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Il Blog di Giulio Stevanato

mercoledì, 29 luglio 2009

emissioni di 3 grandi aziende cinesi energia superano Gran Bretagna

Clima: emissioni di 3 grandi aziende cinesi energia superano Gran Bretagna
Le emissioni di gas a effetto serra prodotti dalle tre più grandi aziende energetiche cinesi nel 2008 erano maggiori di quelle dell'intero Regno Unito. Lo ha riferito oggi il gruppo ambientalista Greenpeace in un rapporto che chiede di istituire una tassa sul carbone. Il carbone, che produce una forte quantità di emissioni, fornisce alla Cina oltre due terzi dell'elettricità utilizzata, e anni di richiesta energetica da boom hanno avuto un impatto massiccio sulla "impronta ecologica" del gigante asiatico. I primi 10 generatori di energia della Cina hanno bruciato circa 600 milioni di tonnellate di carbone solo lo scorso anno, circa un quinto dell'intera produzione di emissioni del Paese, dice il rapporto. L'uso del carbone è motivato dal suo basso costo e dal fatto che la Cina dispone di vaste risorse in grado di rispondere alla domanda interna. "Bruciando il 20% del carbone cinese nel 2008, le (10) aziende (energetiche) hanno emesso l'equivalente di 1 miliardo e 440 milioni di tonnellate di anidride carbonica", dice il rapporto. Le tre principali aziende del Paese per capacità di generazione -- China Huaneng Group, China Datang Corp e China Guodian Corp -- sono responsabili di oltre la metà delle emissioni a effetto serra, pari a 769 milioni di tonnellate, scrive il rapporto. Greenpeace ha calcolato le stime delle emissioni usando i dati sui carburanti combinati con i dati del governo cinese sull'ammontare di CO2 prodotta quando il carbone viene bruciato nelle stazioni elettriche cinesi. Per contro, la stima provvisoria sulle emissioni totali nel 2008 del Regno Unito - che ha capacità generativa di circa un decimo rispetto alla Cina - è di 623,8 milioni di tonnellate.
La necessità di alimentare la crescita economica e i timori di compromettere la sicurezza energetica indicano che la Cina non volterà le spalle al carbone, almeno nel breve periodo. La Cina è il più grande emettitore mondiale per anno di gas a effetto serra, ma su base pro capite e considerando la storia è ben lontana dai paesi occidentali, che hanno popolazioni minori e per decenni hanno goduto di una crescita che economica ad alta intensità di emissioni. Ma Greenpeace afferma di volere che Pechino riduca le emissioni di gas a effetto serra imponendo una tasse ambientale sui prezzi del carbone e ponendosi obiettivi più stringenti sull'efficienza energetica e sull'uso delle energie rinnovabili. Il rapporto sottolinea anche i progressi fatti dalla Cina nella chiusura di piccole centrali elettriche meno efficienti. La Cina dice di essere impegnata a fondo sulla riduzione delle emissioni, ma non vuole sentire parlare di misure che potrebbero compromettere la propria crescita economica, quando ancora milioni di cittadini vivono in povertà. Pechino chiede dunque alle nazioni ricche di offrire maggiore sostegno tecnico e finanziario alle nazioni in via di sviluppo che vogliono una crescita più "verde".
(Tratto da Progetto Nuova Energia )
postato da: CesareAugusto82 alle ore 10:00 | link | commenti
categorie: ambiente, cina, inghilterra
lunedì, 11 maggio 2009

Silvio e Veronica visti dalla Cina

Su “Estremo Occidente”, il Blog del corrispondente dall’asia di Repubblica Federico Rampini si possono trovare alcune traduzioni di commenti trovati su un sito di informazione e gossip cinese riguardo l’affaire Silvio e Veronica Berlusconi…
Io li trovo piuttosto spassosi, e l’ultimo addirittura lo condivido, deve averlo scritto un mio alter ego Cinese…
 
“Berlusconi è un vero uomo, e il leader di Stato più felice del mondo”.
 
“E’ un tipo che fa le cose alla luce del sole, meglio lui di tanti dirigenti cinesi”.
“Non c’è nulla di male se un uomo di talento ha delle relazioni con tante belle ragazze”.
“Trascura la sua famiglia e ha umiliato sua moglie”.
“Questo è lo stile di vita della borghesia decadente e delle classi dominanti, inutile farsi illusioni”.
“Valori diversi portano a comportamenti diversi. Di certo non è un modello accettabile per le civiltà asiatiche”. 
“Un clown come Sarkozy”.
“Un politico-hooligan, una vergogna per l’Italia. E lo hanno eletto?”
“La moglie del primo ministro non capisce che quando si è sposati con una figura di alto rango certi sacrifici sono impliciti”.
“Se fosse un dirigente di Stato cinese ad avere una relazione extraconiugale, sua moglie non prenderebbe l’iniziativa di chiedere il divorzio”.
“Veronica Lario ha rubato il marito a un’altra, adesso qualcuno cerca di rubarlo a lei. Se l’è cercata”.
“Veronica doveva sapere che razza di personaggio era suo marito già molto tempo fa. Non dovrebbe sorprendersi adesso”.
“Purché resti unito il Milan”.
postato da: CesareAugusto82 alle ore 15:20 | link | commenti (3)
categorie: cina, berlusconi
giovedì, 19 febbraio 2009

Il Ventures Capital cresce in India, Cina e Israele

Nonostante la crisi economia gli investimenti in Venture Capital in India, Cina e Israele sono cresciuti nel 2008.
In Cina è sono stati investiti 4.2 miliardi di $ facendo segnare un più 50% rispetto all’anno precedente.
In India nel 2008 sono stati investiti 864 milioni di $ con una crescita del 3% rispetto al 2007, infine in Israele la crescità è stata del 19%.
Leggi l’articolo originale del NyTimes qui
postato da: CesareAugusto82 alle ore 17:16 | link | commenti
categorie: tecnologia, cina, israele, india, finanza
lunedì, 05 gennaio 2009

LA GERMANIA RESISTE ALL´ASSALTO CINESE

LA GERMANIA RESISTE ALL´ASSALTO CINESE IL RECORD DELL´EXPORT È ANCORA SUO...
 Nel 2008 della grande crisi la Cina, contro ogni aspettativa, non ce l´ha fatta a sorpassare la Germania e a strapparle il posto di numero uno mondiale dell´export. Nonostante il forte calo degli ordinativi a novembre e dicembre, le esportazioni tedesche hanno anzi raggiunto, nell´anno che si è appena concluso, un nuovo record storico: per la prima volta hanno sorpassato i mille miliardi di euro. I dati sono stati appena forniti dall´associazione del commercio estero tedesco. Il cui presidente, Anton Boerner, avverte che il 2009 sarà all´inizio molto difficile, ma poi l´export tedesco potrà riprendersi.
A partire dall´estate infatti, secondo il Bga, le aziende esportatrici tedesche profitteranno più di ogni concorrente al mondo dei giganteschi programmi pubblici di sostegno alla congiuntura varati o in corso di lancio da parte di molti paesi, a cominciare dagli Stati Uniti. Nonostante la recessione annunciata per la Germania dunque, l´export made in Germany terrà. «Sia che si tratti delle infrastrutture, sia di tecnologie per la difesa dell´ambiente, noi tedeschi siamo assolutamente i market leader mondiali e disponiamo delle tecnologie per il futuro», afferma Boerner. Un altro elemento a favore della Germania sono i bassi costi dei carburanti, che porteranno a uno sgravio per le aziende tedesche. L´euro forte d´altra parte potrà rincarare l´export, con effetti negativi.
postato da: CesareAugusto82 alle ore 14:49 | link | commenti
categorie: economia, cina, germania, industria
mercoledì, 19 marzo 2008

Perché la Cina non sarà una Super Potenza....

Perché la Cina non sarà una Super Potenza....

·         Spenderà tutte le sue energie politiche e militari per gestire la numerossisima popolazione interna

·         A differenza dell’india nei prossimi 50 anni la cina si trovera con lo stesso problema dell’italia oggi… troppi vecchi e troppo pochi giovani, questo rallenterà lo sviluppo economico e dara enormi problemi al sistema previdenziale…

·         Il Partito non potra controllare la nazione per sempre, prima o poi la gente chiederà un cambiamento, questo porterà tensioni sociali enormi…

·         La crescità economica comporterà enormi problemi energetici,  ora investono enormemente sul carbone, ma il carbone a numerosi limiti….

postato da: CesareAugusto82 alle ore 12:46 | link | commenti (2)
categorie: cina
mercoledì, 12 settembre 2007

La Banca mondiale alza le stime di crescita della Cina: Pil +11,3%

Le prospettive economiche della Cina restano buone e il Pil dovrebbe aumentare dell'11,3% quest'anno. Lo scrive la Banca mondiale nel rapporto trimestrale sulla Cina, innalzando dunque le previsioni di crescita dal 10,4% indicato nel precedente rapporto. «Non ci sono segnali che le pressioni sui costi stiano riducendo la competitività dell'export cinese e a livello domestico le prospettive restano molto vivaci», afferma la Banca Mondiale, sottolineando anche le molteplici sfide che la Cina deve affrontare.
postato da: CesareAugusto82 alle ore 15:38 | link | commenti (1)
categorie: economia, cina
sabato, 21 aprile 2007

Un risciò col turbo

Perché i dati sulla crescita cinese (troppo alti) deprimono la Borsa
La Borsa di Shangai è caduta del 4,5 per cento alla inattesa notizia che il pil cinese nel primo trimestre è cresciuto, su base annua, dell’11,1 per cento, con una accelerazione rispetto al quarto trimestre del 2006 in cui era aumentato del 10,4. Ci si aspettava, invece, un rallentamento verso il ritmo del 10 per cento, un tasso pur sempre enorme, dopo quattro anni di aumento con questa percentuale annua, ma non tale da suscitare preoccupazioni di surriscaldamenti. Queste daranno luogo, ora, a provvedimenti monetari restrittivi, da parte della Banca centrale di Pechino. Questi consisteranno in parte in modesti rialzi del tasso di interesse e in parte in misure amministrative di razionamento del credito, con limitazioni per le attività finanziarie. Di qui il ribasso della Borsa di Shangai, il cui indice peraltro – fatto 100 il dato del gennaio 2006 – risultava a metà aprile a quota 350. L’irrazionale esuberanza dell’economia cinese – sospinta dalle esportazioni agevolate dal cambio tenuto troppo basso e dagli investimenti finanziati con tassi bancari di base del 6 per cento (mentre il tasso ufficiale di inflazione è al 3,3) – però non è destinata a dare luogo a un drammatico crollo. Infatti, c’è ancora molta manodopera disponibile a trasferirsi dalle campagne alle città, lavorando con salari di sopravvivenza, che diventano sufficienti per un piccolo benessere se tutti i membri della famiglia, compresi i minori e i vecchi, lavorano a pieno ritmo. Le vendite al consumo nel primo trimestre sono aumentate del 14,9 per cento. Togliendo l’inflazione, ciò corrisponde all’11,6 per cento; è circa il tasso di crescita del pil. Gli investimenti fissi però sono aumentati del 27 per cento e le esportazioni del 28 (le importazioni sono cresciute di meno, con un nuovo surplus della bilancia commerciale). Queste cifre di cresciuta delle varie componenti del pil, che il Financial Times esalta come espressione d’una economia con i fondamentali solidi, non quadrano fra loro. La media che ne risulta è molto superiore a quel 14,4 per cento che corrisponderebbe alla crescita del pil in termini monetari. La Cina si espande come un fiume in piena, derogando a tutte le regole, comprese quelle della statistica.
(articolo tratto da il Foglio)
postato da: CesareAugusto82 alle ore 17:39 | link | commenti
categorie: news, economia, cina
mercoledì, 28 marzo 2007

Tibet in vendita per dieci miliardi

Così la Cina conquisterà la sua provincia più ribelle

 PECHINO: Una valanga di denaro dovrebbe seppellire l’influenza del Dalai Lama e legare indissolubilmente il Tibet alla Cina. Questo sembra lo spirito politico del piano cinese di investire in Tibet ben cento miliardi di yuan, circa dieci miliardi di euro. Una cifra da capogiro, che servirà a realizzare ben 180 opere infrastrutturali da realizzarsi entro il 2010.

Grandi opere Un primo progetto riguarda l’attuale ferrovia che collega Lhasa, capoluogo del Tibet, al resto della Cina: dovrebbe essere prolungata fino a raggiungere Xigaze, la seconda città della regione. Un’altra importante serie di progetti dovrebbe portare l’elettricità, l’acqua potabile e le linee telefoniche fisse nei maggiori centri della regione, per lo più molto poveri. La gran parte della popolazione di etnia tibetana è infatti dedita alla pastorizia con pecore o yak, e alla pratica di una tradizionale forma di transumanza. Questo pone di fatto i tibetani fuori dal controllo e dalla influenza del governo centrale, che osteggia la continua influenza locale del Dalai, dio-re del Tibet, in esilio dopo una fallita rivolta anti cinese nel 1959. Il Dalai ha chiesto per anni l’indipendenza del Tibet, e se oggi ha rinunciato a queste richieste, continua a volere una larga autonomia per il Tibet e il ritiro delle truppe cinesi di stanza nella regione, oltre a sostenere un sempre più debole governo tibetano in esilio.

 Le proteste degli esiliati L’ingresso di telefoni e elettricità avrebbe come primo risultato quello di avvicinare i pastori tibetani alle trasmissioni della televisione centrale cinese e all’universo delle telecomunicazioni. In maniera indiretta elettricità e telefoni miglioreranno la qualità della vita dei tibetani e dovrebbero convincerli, concretamente, delle buone intenzioni di Pechino nei loro confronti. Tra il 1994 e il 2005 il governo centrale cinese ha investito 63 miliardi di yuan in Tibet, nella speranza di conquistare, attraverso un sapiente uso del portafogli, il cuore dei tibetani. Da sempre i tibetani in esilio accusano infatti la Cina di usare la leva dell’economia per mutare l’ecosistema in Tibet e distruggere la cultura tradizionale della regione. Ed è proprio dagli ambienti degli esiliati che è partita la battaglia contro il progetto della ferrovia, aperta ufficialmente il 1 luglio 2006, l’unico collegamento che per la prima volta unisce Pechino a Lhasa.

L’invasione degli Han Gli sforzi però hanno dato finora esiti contrastanti. I tibetani, benché più ricchi grazie ai nuovi investimenti cinesi, affollano comunque i templi, e non conoscono crisi nelle vocazioni. Quando Pechino ha limitato il numero delle ordinazioni religiose, i tibetani hanno semplicemente preso a pregare di più e ad aumentare la quantità delle elemosine a scopi di beneficenza. In realtà i lavori della ferrovie, e di altri progetti commerciali sono stati eseguiti in gran parte da manodopera di etnia Han, la maggioritaria in Cina. E sempre cinesi Han lavoreranno probabilmente ai nuovi progetti. In altre parole un numero crescente di Han dovrebbe arrivare a risiedere in Tibet. Questo certo dovrebbe collegare di più l’altipiano al resto della nazione, ma è difficile che metta in minoranza i tibetani.La stragrande parte degli Han mal sopporta il clima estremo della regione, dove è normale, per chi non vi sia nato, soffrire la mancanza di ossigeno e ammalarsi di patologie polmonari e cardiache. Inoltre la maggiore integrazione del Tibet nel resto Cina aumenta anche l’influenza della cultura tibetana tra gli Han. Come in occidente è oggi di moda la medicina cinese, che ha un che di mitico e mistico, così a Pechino e Shanghai sono di moda medicine e rimedi tibetani, mitici e mistici per gli Han, che costituiscono circa il 95 per cento della popolazione cinese.Con l’influenza crescente del buddismo in ogni strato della società cinese, il buddismo lamaista, organizzato in una chiesa quasi come quella cattolica, conquista a sua volta influenza in tutta la Cina. I buddha viventi tibetani, i rinpoche, sono rispettati e riveriti a ogni livello della società cinese, anche tra dirigenti del partito, che sempre di più riscoprono la propria sfera spirituale dopo la fine del maoismo militante. L’idea di vincere l’influenza spirituale del Dalai e del lamaismo con il materialismo del denaro sembra persa in partenza. Ma forse c’è anche della tattica. Il Dalai sta male e potrebbe morire tra non molto. Pechino ha già chiarito di volere guidare lei la scelta del prossimo Dalai. Secondo la tradizione il suo successore si reincarna in un bambino e un gruppo di monaci deve riconoscerlo. Il Dalai ha già detto che la sua reincarnazione potrebbe nascere fuori dal Tibet. Si apre così una fase di disputa religiosa, con un Dalai e un anti Dalai, come secoli fa la Chiesa cattolica aveva in Papa e un anti Papa. Per Pechino si tratta dunque di conquistare quel po’ di fiducia che basta per guidare la scelta del suo Dalai e gettare ombra sull’altro. Cosa c’è di meglio che cominciare rovesciando in Tibet tonnellate di yuan?

postato da: CesareAugusto82 alle ore 11:11 | link | commenti
categorie: news, cina
martedì, 13 febbraio 2007

Macao: Il casinò da 295 milioni di euro a forma di fiore di Loto

Macao, il nuovo "colpo" del tycoon dei casinò

E' stato il dominatore di Macao, la città cinese che con i suoi casinò ha quasi "soffiato" a Las Vegas il primato di centro mondiale dell'azzardo, è stato il proprietario di tutte le case da gioco della città, di gran parte dei terreni, dei suoi migliori hotel. Ma per il tycoon Stanley Ho, quattro anni fa il monopolio è finito, e ora per competere con alcuni dei nomi più celebri del gioco d'azzardo internazionale, tenta la carta del Grand Lisboa Hotel (nelle foto), nato dalle ceneri di un preesistente casinò: un nuovo albergo e sale da gioco, inaugurato sabato sera, costato l'equivalente di 295 milioni di euro, una torre con 430 camere e la sommità che ricorda un gigantesco fiore di loto.

postato da: CesareAugusto82 alle ore 14:48 | link | commenti (1)
categorie: news, architettura, cina
domenica, 04 febbraio 2007

L'interesse cinese per l'africa..

Hu Jintao l’africano

La Cina è una potenza economica, non più il leader terzomondista

 Il presidente cinese, Hu Jintao, è tornato in Africa per la terza volta, dall’inizio del suo mandato. La dimensione dell’interscambio commerciale tra Cina e Africa, poco più di 50 miliardi di dollari, che pure si è quintuplicata in cinque anni, non è tale da giustificare appieno un così vistosa dimostrazione di interesse. La Cina svolge in Africa una politica commerciale aggressiva, anche perché le sue imprese non sono frenate dalle legislazioni anticorruzione e dalla pregiudiziale sul rispetto dei diritti umani che almeno in parte limitano la spregiudicatezza delle loro concorrenti occidentali. L’antica retorica terzomondista, della quale la Cina in passato era leader mondiale, ora viene usata come strumento per giustificare l’amicizia con odiose dittature “discriminate” dall’occidente. La tappa in Sudan di Hu Jintao è stata la dimostrazione più chiara di questo atteggiamento. Il presidente sudanese Omar al Bashir, uscito malconcio dal vertice dell’Unione africana ad Addis Abeba, che aveva rifiutato per la seconda volta di conferirgli la promessa presidenza dell’organizzazione, ha potuto segnare un recupero diplomatico, che ha sottolineato dichiarando che “la Cina si è dimostrata molto più leale dell’occidente nei rapporti con il Sudan e la sua politica sta contribuendo a ristabilire la pace e a rafforzare l’economia”. La “lealtà” cinese si era espressa nell’impedire alle Nazioni Unite di esercitare un’azione efficace a difesa delle popolazioni del Darfur, sottoposte a un genocidio da parte di milizie islamiche che si proclamano indipendenti dal regime di Karthoum, ma che in realtà possono godere della più ampia tolleranza da parte di un governo che peraltro minimizza o addirittura nega i massacri subiti dalla popolazione civile. Un’amicizia troppo stretta con gli integralisti islamici sudanesi, però, può procurare qualche ostilità africana alla Cina, soprattutto dopo che la disfatta delle Corti islamiche a Mogadiscio ha ridato forza alle correnti che temono il dilagare dell’influenza integralista e terrorista in Africa.

postato da: CesareAugusto82 alle ore 20:01 | link | commenti
categorie: politica, economia, cina, africa
giovedì, 25 gennaio 2007

Anche l'india sorpasserà gli Stati Uniti

Secondo uno studio di Goldman Sachs non sarà solo l'economia cinese a sopravanzare quella degli Stati uniti, ma anche quella Indiana....
secondo goldman il sorpasso cinese averrà nel 2035 mentre quello Indiano nel 2050...

Nel frattempo il Pil cinese dopo aver sorpassato quello di Italia, Francia ed Inghilterra, con una crescita del 10.7% si appresta a conquistare il terzo posto dietro Stati uniti e Giappione sorpassandola Germania.
Germania che comunque rimane il piu grande esportatore mondiale, ancor piu di Cina e stati uniti, con quote di mercato in crescità, con un industria tanto avanzata la Germania a differenza di Italia e Francia non sente monimamente la concorrenza dei paesi emergenti.
postato da: CesareAugusto82 alle ore 10:30 | link | commenti
categorie: economia, stati uniti, cina, india