Nuova teoria dell'architetto francese Houdin. Presentazione in 3D Con una rampa a spirale in ascesa (non visibile perché interna all'edificio) e un sistema di contrappesi per alzare le enormi pietre PARIGI - La piramide di Cheope a Giza venne costruita grazie a una rampa a spirale ascendente interna all'edificio (per questo non è mai stata notata) e un sistema di contrappesi per alzare le enormi pietre. La nuova teoria, che si aggiunge alle decine di altre avanzate nel corso dei secoli, è stata presentata in pompa magna dall'architetto francese Jean-Pierre Houdin nel cinema Geode di Parigi in una ricostruzione tridimensionale che ha utilizzato un sistema computerizzato della Dassault Systèms. RAMPA A SPIRALE - Houdin, 56 anni, ha simulato le modalità di costruzione cui gli antichi egizi ricorsero oltre 4.500 anni fa. Secondo l'architetto francese, la rampa interna fu impiegata per realizzare i primi 40 metri della piramide mentre la seconda, che si snodava a spirale intorno a quella centrale, fu usata per costruire le quattro pareti esterne, fino alla sommità apicale a 146 metri di altezza. Utilizzando un sistema di contrappesi estremamente efficiente, posizionato nella grande galleria interna, gli architetti dell'antico Egitto riuscivano a far sollevare contemporaneamente fino a cinque blocchi di pietra, pesanti fino a 63 tonnellate. La possibilità di impiegare strumenti di questo tipo avrebbe anche ridotto il numero di persone necessarie alla realizzazione della piramide. In base alle stime di Houdin, non più di 4 mila persone sarebbero state sufficienti a completare l'opera in alcune decine di anni: un numero molto inferiore ai 100 mila lavoratori ipotizzati dagli studi precedenti.
Team di archeologi atteso a Torino per l'ampliamento del Museo Egizio
Una missione di archeologi egiziani, guidati da Gaballah Ali Gaballah, ex direttore del Supremo Consiglio per le Antichità del Cairo, giungerà in Italia nelle prossime settimane allo scopo di esaminare gli studi di fattibilità relativi al progetto per l’ampliamento del Museo Egizio di Torino. Lo ha rivelato lo stesso archeologo al quotidiano egiziano Daily Star, spiegando che il
complesso di Torino custodisce la seconda collezione di antichità egizie più prestigiosa al mondo, dopo quella del Cairo. «Uno dei pezzi più rari del museo di Torino - dice Gaballah - è costituito dal Papiro Reale su cui sono riportati i nomi dei sovrani dall’era pre-dinastica alla 17esima dinastia. Le date dei loro regni sono state incise con minuzia e comprendono giorno, mese e anno». L’archeologo ha rivelato inoltre che «i progetti di rinnovo riguardano l’architettura, la tecnologia come anche l’organizzazione dell’esposizione» per un costo complessivo di 54 milioni di euro e che «sono in corso trattative per annettere al complesso altre costruzioni circostanti il museo per ampliare lo spazio espositivo». Dei 33mila pezzi della collezione torinese, infatti, solo seimila sono esposti al pubblico. Obiettivo del restauro sarà anche quello di portare allo spazio espositivo reperti che oggi si accumulano nei magazzini. Fondato nel 1824 da Carlo Felice con l’acquisizione della raccolta del console di Francia in Egitto, il piemontese Bernardino Drovetti, e successivamente arricchito dagli scavi di Ernesto Schiaparelli, il museo egizio di Torino documenta la storia e la civiltà dell’Egitto dall’era paleolitica all’epoca copta, con pezzi e raccolte organiche di oggetti d’arte e d’uso quotidiano e funerario.