Brescia e' la prima provincia della Lombardia per potenza istallata (15.409 Kw) di impianti fotovoltaici per la produzione di energia elettrica, oltre ad essere prima per numero di impianti (1.629) e per densita' (un impianto ogni 754 abitanti). E' quanto emerge da un'elaborazione di Legambiente. Seguono nella classifica sul fotovoltaico Bergamo (8.264 KW) e Cremona (4.317 Kw), mentre ultima e' la provincia di Lecco con (1.542 Kw). La Lombardia, con 59.780 Kw di potenza istallata nel fotovoltaico, e' la seconda regione in Italia, dopo la Puglia (69.212 Kw). Ultime Molise (2.317 Kw) e Liguria (4.589). Per la regione, nota Legambiente, si tratta di ''un segnale positivo'', anche se ''il grosso deve comunque essere ancora fatto per raggiungere la Germania ed altri Paesi europei''. Una famiglia tipo, ricorda l'associazione, che consuma 3-5mila kwh all' anno con un impianto di 3 Kw, puo' avere un risparmio dai 600 ai 900 euro l'anno. Per continuare su questa strada, sostiene infine Legambiente, serve la proroga degli incentivi statali che scadono a fine anno e la riduzione dei tassi d'interesse dei mutui bancari dal 6-7% al 2-3%.
ENERGIA: BOLLINO(GSE), ITALIANI PRONTI A PAGARE FUTURO VERDE ''I cittadini italiani sono disponibili a pagare di piu' per le fonti rinnovabili''. Il presidente del Gestore dei servizi elettrici (Gse), Carlo Bollino, sintetizza cosi', da economista, il contenuto di un articolo pubblicato di recente su 'The energy journal'. Si tratta di un sondaggio effettuato su un campione, rivela Bollino, da cui emerge che ''il cittadino italiano e' disposto a pagare, da un terzo a meta', in piu' della cifra necessaria per ottenere gli standard per raggiungere gli obiettivi'' di miglioramento ambientale. Secondo il presidente del Gse questo dimostra che ''c'e' una base di consapevolezza'' e per arrivare a ''un grado di consenso maggiore bisognerebbe investire in divulgazione e formazione''. I cittadini, osserva Bollino, ''con le rinnovabili comprano il beneficio di un'aria piu' pulita''. Ma, avverte, ''per una riflessione sulle rinnovabili di lungo periodo a livello mondiale, bisogna chiedersi cosa fara' veramente Obama? Per capire quanto si possa contare sui volumi di massa''. Come, per esempio, e' successo con le automobili: ''Inventate in Europa, Ford le ha trasformate in quello che sono oggi''. Per questo e' ''una vera rivoluzione pensare di mandare le tecnologie Fiat a Detroit: un'operazione che vale 100 industrie se gli americani riescono a produrre le tecnologie made in Italy su larga scala''. Rispetto a questo tipo di scenari, ''se gli standard della nuova politica americana vanno avanti'' gli Stati Uniti potrebbero prendere ''la leadership a Copenaghen che potrebbe essere anche un successo''.
studio Onu, aumentera' nei prossimi tre anni di oltre il 170 per cento''. E' quanto evidenziato oggi dal presidente della Cia-Confederazione italiana agricoltori Giuseppe Politi: ''tutto cio' e' immorale - dice -, meglio lasciare ferma l'automobile che morire di fame. Meglio un chilo di pane che un litro di biocarburante''. Nel 2009, ha precisato l'organizzazione agricola, sono 90 milioni gli ettari, un tempo destinati a coltivazioni alimentari, convertiti al no-food per la trasformazione cioe' in combustibile. ''Non si puo' disperdere il patrimonio agricolo-alimentare in questo modo - ha detto Politi - quando al mondo piu' di un miliardo di persone muore di fame''. ''Gia' lo scorso anno piu' del 25% del raccolto di mais Usa e' stato utilizzato per produrre etanolo, i cui stabilimenti raddoppiano di anno in anno. E cosi' avviene un po' ovunque'' ha sottolineato Politi. ''Diminuendo la terra destinata alla coltivazione di grano, i prezzi potrebbero esplodere nuovamente e cio' porterebbe ad aumenti-record dei generi di prima necessita', a cominciare dal pane, per passare poi al latte e alla carne. E questo significa - ha concluso - aumento della fame e della malnutrizione per i Paesi piu' poveri del pianeta, e non solo''.
fotovoltaici per trarre energia pulita dalla nostra stella. All’avanguardia, con tutte le ultime tecnologie.L’investimento è importante, da 500 milioni di euro, e l’impianto sarà eretto su un’area di 300 ettari vicino alla sede di Radio Vaticana nel borgo medievale di Santa Maria di Galeria. 100MW solo per una radio? Ovviamente no, anche se le potenti torri mandano il segnale fino in Asia, il resto alimenterà l’intero Stato e l’extra sarà “esportato” in Italia. Speriamo che qui da noi si prenda come esempio per abbassare un po’ il livello di inquinamento visto che siamo in coda al rispetto del Protocollo di Kyoto.E’ stata interpellata la tedesca Solarworld AG per la fornitura, il cardinale Giovanni Lajolo, presidente del Governorato ha affermato che “Nei momenti di crisi si devono testare e sviluppare le energie rinnovabili al massimo della loro potenza, perché alla lunga si avranno grandi benefici”. Non è la prima volta che il Papa guarda al Sole: a novembre 2008 era stato infatti tappezzato il tetto del grande Auditorium Sala Paolo VI di Pier Luigi Nervi con 2400 pannelli al posto delle vecchie tegole su una superficie di 5000 metri quadrati per produrre 300 MwH l’anno e risparmiare 80 tonnellate di petrolio e 225 tonnellate d
i anidride carbonica.
(Tratto da http://progettonuovaenergia.blogspot.com/ )
(Tratto da http://progettonuovaenergia.blogspot.com/ )
consenso nella comunità scientifica. Il ricercatore spiega che ci vorranno oltre 75 anni per recuperare le emissioni di carbonio attraverso l'uso dei biocarburanti. Questo perché, nonostante l'intento sia positivo, in realtà per muovere una macchina «bio» bisogna rinunciare a enormi chilometri quadrati di foresta. Non solo. Se l'habitat ideale sono le torbiere, ambienti caratterizzati da grande abbondanza di acqua in movimento lento dove la vegetazione è bassa, il bilancio del carbonio avrà bisogno di più di seicento anni. «I biocarburanti - spiega Danielsen sul sciencedaily.com - sono un pessimo affare per le foreste. In realtà si affretta il cambiamento climatico, eliminando uno degli elementi più efficienti di stoccaggio del carbonio». L'olio più utilizzato per i carburanti bio è quello di palma. La produzione mondiale negli ultimi 40 anni è aumentata vertiginosamente. E i Paesi, tra cui Malesia e Indonesia come maggiori produttori, perdono ventimila chilometri quadrati di foresta tropicale l'anno. Convertire i boschi di palme da olio in «macchine» produttive impoverisce le comunità vegetali e animali. E anche coltivazioni di soia, canna da zucchero o jatropha (per biocarburanti) si scontrano con le stesse problematiche. Insomma, raggiungere gli obiettivi del Protocollo di Kyoto con la Convenzione sulla biodiversità ecologica può realmente accelerare i cambiamenti del clima globale, spiega lo studio. Del resto le foreste tropicali contengono più della metà delle specie terrestri. Esse hanno stoccato il 46% del carbonio del pianeta. Sarebbe quindi la riduzione della deforestazione una strategia più efficace contro il global warming. L'alternativa è installare impianti di biocarburanti sui pascoli degradati, ottenendo un miglioramento del carbonio nell'atmosfera in circa dieci anni. «L'Unione europea e gli Stati Uniti - è l'invito di Danielsen - dovrebbero sovvenzionare solo l'importazione del biocombustibile da produzioni sostenibili e garantite solo da parte di Paesi che possono dimostrare che le foreste sono state gestite in modo sostenibile». Non è un caso se proprio la Fao ha lanciato un allarme in occasione della presentazione del rapporto sulla Food and Agriculture Organization, scoraggiando tutti i provvedimenti finora presi dai governi sulla produzione del biocarburante. Secondo l'organizzazione il potenziamento del biofuel nel mondo porterebbe entro il 2010 a un aumento dei prezzi dello zucchero pari al 26 per cento, del mais pari all'11 per cento e degli olii vegetali pari al 6 per cento. Con gravi conseguenze, non solo per l'ambiente, ma anche per la fame nel mondo. Nei prossimi tre anni la richiesta di biocarburante, secondo uno studio dell'Onu, aumenterà del 170 per cento. Il mondo, dicono i numeri, brucerà circa duecento milioni di ettari di di agricoltura. E il biocarburante potrebbe divenire il combustile «verde» più inquinante della Terra.
Per saperne di piu leggi qui:
http://bits.blogs.nytimes.com/2009/02/25/a-new-place-for-clean-green-tech-news/
L’Alaska di Sarah Palin divenuta famosa durante la convention repubblicana col motto “Drill Baby Drill!” “Trivella bambina trivella” dove si impegnava ad aumentare le estrazione di petrolio nelle aree incontaminate dell’Alaska, sta divenendo oggi uno dei terreni piu fertili per la produzione di energia rinnovabile. Per saperne di più leggete l’articolo del NyTimes qui