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Il Blog di Giulio Stevanato

sabato, 28 novembre 2009

Il giornalismo cieco

La stampa mondiale ci raccontava genuflessa e ammirata le imprese dei draghi della finanza, di quanto fosse figo esere in Lehman Brothers, Goldman Sachs, lavorare nella city di Londra o a Wall Street, di quanto fossero rivoluzionari e coraggiosi i capitani dei grandi fondi d'investimento, e in tutti questi racconti luccicanti e pieni di entusiasmo non si rendeva minimamente conto del sempre piu immininente collasso finanziario.
Poi la stessa stampa ci raccontava sempre ammirata e genuflessa delle meraviglie degli emirati arabi, del piccolo Dubai che comprava a destra e manca, della marcia inarrestabile di questo staterello verso la gloria finanziaria e non andava minimamente a verificare i reali mezi e le reali possibilità di questo stato oggi vicino al fallimento.
Insomma la stampa dovrebbe essere un cane da guardia sempre allerta, sempre sul chi va la, sempre diffidente e critica, sempre pronta a mettere in dubbio lo status quo, sempre alla ricerca della crepa, sempre pronta a mettere in evidenza i punti deboli, invece la stampa, il giornalismo di oggi si fa prendere dagli entusiasmi, dalle mode, si abbagliare dal primo luccichio che passa.
postato da: CesareAugusto82 alle ore 09:14 | link | commenti
categorie: economia, media, finanza, emirati arabi
giovedì, 11 dicembre 2008

L'Arabia Saudita del geotermico

Nell'immagine del globo sotto, sono segnate in rosso le aree geotermiche piu calde, cio’èquelle aree dove si possono trovare anche a poca profondità rocce incandescenti (lava ecc..) necessari per generare energia geotermica, un energia pulita e stabile. Come vedete l’italia stà seduta su una sorta di giacimento di oro rosso, siamo l’arabia saudita del geotermico e l’Eni con le sue avanzate tecnologie di trivellazione non avrebbe problemi a raggiungere questo patrimonio energetico, poi basta sparare su questa superficie un getto d’acqua per ottenere vapore e alla fine energia a costi piu che competitivi.
(Tratto da http://progettonuovaenergia.blogspot.com/)
postato da: CesareAugusto82 alle ore 23:14 | link | commenti
categorie: italia, energia, emirati arabi
giovedì, 13 dicembre 2007

CAPACITA' EXPORT ARABIA SAUDITA COMPROMESSA DA SVILUPPO INTERNO

WSJ: CAPACITA' EXPORT ARABIA SAUDITA COMPROMESSA DA SVILUPPO INTERNO…(Adnkronos) - L’Arabia Saudita e’ ben nota all’interno della comunita’ internazionale per essere il primo produttore mondiale di petrolio. Nei prossimi anni pero’ la sua capacita’ esportativa potrebbe essere compromessa dal forte sviluppo economico. E’ quanto scrive oggi il ’Wall Street Journal’, secondo cui l’Arabia Saudita e i vicini paesi ricchi di petrolio intendano sfruttare gli asset primari per alimentare lo sviluppo interno, proprio come la Cina fa con il lavoro a basso costo. "La regione guarda al futuro concentrandosi su quei settori che fanno largo uso di petrolio - dice John Sfakianakis capo economista della banca di investimento araba SABB del gruppo Hsbc - cio’ significa che una maggiore quantita’ di greggio rimarra’ qui". Stando al quotidiano finanziario Usa, "il problema sta nel fatto che, con la produzione di oro nero in calo nel Mar del Nord e in Messico, il mondo conta sull’incremento dell’offerta dal Medio Oriente e in particolare dall’Arabia Saudita".
postato da: CesareAugusto82 alle ore 15:21 | link | commenti
categorie: economia, energia, emirati arabi
mercoledì, 03 ottobre 2007

Golfo Persico, è caccia ai paperoni

In competizione The Pearl e The Palm
Hanno iniziato col petrolio. Ora vogliono diversificare e stanno puntando sul turismo. Nonostante il clima poco adatto, le temperature proibitive, l’assenza di grandi monumenti. Stiamo parlando degli Stati del Golfo Persico. Che hanno dato vita a una guerra senza quartiere alla conquista dei facoltosi turisti occidentali. Le armi? Lusso sfrenato, servizi da favola, prezzi proibitivi. A pensarci per primo è stato Dubai, uno dei sette stati degli Emirati Arabi, dove-proprio nei mesi scorsi- è stata inaugurata la prima delle tre penisole di “The Palm”, il complesso creato artificialmente sull’acqua, la cui forma richiama quella dell’albero tipico di queste zone.
Cinquecento appartamenti, 2.000 ville, 25 hotel e 200 negozi di lusso: questi alcuni numeri di The Palm, che alla fine costeggerà 125 chilometri lungo il litorale. “Hanno appena dato vita all’ottava meraviglia del mondo” ha scritto un blogger lo scorso giugno, quando, dopo quattro anni di lavori costati 14 miliardi di dollari, ha messo piede qui il primo residente, l’inglese Andrew Dukes, 43 anni, che per la sua “casetta” ha sborsato 500mila sterline.A fargli compagnia sono giunti, poche settimane dopo, big della finanza e paperoni di tutto il mondo, soprattutto del vecchio continente, tra cui molti calciatori (si vocifera molti italiani).Le tre palme saranno completate solo nel 2015, quando la penisola sarà abitata da circa 120mila abitanti, una vera città parallela per nababbi stranieri (nel Paese sono l'80% contro il 20% della popolazione locale).Ma il Qatar non è rimasto a guardare. E - nonostante la ridotta superficie geografica (11.440 Kmq) -ha sferrato una “feroce” offensiva a colpi di palazzi lussuosi e hotel extra lusso. Merito del surplus offerto dalla crescita del petrolio, che nel solo 2005 ha portato il tasso medio di crescita del PiI al 7%. Con un conseguente diffuso benessere, che ha attirato imprese di costruzioni americane ed europee. Il loro cantiere privilegiato, il Pearl of Qatar, un’isola artificiale di 400 ettari al largo di Doha, la capitale del piccolo stato, sulla quale su cui sorgeranno entro il 2009 circa 8mila tra abitazioni, centri commerciali, hotel e spazi congressuali abitazioni, 3 hotel di lusso, 4 porti turistici. Un vero paradiso artificiale da far tremare The Palm: la data di chiusura dei cantieri è prevista per il 2009.Per allora, assicurano però da Dubai, sarà quasi pronto The World, un arcipelago di 300 isole artificiali private e separate l'una dall'altra da 100 metri di acqua, disposte in modo tale che viste dall’alto formeranno la mappa dei continenti. Le isole, grandi dai 33 mila ai 150 mila mq verranno messe in vendita tra i 40 ai 135 milioni di euro. Roba da far rabbrividire i concorrenti del Qatar per la loro forza di attrazione sui turisti stranieri. La guerra- a colpi di effetti speciali- è appena iniziata.
postato da: CesareAugusto82 alle ore 15:27 | link | commenti
categorie: emirati arabi
domenica, 30 settembre 2007

ABU DHABI SCALA LE MONTAGNE RUSSE

S. Fi. per “Il Sole 24 Ore” - Borse, private equity, finanza e adesso anche cinema e montagne russe. Ormai Abu Dhabi, la capitale degli Emirati Arabi Uniti, piccolo ma ricchissimo stato del Golfo Persico, è sempre più l'Eldorado per la business community americana.Dopo l'ingresso di Mubadala nel maxi-fondo Usa Carlyle, l'acquisto da parte della Borsa di Dubai del 28% del London Stock Exchange in mano al Nasdaq, l'ultimo a fare affari con l'Emirato è il colosso Warner Bros: il gruppo multimediale statunitense, che spazia dal cinema alla tv via cavo e alla musica, ha firmato un accordo commerciale con una compagnia statale di Abu Dhabi per costruire multi-sala e parchi di divertimento. Le due società hanno deliberato di investire complessivamente un miliardo di dollari per tutti i progetti, tra cui anche due fondi, uno dedicato ai film e un altro ai videogiochi. Tutti ci guadagnano: la Warner Bros intende rafforzarsi in un'area strategica come il Medio Oriente, mentre gli Emirati Arabi Uniti, grazie anche allo sviluppo di Dubai, puntano ad affermarsi come una meta turistica internazionale e ad attrarre la pregiata clientela occidentale.
postato da: CesareAugusto82 alle ore 17:06 | link | commenti
categorie: finanza, emirati arabi
venerdì, 21 settembre 2007

LA BORSA DI ALLAH

LA BORSA DI ALLAH - I PETROLDOLLARI DEGLI ARABI SCALANO LE BORSE OCCIDENTALI (SARA’ CONTENTO BIN LADEN) - DUBAI ENTRA NEL NASDAQ (19,9%) E CONTENDE LONDRA AL QATAR – L’ACCORDO: DUBAI RILEVI IL CONTROLLO DI STOCCOLMA PER 1,7 MLD $ PER POI GIRARLA A NEW YORK I petroldollari degli emirati arabi del Golfo alla conquista delle Borse europee e americane. Non per comprare titoli quotati, ma per investire direttamente nelle società di gestione delle piazza finanziarie.Con una doppia mossa destinata a cambiare strategie e alleanze finanziarie nelle economia occidentali, Qatar e Dubai (Emirati Arabi Uniti) sono diventati azionisti di riferimento delle Borse di New York, Londra e Stoccolma, con ricadute che interessano anche la milanese Piazza Affari. La prima clamorosa novità è stata comunicata nella mattinata di ieri: la società governativa che possiede la Borsa di Dubai ha rilevato il 19,9% del capitale del Nasdaq, la piattaforma dei titoli tecnologici di Wall Street e, contemporaneamente, ha acquistato dallo stesso Nasdaq il 28% delle quote del London Stock Exchange - il terzo mercato al mondo per numero di operazioni giornaliere - che erano in mano alla società newyorchese. Lo scambio, in verità, è anche più complesso visto che il Nasdaq, a sua volta, diverrà socio al 33% del listino del paese del Golfo e manterrà comunque un piede nel capitale della Borsa di Londra con il 3,5% delle quote.In questo modo, il Nasdaq ottiene il via libera per la scalata a Omx, la Borsa con sede a Stoccolma che tratta i titoli di tutte le piazze scandinave e delle tre repubbliche baltiche (Estonia, Lettonia e Lituana), considerato un trampolino di lancio fondamentale per l´espansione dei mercati emergenti dell´est europeo. A questo punto l´attacco a Omx non verrà da duellanti, ma da alleati. L´accordo, molto elaborato, prevede che Dubai rilevi il controllo della piazza di Stoccolma per 1,7 miliardi di dollari per poi girarla a New York.Tutto a posto? Per nulla, visto che soltanto poche ore dopo, è scesa in campo il Qatar Investiments Autorithy, un fondo creato dallo stato arabo, che può contare su 40 miliardi di dollari da investire in giro per il mondo. Prima ha avvisato i soci di Omx a non prendere decisioni affrettate, poi ha lanciato la sua doppia contromossa. Da una parte ha informato gli interessati, ma di fatto tutta la comunità finanziaria mondiale, di essere salita al 20% del London Stock Exchange comprando due pacchetti del 10% ciascuno da due fondi americani e poi di aver rilevato il 9,98% di Omx, a prezzi superiori rispetto a quelli che intendono offrire i rivali dell´accoppiata Nasdaq-Dubai.Quali sono le strategie del governo di Doha: in una nota è stato spiegato che Stoccolma fa parte della strategia di acquisizione di «partecipazioni di sostegno nelle Borse europee». Anche se, per il momento, non pare vi sia l´intenzione di lanciare un´offerta sull´intera Borsa di Londra. In attesa di capire le ulteriori conseguenze di tante manovre, a festeggiare sono gli azionisti di Lse, i cui titoli hanno guadagnato ieri il 16,1%.
postato da: CesareAugusto82 alle ore 12:21 | link | commenti
categorie: finanza, emirati arabi
venerdì, 23 marzo 2007

Arabia: donne motore dell'economia

Non votano ma gestiscono fortune

Non possono votare né guidare ma almeno sono fondamentali in economia. Di chi stiamo parlando? Delle donne saudite, che uno studio della camera di commercio locale ha etichettato come il vero motore finanziario del paese. "Gestiscono investimenti per oltre 8,3 miliardi di euro e godono di conti in banca con depositi complessivi che sfiorano i 20" ha riferito il quotidiano arabo "Gulf News". Oltre il 70% della popolazione universitaria saudita è rappresentato da donne e 44.000 lauree ogni anno sono appannaggio del gentil sesso. Dati che sottolineano quanto sia contropruducente per il paese impedirgli di entrare nel mondo del lavoro. "Con la loro partecipazione potremmo recuperare parte di quei capitali che escono dal Paese a causa delle rimesse degli immigrati" continua il giornale. L'attuale condizione femminile è tutt'altro che confortante: degli undici milioni e mezzo di lavoratori sauditi, solo l'8% è rappresentato da donne e la loro attività si esplica generalmente nei settori della sanità e dell'insegnamento. In settori come quello forense invece il contributo femminile è limitato solo alle consulenze.

postato da: CesareAugusto82 alle ore 18:41 | link | commenti
categorie: news, economia, emirati arabi
martedì, 06 marzo 2007

Il Louvre apre negli Emirati Arabi

Nelle foto, la riproduzione digitale e il plastico della futura succursale del Louvre ad Abu Dhabi. La nuova sede, progettata dall'architetto francese Jean Nouvel, costerà diverse centinaia di milioni di dollari. Un accordo trentennale raggiunto tra Francia e Emirati Arabi Uniti porterà in medio oriente opere non solo dal Luovre, ma anche dal Centre Georges Pompidou, dal museo D'Orsay, e dalla reggia di Versailles
postato da: CesareAugusto82 alle ore 18:57 | link | commenti (1)
categorie: news, architettura, arte, emirati arabi