e-government, l'introduzione di Net Ready (una metodologia di analisi che identifica i fattori critici di successo per portare a termine processi di e-government, sviluppare un modello per il calcolo del Roi e definire un business case per lo sviluppo del programma di e-government interno), la creazione di un forum permanente per lo scambio continuo con altre pubbliche amministrazioni italiane (pieno è l'appoggio dell'Upi, Unione Province Italiane) e straniere, l'impegno strenuo per colmare il digital divide (il territorio bresciano è in gran parte montuoso), la costituzione di un centro di competenza per l'e-government, e altro ancora. Partner attivi nel competence center, oltre a Cisco, sono il Politecnico di Milano, la Camera di Commercio di Brescia, la Sda Bocconi (progetto di Crm), Esri Italia (per la realizzazione del sistema informativo territoriale e il datawarehouse geografico). Oggi arriva questa Light House, nata appunto dalla collaborazione con Cisco all'interno del competence center, che sarà il "contenitore" di tutte le iniziative della Provincia di Brescia in tema di e-gov. "Fino ad alcuni mesi fa sono stati i tecnici e gli
amministratori bresciani a recarsi all'estero per studiare ciò che enti più all'avanguardia stavano realizzando – dice Corrado Ghirardelli, assessore all'innovazione della Provincia di Brescia - Ora è arrivato il momento, anche per Brescia, di mettersi in vetrina e di offrire come modello le sua migliori pratiche". All'interno della Light House saranno affrontati temi quali il progetto banda larga (modello organizzativo, business plan, contratto di servizio, ritorno economico sul territorio, tecnologia), il Cst Centro Servizi Territoriali con i servizi offerti a comuni, cittadini e imprese (e-procurement, firma digitale, posta elettronica certificata, e-payement, protocollo informatico, archiviazione ottica, videosorveglianza, ecc.), il progetto eScuola per facilitare la comunicazione on line famiglie-scuole, il digitale terrestre, il competence center. La stretta collaborazione con Upi dovrebbe portare le eccellenze bresciane alla conoscenza degli altri territori italiani; grazie a Cisco, la Provincia potrà mostrare anche in Europa e nel mondo i risultati e i progetti portati avanti nella provincia più vasta di Lombardia.
Ettore Livini per “la Repubblica” - La fusione Hopa-Mittel, dicono i cultori della finanza bresciana, ha un significato chiaro: cancellare l´era della razza padana di Chicco Gnutti e dei suoi eccessi per riconsegnare le chiavi del potere locale a Giovanni Bazoli e Romain Zaleski, simboli di quell´anima industrial-cattolica che da sempre ha gestito gli affari in città. Le cose, almeno per ora, vanno però altrimenti. Le nozze Mittel-Hopa ricordano sempre
più la telenovela di Carlo e Camilla: sembrano lì a un passo, ma il "sì" non arriva mai. E della presunta "normalizzazione" della Brescia da bere non c´è traccia. Piuttosto accade il contrario. Un esempio? Basta prendere l´elenco dei partecipanti alla prossima Mille miglia, storica riserva di caccia dei "crapuloni" un po´ epicurei del clan Gnutti. La razza padana è al via in forze: con il numero 154, a bordo di una Ferrari 375 del ´53, c´è l´ex scalatore di Telecom, al rientro dopo un anno di stop causa-Antonveneta. Col 159 c´è Ettore Lonati. Ma con il 209, a sorpresa, correrà su una Porsche 356 Speedster l´esordiente Romain Zaleski. Prima il divertimento. Di Mittel-Hopa, nel caso, si parlerà dopo il traguardo.
Da buon bresciano non potevo esimermi dal pubblicare questo articolo comparso su La Repubblica e ne approfitto per pubblicare qualche foto della Brescia Moderna:
CHI COMANDA A BRESCIA? LA FINANZA “SUPER-ETICA” DELL’ASSE BAZOLI-ZALESKI – UNA FILIERA DI POTERE CHE GUARDA FINO A TRIESTE (GENERALI) E HA SOPPIANTATO I “FURBETTI” ALLA GNUTTI – IN CITTÀ IL GOVERNO BIANCO-ROSSO TOCCA VETTE PIÙ ALTE CHE IN EMILIA… Leonessa o Leone? Oppure Femmina testicolata come la definì quel simpaticone di Vito Gnutti, l´ex ministro leghista che condivide il cognome con migliaia di altri bresciani, oltreché con l´ex divino Chicco dei furbetti del quartierino, colpevole dell´inestinguibile onta cittadina? Neanche Giosuè Carducci, che coniò l´appellativo felino quando Brescia insorse nel 1849 contro il dominio austriaco, saprebbe forse più dirlo, nel budino ecclesial-risorgimental-siderurgico-finanziario. Un budino che misteriosamente tiene insieme cultura solidaristica e cultura liberale, laicismo zanardelliano e cattolicesimo giansenista, clericalismo e massoneria, alta banca e pentolame delle Valli, aristocrazia della terra e finanza "svelta", perbenismo e cocaina a go-go, che i ragazzi nelle piazze cominciano a sniffare a quattordici anni. Il tutto nella città – quasi un cantone svizzero – forse meglio amministrata d´Italia.Al punto da far impallidire la grande tradizione amministrativa rossa emiliano-romagnola, persino a detta di un ex storico sindaco di
Bologna come Renato Zangheri. Macchè Leonessa, qui abiterebbe il Gattopardo, se a raccontarlo, invece di Giosuè, fosse stato Tomasi di Lampedusa, perché tutto cambia, ma alla fine nulla cambia, nella patria del Gran Maestro massone Giuseppe Zanardelli e di Papa Montini. Prendiamo il sesso della Leonessa carducciana. E´ virato al maschile, da quando Giovanni Bazoli, il cittadino più illustre, il banchiere più potente, più riservato, più "cattolicamente calvinista" nello stile, il banchiere che alla mattina, senza scorte e sirene da parvenu, prende il treno nella nebbia con i pendolari di seconda classe per andare a Milano a governare il colosso Intesa-San Paolo, ha deciso che l´onta di Chicco, della finanza svelta, amorale, sorda al grido ben alto di una società che si vuole super-etica, sarà lavata. Sarà lavata a Brescia in una grande filiera di potere finanziario che a est giunge fino a Trieste, appunto nella patria del Leone delle Generali. Il filo si dipana dalla Mittel, finanziaria piccola ma assai importante, che riunisce le grandi famiglie bresciane, e che nomina Bazoli in Intesa-San Paolo e nella Rcs-Corriere della Sera. La santa missione, dopo gli anni di festa della razza padana che cominciarono con la scalata Telecom e finirono nell´indecenza dei furbetti, dei Ricucci, di un governatore della Banca d´Italia come Antonio
Fazio, deviante dai binari dell´asserita santità, è ricondurre la Hopa di Chicco Gnutti, la finanziaria dello scandalo, a un sano rigore bresciano. Con Nanni si accinge all´opera Romain Zaleski, ingegnere minerario franco-polacco, raider, giocatore di tennis e di bridge, che ama essere definito "finanziere bresciano", che "vale" qualcosa come 7 miliardi di euro e che, oltre al 20 per cento della Mittel, ha partecipazioni strategiche nel gruppo nascente dalla fusione tra Banca Lombarda e Bpu, in SanIntesa e soprattutto possiede un 2 e rotti per cento delle Generali che - ci si può giurare - diventerà decisivo nella definizione dei nuovi equilibri del potere finanziario. Sarà pure franco-polacco Romain, ma quando poche settimane fa, col basco in testa, ha ricevuto il cardinale Giovanni Battista Re, accorso a festeggiare la cittadinanza onoraria concessagli da Borno, dove abita in una villetta piccolo-borghese, appariva un perfetto valligiano della Valcamonica.Altro che le carabine leghiste di Umberto Bossi pronte a sparare nelle Valli per la secessione, qui il bresciano franco-polacco ha lanciato un esperimento marxian-solidarista, consegnando agli operai della Metalcam, soprattutto extracomunitari, il 10 per cento dell´azienda, che produce componenti in acciaio speciale.Nanni Bazoli e Romain Zaleski, Chicco Gnutti e Ettore Lonati, le due facce di un
mondo padano in bilico tra modernità-tradizione e modernità-sfacciataggine: «E´ il capitalismo, bellezza!» fa Mino Martinazzoli, ultimo segretario della Dc morente dopo Tangentopoli ed ex sindaco di Brescia, che, a dispetto della piega amara del volto, oltre che colto è dotato, incredibilmente, di senso dell´umorismo: lui, nella sede di Via Tosio, a un passo da Piazza della Loggia, citava Verlaine e Giovanni Prandini, l´altra anima della Dc bresciana, detto "Prendini", credeva fosse un ammorbidente e Cambronne un formaggio francese a pasta molle.Secondo Martinazzoli, quella della mitica "finanza cattolica" è una storia finita, c´è una finanza che ha dietro un´idea di buona qualità del potere, come quella che fa Bazoli, e una finanza
"rabdomante" come quella di Chicco Gnutti, che catturò senza colpo ferire parte delle grandi famiglie: i Bossini, i Lonati, i Bertoli, i Marinelli, gli Annovazzi, i Marniga. Orfano dell´allegra compagnia, il rubizzo maitre del ristorante "La Sosta", a due passi da Corso Zanardelli, fa finta di non ricordare un episodio, documentato da Giuseppe Oddo e Giovanni Pons nel libro "L´affare Telecom", avvenuto a un tavolo del locale, sotto una delle colonne di destra rispetto all´ingresso, quando uno dei 177 soci che il rabdomante aveva messo insieme nella scalata stampò una sberla in faccia al capocordata, che aveva cominciato a combinarne delle sue. Oggi - e il maitre rubizzo se ne duole - Chicco si vede meno. E´ segnalato più spesso in zona Lamarmora, dove sorge, foderato di alluminio, "Millennium", «un´oasi per l´attività fisica e il relax - dice la brochure - su una superfice di 8200 metri quadri di cui 5000 al coperto». Al piano
di sopra Thomas Gnutti, l´adrenalinico figlio di Chicco, dirige i massaggi, le parruccherie e fa il trader, specializzato in covered warrant.Nei sotterranei il papà coccola le sue settanta auto da collezione, Ferrari, Rolls Royce - con una di queste si presentò una volta a Torino, nel cortile della Fiat, suscitando indelebile scandalo - che ogni giorno vengono messe in moto - così almeno dice la leggenda metropolitana - da un ex meccanico di Maranello, in attesa di rombare alle Mille Miglia. Passione rallistica condivisa con Giuseppe Lucchini, figlio di Luigi ex presidente della Confindustria, che oggi sovrintende con i russi della Severstal alle ex acciaierie di famiglia, mentre il papà gode il meritato riposo non in un palazzo gentilizio, come le ricchezze consentirebbero, ma nella villetta all´angolo di un incrocio trafficato non lontano da Corso Zanardelli.Apparire-non apparire, i rispettivi sport delle due facce di Brescia, quella furbettiana e quella bazoliana. Appare sempre meno, l´altra anima cattolica, quella rappresentata dal notaio Giuseppe Camadini, uomo della Curia e potente presidente della Cattolica Assicurazioni, carica da cui si è dimesso poche settimane fa. Appare sempre di più Rino Mario Gambari, nuovo boss dei caselli e delle concessionarie autostradali, il Marcellino Gavio del Nordest.Cresce assai sul fronte bazoliano Gregorio Gitti, marito di Francesca, figlia di Nanni. Il quale, suo malgrado, è ormai una
star giornalistica. Martinazzoli racconta che nel 2001 impetrarono Nanni, stimatissimo da Nino Andreatta che l´aveva mandato a salvare l´Ambrosiano dopo i disastri di Calvi-Ior-P2, perché scendesse in campo contro Berlusconi, ma che lui non ne volle neanche sentir parlare. Oggi che la politica conta meno e il capitalismo di più, tutti a Brescia si chiedono se la coppia è P&B, Prodi e Bazoli, o B&P, Bazoli e Prodi. Certo, il ticket funziona. Prodi e Pierluigi Bersani spingono per le supermunicipalizzate e la Superintesa lavora sodo come advisor di Asm Brescia, al fianco del presidente Renzo Capra, nella fusione con la milanese Aem, l´anima del cattolicesimo liberale, da una parte, e quella ciellina-formigoniana con gli spunti laico-muccioliani della Letizia Moratti. La bresciana Asm sembra la "lepre", ma Martinazzoli si chiede se poi questa grandi holding che vanno oltre i confini riusciranno a far fronte alle esigenze cittadine, a dare utili così cospicui e servizi di qualità, come è adesso.«Lei cerca il potere a Brescia? Allora sa che le dico?» fa il sindaco diessino Paolo Corsini, docente di Storia moderna, nonché maestro di sci ed ex deputato, che in vari mandati è al tredicesimo anno di governo della città. «Le dico che io mi considero un potere forte e ne sono fiero, checché ne pensi il populismo di sinistra e il radicalismo cattolico, che il potere lo demonizzano. Qui c´è stato - e non vorrei essere io a dire che c´è tuttora - il miglior ceto politico-amministrativo d´Italia».Cesare
Trebeschi, Pietro Padula, ma soprattutto Bruno Boni, un geometra democristiano che governò la Loggia per 26 anni, il quale, in un compendio tra vocazione popolare e modernizzazione, non volle soltanto cooptare la borghesia imprenditoriale, ma creò le condizioni per farla crescere. Gli Wuhrer della birra, i Soncini, i Consoli, i Gussalli Beretta, le armi l´acciao. E poi la convivente aristocrazia della terra, i Bianchi, i Secchi Villa, i Cavalleri, i Ricchi Cubastro. La città, non solo era ben amministrata, ma contava in Italia come ai tempi di Zanardelli, quando Giulio Tonni Bazza fu spedito a Roma a rappresentare gli interessi dell´industria bresciana e riuscì a vendere non solo le ruote per le motrici e le carrozze delle Ferrovie, ma anche il marmo per i monumenti della capitale e i lampadari per il nuovo Hotel Excelsior. La degenerazione toccò poi la città con il prandinismo, malattia senile del tangentismo. Infine, fu il tempo dei velleitari, di Bruno Sonzogni che con la Bipop voleva fare della sua
banchetta di provincia una grande istituzione nazionale e di Chicco Gnutti, che pensava con l´Hopa di poter diventare il Cuccia del nuovo millennio.«Siamo 194 mila abitanti - snocciola il sindaco Corsini - 400 mila nell´hinterland e un milione e cento nella provincia, abbiamo il miglior termovalorizzatore del mondo, stiamo realizzando la centrale a turbogas di cogenerazione, che completerà il teleriscaldamento - costo 270 milioni - e la metropolitana leggera - 750 milioni - in una città che nel 1975 aveva 75 mila automobili e ora ne ha 176 mila, 200 mila previste nel 2010. Con uno dei tassi di disoccupazione più bassi d´Italia, abbiamo il 13,5 per cento di immigrati regolari, che rappresentano il 30 per cento della manodopera nell´industria metalmeccanica e il 90 per cento
in agricoltura, dove lavorano soprattutto indiani e pakistani. Nelle vigne di Franciacorta offrono fino a cento euro netti al giorno, ma non si trova un bresciano che è uno che ci vada a lavorare». Gli fa eco con pacata fierezza Ettore Fermi, ex vicesindaco e presidente di Brescia Mobilità, nel rivendicare un´eccellenza cittadina, non solo nei trasporti pubblici, che viene da lontano. Nel 1972 già esisteva un Ufficio centro storico, che ha riqualificato la città, con la guida di un grande architetto, Giorgio Lombardi, ormai un pezzo della recente storia bresciana, pur risiedendo a Venezia, scomparso poche settimane fa poco più che sessantenne.Ma basta l´eccellenza amministrativa, i commentari bazoliani alla Genesi, il cattolicesimo liberale coniugato con la laicità fattiva, a lavare l´onta della finanza diciamo svelta, che ha percorso per anni la città in un sogno di potere e ricchezza senza tanti
paletti etici? «Guardi - avverte il sindaco-storico - per Emilio Gnutti e per gli assaltatori del cielo non abbiamo elaborato alcun lutto. Questa è una città che vive il suo costume calvinista, che non ama i rampanti. Basta vedere lo spettacolo di Nanni Bazoli quando va a sciare con una tenuta dei tempi di Zeno Colò». Con una giacca a vento come quella d´anteguerra di Prodi? «Peggio. Ma il punto è che questo costume ci consente di avere perfetta coscienza dei nostri problemi: la terza città più industrializzata d´Italia, che oggi ha bisogno di essere reindustrializzata, una città di cultura, dove s´incontrarono don Mazzolari e Concetto Marchesi, ricca ma ignorante, come disse Prodi venendo qui qualche tempo fa e suscitando scandalo. Verissimo, il lavoro facile provoca la fuga da scuola, il numero dei laureati è sempre più basso. E questo è uno dei temi-bandiera che stiamo affrontando». In compenso, Brescia - vanta Corsini - ha organizzato la mostra più visitata d´Italia, 560 mila visitatori.
Stamane sono andato a vedere la mostra Turner e gli impresionisti al museo di Santa Giulia a Brescia... che dire, mostra molto bella, ben curata con quadri non solo di Turner ma anche di Monet, Manet, Pizzarro ecc.. vale la pena andarla a vedere, tra l'altro con lo stesso biglietto si puo visistare la mostra di Mondrian... Inoltre per tutti gli appassionati di storia dentro l'ex Monastero ora museo di Santa Giulia (dove fu rinchiusa Ermengarda, figlia del Re dei Longobardi Desiderio e moglie di Carlo Magno quando quest'ultimo decise di attacare il suocero e di conquistare l'italia) si puo ammirare una delle piu vaste opere di antichità Romane nonche i resti della Domus Dell'ortaglia, a cui si aggiunge una vasta colezzione medioevale... insomma se passate per brescia fateci un salto è uno dei piu grandi e migliori musei che ci sono in italia.
P.S: Altre chicche da vedere all'interno del Museo sono la Croce di Desiderio (indescrivibile) e la statua romana della Vittoria Alata...