vicepresidente statunitense sul cambiamento climatico, ''Our choice'' (La nostra scelta, ndr). I repubblicani, infatti, accusano il guru dell'ambiente di essere il primo ''miliardario del carbonio'' che ''lucra sulle politiche verdi dell'amministrazione Obama''. Lo scorso anno, scrive il Nyt, la compagnia di venture-capital di cui Al Gore e' partner ha finanziato una ditta californiana specializzata in reti elettriche che ricevera' ingenti incentivi statali dall'amministrazione democratica. Grazie al pacchetto da 3,4 miliardi di dollari annunciato per rinnovare la rete elettrica, la californiana Silver Spring otterra' un vantaggio economico di circa 560 milioni di dollari. E' solo una delle iniziative con le quali Al Gore ha moltiplicato i profitti - insiste il Nyt - dopo l'addio al governo a inizio 2001 e l'avvio di fiorenti attivita' imprenditoriali con il marchio verde. Tra attivita' legate all'energia e alle tecnologie pulite, Ong e iniziative editoriali (tra cui il celebre documentario ''una verita' scomoda'' e alcuni libri), nelle tasche dell'ex vicepresidente Usa arrivano decine di milioni di dollari. Nel botta e risposta con i critici, Al Gore difende i suoi investimenti, ''coerenti'' con le convinzioni ambientaliste. ''C'e' qualcosa di male a partecipare all'imprenditoria del proprio Paese? Ne vado fiero. Credo sia giusto investire tenendo presente i miei valori ed i miei principi, e incoraggio tutti a fare lo stesso'', ha dichiarato l'ex vicepresidente. CITTÀ DEL VATICANO - Ettore Gotti Tedeschi è stato nominato nuovo presidente dello Ior (Istituto per le opere di religione), la banca del Vaticano. Gotti Tedeschi, 64 anni, editorialista dell'Osservatore Romano, già alla guida delle attività italiane del gruppo spagnolo Santander, è consigliere d'amministrazione del Sanpaolo Imi e della Cassa Depositi e Prestiti, insegna etica della finanza all'Università Cattolica di Milano. Insieme a Rino Camilleri nel 2004 ha scritto il libro Denaro e Paradiso. L'economia globale e il mondo cattolico. Gotti Tedeschi sostituisce Angelo Caloia che per vent’anni ha presieduto lo Ior. Caloia dovrebbe essere nominato consigliere dello Stato della Città del Vaticano. Con Gotti Tedeschi collaboreranno Giovanni De Censi, presidente del Credito Valtellinese, l'americano Carl Anderson, e lo spagnolo Manuel Soto Serrano, che vanno ad affiancare il banchiere tedesco Ronaldo Hermann Schmitz, l'unico componente riconfermato del consiglio di sovrintendenza dello Ior nominato vice presidente.

La crisi finanziaria che ha piegato le economie più industrializzate e ha portato sull'orlo della bancarotta colossi mondiali, ha invece risparmiato, in buona parte, la finanza islamica, colpita solo marginalmente. Partendo da questo presupposto i gesuiti di Civiltà Cattolica, nel loro quindicinale, affermano che proprio "la finanza islamica può dare un contributo alla rifondazione etica della economia globale, così come le altre tradizioni spirituali religiose asiatiche".
Insomma la finanza islamica può aiutare l'Occidente, "offrendo un modello di gestione più sostenibile socialmente" e alleandosi con la dottrina sociale della Chiesa cattolica può costruire la "responsabilità sociale d'impresa".
Civiltà cattolica rigetta le critiche di quanti considerano "gli strumenti di finanza islamica, come quelli 'etici' occidentali, puri meccanismi cerebrali e formali per fare soltanto buoni profitti" o di quanti insinuano che "gli strumenti di finanza islamica, come i petrodollari negli anni Settanta, siano il cavallo di Troia della sharia per islamizzare il mondo e colonizzarlo".
La rivista romana dei gesuiti affronta il tema in un articolo del prossimo numero, firmato da padre Luciano Larivera. "L'Occidente si interessa ai capitali dei Paesi musulmani da 40 anni" e "i risparmi arabi hanno dato un sostanzioso contributo alla finanza occidentale, dopo gli shock petroliferi degli anni Settanta". Nel 2007, inoltre, "i fondi sovrani soprattutto dei paesi del Golfo Persico, sono andati in soccorso alla crisi di liquidità di alcuni primari istituti di credito anglo-americani e svizzeri".
Nella attuale crisi, conclude il quindicinale dei gesuiti, "la finanza islamica può dare un contributo alla rifondazione etica della economia globale, così come le altre tradizioni spirituali religiose asiatiche". Insieme alla dottrina sociale della Chiesa cattolica può aiutare l'Occidente, ed è "finalmente ora di realizzare autenticamente e diffusamente" la "responsabilità sociale di impresa".


Google, la compagnia che gestisce il più grande motore di ricerca del mondo, ha inaugurato una unit di venture capital per trovare fondi per lo sviluppo di nuove tecnologie e e per la ricerca di nuove idee legate al mondo di Internet.
"Google Ventures" investirà 100 milioni di dollari solo nel suo primo anno di attività, fondi per lo più destinati ad aziende "giovani". Le aree di interesse saranno quelle legate a Internet, per la cura della salute ma anche quelle della robotica e delle nanotecnologie.
mondo a emissioni zero di CO2. I circa 170 mila euro necessari per riforestare l'area sono stati donati dalla società ungherese KlimaFa e dall'americana Plankton. Il secondo colpo è stato realizzato sotto la cupola di San Pietro. Sui 5 mila metri quadrati del tetto dell'aula delle udienze costruita da Pierluigi Nervi sono stati applicati 2.400 pannelli solari. Produrranno 300 megawattora annui di energia elettrica pulita, risparmiando il consumo di 80 tonnellate di petrolio ed evitando così di immettere nell'aria 225 tonnellate di CO2. Il nuovo impianto è entrato in funzione lo scorso 26 novembre. Le spese le ha sostenute la società costruttrice, la tedesca SolarWorld AG. Il terzo colpo a costo zero è stato l'ingresso in YouTube, la più grande community mondiale di filmati sul Web. Il nuovo canale, inaugurato il 23 gennaio, offre ogni giorno videonews di produzione propria sulle attività del papa e della Chiesa. Da Google (proprietaria del sito) il Vaticano ha ottenuto una particolare protezione: ai video, ad esempio, non potranno essere immessi commenti. Ma questi tre successi hanno dato soltanto un parziale sollievo alle autorità che amministrano il Vaticano. I consuntivi del 2008 saranno resi pubblici all'inizio dell'estate e sono attesi con più apprensione del solito. A conforto c'è che lo Ior, Istituto per le opere di religione, la banca vaticana leggendaria per la sua impenetrabile segretezza, sembra aver chiuso anche il 2008 in discreta salute, nonostante i disastri della finanza mondiale. Ogni gennaio il presidente dello Ior, che da vent'anni è il lombardo Angelo Caloia, si presenta dal papa con un assegno generoso, in proporzione ai profitti dell'anno. La consistenza di questo assegno è segretissima, ma fonti affidabili asseriscono che il suo ordine di grandezza è circa il doppio dell'Obolo di San Pietro, cioè delle offerte che da tutto il mondo affluiscono ogni anno al papa per le opere di carità. L'Obolo di San Pietro è una pietra di paragone nota. Nel 2007 è ammontato a 94,1 milioni di dollari, di cui 14,3 sono arrivati da un solo donatore che ha voluto restare anonimo. Nel contribuire all'Obolo, le nazioni più generose sono gli Stati Uniti e l'Italia, rispettivamente col 28 e col 13 per cento del totale. Segue la Germania col 6 per cento. Ma per il papa non c'è solo l'Obolo. Ci sono anche le offerte e i contributi che le diocesi e le congregazioni religiose di tutto il mondo sono tenute a versare al successore di Pietro, a norma del canone 1271 del codice di diritto canonico. Nel 2007 tali contributi sono ammontati a 29,5 milioni di dollari. Le offerte sono libere, ma da qualche anno il Vaticano chiede alle diocesi di dare almeno un euro per ogni battezzato, e alle congregazioni almeno 10 euro per ogni iscritto. Di fatto, però, questi parametri sono largamente disattesi. Alcuni contribuenti danno di più, la maggior parte molto di meno. Il governo centrale della Chiesa resta lontanissimo dal reggersi su un regolato sistema di tassazione. L'Obolo e le altre offerte sono amministrate da un ufficio della segreteria di Stato diretto da monsignor Gianfranco Piovano. È qui che la Santa Sede attinge per le numerose "emergenze" (l'ultima: un contributo alla ricostruzione di Gaza). I denari sono depositati nello Ior, che dall'arrivo di Caloia è amministrato con molta prudenza. Il quarto mandato consecutivo scade per Caloia nel giugno del 2009 e tra chi aspira a succedergli c'è Antonio Fazio, l'ex governatore della Banca d'Italia. Un altro nome che si sussurra è quello di Ettore Gotti Tedeschi, professore all'Università Cattolica, presidente in Italia del Banco di Santander e commentatore economico per "L'Osservatore Romano". Ma è probabile che Caloia resti al suo posto ancora per un po'. A decidere saranno i cinque cardinali che vigilano sullo Ior, tra cui l'attuale segretario di Stato, Tarcisio Bertone, e il suo predecessore e rivale Angelo Sodano. Oltre all'Obolo, altri due bilanci resi pubblici nelle loro linee generali sono quello della Santa Sede e quello del governatorato della Città del Vaticano. Le due amministrazioni fanno capo ciascuna a un cardinale: la Santa Sede al lombardo Attilio Nicora, presidente dell'Apsa, Amministrazione del patrimonio della sede apostolica, e il governatorato al piemontese Giovanni Lajolo, già ministro degli Esteri vaticano e in precedenza nunzio in Germania. I conti delle due amministrazioni sono separati, e così le competenze. Il governatorato è l'erede del vecchio Stato Pontificio. Si occupa di territorio, edifici, sicurezza, sanità, acque, energia, poste, francobolli, monete, comunicazioni, approvvigionamenti. Anche le ville papali di Castel Gandolfo ricadono sotto la sua giurisdizione, compresa un fattoria con frutta, verdura, olio, galline e 26 mucche da latte. Ha a suo carico circa 1.800 dipendenti e 600 pensionati. Ma chiude quasi sempre in attivo. Il maggior cespite d'entrata è dato dai Musei Vaticani. Mentre più oscillanti sono i profitti finanziari. Nel 2006, ad esempio, riportò un attivo di 7,2 milioni di euro. L'anno dopo perdite per 8 milioni. Il governatorato si fa carico ogni anno della metà del deficit della Radio Vaticana, che pure non fa parte della sua giurisdizione. Priva di pubblicità, l'emittente registra solo uscite e il suo costo annuo è attorno ai 24 milioni di euro, che in Vaticano ritengono comunque ben spesi. Così come per "L'Osservatore Romano", con il suo deficit annuo tra i 4 e i 5 milioni di euro. Sia la radio sia il giornale sono a carico dell'amministrazione della Santa Sede, al pari della tipografia e dell'editrice del Vaticano. Queste ultime nel 2007 sono risultate in attivo di oltre un milione di euro ciascuna, grazie soprattutto al successo di vendita dei libri di Benedetto XVI. Anche il Centro Televisivo Vaticano ha un avanzo di mezzo milione di euro. Ma questi proventi sono niente di fronte al carico di spese richiesto per far funzionare l'intera macchina della Curia, con i suoi 2.750 dipendenti e gli oltre 900 pensionati. Solo la Congregazione per l'evangelizzazione dei popoli sta in piedi da sé, grazie alle offerte della giornata missionaria mondiale. Le quasi 200 rappresentanze diplomatiche all'estero sono un puro costo. Per far fronte a queste uscite, le risorse dell'Apsa sono gli immobili di sua proprietà, a Roma e in altre città d'Europa, che nel 2007 hanno prodotto un reddito di oltre 36 milioni di euro, e gli investimenti finanziari, con un attivo nello stesso anno di 33 milioni di euro, nonostante un tracollo di 12 milioni patito sui tassi di cambio. Dopo tre anni di attivo, nel 2007 il consuntivo dell'amministrazione della Santa Sede è tornato in rosso per oltre 9 milioni di euro, come già era avvenuto nel 2003. E il bilancio del 2008 non promette bene, visti i tempi che corrono. Previdente, il Vaticano è tornato a puntare sull'oro. L'ultimo resoconto finanziario annuale, trasmesso ai vescovi la scorsa estate, afferma che la Santa Sede ne possiede per 19 milioni di euro, pari a una tonnellata di lingotti.Nonostante abbiano raccolto 28 miliardi di $ nel 2008, i venture capital americani si sono tenuti i soldi stretti e sono stati ben attenti a spenderli, facendo calare gli investimenti in questo settore per la prima volta dal 2003.
L’unico settore dove gli investimenti di venture capital sono cresciuti è stato il settore delle tecnologie verdi, dove sono stati investiti nel 2008 ben 4,1 miliardi di dollari suddivisi in 277 neonate aziende, con una crescità dell 56% rispetto all’anno prima.
Nel mondo delle tecnologie verdi gli investitori hanno favorito con investimenti pari a 1,8 miliardi di $ le aziende che sviluppano tecnologie solari e fotovoltaiche, che hanno assorbito quasi la meta degli investimenti.
Per saperne di piu leggi qui l’articolo del NyTimes.
(Tratto da http://progettonuovaenergia.blogspot.com/)
prima ancora che in cerca di soldi per risanare il bilancio. È stanco, anche perché non basta spendere per alzare il livello di continuo.