





prima ancora che in cerca di soldi per risanare il bilancio. È stanco, anche perché non basta spendere per alzare il livello di continuo.Nooooooooooooooooooooooo !!!!!
Riccardino !!!
Resta qui !!!!

Silvio se lo vendi Fottiti tu e quella banda di tirchioni dei tuoi figli......
Riccardinoooooooo!!!
Restaaaaaaaaa!!!
Il nuovo stadio della Juventus oltre ad essere il primo impianto in italia di propietà di una squadra di calcio e finanziato interamente da capitale privato sarà anche eco sostenibile.
Infatti per la costruzione del nuovo stadio si cercherà di utilizzare il piu possibile i materiali del vecchio delle alpi che è stato abbatuto per far posto al nuovo stadio.
Detto questo, sempre, comunque e nonostante tutto Forza Milan.
Simm 'e Milanello, paisà. L'importante è sostenersi, non perdersi di vista, volersi bene anche a distanza di lustri, come dimostrò Galliani invitando gli ex milanisti alla finale di Champions ad Atene. La Milan connection fallisce raramente, quasi mai. L'ultimo esempio del trionfante familismo rossonero è l'endorsement di Fabio Capello per David Beckham: «E' bravo, puntuale, porta soldi e non disturba». Aggiungi un posto al marketing, che c'è un amico in più. «Fab», anzi, Don Fabio di solito corre da solo, abituato a sbattere porte e a sbattersene dei sentimentalismi, ma non ha dimenticato gli anni passati nella pancia della Società. Perché esistono legami silenziosi ma più serrati di una mascella, più espressivi di un sopracciglio alzato. Quanti altri allenatori, al posto di Ancelotti, dopo un'annata storta, sarebbero stati accompagnati con malagrazia al cancello? Carletto no, perché Carletto è Carletto e il Milan è il Milan. Non si interrompono le emozioni.Beckham al Milan; onestamente stavolta pensavo fosse una bufala giornalistica nonostante il Milan non sia nuovo a questi colpi di testa. Ma alla fine, ragionandoci sopra, in una stagione senza champions bisognava accontentare gli sponsor in qualche modo; quale contentino migliore dello Spice Boy? Il giocatore piu tamarro della storia!!! Certo farà specie pensare che nello stesso spogliatoio si possano trovare Gattuso il rude e l’effeminato inglese…..
campo contro l'eccessivo indebitamento dei club in un crescendo che ha raggiunto l'apice ieri mattina a Londra, proprio a Stamford Bridge, sede del Chelsea di Roman Abramovich. Ha dato il via lunedì Sepp Blatter, patron della Fifa, parlando di «lassismo e irresponsabilità finanziaria»; martedì è stato il turno di Lord Triesman, presidente della Football Association, il quale ha stimato l'indebitamento della Premier League intorno ai 3,8 miliardi di euro (ma Richard Scudamore, amministratore delegato della Premiership, sostiene che la cifra è più bassa, poco più di 3 miliardi). E, giusto ieri, la minaccia, per bocca di David Taylor, segretario generale della Uefa: senza i conti in regola, non ci si potrà iscrivere alla Champions League o alla Coppa Uefa. «Vogliamo rafforzare i criteri di bilancio minimi per l'ammissione alla competizioni europee - ha spiegato Taylor - Occorre una certa razionalità nella gestione finanziaria dei club, vi sono società con un indebitamento che è tre o quattro volte il giro d'affari annuale e la situazione rischia di diventare insostenibile. Bisogna salvaguardare il calcio da certe situazioni». «Non possiamo intervenire sui campionati nazionali, ma la Champions e la Coppa Uefa sono di nostra competenza - ha aggiunto -. E stiamo studiando la possibilità di escludere quei club che non offrono minime garanzie finanziarie. Chiaro, sarà un processo graduale e, al momento, nulla è stato deciso. Ma siamo tutti d'accordo su una cosa: così non si può andare avanti».Le parole di Taylor hanno trovato una grossa cassa di risonanza in Inghilterra, dove la crisi sui mercati finanziari si sta facendo molto intensa e dove hanno sede i club di Premier League, alcuni dei quali sono tra i più indebitati al mondo. Si parte dai 130 milioni del Chelsea, si passa dai 380 milioni dell'Arsenal e i 440 milioni del Liverpool per arrivare, dulcis in fundo, ai 964 milioni del Manchester United. Quasi 2 mila miliardi di vecchie lire. Detto ciò va detto che non tutti i debiti sono uguali (e non è solo questione di entità). I debiti del Chelsea sono quasi tutti nei confronti di Abramovich, il quale potrebbe, volendo, estinguerli in un batter d'occhio. Quelli dell'Arsenal sono quasi interamente legati alla costruzione del mega-stadio di Ashburton Grove, in altre parole sono una specie di mutuo. Fonti vicine all'Uefa fanno sapere che quel tipo di esposizione è - tutto sommato - accettabile. Diverso, e assai più rischioso, il rosso di Liverpool e Manchester United. In entrambi casi si tratta quasi esclusivamente di debiti verso le banche contratti per l'acquisto del club stesso. Un'escamotage - quello del «leveraged buy-out» - che ha fatto molto discutere.In parole semplici, funziona così. Tizio si fa prestare 100 euro da Caio per acquistare la Sempronio FC. Una volta acquistata la società, la Sempronio si fa prestare altri 100 Euro da Caio. Tizio preleva quegli stessi 100 euro dalla Sempronio (essendone
proprietario, ha facoltà di farlo) e li gira a Caio per saldare il suo debito iniziale. E così, la Sempronio, che prima non aveva debiti, adesso ha un'esposizione di 100 euro verso Caio, mentre Tizio, senza sborsare una lira, ha in mano la Sempronio. È più o meno il caso del Manchester United, che ogni anno deve sborsare 38 milioni di euro in interessi. Finché vince campionato e Champions - come è successo l'anno scorso - tutto va bene, ma se dovesse fallire gli obiettivi, saranno guai. E la crisi si fa sentire un po' ovunque: nella Liga spagnola, ben sei club sono privi di sponsor (Racing di Santander, Almeria, Betis, Deportivo la Coruna, Malaga e Maiorca). Il Valencia, che pure vanta un contratto con il Valencia Expirience, ha dovuto denunciare il suo patrocinatore perché moroso dei 6 milioni di euro. In Francia trema il Psg, legato a doppio filo con il Colony Capital, fondo di investimento americano.Taylor sostiene che per raddrizzare la situazione l'Uefa sta vagliando ogni sorta di soluzione, tra cui il «tetto salariale» per contenere i costi. Modello americano, ma quello è un pianeta diverso: ad esempio, nella Nfl, il 98,6 per cento degli introiti viene diviso equamente tra tutte le squadre, sarebbe come se il Chievo ricevesse gli stessi diritti tv della Juventus.
oltre il 10 per cento del suo valore. Il consulente tecnico ha ricostruito in un documento di oltre 400 pagine i motivi di quella debacle. E ha ipotizzato che l´incasso della quotazione sia servito soprattutto a un ramo della famiglia, quello di Massimo Moratti, per far fronte ai debiti dell´Inter. Con un contestuale danno per il mercato di 770 milioni.Tutti, gli analisti, i banchieri e gli investitori istituzionali avevano capito, durante le varie tappe che hanno portato la Saras in Borsa, che quella valorizzazione era troppo elevata, eppure nessuno ha fatto nulla per correggere il tiro. Un dato è emerso chiaramente dall´analisi di Honegger: l´utile di gruppo, il principale indicatore su cui calcolare il valore della società, era "gonfiato". «Si è potuto riscontrare che l´informativa da Prospetto - scrive il consulente - non aveva evidenziato l´esistenza di una considerevole componente di utili non ricorrente nei dati storici, dati unici su cui basarsi per la decisione di investimento (quantomeno per il pubblico indistinto)». La mancanza si riferisce all´utile 2005, pari a 292,6 milioni di euro. Una cifra riportata tale e quale nel prospetto, senza avvisare i risparmiatori che il dato era "gonfiato" da utili derivanti dalle scorte di magazzino. Dalla documentazione sequestrata dalla Guardia di Finanza presso Jp Morgan, una delle banche advisor per la quotazione, invece, emerge chiaramente che nei report su Saras redatti prima della quotazione, gli analisti, compresi quelli di Morgan Stanley e Caboto di Banca Intesa (gli altri due advisor dei Moratti) prendono in considerazione gli utili depurati ("comparable") per calcolare il valore delle società di raffinazione. Gli unici a non farlo sono quelli di Jp Morgan. La stessa Saras, come sostiene il consulente, si accorge dell´errore e a partire dal comunicato stampa del 25 ottobre inizia a fornire i dati di utile relativi ai trimestri, così come lo richiede la prassi degli analisti. A febbraio 2007, in un altro comunicato, la società svela che l´utile netto rettificato per il 2005 è di 230 milioni di euro. Con questi profitti, il valore per azione di Saras sarebbe stato tra i 4,1 e i 5,1 euro e non tra i 5,25 e i 6,5 euro, come indicato nel prospetto.